E’ una questione di priorità


Penso che la partita di ritorno, anche se la maggior parte di voi che hanno fatto il commento non sono d’accordo, sia stata la prova che quello che ho scritto nel precedente post poteva essere la soluzione più giusta. Se il Real avesse giocato anche all’andata con la stessa tattica del ritorno, avrebbe perso con ancora più gol di scarto. Non dovete guardare il risultato di 1 a 1 ma quello che avrebbe potuto essere se quelli del barcellona avessero realizzato tutte le occasioni che hanno avuto. Non ho certamente mai pensato che la rosa del Real fosse inferiore a quella dei catalani ma provate a chiedervi perché il Varese ed il Novara sono già nei play-off mentre Torino, Livorno, Padova e Reggina sono ancora in lotta. La risposta è semplice e sta nella possibilità di avere lo stesso gruppo di base per più anni, e Pep qualcuno di questi giocatori li aveva già nella seconda squadra del Barca prima di prendere la prima. Essere umili e conoscere i propri limiti nel momento in cui devi affrontare un avversario più organizzato e rodato, non è un segno di debolezza o paura ma di intelligenza. Analizzando la partita di ritorno si è evidenziato che negli spazi ampi i giocatori del Barcellona si esaltano e riescono ad esprimere al meglio le loro qualità. In più hanno Messi che crea sempre la superiorità numerica e quando affronti una squadra con un giocatore così non puoi permetterti di fare l’1 contro 1 ma devi proteggere sempre nella sua zona di azione che, oltretutto, non è mai la stessa. Se copri da una parte scopri dall’altra. Ribadisco, e ne sono ancora più convinto che la prima strategia di Mou era la migliore, alla luce di quello che si è visto nelle due gare. Sono anche, in disaccordo con molti di voi sulla tattica dello Shalke 04 nelle due partite di semifinale. Se non avessero avuto uno dei portieri più forti Europei ci sarebbero state due goleade che avrebbero sì messo in evidenza il CORAGGIO DEL PROFESSORE, ma fatto fare una figuraccia alla squadra ed ai suoi componenti. Ribadisco, il concetto è che devi scegliere fra la tua vanità e l’interesse della squadra e dei tuoi giocatori. C’è sempre la possibilità di fare vedere le proprie doti ma bisogna avere la capacità di scegliere i momenti opportuni.

Gigi Cagni

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6 Responses to E’ una questione di priorità

  1. Salvatore ha detto:

    Mourinho lo scorso anno con l’Inter, checchè se ne dica, ha fatto due capolavori tattici nella semifinale con il Barcellona.
    All’andata pressing altissimo, raddoppi in ogni zona del campo (certamente sostenuti da una condizione atletica fantastica, ma ricordo che per arrivarci quasi perde lo scudetto con 4-5 partite in cui i giocatori avevano le gambe pesanti e pochi punti in cascina…), non hanno fatto fare al Barca la solita trama di passaggi mandandoli in difficoltà e vincendo 3-1.
    Al ritorno al contrario difesa in 10 sempre sotto la linea della palla nella 3/4 campo, spazi chiusissimi, raddoppi in ogni zona, e nessuno sbocco in avanti. (Emblematica una punizione dalla 3/4 di Chivu calciata appositamente fuori con nessuno a saltare in area). Certo atteggiamento molto discutibile, ma che ha portato il risultato voluto. Barca che segna per caso a pochi minuti dalla fine. Messi sia all’andata che al ritorno raddoppiato costantemente dal “giovane” Zanetti non è mai stato in partita.

    Quest’anno forse a Madrid le cose erano diverse (non ho seguito molto e quindi non ho un’opinione precisa), ma credo che ci vogliano due anni di lavoro e gli uomini giusti nei ruoli giusti per arrivare a certi traguardi.
    E il Barcellona è una squadra fantastica.
    Vederla giocare nel suo stadio dall’alto è assolutamente un’esperienza da provare… mai un giocatore fermo, nè in fase di possesso, nè in fase di non possesso, tutti che sanno sempre dove e come andare, supportati poi da “cervello” e piedi di grande qualità in ogni zona del campo, palla sempre a terra, due-tre tocchi massimo… quasi un calcio utopistico!!!

    • Cristian ha detto:

      Così giocava già l’Ajax negli anni’90 non dimentichiamolo, senza andare troppo indietro nel tempo…e anche a est Dinamo Kiev e Urss giocavano un calcio totale negli anni ’80….gli olandesi sono stati seguiti e ascoltati a Barcellona…e se vogliamo forse qualche cosa è anche stata migliorata……per giocare in quel modo serve per prima cosa a mio avviso grande senso del gruppo….chi bada prima a se, potrà anche avere grandi doti ma non riuscirà mai ad inserirsi…

      Ok, tatticamente l’Inter era stata molto brava….ma non dimentichiamo il colpo di testa troppo preciso di Bojan…con tutti i difensori dell’Inter trattenere il fiato….l’ho citato già tante volte…..poi per come sono andate le cose complimenti all’Inter…..

    • gigi ha detto:

      Il sistema per vincere è questo,devi avere dei giocatori,oltre che bravi,disponibili al sacrificio.

  2. RC65 ha detto:

    Appena il Madrid si è sentito baldanzoso ed è avanzato in campo, ha preso gol. Mourinho con tutti i suoi grandi difetti conosce bene i suoi “polli” blancos

  3. Cristian ha detto:

    La programmazione è fondamentale…chi la sa e riesce a fare ne trae vantaggio….oltre alle qualità e caratteristiche dei giocatori si cerca anche “l’uomo”……parlando con i più in Italia faticano a comprendere che cosa c’è dietro al Barcellona……non si riesce davvero a far capire alla gente l’importanza del settore giovanile del Barcellona……poi comunque per mettere in piedi una struttura che funzioni non è semplice, figurarsi per vincere al massimo livello…ma al di là di questo ispirasi non sarebbe male, ma ho idea che ci siano interessi a non dare importanza a un calcio così concepito….intanto il Barcellona ne gode, ben per loro…

  4. giorgio pivotti ha detto:

    Non è sempre detto o dato per certo che avere un gruppo formato nel tempo sia garanzia di valori affinché una squadra venga considerata forte e quindi da temere.
    Basta guardare i nostri club di maggior spicco dove spesso, vedi Inter, la squadra diventa quasi imbattibile, sta ai vertici della classifica non tanto per gli elementi che vi giocano da tempo ma soprattutto per acquisti di campioni azzeccati, in forma, capaci di fare la differenza in fase offensiva segnando tanti gol importanti, decisivi che fanno risultato.
    Il Barcellona ha la caratteristica di fare un gioco che neanche il Real Madrid di cui non è potenzialmente inferiore, sa esprimere, esteriorizzare, un gioco che paga e da spettacolo vale a dire quello basato sul palleggio, controllo e possesso palla, sul dribbling, sui passaggi stretti, ancor più efficace e godibile del miglior Brasile che permette alla squadra di far girare la palla con una serie di passaggi rapidi e ubriacanti fino ad arrivare alla conclusione a rete a fronte dei quali anche la squadra di Mourinho si è trovata spesso in difficoltà e disarmata, figurarsi gli altri avversari di caratura inferiore.
    La risposta su Mourinho che non fa l’allenatore nel senso comune del termine e della funzione, in sostanza il dodicesimo uomo in campo, mi piacerebbe leggerla per sentire come la pensano anche gli altri utenti.
    Quanto a Messi ma come ho già detto il discorso è uguale per i suo compagni d’azione, è da notare che quando ricevere palla nei suoi spostamenti indefiniti nel campo è SEMPRE SOLO, nessuno lo marca preventivamente che significa ostacolarlo al momento di ricevere palla e non dopo in seconda battuta e dopo che se ne è già disfatto o ti sta superando nell’uno contro uno.
    Ripeto la soluzione all’interruzione della ragnatela di passaggi nel Barcellona passa per la marcatura individuale, ad personam in modo da essere sempre al posto giusto nel momento giusto anticipando o contrastando. Anche su questo non c’è stato scambio di opinione per comprendere se è veramente questo il modo tattico valido per ridimensionare il Barca che neanche il Real Madrid, Mourinho sono stati capaci di intendere e realizzare oppure se c’è qualcosa altro da eccepire.
    E’ evidente e naturale che farsi travolgere da un avversario non è mai consigliato né producente se poi questo è nettamente superiore, non lo è tra Barcellona e Real Madrid ma neanche tra le squadra di A e di B del nostro campionato dove sulla carta l’ultima in classifica batte o gioca a viso aperto con la prima, ragion per cui una tattica difensivistica è quanto mai consigliata per cercare di prendere meno gol possibile un risultato già di per se di tutto rispetto la squadra cosiddetta inferiore. Nel calcio moderno questa diversità di valori in campi almeno da noi si è andata col tempo riducendosi tra le squadre per cui ogni tattica che punti a chiudersi nella propria metà campo per un difesa ad oltranza per me non è da perseguire, non paga anche sotto l’aspetto dell’immagine calcistica, quindi ben venga il gioco a viso aperto senza temere nulla e nessuno.

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