Conferenza stampa del 15 giugno 2015

15 giugno 2015


Un calcio sorprendente..

13 maggio 2015

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Il nostro è veramente un mestiere affascinante e pieno di sorprese.
Non ci sono mai certezze, e quando pensi di avere scoperto e vissuto esperienze importanti con successi e risultati gratificanti, ti capita qualche cosa che ti riporta con i piedi per terra e ti fa rendere conto che non hai mai finito di imparare ma, soprattutto, di sbagliare.
So che sto entrando in un argomento che mi porterà ad avere critiche e, magari, qualche offesa ma ritengo di potere parlare di calcio con cognizione di causa e di poter esprimere certi giudizi con serenità e professionalità senza offendere nessuno, oltretutto consapevole di non essere depositario di nessuna verità.
Cinque anni fa sono stato a Barcellona a vedere, per una settimana, Guardiola lavorare perché era un allenatore che mi aveva impressionato in una partita di Coppa a Roma.
Lo avevo guardato come si muoveva in panchina e come aveva disposto tatticamente la squadra e le correzioni che aveva dato durante la gara.
Non era ancora “Guardiola” ma io avevo intuito qualche cosa di diverso e mi era piaciuto molto così ho preso contatti e sono andato a vederlo lavorare.
La mia impressione non era sbagliata, sul campo era veramente un allenatore che ti trascinava e affascinava sia per la grande personalità che per le idee calcistiche “delle due fasi”, questa era la sorpresa, pretendeva che il pressing iniziasse da Messi e Ibrhaimovic, nella fase difensiva naturalmente.
Ecco perché mi ha sorpreso, negativamente naturalmente, la gestione tattica delle due partite con il Barcellona del Bayern.
Penso di poter affermare con, ripeto, cognizione di causa ,che nelle due gare sono stati fatti due errori determinanti per il risultato finale.
A Barcellona sul 2 a 0 con quegli attaccanti contro e la tua squadra senza le due punte di diamante a 5’ dalla fine non puoi prendere il terzo gol in contropiede.
La partita deve finire 2 a 0 perché hai il ritorno da giocarti in casa.
A Monaco stesso errore.
Fai gol dopo 6’, hai ancora tutta la gara da giocare e prendi 2 gol in contropiede sapendo che solo se ne prendi uno sei messo male?
La cosa che mi conforta è che anche l’allenatore più bravo del mondo, e io lo penso dal giorno che l’ho visto lavorare 5 anni fa, non sia sempre freddo e lucido nelle decisioni e che faccia errori umani che nel calcio è facile fare anche se hai qualità e grande esperienza.

Gigi Cagni


Non perdiamo l’occasione

30 settembre 2013

serie-a-anteprima-600x398-933370Condizione psico-fisica, qualità tecniche e sistema di gioco adatto alle caratteristiche dei giocatori.
Non c’è nessun segreto in quello che sta accadendo ai vertici della classifica di serie A.
Guarda caso tutte le prime 4 hanno “la fase difensiva” migliore.
Certo, la fase difensiva, perché i tecnici hanno fatto capire agli attaccanti che devono essere i primi difensori per aggredire l’avversario più alto e rimanere più corti e compatti.
Poi anche le qualità dei singoli difensori (sicuramente anche allenati nello specifico) hanno avuto la loro parte.
Guarda caso 3 fanno il 3-5-2 o il 4-3-3 e la quarta, il Napoli, cambia spesso modulo da c.c. in sù mantenendo sempre i 4 dietro anche se, sono curioso, voglio vedere cosa farà Benitez contro le grandi.
Ma tutte e 4 hanno attaccanti che rientrano, si sacrificano e coprono tutta la linea d’attacco.
Adesso si parlerà di trasformazione del calcio e si discuterà dell’importanza della fase difensiva.
Basta con le mode in riferimento all’andamento dei campionati.
Parliamo di calcio in modo serio, diamo la dimensione giusta agli avvenimenti.
Guarda caso in tutti i paesi Europei il modulo è quasi sempre lo stesso e gli stadi sono pieni e il pubblico si diverte.
Siamo solo noi che diamo i numeri pensando di far crescere l’interesse e, invece, creiamo solo confusione non soltanto negli spettatori ma anche negli allenatori giovani.
L’anno scorso, allo Spezia, ho cambiato la posizione in campo ad un giocatore (perché l’allenatore avversario, che stava perdendo, aveva messo un giocatore fra le linee), così un suo compagno si è avvicinato alla panchina e mi ha chiesto: “che modulo giochiamo?” Ho risposto: “ secondo te è determinante visto che ho cambiato solo la posizione di uno di voi?”
Secondo me quello che sta accadendo è solo la conseguenza di avere allenatori esperti che sanno cosa vuol dire equilibrio e sacrificio, oltre ad avere la serenità della conoscenza di saper mettere i giocatori nella loro posizione naturale senza invenzioni.
I moduli essenziali sono tre, che possono avere qualche variazione, ma sono sempre tre.
Non fatevi fuorviare dai numeri mediatici e modaioli, creeranno confusione in voi ma, soprattutto, nei vostri giocatori.
Spero che le squadre in vetta non snaturino i loro principi anche in caso di situazioni negative, abbiamo bisogno di razionalità e semplicità e, forse, torneremo a divertirci e a crescere anche senza una marea di top players.

Gigi Cagni


Il calcio è semplicità

10 settembre 2013

cattedraProseguo con il ragionamento dell’articolo precedente.
Un allenatore giovane mi ha scritto sul blog chiedendomi cosa fossero “i flussi di gioco”.
La mia prima reazione è stata di sbigottimento e stupore.
Cosa saranno mai questi flussi di gioco?!! E poi “ ma in che contesto dovrei usare questi termini?”
Guardo le partite di tutte le categorie e si vede un tiro in porta dopo 20’dall’inizio della gara (forse).
Certo che ci sono portieri con i piedi buoni, tutti che partecipano al gioco, grande possesso palla , ritmi che annoiano e nessuno che rischia niente.
Saranno le prime partite, sarà che fa ancora caldo, sarà che bisogna conoscersi e quindi i meccanismi non sono ancora al meglio.
Sta di fatto che, essendo molto istintivo, ho delle sensazioni negative riguardo a quello che potrà essere lo spettacolo in questo prossimo campionato.
Probabilmente solo la Lega Pro sarà divertente visto che non ci saranno retrocessioni (ma il livello tecnico non è eccelso).
Tornando “ai flussi di gioco” penso sia venuto il momento di porre un freno a questo linguaggio e a tutta questa teoria dei numeri.
Con la confusione e la continua ricerca di esperimenti e rivoluzioni, senza un minimo di razionalità e programmazione, non si può che giungere a un traguardo di “caos e incertezze”
Conte ha detto una cosa di estrema razionalità e intelligenza.
Gli hanno fatto notare che siamo stati il paese che, nell’ultimo mercato, ha speso meno.
La sua risposta è stata “non sono i soldi che fanno vincere ma le idee”.
Noi ne abbiamo poche e confuse perché continuiamo a intestardirci sull’idea che se non segui certe mode sei vecchio e retrogrado, se non usi certi termini non puoi dialogare del calcio moderno.
A me non piace parlare del passato ma, in certi casi, va usato.
Andate a vedere le partite dell’Olanda e dell’Ajax degli anni 60.
Per essere meno esterofili provate a informarvi su come giocavano la Ternana di Viciani o il Varese di Fascetti in quegli anni.
Venendo agli anni nostri quanti allenatori preparati e con idee vincenti ci sono stati negli anni 90 e 2000?
Abbiamo fatto scuola a tutti, la tattica è nel nostro DNA.
Smettiamola di scopiazzare e cerchiamo di essere noi stessi, il calcio è semplicità, organizzazione, equilibrio e fantasia.
Cari Presidenti non fatevi influenzare dalle mode e dall’ansia del risultato, ma mettete gli allenatori nelle condizioni di esprimere le loro qualità con un minimo di serenità, la fretta non produce niente di buono.

Gigi Cagni


Ricostruire le fondamenta

29 maggio 2013

la forca per i fondamentali

la forca per i fondamentali

Mi dispiace veramente tanto per Stramaccioni.
So cosa voglia dire, dopo un’esperienza così intensa e stressante, essere messo da parte, ti crollano molte certezze e ti senti “abbandonato”dal sistema che fino a qualche mese fa ti faceva sentire importante.
Se si hanno le caratteristiche adatte per fare questo lavoro lo si vede in questi momenti.
Ma non era per essere solidale con questo collega se ho fatto questa premessa, anzi.
Andate a vedere un mio articolo dell’anno scorso, in riferimento alla scelta di Moratti, scoprirete che ero l’unico che l’aveva, pubblicamente, criticata.
Mi ricordo, anche, che all’Inter se ne risentirono e me lo fecero sapere.
Mi ricordo anche che qualche tifoso mi scrisse sul blog: “ Non è che sei invidioso?”.
Non era invidia ma razionalità e conoscenza di questo lavoro.
Criticai la scelta e l’allenatore proprio quando fece quella serie di vittorie consecutive ad inizio stagione.
Il motivo era semplice, ed è lo scopo di questo articolo, perché la squadra vinceva, ma il migliore giocatore era sempre il portiere.
Non perché facesse “la parata partita” ma perché faceva “LE parate partita”
Non era possibile che una squadra potesse avere successo concedendo all’avversario 5-6 occasioni nette da gol.
Sono, da sempre, tacciato di essere difensivista perché parlo molto spesso della fase difensiva e non di quella offensiva.
Ma quando io parlo della fase difensiva parto dagli attaccanti che devono essere i primi a costringere l’avversario a non costruire, solo per il fatto che è un vantaggio loro se la riconquista della palla avviene vicino alla porta avversaria.
È essere difensivisti questo?
È essere difensivisti volere sempre la copertura nei 4 difensori e non la linea?
È essere difensivisti se in tutte le occasioni, in riferimento alla palla e al numero di attaccanti, nello stesso numero i difensori marcano e uno si stacca?
È essere difensivisti se con palla scoperta non voglio i difensori in linea?
È essere difensivisti se insegno l’1 contro 1 e il contrasto e nei 16 metri la marcatura a uomo con riferimento porta e avversario e non la palla?
Se la risposta è si allora sono “difensivista”, mentre io mi reputo razionale e tatticamente equilibrato.
L’estate scorsa, in aeroporto a Roma, ho incontrato Walter Sabatini e, oltre a fargli l’in bocca al lupo, gli ho suggerito di “spendere e investire”su un forte DIFENSORE CENTRALE perché con un allenatore come Zeman sarebbe stato utile avere, in quel ruolo, un giocatore di personalità tattica importante.
Probabilmente non ci sono riusciti e, guarda caso, la cosa non ha funzionato.
Andate a vedere i grandi allenatori che hanno fatto la storia degli ultimi anni, Mou compreso.
In tutte le categorie vince chi prende meno gol.
Due campionati fa l’eccezione fu il Pescara ma, se vi ricordate, per compensare i 60 gol presi ne avevano dovuti fare 90.
Penso che l’eccezione siano i gol fatti, non è facile trovare un attacco così prolifico e se ti capita ti puoi permettere la linea molto alta senza dover scalare e fare diagonali.
Tutti si stanno lamentando perché non ci sono difensori di qualità.
Non è un caso, è perché non si insegna più, o non si sa insegnare, quelli che sono i fondamentali di questo ruolo.
Ma non è soltanto questo grave, è che già nei settori giovanili “fare le coperture, le diagonali difensive e marcare a uomo” sono vocaboli banditi dal linguaggio degli allenatori perché rischiano di essere etichettati come poco inclini a fare un gioco offensivo ed essere come ME, difensivista.
La dobbiamo smettere di enfatizzare e promuovere un “calcio spettacolo” che, guarda caso, non c’è più da anni in Italia.
Come mai non vinciamo più niente nelle competizioni Internazionali?
Forse, sarebbe meglio, tornare a parlare di “equilibri, di razionalità e di insegnamento dei fondamentali in tutti i ruoli ma, soprattutto, in quelli difensivi”.
Il termine equilibrio e insegnamento sono passati di moda, ripartiamo da capo altrimenti non ne usciamo più e cambieremo 45 allenatori all’anno senza dare il famoso SPETTACOLO.

Gigi Cagni


Nuova figura necessaria nel calcio moderno

29 gennaio 2013

alexBene, visto che gli errori difensivi madornali continuano ad accadere nei nostri campionati, penso sia venuto il momento di proporre un pensiero che mi frulla per la testa da qualche anno.
Secondo me deve nascere una nuova figura negli staff delle squadre di qualsiasi livello.
Mi sembra intuibile, visti gli ultimi argomenti, che è quello dell’allenatore specifico sia dei difensori che della tattica difensiva di reparto.
Voi direte: “C’è già l’allenatore in seconda che dovrebbe fare questo”.
Certo che c’è in quasi tutte le squadre, ma non in tutte è un difensore di esperienza, anzi..
Quindi credo sia necessario che ci si adegui alle esigenze tecnico-tattiche che i campionati mettono in evidenza.
Da quando esistono i campionati in Italia è statistico che vince, a parte qualche caso sporadico, chi prende meno gol.
Lo posso dire per esperienza personale visto che ho vinto tre campionati e ottenuto salvezze importanti in serie A mettendo in atto questo principio.
Tutte le volte che sono subentrato a campionato in corso, per riuscire a cambiare la tendenza, sono intervenuto immediatamente nella fase difensiva da parte di tutta la squadra per dare le prime certezze e sicurezze.
Psicologicamente prendere gol è devastante, a meno che tu non riesca sempre a farne di più (la cosa è abbastanza difficile e, comunque, non può durare nel tempo).
Capendo che in un calcio così stressante in cui un allenatore deve gestire 30 giocatori, trovare il tempo per allenare i singoli e i reparti, singolarmente, con continuità, sia difficile.
Sono sempre più convinto che sia assolutamente necessario introdurre la figura di cui ho detto sopra.
Per non essere frainteso e tacciato per difensivista, aggiungo che avrebbe anche il compito di allenare la tecnica individuale per l’inizio della COSTRUZIONE del gioco.
Lo dimostra il fatto che quando prendo in mano una squadra e parlo di tattica le prime volte, per la fase difensiva inizio dagli ATTACCANTI (non che debbano fare i difensori ma che sappiano come comportarsi quando hanno la palla gli avversari sì) e quella OFFENSIVA dai difensori (smarcarsi per il possesso, il sostegno e il lancio deve far parte del loro bagaglio tecnico).

Gigi Cagni


Spettacolo o equilibrio

10 dicembre 2012

Roma - Fiorentina 08122012
Che diatriba in questo periodo!
Molti gol, sistemi diversi nelle due fasi e ricerca del gioco spettacolare.
Quindi spazi ampi e difficoltà nell’arginare la tattica offensiva dell’avversario, soprattutto se ha giocatori di classe.
Tante reti su palle inattive e, vi posso assicurare, che non è solo la Fiorentina che le cura ma, a differenza delle altre squadre, lo fa in modo costante ed è inserito nel programma settimanale alla stregua dei lavori più importanti tattici.
Cosa decidiamo di fare adesso: noi tecnici, tifosi e, soprattutto, media?
Accettiamo quello che accade o critichiamo costantemente ogni gol preso?
Ci fa piacere vedere gare come Roma-Fiorentina? E mi riferisco anche ai tifosi delle due squadre.
Possiamo accettare che la nostra squadra, alla fine del torneo, possa non avere raggiunto l’obiettivo più importante pur avendoci fatto divertire durante tutta la stagione?
Da allenatore e da ex difensore vi dico, sinceramente, che mi arrabbierei molto (vedi Piacenza-Foggia di Zeman, primi anni 90 5 a 4) se la mia squadra prendesse molti gol anche se vincessi la gara.
Come sempre la verità sta nel mezzo.
E’ indubbio che ci sia una carenza di difensori di qualità, e questo è un aspetto di cui noi parliamo da molto tempo, perché non c’è più un insegnamento specifico nei settori giovanili.
Il tutto porta a vedere errori madornali in tutte le fasi di gioco.
Mi permetto di aggiungere che anche da parte dei c.c. non c’è una grande cultura per quanto riguarda contrasto e marcatura.
Quindi siamo a un bivio che può orientarci verso un calcio Europeo e Mondiale più rivolto alla spettacolarità o rimanere nella nostra filosofia dei risultati ad ogni costo, compresi esoneri a go go, con divertimento limitato.
Se opteremo per il primo non sarà determinante istruire i difensori come ai miei tempi ma continuare a lavorare sulla costruzione del gioco iniziando dalle loro qualità tecniche.
Se, invece, la scelta cadrà sul mantenimento del nostro modo di interpretare le gare sarà meglio che venga ripristinato il modo antico di crescita dei difensori e cioè dai FONDAMENTALI tecnico-tattici del singoli (chissà se gli allenatori delle giovani li conoscono e li sanno insegnare).

Gigi Cagni


Juve-Inter 1-3

4 novembre 2012

Complimenti Inter e complimenti a Stramaccioni, primo esame vero superato.

Lo scetticismo, anche da parte mia, si sta affievolendo perché sta dimostrando una cosa importante, direi determinante oggi, e cioè avere  la stima dei  giocatori e l’appoggio incondizionato della società.

Magari Moratti capirà quanto sia importante questo anche quando le cose dovessero non funzionare benissimo.

Ma adesso viene la parte più difficile.

Il riconfermarsi ed essere la seconda pretendente, oggi a pieno diritto, per lo scudetto significherà avere tutte le avversarie che si chiuderanno, senza permettere di sfruttare la propria arma migliore, che è stata la fortuna del Napoli di Mazzarri, e cioè il contropiede.

L’Inter ha sicuramente il tridente più qualitativo del Campionato che viene esaltato dal 3-4-3.

Ho visto da vicino per molto tempo quello fatto da Gasperini con il Genoa e, devo dire, non mi convinceva molto perché, secondo me, se non hai una punta che fa 20 gol e le altre in doppia cifra, o molto vicino, rischi tantissimo.

Analizzando bene la gara di ieri sera la cosa viene confermata perché, togliendo il primo gol in fuorigioco, Marchisio ha avuto 2 occasioni importanti nei primi 15’che potevano costare molto.

Oltretutto il rischio aumenta nel momento in cui fai stare la squadra molto alta.

Il sacrificio delle tre punte è determinante ma, allo stesso modo, devi avere difensori attenti, organizzati e forti nell’1 contro1 e con un portiere che sappia leggere le azioni come un secondo libero (Handanovic è fortissimo anche fra i pali).

Ultima, ma non ultima, anzi, la condizione fisica eccellente di tutti i giocatori, (calcolando il fatto che era la terza gara in una settimana).

Penso che sia stata proprio quella la chiave determinante perché, anche l’anno scorso, la forza della Juve consisteva nel dare sempre ritmi molto alti.

Ciò conferma quello che sto sostenendo da molti anni e cioè che un giocatore mostra  al meglio le sue qualità tecnico-tattiche quando è nella condizione psico-fisica ottimale, ciò permette di azzardare anche tatticamente.

Ed è su questo argomento che mi arrabbio perché, avendo fatto il calciatore so che, quando si raggiunge la migliore condizione psico-fisica, si può mantenere per lungo tempo con piccoli cali fisiologici dovuti al dispendio nervoso ma non fisico (guarda caso il collegamento con Zanetti  dell’articolo precedente viene ad hoc).

Vi posso assicurare che con una vita sana e con un comportamento mentale e professionale giusto la condizione massima è sostenibile per un campionato intero.

Questo è quello che gli allenatori ma, soprattutto, le società devono pretendere dai giocatori: il rispetto delle regole ne guadagnerà lo spettacolo e, tutte le partite, potranno essere godibili come quelle di ieri sera.

Complimenti ancora a Stramaccioni che ha saputo dare un’identità tattica adatta alle qualità della propria squadra, questa per me è stata la sua intuizione migliore, ma che può essere messa in atto solo se hai quel tipo di giocatori.

Dico questo rivolgendomi a tutti i miei colleghi, soprattutto dei settori giovanili, la tattica non segue le mode ma la conoscenza che ha l’allenatore dei vari metodi di gioco in riferimento al proprio organico.

Buon lavoro e buon divertimento.

Gigi Cagni


Tutti a scuola da Javier Zanetti!

25 ottobre 2012

Nel leggere i commenti sui sistemi di gioco e sulle ultime prestazioni delle squadre italiane, penso sia meglio chiarire dei concetti, che possono essere sfuggiti, contenuti nei miei articoli precedenti.

Se si è d’accordo sul fatto che il calcio, e tutti gli altri sport agonistici, è diventato prevalentemente fisico non potete non valutare questo aspetto nel giudicare le prestazioni delle nostre squadre sia in Coppa che in Campionato.

Questo è sicuramente il periodo peggiore perché si giocherà, per molto tempo, ogni 3 giorni e sarà impossibile lavorare sia sul recupero che sulla parte psico-fisica.

Come saprete il dispendio energetico muscolare viene recuperato in 36 ore ma quello nervoso in 48.

Quindi pretendere che, in certe partite, ci sia lo stesso rendimento è umanamente impossibile.

Più una squadra ha in prevalenza, nella partita, il rendimento migliore a intensità elevate più farà fatica ad avere un rendimento costante in periodi lunghi.

Potete sicuramente controbattere dicendo che le squadre sono formate da organici ampi, vero, ma sapete anche che è impossibile avere doppioni dei ruoli con le stesse caratteristiche, sopratutto tecniche.

Non bisogna trascurare i viaggi, spesso travagliati, e i climi di varia natura con l’aggravante di giocare la sera.

Proprio per tutti questi motivi, forse, sarebbe meglio istruire i calciatori a come si può sopperire alla fatica e agli infortuni con comportamenti alimentari e di vita privata consoni allo spreco energetico.

Se la parte determinante è riuscire a fare recuperare il fisico e la mente nel più breve tempo possibile, credo, sia fondamentale il riposo assoluto e l’assunzione di cibo che non produca scorie ma che aiuti all’eliminazione veloce delle stesse.

Quindi penso non sia adatto, nel breve tempo libero in questi periodi particolari, uscire fino a tardi la sera e alimentarsi in modo sregolato (nell’alimentazione ci metto, soprattutto, il  tipo di bevande.)

Ci sono delle regole fisiche che vanno rispettate nel campo professionistico, vanno insegnate e fatte mettere in atto con grande severità.

Bisogna fare capire, specialmente quando si è giovani, che potrai non pagare l’errore nell’immediato ma che sicuramente PAGHERAI.

I professionisti di uno sport di gruppo devono avere rispetto non soltanto della propria professione ma dei propri compagni e di chi li paga (società e spettatori).

 È il motivo, per cui, non sono molto d’accordo con chi dice che gli infortuni dipendono in percentuale elevata soprattutto dall’intensità del gioco e dai contrasti, è un alibi che va eliminato.

Proprio per questo se gli atleti rispettassero le regole di comportamenti adatti ai grandi sforzi (lo sport agonistico non è salute, il corpo non è nato per sopportare certe sollecitazioni), secondo me ci sarebbero meno infortuni.

Ditemi dov’è il sacrificio nel fare il professionista di qualsiasi sport ad alti livelli se non quello di avere una vita consona allo sforzo.

Bisognerebbe mandare tutti i calciatori a scuola da Zanetti!!!!!!!!

Gigi Cagni

 


A e B: prime impressioni

21 ottobre 2012

Come ho sempre detto, e chiesto, alle società che mi hanno ingaggiato, si devono aspettare almeno 8-10 gare per giudicare sia, la probabile evoluzione del campionato  che quella di una singola squadra.

Fortunatamente io non sono né un presidente e nemmeno faccio parte di quei media che in poche settimane riescono a capire che tutto andrà a rotoli e che si deve cambiare.

Non so nemmeno perché nel periodo estivo sono tutti a sottolineare il fatto che il nostro campionato è il più difficile, ma lo è altrettanto la costruzione di una squadra che necessita di tempo per trovare gli equilibri giusti, che bisogna fare giocare i giovani, che il mercato fino a fine agosto porta degli scompensi proprio nella gestione tecnico-tattica e che qualsiasi programmazione ha bisogno di TEMPO.

Tutto, poi, viene dimenticato in funzione del risultato.

Perciò solo oggi riesco a dare un primo giudizio, naturalmente personale, su quello che ho visto in questi mesi.

Partiamo dall’aspetto tattico.

Sia in A che in B, nella maggior parte delle squadre, vengono usati  il 3-5-2 o il 4-3-3 (o 4-3-1-2).

Mi sono chiesto il perché.

Escludendo, fortunatamente, che sia per moda penso derivi dal fatto che non c’è molta qualità sia a livello di personalità che specifica del ruolo nei moderni difensori.

Sono molto più bravi nella costruzione del gioco ma estremamente carenti nella specificità dell’essere per prima cosa difensori.

In spazi ampi hanno difficoltà sia nella posizione di reparto ma, soprattutto, nel sapere marcare l’uomo in tutte le situazioni degli ultimi 25m.

I miei colleghi più esperti hanno optato per questi moduli che permettono di restringere gli spazi e fare sentire più sicuri i tre difensori per svolgere al meglio il loro ruolo.

Perché ho detto i più esperti? Perché molti dei giovani fanno rimanere a tre dietro in tutte e due le fasi prediligendo esterni più offensivi e c.c. di qualità tecniche più propense alla fase offensiva che difensiva.

Sperando che gli diano il tempo di capire che ci vogliono equilibri in tutte e due le fasi, sono convinto che, intelligentemente, capiranno la necessità di cambiare convinzioni e apportare le giuste correzioni altrimenti, secondo il mio modesto giudizio, non avranno i successi sperati.

Spero sempre di avere torto quando parlo di certi argomenti ma, l’esperienza di 40 anni del nostro calcio, mi fa optare per questo tipo di previsione.

Tutto potrà essere capovolto nel momento in cui tutti saremo d’accordo sul fatto che il risultato non debba essere la cosa principale da giudicare.

Per quanto riguarda l’aspetto fisico ho più difficoltà.

In A, per motivi economici e di calendari, quasi tutte le squadre giocano gare amichevoli in fretta e quindi non possono costruire molto i sistemi energetici basilari.

Tutto questo porterà ad avere più facilità di infortuni (poi su questo argomento scriverò qualche cosa riguardo a quello che DOVREBBERO fare i calciatori per diminuire tale rischio) e cali di forma durante la stagione.

E’il motivo per cui, giustamente, gli allenatori di squadre con obiettivi importanti chiedono organici ampi e, soprattutto, l’aiuto sulla gestione da parte delle società.

Chi riesce a fare questo vince, o ci va molto vicino.

Quindi a oggi non riesco a valutare questo aspetto perché ha troppe varianti e ogni allenatore ha sicuramente fatto scelte diverse che potranno essere valutate meglio, secondo me, nel girone di ritorno.

In B, invece, ho visto squadre che hanno già sviluppato grandissime intensità e altre meno.

In questo caso io penso che, per i motivi indicati all’inizio, ci siano tecnici che hanno lavorato un po’ meno per partire più veloci, col rischio di pagare poi in termini di prestazioni magari nel girone di ritorno.

Altri invece, più sereni nel proprio ambiente, hanno optato per una preparazione più PESANTE rischiando la partenza diesel ma che, in teoria, porterebbe a non avere grossi cali in un campionato così lungo.

Queste sono state le mie prime impressioni generali nella valutazione dell’inizio dei nostri principali campionati.

Durante lo svolgimento vedremo lo sviluppo degli argomenti che saranno più interessanti da trattare.

Gigi Cagni