A CASA DEL “MANCIO”

10 ottobre 2012

Come si fa a non invidiare l’ambiente e il sistema calcistico inglese. Ho visto due gare del City, una di Champions e l’altra di campionato. Nella prima 50.000 persone nella seconda 45000. Entrati e usciti dallo stadio in pochi minuti. Non ho visto un poliziotto e nemmeno situazioni di difficoltà fra tifoserie, anzi. Stadio confortevole, terreno di gioco splendido.

Le partite non sono state di grande livello tecnico, forse in quella di Champions si sono viste delle individualità di livello superiore ma il gioco non alla pari delle aspettative. Eppure tutto è sembrato bello ed entusiasmante. E’ stato come vedere un quadro mediocre ma in una cornice di grande qualità e fascino. Mancini mi ha detto che non sono soltanto le grandi squadre ad avere strutture di questo tipo ma tutte quelle della Premier sono allo stesso livello, magari un po’ più piccole ma con la stessa qualità e organizzazione.

Finita la gara l’allenatore di casa ospita, in un’apposita saletta, l’allenatore avversario, qualsiasi sia il risultato, e gli offre un buffet di cortesia.

La domanda è: “perché tutto questo non possiamo averlo anche noi?”

Eppure anche gli inglesi hanno avuto gli hooligans che hanno fatto disastri. Perché non andiamo a vedere come hanno fatto in 20 anni ad eliminare questi pseudo tifosi e a fare stadi confortevoli, sicuri e di grande qualità per ospitare ogni tipo di manifestazione rendendola accessibile a ogni tipo di categoria sociale?

Ho visto 3 allenamenti in cui ogni giocatore ha sempre eseguito le esercitazioni a grande intensità rispettando i dettami sia dell’allenatore che dei suoi collaboratori.

Si vede che hanno rispetto e stima di chi li comanda.

E’ sicuramente un grosso vantaggio essere il MANAGER della società, sei l’unico riferimento tecnico senza intromissioni e pressioni. Hai a disposizione mezzi tecnologici all’avanguardia per qualsiasi tipo di valutazione sia fisica che tecnico-tattica con collaboratori altamente qualificati nello specifico. Ogni fine allenamento fanno un briefing per raccogliere tutti i dati che servono sia per la valutazione dell’allenamento appena svolto che per l’organizzazione dell’allenamento del giorno dopo. La preparazione didattica tecnico-tattica è sopportata dal lavoro di 3 informatici che costruiscono filmati a secondo delle esigenze dell’allenatore. Durante il primo tempo Mancini, tramite Platt o Salsano, fa sapere ai tecnici quali sono le immagini più importanti da estrapolare per poi mandarle direttamente in onda sui monitor nello spogliatoio. Così in breve tempo e con più precisione può fare vedere sia le cose giuste fatte che gli errori commessi.

Comunque, siamo della stessa idea io e lui, questi mezzi devono essere da supporto e non primari, non potranno mai  eguagliare quelle che sono le valutazioni visive ed empatiche che si hanno direttamente sul campo.

La mia gioia per quello che ho vissuto è stata sovrastata dalla rabbia di vedere da noi il realizzabile non realizzato per interessi personali non adatti a un futuro di un calcio che ritrovi i propri valori.

L’unico aspetto negativo che mi sono trovato a fronteggiare nella trasferta inglese è stato il proverbiale clima inglese, ma Parigi, pardon Manchester, val bene una messa..

Gigi Cagni


Nella tana del Chelsea

1 marzo 2011
E’ proprio un periodo strano, ovunque vada, in giro per l’Italia,sono apprezzato nell’ambito calcistico sia come tecnico che come uomo da chi viene a contatto con me,siano essi addetti ai lavori o appassionati, eppure non riesco a trovare una collocazione.
Comincio a pormi la domanda: “Dove ho sbagliato? 20 anni di carriera, 3 campionati vinti, salvezze difficilissime in A,Coppa Uefa con L’Empoli, tutto questo non è servito a niente?
Per fortuna il mio spirito combattivo mi fa poi rasserenare e accettare quello che è il momento particolare di tutti gli ambienti lavorativi in Italia.
La meritocrazia ritornerà in tutti gli ambiti perché senza quella non si può crescere.
C’è un unico mezzo per reagire, ed è CONTINUARE AD ACCRESCERE LE PROPRIE ESPERIENZE E CONOSCENZE. Per questo motivo, 3 settimane fa, sono andato a Londra a trovare Ancelotti e a vedere i suoi allenamenti.
Innanzitutto devi muoverti con lo spirito giusto
e pensare che vai in una situazione organizzativa e ambientale totalmente diversa da quella che si trova nella maggior parte delle nostre società, purtroppo.
Sono arrivato al centro sportivo del Chelsea con la metropolitana ed il treno, dal centro di Londra in un’ora (per dire che le lunghe
distanze si coprono in breve tempo quando le comunicazioni ed i servizi funzionano).
Mi sono trovato in uno splendido ambiente, nel silenzio ovattato della campagna londinese, in un centro sportivo composto da due grandi palazzine,distanti tra loro circa 300m; in una ci sono tutte le strutture necessarie alla prima squadra e nell’altra quelle del settore giovanile (compresi gli alloggi per i ragazzi che vengono da fuori). Di fronte a questi edifici ci sono tutti i campi di allenamento. La prima cosa che mi ha colpito è che non c’erano né tifosi né,tantomeno,giornalisti.
Carlo mi ha poi detto che non è come da noi, lì non ci sono quotidiani sportivi e nemmeno
trasmissioni televisive che trattano argomenti tecniciè più facile che i media……….cerchino gossip sui calciatori.
Comunque la cosa che mi interessava di più era vedere l’ organizzazione di una società all’avanguardia nel panorama del calcio Europeo e, probabilmente, mondiale.
Siamo saliti al secondo piano dove ci sono tutti gli uffici che fanno parte dell’organizzazione tecnica del suo staff. Con lui collaborano circa 10 persone comprendenti tecnici che, in uno degli uffici,con l’ausilio di computer,preparano tutti i dvd che serviranno alle esigenze di Carlo.
In un altro ufficio dotato anch’ esso di computer, ci sono altri collaboratori che elaborano tutti i dati di ogni singolo giocatore durante gli allenamenti e le partite, attraverso collegamenti Gps indossati dai giocatori stessi.
In fondo al corridoio c’è l’ufficio del BOSS e cioè quello di Carlo, con scrivania, salottino per le riunioni e, naturalmente,televisore con tutti gli strumenti per visionare i dettagli.
Fa parte del suo staff anche il Dott. De Michelis, psicologo di fama mondiale che ha elaborato uno strumento per misurare il grado di sopportazione dello stress.(avrei dovuto farlo  io, probabilmente avrei fatto saltare la macchina).
Ad ogni fine allenamento Ancelotti e tutti i suoi collaboratori si riuniscono e analizzano tutti i dati dell’allenamento precedente, ne discutono, e organizzano quello del giorno dopo.
Al piano terreno ci sono: la palestra,la piscina,una vasca con tapis roulant (attrezzature che posseggono loro e poche altre squadre in Europa)per il recupero infortunati,
la sala massaggi (immensa) con uno staff composto da un medico e 4 massaggiatori. Ed infine, gli spogliatoi che danno direttamente sui campi di allenamento.
Durante Quella settimana avevano tre gare e quindi gli allenamenti erano abbastanza blandi, comprendenti possesso palla e partitine a tema, tutto comunque, fatto a buone intensità e sempre con lo spirito giusto.
Quel periodo mi ha riconciliato con la passione e fatto ritrovare l’entusiasmo per il mio lavoro. Tornato in Italia per l’ ennesima volta mi sono chiesto perché qui non si possa arrivare ad avere stadi e strutture adeguate come in Inghilterra.
Potenzialmente non siamo secondi a nessuno, ma ultimamente abbiamo perso molto in cultura sportiva e organizzazione. Io mi sento un giovane studente in cerca di nuove esperienze nel campo che amo, non so dove mi porterà la voglia di crescere e di imparare, ma ho la consapevolezza che questo mio spirito mi abbia reso ciò che sono e non vedo l’ ora di mettere tutto questo ancora a disposizione di giocatori intenzionati a migliorarsi giorno dopo giorno.

 

Gigi Cagni


Difendere per Attaccare

22 marzo 2010

Ci stiamo avvicinando alle battute finali di tutte le competizioni calcistiche e, sono certo, emergeranno le qualità tecniche perché, inevitabilmente con il trascorrere delle gare, diminuiranno le scorte psico-fisiche che hanno permesso a certe squadre di fare risultati insperati. Chi riuscirà ad avere tutte e due le cose raggiungerà tranquillamente l’obiettivo prefissato. Ogni campionato è caratterizzato da questi andamenti. Basti confrontare le classifiche iniziali con quelle finali. Difficilmente all’ inizio si vedono le squadre, che poi emergeranno nel campionato, ai primi posti. E’ inevitabile che chi deve salvarsi debba partire il meglio possibile per, come si dice in gergo, mettere il fieno in cascina, proprio perché chi deve arrivare in fondo con benzina in corpo, parte più lentamente e quindi bisogna approfittarne. Detto questo come premessa, voglio parlare di quella che, secondo me, è la parte più importante da sviluppare nell’arco del campionato per raggiungere il più alto risultato in riferimento alle qualità dei giocatori che si hanno a disposizione. LA TATTICA DIFENSIVA. E’statistico che chi prende meno gol raggiunge l’obiettivo con maggiore sicurezza. Non vorrei essere frainteso, come mi è capitato spesso e sono stato tacciato come difensivista da molti, ma non intendo che bisogna mettersi tutti dietro, giocare in contropiede e sperare di fare gol, bensì di riuscire a realizzare al meglio la FASE DIFENSIVA con l’aiuto degli attaccanti. In ritiro parlo delle fasi di gioco cercando di fare capire il mio concetto di come si deve stare in campo e quando spiego la fase difensiva inizio con gli attaccanti e quella offensiva dai difensori. Il concetto è facilissimo da capire, un po’ meno da realizzare, perché le punte pensano di dovere correre troppo e perdere così le energie per la fase offensiva, ma se io conquisto la palla con gli attaccanti sono più lontano dalla mia porta e, di conseguenza, più vicino a quella avversaria (oltre alla possibilità di fare più gol). Questo si può fare con qualsiasi modulo perché quello che conta è avere la disponibilità MENTALE di tutti i giocatori. Vale anche per la fase offensiva, se i difensori si smarcano e vogliono la palla da dietro è molto più facile produrre un gioco offensivo e redditizio. Ma tornando alla cosa che più mi interessa, dico che questi principi che porto avanti da 20 anni e che ho sempre avuto difficoltà a fare comprendere, stanno avendo successo in tutte le competizioni. Tutti hanno parlato di grande prestazione dell’Inter con il Chelsea, ma se Pandev e Eto’o non avessero fatto le due fasi, soprattutto quella difensiva, con quella dedizione e continuità, non ci sarebbe stato questo risultato così importante. Il grande merito di Mourinho è che IN 2 ANNI è riuscito a fare capire alle sue punte (più a Sneijder), che sono determinanti nella fase difensiva senza dover rinunciare alle loro qualità offensive. Questo avviene soprattutto nelle partite importanti dove le tue qualità sono pari all’avversario, incontrando squadre inferiori puoi usare questa tattica in modo meno continuo specialmente se hai tanti impegni. Sviluppare la fase difensiva con le punte, comunque, comporta tattiche diverse in riferimento a come è disposto l’avversario e quindi APRO un interscambio di informazioni con voi perché sono tante le varianti che solo con delle domande precise si possono sviluppare. Voglio finire con una considerazione che mi viene dal profondo: perché quando io e qualche altro mio collega facevamo sacrificare le punte nella fase difensiva, con disprezzo, ci appellavano come DIFENSIVISTI e oggi invece chi lo fa è UN GRANDE STRATEGA?

Gigi Cagni