E’ una questione di priorità

6 maggio 2011

Penso che la partita di ritorno, anche se la maggior parte di voi che hanno fatto il commento non sono d’accordo, sia stata la prova che quello che ho scritto nel precedente post poteva essere la soluzione più giusta. Se il Real avesse giocato anche all’andata con la stessa tattica del ritorno, avrebbe perso con ancora più gol di scarto. Non dovete guardare il risultato di 1 a 1 ma quello che avrebbe potuto essere se quelli del barcellona avessero realizzato tutte le occasioni che hanno avuto. Non ho certamente mai pensato che la rosa del Real fosse inferiore a quella dei catalani ma provate a chiedervi perché il Varese ed il Novara sono già nei play-off mentre Torino, Livorno, Padova e Reggina sono ancora in lotta. La risposta è semplice e sta nella possibilità di avere lo stesso gruppo di base per più anni, e Pep qualcuno di questi giocatori li aveva già nella seconda squadra del Barca prima di prendere la prima. Essere umili e conoscere i propri limiti nel momento in cui devi affrontare un avversario più organizzato e rodato, non è un segno di debolezza o paura ma di intelligenza. Analizzando la partita di ritorno si è evidenziato che negli spazi ampi i giocatori del Barcellona si esaltano e riescono ad esprimere al meglio le loro qualità. In più hanno Messi che crea sempre la superiorità numerica e quando affronti una squadra con un giocatore così non puoi permetterti di fare l’1 contro 1 ma devi proteggere sempre nella sua zona di azione che, oltretutto, non è mai la stessa. Se copri da una parte scopri dall’altra. Ribadisco, e ne sono ancora più convinto che la prima strategia di Mou era la migliore, alla luce di quello che si è visto nelle due gare. Sono anche, in disaccordo con molti di voi sulla tattica dello Shalke 04 nelle due partite di semifinale. Se non avessero avuto uno dei portieri più forti Europei ci sarebbero state due goleade che avrebbero sì messo in evidenza il CORAGGIO DEL PROFESSORE, ma fatto fare una figuraccia alla squadra ed ai suoi componenti. Ribadisco, il concetto è che devi scegliere fra la tua vanità e l’interesse della squadra e dei tuoi giocatori. C’è sempre la possibilità di fare vedere le proprie doti ma bisogna avere la capacità di scegliere i momenti opportuni.

Gigi Cagni


Ciao Nicola…..

26 marzo 2010
Si è spento ieri all’età di 63 anni Gian Nicola Pinotti ex portiere di Torino,Piacenza,Foggia,Avellino,Pescara,Novara e Monza e preparatore dei portieri al fianco di Gigi Cagni per 15 anni.
A tutti i suoi familiari le più sentite Condoglianze da parte del Mister e da tutto lo Staff del blog.

Dopo avere allenato la Centese in C2, nel 90 sono stato chiamato dal Piacenza in C1 per vincere il campionato. Non avevo uno staff, l’anno precedente avevo fatto tutto da solo con la collaborazione di D’Astoli che mi faceva da secondo e da preparatore dei portieri. Il DS Marchetti mi disse che loro avevano un gruppo di collaboratori che avrei conosciuto e da cui avrei scelto quelli che più avrebbero potuto soddisfare le mie esigenze. Nel mio concetto di quei tempi ,visto che la preparazione atletica la facevo io,la mia unica esigenza era avere il preparatore dei portieri e un preparatore atletico per il recupero degli infortunati.Una mattina,nello spogliatoio,mi si presenta questo OMONE con degli occhi verdi penetranti ma di una dolcezza infinita, ”sono Nicola Pinotti, il direttore mi ha detto che devo parlare con te”.

Me lo ricordavo bene per avergli giocato contro quando difendeva la porta sia ad Avellino che a Pescara, quando tutti e due eravamo alla fine della nostra carriera anche se lui aveva 3 anni più di me.

Mi è bastato molto poco per capire che sarebbe stato il mio preparatore dei portieri e anche collaboratore tecnico, oltre che uomo di fiducia per una vita. Timido, schietto e sincero, onesto e di grande cuore. Ho avuto un po’ di difficoltà a interpretarlo nei primi tempi perché aveva una caratteristica nel linguaggio che, in seguito, è diventata motivo di grandi risate e sfottò. Non finiva mai la frase, partiva nel dialogo e poi piano piano calava di tono e sfumava le ultime parole sbiascicando frasi incomprensibili ma intuibili per i gesti e le espressioni che faceva. Da morire dal ridere. Ci voleva l’interprete. Comunque non mi ci è voluto molto per comprenderlo e per capire che tutto veniva dalla sua passione e voglia di mettersi a disposizione in tutto e per tutto per soddisfare le mie esigenze. Da quel giorno siamo diventati INSEPARABILI per 15 anni. Giorno e notte, abbiamo goduto delle vittorie e sofferto nei momenti di difficoltà.

Abbiamo litigato e immediatamente trovato il modo per consolidare sempre di più il nostro rapporto che andava al di là dell’aspetto professionale.

Non potevi tenere il broncio perché dietro quella faccia burbera c’era un uomo con sentimenti profondi e carichi di umanità. Non avrei potuto avere i successi che ho avuto senza di lui. Era eccezionale nella gestione dei rapporti fra me e lo spogliatoio. Difficilmente si vede un allenatore in seconda che può entrare nello spogliatoio e i giocatori continuano a parlare liberamente perché sanno che non è il RUFFIANO dell’allenatore. Lui riusciva ad avere la fiducia nei giocatori continuando a essere fedele al suo ruolo,aveva la capacità di filtrare quello che era giusto sapessi, senza mancare al suo dovere nei miei confronti e sempre nell’interesse della squadra. Un grande uomo e un grande amico.
Cinque anni fa, a Catanzaro, seduto sul divano dell’albergo, mi ha detto” Gigi basta,non ce la faccio più,non riesco ad essere sereno, lo stress non lo reggo più, me ne vado,smetto”. Al momento mi fece arrabbiare ma poi, vedendolo così indifeso e sfiduciato, capii che dovevo rispettare il suo desiderio. Ci siamo separati nel lavoro ma non  nel nostro rapporto d’amicizia che, anzi, si è consolidato in questi anni . Oltretutto fu lui che mi consigliò Lorieri e quindi devo dire che anche professionalmente,in modo indiretto,ha sempre continuato a collaborare visto che lui e Fabrizio si confrontavano sempre prima e dopo le partite.
Un anno fa si è ammalato di un male incurabile e questa notte è spirato con un viso segnato dal male ma con gli occhi sempre verdi ,intensi e carichi di umanità.In questo ultimo periodo l’ho visto piano piano spegnersi ma non ha mai fatto pesare la sua malattia,ha avuto lo spirito giusto da ATLETA sino alla fine.
Sei un grande NICOLA per me ci sarai sempre,non ci sarà partita in cui io e Fabrizio non ti nomineremo e penseremo a quello che avresti detto,o che avremmo dovuto interpretare.
TI VOGLIO BENE.

Gigi Cagni

 


“Pensieri e Parole”….. di Luigi Cagni

9 gennaio 2010

In questo fine settimana sto vivendo una situazione emotiva e professionale che mi ripaga di tante amarezze e che mi riconcilia con il calcio proprio nella “mia terra” che,nella maggior parte dei casi,dimostra di avere ancora nel proprio DNA certi valori.

Non so come andrà a finire tra il mio amico Lino Mutti e me per la panchina dell’Atalanta, una cosa è certa, che è stato un “duello” leale e SPORTIVO che ha appassionato tutti e messo in risalto l’amore per la squadra da parte di tutte le componenti.

Le parole del presidente e le sue incertezze, certamente ponderate, unite al senso dei pensieri della tifoseria  si possono riassumere così: Qualsiasi sarà l’allenatore noi dovremo tifare senza contestare la scelta della società.

Questa la chiamo maturità e voglia assoluta e primaria delle sorti del proprio club (in seguito farò un articolo di cosa penso sul valore della MAGLIA).

Essere stimati da una società blasonata e da una tifoseria così passionale, essendo oltretutto bresciano,mi ha riempito di orgoglio.

Comunque vada, ringrazio tutti perché spero possa essere di insegnamento per tornare a vivere il calcio con passione e grande partecipazione senza cadere in atti negativi come quelli di Torino.

Gigi Cagni