AMERICA

29 luglio 2014

BOSTON
Partenza dall’Italia sabato 2 agosto ore 7 e 30, arrivo a Boston ore 13 (con scalo a Parigi).
Rientro in Italia 28 settembre, dopo 8 settimane di lezioni mattutine alla Kaplan School e visita, il pomeriggio, a teams americani accompagnato da un Agente che lavora negli States.
Cari amici blogger ve lo avevo detto che, se non si muoveva niente in Italia, sarei andato a fare un’esperienza in America.
Mi sono saltate trattative in America, Cina ed altri Paesi per la non ottima conoscenza dell’inglese, quindi, perché “vecchio e retrogrado”. Perciò, valigia e inizio di una nuova esperienza che sarà, comunque, gratificante.
Vi posso assicurare che sono così in fibrillazione che mi sembra di dovere giocare la partita più importante della vita.
So che mi dovrò adattare per il discorso comunicazione ma, sono certo, che riuscirò a mantenere il mio rapporto con voi.
Vi do un grosso abbraccio e arrivederci a fine Settembre.

Gigi Cagni


il nostro in bocca al lupo più sentito a Mister Cagni!

24 maggio 2013

a seguito dei numerosissimi attestati di stima ricevuti per il Mister, lo staff del Blog desidera ringraziare tutti quanti, sia i tifosi dello Spezia che tutti coloro che credono nel Mister, riassumendo quest’ultima impresa così:

3 mesi di passione – Salvezza Spezia campionato 2012-2013

3 mesi di passione – Salvezza Spezia campionato 2012-2013


Spezia: un’altra sfida stimolante

3 aprile 2013

Gigi Cagni - Lo SpeziaDopo molto tempo torno a relazionarmi con i miei lettori.
So che avete, chiaramente, capito il motivo per cui non ho più trattato argomenti calcistici sul mio blog e vi sono grato per la pazienza.
Oggi mi sento di potervi rendere partecipi delle grandi emozioni che questa esperienza spezzina mi sta dando.
Spero, e penso, di essere riuscito a dare una quadratura a questa squadra, che ha dei valori anche importanti, ma che non era mai riuscita ad esprimere il massimo delle proprie potenzialità.
Non so ancora bene se riuscirà mai a dare sul campo tutta la sua qualità ma, ora, sono certo che avrà sempre le migliori intenzioni di farlo.
Subentrare in corsa non è mai uguale alle volte precedenti, al limite ci possono essere delle similitudini.
Non è la stessa cosa prendere una squadra a ottobre, a novembre o a febbraio, soprattutto se arrivi come terzo allenatore della stagione.
La cosa più difficile da stabilire è la strategia da fare in riferimento al pregresso ma, soprattutto, al numero di gare da disputare.
Stabilito con chiarezza l’obiettivo primario e, forse unico, devi scegliere il modo più giusto per raggiungerlo con i metodi più adatti, dati dalla tua esperienza, tenendo conto di molti fattori e sapendo che, la pazienza, non è contemplata.
Invece bisogna averne tanta e credere nelle proprie capacità di gestione in una situazione dove, certamente, il fattore emotivo è predominante.
Fatta questa premessa posso assicurarvi che sto lavorando in un ambiente adatto al mio modo di essere e di concepire questo lavoro.
Dove c’è passione e partecipazione emotiva alle sorti della squadra, io mi sento a mio agio.
So per certo che in ambienti come questo, se tu dimostri di dare tutto te stesso e fai trasparire la tua professionalità e competenza, potrai essere criticato come tecnico ma apprezzato come uomo.
Raggiungere la stima come persona dall’ambiente ma, soprattutto, dalla squadra è un fattore da cui non puoi prescindere.
Oggi penso di esserci riuscito, lo sento, sono un animale da campo, percepisco le vibrazioni del gruppo e so che difficilmente sbaglieranno la partita sotto il profilo della carica agonistica e dell’intensità fisica.
Dovranno gestire meglio la parte tecnico tattica senza farsi prendere dalla frenesia, la fretta è sempre una cattiva consigliera, sapendo che giochi in un ambiente dove l’errore tecnico viene accettato ma non quello comportamentale.
Comunque vada sarà un successo, ne sono certo.

Gigi Cagni


Ringraziamenti e ……chiarimenti

17 giugno 2012

Inizio ringraziando e scusandomi con chi mi ha scritto in questo ultimo mese in cui, per ovvi motivi, non ho potuto esaudire le loro richieste.

Ringrazio anche quelli che mi hanno criticato con educazione perché tutto serve per crescere, solo dibattendo diverse opinioni si riesce ad avere un quadro più ampio degli argomenti.

Dovete anche capire però che sarebbe scorretto se oggi, nell’analisi personale della mia esperienza, nominassi persone che non possono controbattere sul blog.

Quindi mi limiterò a esprimere le mie impressioni e le mie valutazioni cercando di non entrare nello specifico di avvenimenti in cui dovrei parlare di altri e non del mio lavoro fatto con i giocatori.

Alla fine ognuno di voi trarrà le proprie conclusioni e giudicherà più o meno soddisfacente la mia analisi.

A ottobre sono stato contattato per vedere se c’era la mia disponibilità a prendere il Vicenza che aveva disputato 8 partite facendo 3 punti soltanto.

Ho incontrato i rappresentanti del Vicenza, compreso il Presidente Cassingena, e immediatamente ho accettato l’incarico senza discutere sull’ingaggio (il mio standard d’ingaggio era molto alto) perché ero convinto di potere lavorare bene con questi giocatori e salvarmi, anche con delle difficoltà, ma salvarmi.

L’unica cosa che avevo chiesto era carta bianca nella gestione della squadra, non volevo interferenze riguardo all’aspetto tecnico-tattico e fisico del gruppo.

Il Presidente mi aveva scelto per la mia esperienza e professionalità oltre a un curriculum di buoni risultati.

Ho fatto in fretta a contagiare i giocatori con la mia passione e conoscenza dei diversi modi di stare in campo.

Sapevo di avere un gruppo di buone qualità tecniche non, però, conoscendone i valori di professionalità e personalità.

Tutto è filato liscio per 3 mesi e mi riferisco sia al mio modo di allenare tecnico-tattico che fisico.

17 anni di preparazioni fatte fare e 19 fatte da giocatore un po’ di esperienza me l’avevano data.

La cosa più difficile all’inizio è toccare i tasti giusti per fare rendere immediatamente i giocatori perché l’aspetto psicologico quando hai perso molto nelle gare precedenti è fondamentale.

In quel senso ho cercato di istruire tutti i collaboratori che erano a Isola Vicentina perché tutti dovevano seguire il mio modo di gestire psicologicamente i giocatori essendo l’unico responsabile e anche referente del risultato finale.

Oggi più che mai i giocatori devono avere un referente solo e deve essere l’allenatore.

Ci sono così tante componenti attorno all’ambiente che se non hai la forza di imporre la tua linea e non sei l’unico che la fa rispettare, difficilmente riesci a gestire un gruppo così variegato di persone.

La domanda più ricorrente è cosa è successo a Gennaio. Niente di particolare se non che c’è stato un calo psico-fisico dovuto a tanti fattori ma il più importante, secondo me guardando la storia della squadra negli ultimi tre anni, è che questo gruppo di giocatori quando raggiunge un risultato soddisfacente non ha la cattiveria necessaria per raggiungerne un altro più avanti.

Entrare nelle loro teste non è facile specialmente se I MESSAGGI non sono uguali.

La cattiveria agonistica, le motivazioni e la conoscenza di quello che serve per vincere e avere traguardi importanti non riesci a costruirla da solo e in breve tempo.

La cosa più difficile è uscire dalle difficoltà trovando le soluzioni giuste e condivise con chi ha le responsabilità, i giocatori devono fare i giocatori e basta, non devono avere altre responsabilità.

Quando vengono le difficoltà e tutto ti sembra crolli e ti prende lo sconforto, l’ambiente ti critica e si cominciano a sentire spifferi di ogni tipo, l’unica cosa da fare è chiudere la finestra, confrontarsi e trovare la soluzione.

Se poi si ritiene giusto cambiare l’allenatore deve essere fatto prendendosene la responsabilità e, soprattutto, essendone convinti.

Quando sono tornato le difficoltà erano superiori ed è il motivo per cui ho fatto delle scelte impopolari.

L’unico responsabile dovevo essere io proprio per i motivi che ho sopra elencato.

Ho cercato di comprendere il più presto possibile quelle che potevano essere le prime cose da fare in una situazione più difficile di quella di ottobre in riferimento ai punti fatti nelle 8 gare (soprattutto i 2 punti nelle 5 partite in casa), alla classifica e alle poche gare che dovevo disputare.

Ho così deciso di ACCOLLARMI la sconfitta di Pescara per stare con loro e anticipare il mio lavoro di ricostruzione per arrivare, almeno, ai play-out.

Adesso posso precisare il mio sfogo con Ferretto a Pescara.

L’avevo preparato perché così avrei distolto tutta l’attenzione sulla sconfitta pesante.

Difatti per tre giorni si è parlato solo di quello senza dare risalto alla sconfitta e lasciandomi preparare al meglio la prima delle 4 partite decisive (pensate se non avessimo vinto con il Modena, saremmo retrocessi già dopo la gara).

Con calma e scavalcando ogni ostacolo senza fare polemica con chi avrebbe voluto farla, siamo arrivati a disputare il play-out con 20 giocatori soltanto fra cui due giovani inesperti come Capitanio e Mbida.

Ciononostante ero convinto che ci saremmo salvati.

Potete criticarmi su tutto ma non come ho preparato i 180’ avendo la conoscenza sia dell’organico che della condizione psico-fisica.

La partita di Empoli ha espresso tutto il campionato.

Secondo me anche il play-off del Varese ha detto che il mio esonero è stato affrettato.

Se non si comprende che certe gare vanno viste non soltanto per quello di sbagliato che fai tu ma anche per la forza dell’avversario, vuol dire che hai una visione distorta della realtà.

Non credo che mi passerà mai la delusione della sconfitta con retrocessione di Empoli ma, professionalmente e razionalmente, ho dovuto accettare che molti giocatori non erano all’altezza di disputare gare di grande intensità per mancanza di caratteristiche fisiche e mentali.

Il sistema calcio in Italia ha preso una strada che non può essere quella giusta se nel campionato scorso sono stati cambiati più di 40 allenatori fra A e B.

Spero di essere stato esaustivo nell’analisi della mia avventura di Vicenza.

Siccome i benpensanti diranno “ma lui che responsabilità ha avuto che ha parlato solo di altri, possibile che non abbia sbagliato niente?”.

Tranquilli che io sono abituato a essere obiettivo con me stesso e di errori ne ho fatti senz’altro e spero di avere l’opportunità, in altre occasioni, di non ripeterli, però è anche vero che non posso non pensare che ho fatto 33 punti in 24 partite e se ci penso mi inc……di piu.

 Gigi Cagni


Settimana tipo

3 aprile 2012

Cristian mi ha chiesto di esporre una mia settimana tipo così ho deciso di aprire, a voi che seguite il mio blog, delle pagine dei miei diari.
Credo di averlo già detto, da quando ho iniziato a fare l’allenatore, ho preso l’abitudine di scrivere giornalmente sia il lavoro atletico che quello tecnico tattico comprese le mie impressioni e le valutazioni in riferimento al periodo della programmazione.
Ho scelto due settimane di situazioni completamente diverse ma con un denominatore comune e cioè il mio modo di interpretare la costruzione di una gara.
Dal primo giorno che ho iniziato questo lavoro ho pensato che era importantissimo che il giocatore avesse una condizione psico-fisica ottimale per rendere al meglio.
Così ho iniziato da subito a sperimentare sistemi di allenamento atletico, secondo me, più adatti per il raggiungimento dell’obiettivo (la mia convinzione primaria è stata che erano tutti i tipi di forza a dover essere sviluppati al meglio in un periodo, fine anni 80, in cui tutti credevano fosse necessario allenare più la potenza aerobica).
Questo per quanto riguardava la parte atletica ma, da subito, ho cercato di abbinare anche la parte tecnico-tattica per costruire una combinazione quali-quantitativa adatta a disputare i 95’della gara.
Così dalla Primavera del Brescia ad oggi mi sono costruito, con l’aiuto del mio preparatore Prof. Ambrosio, una programmazione di allenamenti mirati in riferimento a periodi e situazioni di campionato.
Ho così scelto di mostrarvi due settimane uguali come periodo temporale ma diverse come tipo di campionato e situazione.
Nelle prime tre pagine c’è una settimana del campionato 92-93 del Piacenza terminato con la PRIMA Promozione in A.
Nelle seconde due, la settimana del campionato 2005-2006 a Empoli, in cui subentrai con la squadra in zona retrocessione riuscendo nell’impresa della salvezza.
Spero riusciate a leggere la mia scrittura ma ho fatto questa scelta perché ho ritenuto fosse più veritiero e significativo il risultato finale.
Come potrete constatare i metodi di lavoro sono molto simili negli anni anche se il comune denominatore è il medesimo e non si scosta molto da quello che ho fatto quest’anno.
Spero soddisfi le vostre curiosità.

Gigi Cagni


Niente Alibi

30 marzo 2012

Era inevitabile che, avendo il blog e la squadra, gli argomenti andassero in quella direzione.
Dopo l’esonero di qualsiasi allenatore, in Italia, se ne dicono di tutti i colori.
Ognuno si sente in diritto di esprimere opinioni di ogni genere convinto di essere nel giusto.
Chissà perché chi parla di calcio dall’esterno ha sempre più conoscenze e certezze di chi lo pratica professionalmente.
Siccome è lo sport Nazionale e lo si è giocato o seguito da bambini si pensa di poterne discutere con cognizione di causa e, addirittura, con certezze che un professionista ha poche volte.
Tante volte ho pensato di andare in un posto di lavoro di qualsiasi tipo, mettere 20 euro e, per un’ora e mezza, criticare ogni  azione o decisione per vederne la reazione.
Provate a dire a un giornalista che non sa scrivere.
La risposta che vi darebbe sarebbe: ”Ma quando mai hai scritto un articolo, cosa ne sai tu di questo lavoro?”
Se si parla di calcio, invece, tutti sanno perché guardano la televisione, seguono internet e ascoltano opinionisti di ogni genere. Intendiamoci, ciò non vuol dire che non si possano esternare le proprie opinioni,  ma avere la presunzione di sentenziare senza averne reale competenza trovo sia sbagliato.
Infatti, le partite in televisione le guardo da solo perché mi da fastidio sentire continui commenti, che esprimono le famose certezze, su ogni azione.
Ho giocato 600 partite da professionista e mai nessuna è stata uguale all’altra, simili sì ma uguali mai.
In ogni partita ho imparato qualche cosa o, meglio ancora, mi ha stupito qualche cosa.
Poi ho provato e riprovato per crescere, per capire quale fosse la soluzione più giusta.
Fortunatamente, visto che le componenti che influiscono sono così tante da non potere fare statistiche certe, non sai mai se l’azione che tu fai possa avere sempre lo stesso risultato finale.
Simile certamente anche perché se la cosa funziona non è certo per caso.
Ho fatto la mia prima preparazione fisica nel 68, avevo 18 anni, con Silvestri che era un innovatore a quei tempi quando le velocità nel calcio erano molto ridotte, ma c’era molta più tecnica.
Poi negli, anni settanta, ho avuto diversi allenatori più o meno preparati dai quali, però, ho appreso sempre qualche cosa (con Seghedoni ho provato i 3 allenamenti al giorno con colazione alle 7 di mattina, montagna, ri-colazione, corsa in campo e il pomeriggio tecnico-tattico).
Dall’80 in poi, dai 30 anni, ho iniziato a scrivere tutti gli allenamenti riguardanti la preparazione fisica con la fortuna di avere avuto allenatori precursori in quel senso.
La cosa più importante è stata iniziare a valutare gli effetti che facevano su di me tutte le varie esercitazioni con il pensiero, già, che avrei fatto l’allenatore e quindi ragionare e valutare in prospettiva.
Ho avuto la fortuna di vivere TRE generazioni di calcio, quella prima di me, la mia e quella attuale perché ho smesso nell’88 a 38 anni e, quello che si fa oggi, non si discosta molto da quei tempi.
Poi ho iniziato a fare l’allenatore professionista, ho conosciuto il mio attuale preparatore e, insieme con pazienza, abbiamo costruito il nostro standard di programmazione della preparazione annuale che va a periodi.
In 23 anni ho fatto preparazioni dall’inizio del campionato e subentrando in periodi diversi.
Modificando sempre, conforme ai periodi e alle situazioni, sono riuscito a trovare un buon equilibrio per la resa, quasi certa, della maggior parte dei giocatori messimi a disposizione.
Direi che sempre le mie squadre hanno fatto finali di campionato in crescendo.
Faccio fatica a pensare che proprio a Vicenza, dopo avere trovato la soluzione giusta all’inizio, abbia sbagliato tutto da Natale in poi.
Comunque avrò l’umiltà e la professionalità di valutare il tutto alla fine della stagione guardando quelle che saranno le prestazioni della squadra.
State tranquilli che se riterrò di avere responsabilità importanti e determinanti riguardo a questo argomento, non avrò problemi a parlarne criticamente.
Questo per dire che nel calcio ci sono già poche certezze per chi lo pratica giornalmente, figuriamoci per chi lo vede da fuori.
Ricordatevi una cosa importante nella vita “Gli alibi non fanno crescere”.
Un abbraccio a tutti.

Gigi Cagni


Grazie a tutti…..

12 marzo 2012

Questo post è per ringraziare tutti voi per la stima che mi avete dimostrato scrivendo sul blog le Vostre impressioni riguardo al mio esonero.
Come potrete capire, fino alla scadenza contrattuale non posso nè dare giudizi e nemmeno informazioni su quello che è successo.
Posso solo dire che la motivazione data dalla società non è assolutamente rispondente al vero.
Quando sono stato esonerato e ho saputo, non dai dirigenti, naturalmente, ma dai media, che il motivo era l’incomprensione con la squadra mi è sembrato impossibile.
La domenica e il lunedì sono stati giorni in cui mi sono posto tante domande riguardanti, esclusivamente, dove avevo sbagliato nel mio rapporto con loro.
Non riuscivo a trovare la risposta perché sicuramente errori tecnico-tattici ne avevo fatti ma il mio rapporto con i giocatori mi sembrava di grande stima reciproca.
Tutto si è dipanato quando ho iniziato a ricevere telefonate o messaggi dalla maggior parte di loro e quindi mi sono sentito professionalmente e umanamente più sollevato.
Non capisco perché sia stata data questa motivazione.
Sarebbe stato più semplice e corretto nei miei confronti dire che non ero più adatto alla situazione.
Sarebbe servito per valutare meglio i miei 5 mesi a Vicenza.
Questo “sistema calcio” non lo capisco più, però ci si deve adeguare, cercando comunque di portare la professionalità e i valori in cui si crede.
Il mio augurio a tutti i tifosi è che il Vicenza riesca a raggiungere, anche all’ultima giornata, la salvezza.
Non smetterò di rispondere e parlare di tattica con Voi. L’importante è che non riguardino il mio lavoro a Vicenza.

A presto con tutti Voi.

Gigi Cagni


Il campo ha l’ultima parola

4 gennaio 2012

Parto sempre da spunti che mi date voi che seguite il mio blog con assiduità. In questi giorni è uscito un termine, PERIODIZZAZIONE, usato da un noto allenatore in riferimento alla TATTICA. E’ da molto tempo che ho voglia di chiedervi, giovani allenatori o assidui lettori, perché è cambiato così tanto il linguaggio calcistico. Lo dico senza ironia o presunzione, lo vorrei sapere veramente. Perché non si chiamano più terzini, ali o stopper i quarti bassi o alti e i centrali? Qual è il motivo per cui si è cambiato? Secondo me tutto nasce da qui, il fatto per cui chi non parla in questo modo risulta antico o, meglio, non moderno. Che bisogno c’era di cambiare i termini per insegnare cose semplici e DA SEMPRE APPLICATE allo stesso modo? Mi sorge un dubbio: non è che si vuole buttare fumo negli occhi per vendere un prodotto NORMALE rendendolo eccezionale nascondendo le proprie incapacità? Devo dire che è più di un dubbio. Il risultato è che io, che alleno la prima squadra, devo insegnare la posizione corretta ai difensori, come si fa un contrasto, il cross agli esterni ecc…. Però se vado a uno stage ad ascoltare chi parla di calcio, i termini forbiti li sanno tutti. La televisione ha sicuramente contribuito a che i VENDITORI DI FUMO avessero spazi per alimentare più la teorizzazione, con un linguaggio che facesse stupore, che la pratica. Nel 90 ho fatto il corso di Prima Categoria a Coverciano, importantissimo se sfruttato nel modo giusto, su 30 allievi all’esame sono arrivato, mi pare, ventottesimo. Sono l’unico che ha allenato per 21 anni. Con questo non voglio dire che chi conosce i termini appropriati e conosce al meglio la teoria non sappia fare l’allenatore ma, allo stesso modo, non è che uno che non li usa sia obsoleto o addirittura non capace di fare un calcio brillante e spettacolare. Secondo me, nell’ultimo decennio, è stata la SPETTACOLARIZZAZIONE degli eventi a portare la confusione. Come sempre è difficile riuscire a scindere il bene dal male. Però mi immagino un allenatore che entra in uno spogliatoio, soprattutto di giovani, e parla con questi termini. Secondo me all’inizio stupisce (in confidenza l’ho usato anche io questo “trucchetto” proprio con l’intento di fare pensare che fossi molto preparato) ma poi crea confusione sopratutto se, alla fine, non sai rendere PRATICO E REDDITIZIO quello che dici. Per curiosità personale sono andato a vedere da dove nascesse il termine PERIODIZZAZIONE nello sport. Viene usato nel 78, per la prima volta, da un allenatore di atletica russo (Matveiev) per significare la capacità di distribuire carichi di lavoro in periodi lunghi programmando il risultato finale. Poi è stato ripreso nell’81 da Teodorescu (laureato in Scienza dello Sport) che, usando molti diari di atleti o preparatori, ha teorizzato la METODOLOGIA dei giochi sportivi, compreso il calcio naturalmente. È bellissimo informarsi e conoscere un linguaggio appropriato per gli argomenti che si vogliono trattare ma se questo serve solo per FAR CREDERE di avere delle conoscenze che poi non si riescono a trasmettere e a fare applicare, diventa tutto inutile. Comunque il termine da cui è partito lo spunto per questo post non esiste applicato alla tattica calcistica o, meglio, non esiste nella sua letteratura. Non fatevi abbindolare da chi spaccia il calcio per una scienza, teorizzandone i metodi senza dimostrare sul campo la loro validità. Ascoltate, informatevi ma sperimentate sul campo e applicate le cose che siete capaci di dimostrare, allora sarete credibili.

Gigi Cagni


Auguri Di Buon Natale e Felice Anno Nuovo

23 dicembre 2011


Siamo al secondo anno di questa bellissima avventura con Voi.
Mi avete tenuta viva la passione per il mio lavoro.
Per questo motivo il mio augurio di Buon Natale e Felice Anno Nuovo, a Voi e alle Vostre famiglie, mi arriva dal profondo del cuore.

Gigi Cagni


I fattori di cui tenere conto quando si subentra

9 dicembre 2011

Nella mia ventennale carriera sono subentrato 4 volte e, vi posso assicurare, in nessuna ho fatto le stesse cose. Molto simili sì ma uguali no. Questo per dire che ogni esperienza di questo tipo ha bisogno di valutazioni diverse. La cosa essenziale è la conoscenza tecnica della squadra. Se non si ha la convinzione di raggiungere l’obiettivo che viene richiesto, anche se difficile, è meglio declinare la proposta. Perché avere la convinzione che si può fare bene e riuscire in quello che ti viene chiesto, è primario nel primo approccio con la società e la squadra. I tuoi convincimenti e il modo di raggiungere i risultati devono essere esplicitati in maniera credibile e razionale ma conditi dalla passione che devi assolutamente sentire per poi trasmetterla a un gruppo che, sicuramente, è depresso. In qualsiasi situazione l’allenatore deve acquisire la stima e il rispetto da parte di tutte le componenti, e mi riferisco non soltanto agli alti dirigenti e allo staff, ma a tutti i collaboratori compresi impiegati e magazzinieri. Per quanto mi riguarda, prima di avere il primo colloquio con la squadra, penso alle cose che dovrei dire valutandole una per una per cercare di riuscire ad essere comprensibile soprattutto all’inizio. Le cose sono tante e vorresti dirle tutte ma devi tenere presente che non puoi tenere i giocatori per tanto tempo seduti in una saletta e pensare che riescano a seguirti e comprenderti. Quindi, come sempre mi è accaduto, entro e mi faccio trasportare dall’istinto e, come sempre, non dico nemmeno una cosa di quelle che avevo cercato di preparare. Partendo dal presupposto che se sei lì è perché la squadra è in crisi e hai quasi certamente una partita ufficiale di lì a pochi giorni, devi concentrare tutto sui metodi che adotterai per uscire dalla crisi. Essenziale, quindi, la scelta sia del metodo di lavoro atletico che quello tecnico-tattico. Qui subentra la conoscenza dell’organico  e della situazione specifica del momento sia di classifica che di rendimento nelle gare precedenti. E’ chiaro che devi avere visto la squadra almeno tre quattro volte per fare la scelta più razionale possibile in riferimento alla gara da disputare usando, secondo le tue conoscenze, sia il sistema di gioco che i giocatori più opportuni per interpretarlo. Detto questo si devono focalizzare uno per uno tutti i temi principali che l’allenatore ritiene determinanti per la buona riuscita dell’impresa. Personalmente parto dalla conoscenza e dalla valutazione della condizione psico-fisica perché, come ho detto altre volte, è fondamentale per la migliore resa tecnico-tattica dei giocatori. Ho delle convinzioni da molti anni, e cioè, che è diventato determinante che una squadra abbia come condizione essenziale il riuscire ad essere aggressiva, rapida e veloce per tutto l’arco dell’incontro e, ambiziosamente, del campionato. Con presunzione ritengo di essere riuscito a trovare la formula giusta, con l’aiuto del mio preparatore Prof Ambrosio, in anni di sperimentazione, per il raggiungimento in un tempo relativamente breve della migliore condizione fisica, mantenendola sino alla fine. Da questa base costruisco l’aspetto tecnico-tattico senza dimenticare mai quello psicologico che è essenziale per fare rendere al meglio ogni elemento messomi a disposizione. Questo è il compito più difficile e il più delicato perché non hai molto tempo per la valutazione completa degli elementi e quindi diventa importante la tua esperienza. Altro elemento principale è la comprensione dei motivi per cui la squadra non ha ottenuto risultati (gol subiti, gol fatti, equilibrio tattico, sistemi di gioco usati ecc..) e da lì decidere uomini e sistema più adatti per fare la prima gara. Altro elemento destabilizzante e molto influente in tutto l’ambiente, e qui mi riferisco essenzialmente ai tifosi e ai media, è la classifica. Questo punto merita una precisazione perché, secondo me, è più o meno importante in riferimento alle partite mancanti. Mi spiego meglio. Se, come è capitato a me quest’anno a Vicenza, arrivi e  hai soltanto 3 punti ma in 8 gare e ne mancano 34, non te ne devi preoccupare troppo perché hai il tempo per costruire. Tutto cambia in proporzione alle gare mancanti e al calendario. Fatto questo devi avere la pazienza e la capacità di costruire il futuro partita per partita riuscendo a modificare al meglio i difetti trovando volta per volta le soluzioni giuste. Ritengo che la parte finale sia la più difficile: riuscire a combinare i risultati con la conoscenza e la crescita costante della squadra, sono obiettivi primari e assoluti. Non va dimenticata LA FORTUNA, anche se sono sempre convinto che arriva SE LA MERITI.

Gigi cagni