Un calcio sorprendente..

13 maggio 2015

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Il nostro è veramente un mestiere affascinante e pieno di sorprese.
Non ci sono mai certezze, e quando pensi di avere scoperto e vissuto esperienze importanti con successi e risultati gratificanti, ti capita qualche cosa che ti riporta con i piedi per terra e ti fa rendere conto che non hai mai finito di imparare ma, soprattutto, di sbagliare.
So che sto entrando in un argomento che mi porterà ad avere critiche e, magari, qualche offesa ma ritengo di potere parlare di calcio con cognizione di causa e di poter esprimere certi giudizi con serenità e professionalità senza offendere nessuno, oltretutto consapevole di non essere depositario di nessuna verità.
Cinque anni fa sono stato a Barcellona a vedere, per una settimana, Guardiola lavorare perché era un allenatore che mi aveva impressionato in una partita di Coppa a Roma.
Lo avevo guardato come si muoveva in panchina e come aveva disposto tatticamente la squadra e le correzioni che aveva dato durante la gara.
Non era ancora “Guardiola” ma io avevo intuito qualche cosa di diverso e mi era piaciuto molto così ho preso contatti e sono andato a vederlo lavorare.
La mia impressione non era sbagliata, sul campo era veramente un allenatore che ti trascinava e affascinava sia per la grande personalità che per le idee calcistiche “delle due fasi”, questa era la sorpresa, pretendeva che il pressing iniziasse da Messi e Ibrhaimovic, nella fase difensiva naturalmente.
Ecco perché mi ha sorpreso, negativamente naturalmente, la gestione tattica delle due partite con il Barcellona del Bayern.
Penso di poter affermare con, ripeto, cognizione di causa ,che nelle due gare sono stati fatti due errori determinanti per il risultato finale.
A Barcellona sul 2 a 0 con quegli attaccanti contro e la tua squadra senza le due punte di diamante a 5’ dalla fine non puoi prendere il terzo gol in contropiede.
La partita deve finire 2 a 0 perché hai il ritorno da giocarti in casa.
A Monaco stesso errore.
Fai gol dopo 6’, hai ancora tutta la gara da giocare e prendi 2 gol in contropiede sapendo che solo se ne prendi uno sei messo male?
La cosa che mi conforta è che anche l’allenatore più bravo del mondo, e io lo penso dal giorno che l’ho visto lavorare 5 anni fa, non sia sempre freddo e lucido nelle decisioni e che faccia errori umani che nel calcio è facile fare anche se hai qualità e grande esperienza.

Gigi Cagni


IL PALLONE DEGLI SCEICCHI

25 febbraio 2015

Walter Zenga e Gigi Cagni
Viaggiare, visitare nuovi paesi e culture, scambiare le proprie esperienze con altri colleghi che ne vivono di diverse, questo è quello che ora (non avendo squadra naturalmente) mi appassiona e rende eccitante la mia vita.
Sono appena tornato da Dubai, dove sono stato per una settimana per trovare il mio ex compagno di squadra nella Sambenedettese per due anni, Walter Zenga.
Erano anni che mi ripromettevo di fare questo viaggio sia per rivedere lui, sia per parlare delle sue esperienze nei campionati Arabi, che toccare con mano la realtà di una città costruita dal nulla nel deserto.
Come sempre, quando torno e arrivo sul suolo italiano , mi dico “ma come c…o è che siamo eccellenze in tutto, le esportiamo e noi non ne usufruiamo?”.
Una cosa in cui, per ora, siamo ancora avanti nei confronti dei Paesi Arabi è sicuramente il calcio, ma stiamo facendo di tutto per farci raggiungere e sorpassare anche in quello.
Penso, comunque che non accadrà, ma solo perché a loro interessa poco.
Preferiscono guardare il calcio Europeo in televisione che andare allo stadio.
Naturalmente, le strutture e gli stadi sono eccellenti.IMG-20150213-WA0018
Il loro calcio non è a grande velocità ma tecnicamente di buon livello, tatticamente invece sono carenti, ma poco importa, infatti, mi diceva Walter, che il lavoro tattico per loro è di difficile apprendimento, ecco perché la maggior parte degli allenatori sono Brasiliani.
Anche se ha deciso di vivere a Dubai pure lui sta andando in giro ad aggiornarsi e vede partite tutti i giorni di tutti i campionati del mondo.
Avendo vissuto esperienze in molti paesi (Romania, Italia, Turchia, America, Arabia Saudita e Emirati) mi ha potuto illustrare una varietà infinita di esempi di situazioni differenti da paese a paese, sia tattica che di gestione della squadra.
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Chiaramente noi siamo ancora i più bravi per quanto riguarda l’aspetto prettamente tattico.
La parte atletica ha raggiunto invece, ovunque, un livello di eccellenza.
Dove c’è parità assoluta è nell’esonerare gli allenatori, ovunque questo accade con frequenza e nello stesso stile, non fai i risultati, ti mando via.
Negli Emirati e in Arabia ancor di più perché gli sceicchi vogliono solo vincere e non amano essere inferiori ad altri.
Comunque il piacere più grande è parlare con un amico-collega che ha la tua stessa passione e la voglia continua di migliorarsi e aggiornarsi, che parla il tuo stesso linguaggio anche con idee diverse, che trasuda desiderio di andare su un campo a “insegnare” calcio tramite le proprie esperienze e l’amore per questo lavoro.
Torno e leggo “Lotito, Parma, settori giovanili, penalizzazioni in B ecc….” che tristezza!!!!!!!
Gigi Cagni


14 novembre 2014

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3 novembre 2014

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Ecco il link del giornale da cui è stato estratto l’articolo: http://digital.nesoccerjournal.com/nxtbooks/seamans/nesoccerj_201411/#/32


DIARIO DAGLI STATES (SECONDA E ULTIMA PARTE)

17 ottobre 2014

Gigi Cagni Red Bulls

È finita, purtroppo, la mia esperienza americana.

Il “purtroppo” non è tanto perché qui si stia male e là bene (riguardo al concetto di organizzazione e modo di concepire lo Stato e il rispetto delle regole sicuramente sì e ciò vale anche per il calcio) ma quanto perché due mesi non sono sufficienti per imparare l’inglese. Quantomeno non abbastanza per sostenere dialoghi di un certo livello.

Oggi però, potrei allenare una qualsiasi squadra e farmi capire, andare in giro per il mondo e farmi capire e, certamente, capire quello che mi stanno dicendo.

I due obiettivi che mi ero prefisso li ho raggiunti.

Della mia personale conoscenza della lingua inglese a voi interessa poco, ma capire se ci fosse la possibilità di entrare nel calcio americano e portare la mia esperienza, penso di sì.

Quindi mi sono informato, sul posto, delle possibili chance che avrei potuto avere negli States.

Al momento per me nessuna, ma anche per qualsiasi allenatore Europeo.

Non mi dite di Klismann, perché in quel caso è lampante quanto gli americani siano pragmatici e pratici.

C’era il mondiale e loro dovevano fare bella figura e vedere se, con dei risultati, il soccer avrebbe potuto attecchire anche in America e, quindi, diventare un affare.

A loro difatti oggi, non interessa avere squadre con una conoscenza tattica eccezionale, non interessa avere giocatori di fama mondiale e investirci tanti soldi (su 450 giocatori della MLS solo in 6/7 superano 1 milione di dollari, lordi, di ingaggio. Hanno un tetto salariale che è 250000 dollari e la media è di 200000 sempre lordi. Là le tasse le pagano tutti). L’investimento più importante, che varia dai 300 ai 400 milioni di dollari, riguarda le strutture.

Poi penseranno a organizzare meglio i campionati e, quindi, a investire sulle squadre.

Sono le persone che vanno allo stadio quelle che poi gli permetteranno di fare il business e, quindi, a quelle hanno pensato quando hanno deciso di investire.

Anche perché oggi, ed è statistico, sono più i giovani che giocano a calcio che quelli che praticano gli sport, diciamo nazionali.

In MLS (Major League Soccer) non ci sono retrocessioni e alla fine ci sono i play off per la vittoria del campionato.

Per fare questo campionato devi avere requisiti ben precisi e cioè: stadio, strutture adeguate e possibilità economiche per avere competitività nella massima serie con standard elevati e quindi nessuna squadra, per ora, ha ritenuto economicamente conveniente salire nella massima categoria.

Poi c’è la NASL (North American Soccer League) diciamo la nostra serie B, che ha parametri diversi ma che, in questo momento, si sta strutturando e fa parte della USL (United Soccer Leagues).

Nessuna squadra, per ora, ha il settore giovanile, perché i giocatori vengono reclutati dalle University e i College (che sono poi la stessa cosa) organizzati in campionati divisi per stati, visto le distanze enormi che ci sono.

Difficilmente un giocatore di queste squadre sale di categoria perché, o è veramente un fuoriclasse e quindi può guadagnare un buon ingaggio, altrimenti non gli conviene in quanto, loro, quando escono dall’Università hanno il posto assicurato e guadagnano di più che fare i professionisti nel calcio.

Ho descritto a grandi linee senza approfondire altrimenti sarei stato tedioso.

La conclusione è che, quando poi torni in Italia, non riesci a capire perché noi non si possa fare quello che negli altri paesi è normale.

Per costruire una cosa nuova (America) o ripartire dopo una crisi (Italia) mi viene spontaneo dedurre che ci vogliano gli stessi ingredienti, con una differenza sostanziale che nel nostro caso c’è una grande bagaglio d’esperienza.

La maggior parte dei tifosi calcistici italiani sono persone sensate e intelligenti.

Per queste persone bisogna avere il coraggio di fare delle scelte.

Basterebbe dire che si ha bisogno di 4/5 anni per rimettere tutto a posto, cominciando dalle strutture adatte per le esigenze di uno spettacolo più godibile, mettendo in secondo piano l’importanza del risultato sul campo.

Ma se noi pensiamo che la cosa più importante sia: moviola in campo sì, moviola in campo no, non ne usciremo mai, anzi..

Dei campionati Italiani o di altre cose che riguardano lo specifico ne parleremo più avanti perché ho visto solo l’ultima giornata e, quindi, non ho la conoscenza, né delle squadre, né dei nuovi giocatori e nemmeno dei sistemi di gioco adottati.

A presto.

Gigi Cagni


Ultima fermata

21 maggio 2014

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Scusate il ritardo ma dopo la finale di Coppa Italia ho avuto una crisi di rigetto e non sono più riuscito ad appassionarmi a nessuna situazione calcistica.
I campionati li ho seguiti ma senza quel trasporto che di solito mi era naturale.
Tutto è tornato nella normalità quando sono entrati in campo Barcellona e Atletico Madrid per disputarsi la Liga nella partita finale.
Mentre vedevo l’entrata dei giocatori sul Camp Nou e veniva inquadrato il pubblico dello stadio mi sono chiesto “Ma i nostri Dirigenti del Calcio Nazionale la staranno guardando? Possibile che non apprezzino questo spettacolo? E se così fosse, come possono non muoversi con i mezzi che esistono, se nelle altre Nazioni Europee accade normalmente, perché tutto ciò avvenga anche da noi?.
Non posso credere che non ci siano nè la capacità o, peggio, la volontà di diventare NORMALI.
La cosa peggiore che ho sentito è stato un genitore che ha detto ”non porterò più mio figlio allo stadio”.
Mi fermo qui perché la grande passione e l’amore per il calcio potrebbero farmi dire cose poco piacevoli.
Parlando di calcio giocato.. L’ordine, la compattezza, la condizione psico-fisica hanno vinto contro la grande qualità di un Barcellona senza anima.
Gli apprezzamenti verso Simeone adesso si sprecano senza andare a vedere e valutare il lavoro fatto da lui e dal suo staff negli ultimi due anni.
L’analisi dei media è stata esclusivamente sul risultato attuale e la bravura, scoperta solo oggi perché tutti davano vincenti Real o Barcellona, dell’allenatore nel gestire sia le gare di Coppa che del Campionato.
Nessuno ha cercato di capire o informarsi sul “come” ci sia arrivato a quel risultato.
Facile dirlo per me che ho vinto e conosco allenatori vincenti con cui ho rapporto.
Facile dire che se “programmi, scegli e sostieni staff in cui credi, non accetti imposizioni esterne e hai una società strutturata e organizzata” è probabile che nell’arco di 2-3 anni vinci.
Ma quello che in Italia non si può fare è sapere aspettare e quindi sarà sempre più difficile ottenere risultati importanti.
Cito una situazione che conosco bene ed è quella dell’Entella di Chiavari.
Cittadina di poco più di 20000 abitanti che l’anno prossimo farà la B grazie a un Presidente che ha saputo strutturare una società in modo aziendale e che in 3 anni si è conquistato una categoria che nessuno avrebbe mai pensato potesse conquistare.
Voglio vedere se ci saranno dirigenti che andranno a chiedere come ha fatto e, magari, a prendere spunto per imitare.
E’ l’unica strada percorribile per salvare il nostro calcio dal disfacimento.
Sono abbastanza esperto per avere sensazioni poco piacevoli.
Lo dico a chi comanda il calcio in Italia “occhio che non abbiamo toccato ancora il fondo ma ci siamo vicini, frenate perché altrimenti picchiamo duro”.

Gigi Cagni


E’ una questione di priorità

6 maggio 2011

Penso che la partita di ritorno, anche se la maggior parte di voi che hanno fatto il commento non sono d’accordo, sia stata la prova che quello che ho scritto nel precedente post poteva essere la soluzione più giusta. Se il Real avesse giocato anche all’andata con la stessa tattica del ritorno, avrebbe perso con ancora più gol di scarto. Non dovete guardare il risultato di 1 a 1 ma quello che avrebbe potuto essere se quelli del barcellona avessero realizzato tutte le occasioni che hanno avuto. Non ho certamente mai pensato che la rosa del Real fosse inferiore a quella dei catalani ma provate a chiedervi perché il Varese ed il Novara sono già nei play-off mentre Torino, Livorno, Padova e Reggina sono ancora in lotta. La risposta è semplice e sta nella possibilità di avere lo stesso gruppo di base per più anni, e Pep qualcuno di questi giocatori li aveva già nella seconda squadra del Barca prima di prendere la prima. Essere umili e conoscere i propri limiti nel momento in cui devi affrontare un avversario più organizzato e rodato, non è un segno di debolezza o paura ma di intelligenza. Analizzando la partita di ritorno si è evidenziato che negli spazi ampi i giocatori del Barcellona si esaltano e riescono ad esprimere al meglio le loro qualità. In più hanno Messi che crea sempre la superiorità numerica e quando affronti una squadra con un giocatore così non puoi permetterti di fare l’1 contro 1 ma devi proteggere sempre nella sua zona di azione che, oltretutto, non è mai la stessa. Se copri da una parte scopri dall’altra. Ribadisco, e ne sono ancora più convinto che la prima strategia di Mou era la migliore, alla luce di quello che si è visto nelle due gare. Sono anche, in disaccordo con molti di voi sulla tattica dello Shalke 04 nelle due partite di semifinale. Se non avessero avuto uno dei portieri più forti Europei ci sarebbero state due goleade che avrebbero sì messo in evidenza il CORAGGIO DEL PROFESSORE, ma fatto fare una figuraccia alla squadra ed ai suoi componenti. Ribadisco, il concetto è che devi scegliere fra la tua vanità e l’interesse della squadra e dei tuoi giocatori. C’è sempre la possibilità di fare vedere le proprie doti ma bisogna avere la capacità di scegliere i momenti opportuni.

Gigi Cagni


La Tattica oltre lo spettacolo

3 maggio 2011

Non ho mai avuto grande stima dell’allenatore Mourinho tatticamente. Ho sempre pensato che fosse il numero uno per personalità, carisma e furbizia nella comunicazione, anche se non condivido quasi mai i suoi atteggiamenti in campo, ma nella partita con il Barcellona penso abbia fatto la cosa più giusta tatticamente. La strategia di aspettare l’avversario, di giocare con una punta in meno e poi negli ultimi 20’rischiare il tutto per tutto con più attaccanti, l’ho condivisa completamente. Oltretutto non è che abbiano solamente aspettato nella propria metà campo il Barca, ma quando hanno fatto, a sprazzi, il pressing alto li hanno messi in difficoltà. Il primo tempo è stato veramente noioso come lo sono le partite in cui la posta in palio è così alta. Anche all’estero in certi casi si gioca per il risultato e non per lo spettacolo. Se poi incontri una squadra come quella di Guardiola che ha tutte le caratteristiche tecnico-tattiche e fisiche nella massima espressione, sarebbe da pazzi giocarsela sullo stesso piano senza avere le stesse armi. Quindi, secondo me, senza l’espulsione di Pepe (vista a velocità normale giustissima) ci sarebbe stato un risultato diverso e magari eclatante. Mi ha fatto ricordare tutte le partite che ho impostato contro squadre più forti della mia e il mezzo tattico era solo quello. Gli anni più importanti per la mia crescita come allenatore tatticamente, sono stati quelli in cui avevo squadre costruite per la salvezza in un campionato difficile come quello di serie A italiano. Quante volte mi sono trovato con il dovere scegliere se giocarmela, perché tanto non avevo niente da perdere o impostare la gara per limitare l’avversario più forte per poi sperare in qualche contropiede vincente..Molte volte. Ho, comunque, sempre scelto il bene della squadra e non la mia VANITA’, anche se poi sarei stato criticato e tacciato come DIFENSIVISTA. Mi spiego meglio. Era facile giocarsela e rischiare di prendere molti gol ma avere il consenso dei MEDIA perché avevi fatto la partita a viso aperto. Non è vero che se perdi 5a 0 è uguale che 1 a 0, anche se in classifica sono sempre 0 punti. L’aspetto psicologico, oltre che tattico, è importantissimo nel calcio. Se prendi 5 gol e te la giochi, perdi facilmente la condizione di SOLIDITA’. Il sentirsi compatti e forti sotto il profilo tattico danno sicurezza e convinzione. In uno dei primi articoli che ho scritto avevo raccontato di un mio vecchio allenatore che mi diceva:”secondo te fa più male uno schiaffo o un pugno?”la risposta era scontata, un pugno naturalmente, ”ecco noi dobbiamo essere come un pugno solidi e compatti”. Questa filosofia mi ha accompagnato sempre e la sensazione primaria che devo avere è che la mia squadra deve essere come UN PUGNO.

Gigi Cagni


Nella tana del Chelsea

1 marzo 2011
E’ proprio un periodo strano, ovunque vada, in giro per l’Italia,sono apprezzato nell’ambito calcistico sia come tecnico che come uomo da chi viene a contatto con me,siano essi addetti ai lavori o appassionati, eppure non riesco a trovare una collocazione.
Comincio a pormi la domanda: “Dove ho sbagliato? 20 anni di carriera, 3 campionati vinti, salvezze difficilissime in A,Coppa Uefa con L’Empoli, tutto questo non è servito a niente?
Per fortuna il mio spirito combattivo mi fa poi rasserenare e accettare quello che è il momento particolare di tutti gli ambienti lavorativi in Italia.
La meritocrazia ritornerà in tutti gli ambiti perché senza quella non si può crescere.
C’è un unico mezzo per reagire, ed è CONTINUARE AD ACCRESCERE LE PROPRIE ESPERIENZE E CONOSCENZE. Per questo motivo, 3 settimane fa, sono andato a Londra a trovare Ancelotti e a vedere i suoi allenamenti.
Innanzitutto devi muoverti con lo spirito giusto
e pensare che vai in una situazione organizzativa e ambientale totalmente diversa da quella che si trova nella maggior parte delle nostre società, purtroppo.
Sono arrivato al centro sportivo del Chelsea con la metropolitana ed il treno, dal centro di Londra in un’ora (per dire che le lunghe
distanze si coprono in breve tempo quando le comunicazioni ed i servizi funzionano).
Mi sono trovato in uno splendido ambiente, nel silenzio ovattato della campagna londinese, in un centro sportivo composto da due grandi palazzine,distanti tra loro circa 300m; in una ci sono tutte le strutture necessarie alla prima squadra e nell’altra quelle del settore giovanile (compresi gli alloggi per i ragazzi che vengono da fuori). Di fronte a questi edifici ci sono tutti i campi di allenamento. La prima cosa che mi ha colpito è che non c’erano né tifosi né,tantomeno,giornalisti.
Carlo mi ha poi detto che non è come da noi, lì non ci sono quotidiani sportivi e nemmeno
trasmissioni televisive che trattano argomenti tecniciè più facile che i media……….cerchino gossip sui calciatori.
Comunque la cosa che mi interessava di più era vedere l’ organizzazione di una società all’avanguardia nel panorama del calcio Europeo e, probabilmente, mondiale.
Siamo saliti al secondo piano dove ci sono tutti gli uffici che fanno parte dell’organizzazione tecnica del suo staff. Con lui collaborano circa 10 persone comprendenti tecnici che, in uno degli uffici,con l’ausilio di computer,preparano tutti i dvd che serviranno alle esigenze di Carlo.
In un altro ufficio dotato anch’ esso di computer, ci sono altri collaboratori che elaborano tutti i dati di ogni singolo giocatore durante gli allenamenti e le partite, attraverso collegamenti Gps indossati dai giocatori stessi.
In fondo al corridoio c’è l’ufficio del BOSS e cioè quello di Carlo, con scrivania, salottino per le riunioni e, naturalmente,televisore con tutti gli strumenti per visionare i dettagli.
Fa parte del suo staff anche il Dott. De Michelis, psicologo di fama mondiale che ha elaborato uno strumento per misurare il grado di sopportazione dello stress.(avrei dovuto farlo  io, probabilmente avrei fatto saltare la macchina).
Ad ogni fine allenamento Ancelotti e tutti i suoi collaboratori si riuniscono e analizzano tutti i dati dell’allenamento precedente, ne discutono, e organizzano quello del giorno dopo.
Al piano terreno ci sono: la palestra,la piscina,una vasca con tapis roulant (attrezzature che posseggono loro e poche altre squadre in Europa)per il recupero infortunati,
la sala massaggi (immensa) con uno staff composto da un medico e 4 massaggiatori. Ed infine, gli spogliatoi che danno direttamente sui campi di allenamento.
Durante Quella settimana avevano tre gare e quindi gli allenamenti erano abbastanza blandi, comprendenti possesso palla e partitine a tema, tutto comunque, fatto a buone intensità e sempre con lo spirito giusto.
Quel periodo mi ha riconciliato con la passione e fatto ritrovare l’entusiasmo per il mio lavoro. Tornato in Italia per l’ ennesima volta mi sono chiesto perché qui non si possa arrivare ad avere stadi e strutture adeguate come in Inghilterra.
Potenzialmente non siamo secondi a nessuno, ma ultimamente abbiamo perso molto in cultura sportiva e organizzazione. Io mi sento un giovane studente in cerca di nuove esperienze nel campo che amo, non so dove mi porterà la voglia di crescere e di imparare, ma ho la consapevolezza che questo mio spirito mi abbia reso ciò che sono e non vedo l’ ora di mettere tutto questo ancora a disposizione di giocatori intenzionati a migliorarsi giorno dopo giorno.

 

Gigi Cagni


3 Novembre 2010: 1 anno di Blog

1 novembre 2010

Tanti Auguri al nostro Blog che in questi giorni festeggia un anno di vita

Un  anno fa nasceva questo blog, la mia curiosità era grande, l’impegno anche.
Prima di iniziare avevo  mille perplessità perché,come sempre,voglio fare le cose con professionalità e competenza perché tengo molto alla mia immagine di tecnico esperto e conoscitore di tutto quello che riguarda l’immensa sfera di conoscenze calcistiche.
Quindi ,oltre ad avere timore, avevo la curiosità di
vedere la risposta di chi avrebbe letto il blog e interagito con me.
Con grande
gioia,oggi,ho il piacere di poter dire che ha funzionato.
Lo posso dire perché le
40000 visite da tutto il mondo lo dimostrano. Quindi il mio intento è di proseguire questa esperienza che mi ha gratificato sia come allenatore che come uomo.
Questa occasione mi permette di  RINGRAZIARE  Marco e Fabio per avermi co
nvinto a realizzarlo e grazie a  tutti quelli che hanno avuto il coraggio di pormi le domande e farmi fare l’allenatore ,anche se in modo MEDIATICO,con la stessa passione di quando sono sul campo.
A presto.

Gigi Cagni