3 aprile 2015

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DIARIO DAGLI STATES (SECONDA E ULTIMA PARTE)

17 ottobre 2014

Gigi Cagni Red Bulls

È finita, purtroppo, la mia esperienza americana.

Il “purtroppo” non è tanto perché qui si stia male e là bene (riguardo al concetto di organizzazione e modo di concepire lo Stato e il rispetto delle regole sicuramente sì e ciò vale anche per il calcio) ma quanto perché due mesi non sono sufficienti per imparare l’inglese. Quantomeno non abbastanza per sostenere dialoghi di un certo livello.

Oggi però, potrei allenare una qualsiasi squadra e farmi capire, andare in giro per il mondo e farmi capire e, certamente, capire quello che mi stanno dicendo.

I due obiettivi che mi ero prefisso li ho raggiunti.

Della mia personale conoscenza della lingua inglese a voi interessa poco, ma capire se ci fosse la possibilità di entrare nel calcio americano e portare la mia esperienza, penso di sì.

Quindi mi sono informato, sul posto, delle possibili chance che avrei potuto avere negli States.

Al momento per me nessuna, ma anche per qualsiasi allenatore Europeo.

Non mi dite di Klismann, perché in quel caso è lampante quanto gli americani siano pragmatici e pratici.

C’era il mondiale e loro dovevano fare bella figura e vedere se, con dei risultati, il soccer avrebbe potuto attecchire anche in America e, quindi, diventare un affare.

A loro difatti oggi, non interessa avere squadre con una conoscenza tattica eccezionale, non interessa avere giocatori di fama mondiale e investirci tanti soldi (su 450 giocatori della MLS solo in 6/7 superano 1 milione di dollari, lordi, di ingaggio. Hanno un tetto salariale che è 250000 dollari e la media è di 200000 sempre lordi. Là le tasse le pagano tutti). L’investimento più importante, che varia dai 300 ai 400 milioni di dollari, riguarda le strutture.

Poi penseranno a organizzare meglio i campionati e, quindi, a investire sulle squadre.

Sono le persone che vanno allo stadio quelle che poi gli permetteranno di fare il business e, quindi, a quelle hanno pensato quando hanno deciso di investire.

Anche perché oggi, ed è statistico, sono più i giovani che giocano a calcio che quelli che praticano gli sport, diciamo nazionali.

In MLS (Major League Soccer) non ci sono retrocessioni e alla fine ci sono i play off per la vittoria del campionato.

Per fare questo campionato devi avere requisiti ben precisi e cioè: stadio, strutture adeguate e possibilità economiche per avere competitività nella massima serie con standard elevati e quindi nessuna squadra, per ora, ha ritenuto economicamente conveniente salire nella massima categoria.

Poi c’è la NASL (North American Soccer League) diciamo la nostra serie B, che ha parametri diversi ma che, in questo momento, si sta strutturando e fa parte della USL (United Soccer Leagues).

Nessuna squadra, per ora, ha il settore giovanile, perché i giocatori vengono reclutati dalle University e i College (che sono poi la stessa cosa) organizzati in campionati divisi per stati, visto le distanze enormi che ci sono.

Difficilmente un giocatore di queste squadre sale di categoria perché, o è veramente un fuoriclasse e quindi può guadagnare un buon ingaggio, altrimenti non gli conviene in quanto, loro, quando escono dall’Università hanno il posto assicurato e guadagnano di più che fare i professionisti nel calcio.

Ho descritto a grandi linee senza approfondire altrimenti sarei stato tedioso.

La conclusione è che, quando poi torni in Italia, non riesci a capire perché noi non si possa fare quello che negli altri paesi è normale.

Per costruire una cosa nuova (America) o ripartire dopo una crisi (Italia) mi viene spontaneo dedurre che ci vogliano gli stessi ingredienti, con una differenza sostanziale che nel nostro caso c’è una grande bagaglio d’esperienza.

La maggior parte dei tifosi calcistici italiani sono persone sensate e intelligenti.

Per queste persone bisogna avere il coraggio di fare delle scelte.

Basterebbe dire che si ha bisogno di 4/5 anni per rimettere tutto a posto, cominciando dalle strutture adatte per le esigenze di uno spettacolo più godibile, mettendo in secondo piano l’importanza del risultato sul campo.

Ma se noi pensiamo che la cosa più importante sia: moviola in campo sì, moviola in campo no, non ne usciremo mai, anzi..

Dei campionati Italiani o di altre cose che riguardano lo specifico ne parleremo più avanti perché ho visto solo l’ultima giornata e, quindi, non ho la conoscenza, né delle squadre, né dei nuovi giocatori e nemmeno dei sistemi di gioco adottati.

A presto.

Gigi Cagni


AMERICA

29 luglio 2014

BOSTON
Partenza dall’Italia sabato 2 agosto ore 7 e 30, arrivo a Boston ore 13 (con scalo a Parigi).
Rientro in Italia 28 settembre, dopo 8 settimane di lezioni mattutine alla Kaplan School e visita, il pomeriggio, a teams americani accompagnato da un Agente che lavora negli States.
Cari amici blogger ve lo avevo detto che, se non si muoveva niente in Italia, sarei andato a fare un’esperienza in America.
Mi sono saltate trattative in America, Cina ed altri Paesi per la non ottima conoscenza dell’inglese, quindi, perché “vecchio e retrogrado”. Perciò, valigia e inizio di una nuova esperienza che sarà, comunque, gratificante.
Vi posso assicurare che sono così in fibrillazione che mi sembra di dovere giocare la partita più importante della vita.
So che mi dovrò adattare per il discorso comunicazione ma, sono certo, che riuscirò a mantenere il mio rapporto con voi.
Vi do un grosso abbraccio e arrivederci a fine Settembre.

Gigi Cagni


Ciao Stefano dal tuo “Capitano”

28 giugno 2013
Stefano Borgonovo

Stefano Borgonovo

Erano giorni che mi dicevo: “adesso vado a trovare Stefano perché è da un pò che non lo sento, appena torno a Brescia ci vado”.

Purtroppo non ho fatto in tempo. Ieri sera, per una sfortunata situazione, non è riuscito nell’ultima impresa della sua tribolata esistenza.

Caro Stefano, come ho scritto sul blog in un post di qualche anno fa, dopo avere saputo della tua malattia ed averti ritrovato, ho ricevuto da te preziosi insegnamenti di come si affrontano i veri problemi.

Tu e tutta la tua famiglia, soprattutto tua moglie Chantal, avete dimostrato che con la forza di volontà e l’amore per la vita, si possono superare gli ostacoli più grandi.

Il tuo coraggio e la tua voglia di essere utile anche in una situazione di estrema difficoltà, hanno consentito di migliorare la condizione di chi soffriva per la tua stessa terribile malattia e di fare passi avanti nella ricerca attraverso la tua Fondazione.

Ti voglio ricordare mentre corri ad abbracciarmi dopo aver segnato un gol e per gli “scherzi” che ti divertivi a farmi.

Ciao dal tuo “Capitano”.

Gigi Cagni


Emozioni indelebili

20 maggio 2013
STRISCIONE SPEZIA ULTIMA DI CAMPIONATO 18-05-2013

STRISCIONE SPEZIA ULTIMA DI CAMPIONATO 18-05-2013

Ne vale veramente la pena.
Tutti i mesi fermo ad aspettare una telefonata per tornare su un campo da calcio a esprimere tutto quel bagaglio tecnico e umano che contraddistingue noi allenatori “esperti”.
Sì, ne vale proprio la pena se poi hai un risultato di espressione di stima, da parte di una tifoseria calda e passionale, che ti dedica uno striscione toccante e un applauso finale da brividi.
Il bello e il brutto di questo lavoro che è pieno di contraddizioni.
Ma io cerco di cogliere e immagazzinare solo le cose che mi possono fare crescere e migliorare per proseguire, senza mai abbassare lo sguardo, questo lavoro che ho avuto la fortuna di fare da 43 anni.
Dico 43 anni perché anche i 20 anni da calciatore li ho vissuti con la stessa intensità e emozionalità.
Tre mesi allo Spezia hanno contribuito in modo esponenziale alla mia crescita professionale.
Ma non solo.
Sono arrivato in un momento delicatissimo sotto il profilo psicologico, in un ambiente depresso dal risultato della gara interna contro il Novara.
Sapendo, però, che la squadra aveva dei valori tecnici e che avrei trovato un ambiente, tifoseria e stadio, adatti al mio modo di concepire una partita di calcio.
Ero certo, e lo sono sempre stato, che sarei riuscito ad ottenere l’obiettivo che mi era stato richiesto.
Più andavo avanti nel lavoro e più mi arrabbiavo perché non riuscivo a capire il motivo per cui, questa squadra, non stava facendo il campionato che, tecnicamente, avrebbe “potuto” fare.
Piano piano, con pazienza e con alti e bassi, ci siamo tolti delle belle soddisfazioni.
Ma mai avrei pensato di vivere un’emozione così INTENSA nella partita finale al Picco.
Grazie a tutti, quello che è accaduto sabato rimarrà indelebile per sempre.

Gigi Cagni


Ringraziamenti e ……chiarimenti

17 giugno 2012

Inizio ringraziando e scusandomi con chi mi ha scritto in questo ultimo mese in cui, per ovvi motivi, non ho potuto esaudire le loro richieste.

Ringrazio anche quelli che mi hanno criticato con educazione perché tutto serve per crescere, solo dibattendo diverse opinioni si riesce ad avere un quadro più ampio degli argomenti.

Dovete anche capire però che sarebbe scorretto se oggi, nell’analisi personale della mia esperienza, nominassi persone che non possono controbattere sul blog.

Quindi mi limiterò a esprimere le mie impressioni e le mie valutazioni cercando di non entrare nello specifico di avvenimenti in cui dovrei parlare di altri e non del mio lavoro fatto con i giocatori.

Alla fine ognuno di voi trarrà le proprie conclusioni e giudicherà più o meno soddisfacente la mia analisi.

A ottobre sono stato contattato per vedere se c’era la mia disponibilità a prendere il Vicenza che aveva disputato 8 partite facendo 3 punti soltanto.

Ho incontrato i rappresentanti del Vicenza, compreso il Presidente Cassingena, e immediatamente ho accettato l’incarico senza discutere sull’ingaggio (il mio standard d’ingaggio era molto alto) perché ero convinto di potere lavorare bene con questi giocatori e salvarmi, anche con delle difficoltà, ma salvarmi.

L’unica cosa che avevo chiesto era carta bianca nella gestione della squadra, non volevo interferenze riguardo all’aspetto tecnico-tattico e fisico del gruppo.

Il Presidente mi aveva scelto per la mia esperienza e professionalità oltre a un curriculum di buoni risultati.

Ho fatto in fretta a contagiare i giocatori con la mia passione e conoscenza dei diversi modi di stare in campo.

Sapevo di avere un gruppo di buone qualità tecniche non, però, conoscendone i valori di professionalità e personalità.

Tutto è filato liscio per 3 mesi e mi riferisco sia al mio modo di allenare tecnico-tattico che fisico.

17 anni di preparazioni fatte fare e 19 fatte da giocatore un po’ di esperienza me l’avevano data.

La cosa più difficile all’inizio è toccare i tasti giusti per fare rendere immediatamente i giocatori perché l’aspetto psicologico quando hai perso molto nelle gare precedenti è fondamentale.

In quel senso ho cercato di istruire tutti i collaboratori che erano a Isola Vicentina perché tutti dovevano seguire il mio modo di gestire psicologicamente i giocatori essendo l’unico responsabile e anche referente del risultato finale.

Oggi più che mai i giocatori devono avere un referente solo e deve essere l’allenatore.

Ci sono così tante componenti attorno all’ambiente che se non hai la forza di imporre la tua linea e non sei l’unico che la fa rispettare, difficilmente riesci a gestire un gruppo così variegato di persone.

La domanda più ricorrente è cosa è successo a Gennaio. Niente di particolare se non che c’è stato un calo psico-fisico dovuto a tanti fattori ma il più importante, secondo me guardando la storia della squadra negli ultimi tre anni, è che questo gruppo di giocatori quando raggiunge un risultato soddisfacente non ha la cattiveria necessaria per raggiungerne un altro più avanti.

Entrare nelle loro teste non è facile specialmente se I MESSAGGI non sono uguali.

La cattiveria agonistica, le motivazioni e la conoscenza di quello che serve per vincere e avere traguardi importanti non riesci a costruirla da solo e in breve tempo.

La cosa più difficile è uscire dalle difficoltà trovando le soluzioni giuste e condivise con chi ha le responsabilità, i giocatori devono fare i giocatori e basta, non devono avere altre responsabilità.

Quando vengono le difficoltà e tutto ti sembra crolli e ti prende lo sconforto, l’ambiente ti critica e si cominciano a sentire spifferi di ogni tipo, l’unica cosa da fare è chiudere la finestra, confrontarsi e trovare la soluzione.

Se poi si ritiene giusto cambiare l’allenatore deve essere fatto prendendosene la responsabilità e, soprattutto, essendone convinti.

Quando sono tornato le difficoltà erano superiori ed è il motivo per cui ho fatto delle scelte impopolari.

L’unico responsabile dovevo essere io proprio per i motivi che ho sopra elencato.

Ho cercato di comprendere il più presto possibile quelle che potevano essere le prime cose da fare in una situazione più difficile di quella di ottobre in riferimento ai punti fatti nelle 8 gare (soprattutto i 2 punti nelle 5 partite in casa), alla classifica e alle poche gare che dovevo disputare.

Ho così deciso di ACCOLLARMI la sconfitta di Pescara per stare con loro e anticipare il mio lavoro di ricostruzione per arrivare, almeno, ai play-out.

Adesso posso precisare il mio sfogo con Ferretto a Pescara.

L’avevo preparato perché così avrei distolto tutta l’attenzione sulla sconfitta pesante.

Difatti per tre giorni si è parlato solo di quello senza dare risalto alla sconfitta e lasciandomi preparare al meglio la prima delle 4 partite decisive (pensate se non avessimo vinto con il Modena, saremmo retrocessi già dopo la gara).

Con calma e scavalcando ogni ostacolo senza fare polemica con chi avrebbe voluto farla, siamo arrivati a disputare il play-out con 20 giocatori soltanto fra cui due giovani inesperti come Capitanio e Mbida.

Ciononostante ero convinto che ci saremmo salvati.

Potete criticarmi su tutto ma non come ho preparato i 180’ avendo la conoscenza sia dell’organico che della condizione psico-fisica.

La partita di Empoli ha espresso tutto il campionato.

Secondo me anche il play-off del Varese ha detto che il mio esonero è stato affrettato.

Se non si comprende che certe gare vanno viste non soltanto per quello di sbagliato che fai tu ma anche per la forza dell’avversario, vuol dire che hai una visione distorta della realtà.

Non credo che mi passerà mai la delusione della sconfitta con retrocessione di Empoli ma, professionalmente e razionalmente, ho dovuto accettare che molti giocatori non erano all’altezza di disputare gare di grande intensità per mancanza di caratteristiche fisiche e mentali.

Il sistema calcio in Italia ha preso una strada che non può essere quella giusta se nel campionato scorso sono stati cambiati più di 40 allenatori fra A e B.

Spero di essere stato esaustivo nell’analisi della mia avventura di Vicenza.

Siccome i benpensanti diranno “ma lui che responsabilità ha avuto che ha parlato solo di altri, possibile che non abbia sbagliato niente?”.

Tranquilli che io sono abituato a essere obiettivo con me stesso e di errori ne ho fatti senz’altro e spero di avere l’opportunità, in altre occasioni, di non ripeterli, però è anche vero che non posso non pensare che ho fatto 33 punti in 24 partite e se ci penso mi inc……di piu.

 Gigi Cagni


Settimana tipo

3 aprile 2012

Cristian mi ha chiesto di esporre una mia settimana tipo così ho deciso di aprire, a voi che seguite il mio blog, delle pagine dei miei diari.
Credo di averlo già detto, da quando ho iniziato a fare l’allenatore, ho preso l’abitudine di scrivere giornalmente sia il lavoro atletico che quello tecnico tattico comprese le mie impressioni e le valutazioni in riferimento al periodo della programmazione.
Ho scelto due settimane di situazioni completamente diverse ma con un denominatore comune e cioè il mio modo di interpretare la costruzione di una gara.
Dal primo giorno che ho iniziato questo lavoro ho pensato che era importantissimo che il giocatore avesse una condizione psico-fisica ottimale per rendere al meglio.
Così ho iniziato da subito a sperimentare sistemi di allenamento atletico, secondo me, più adatti per il raggiungimento dell’obiettivo (la mia convinzione primaria è stata che erano tutti i tipi di forza a dover essere sviluppati al meglio in un periodo, fine anni 80, in cui tutti credevano fosse necessario allenare più la potenza aerobica).
Questo per quanto riguardava la parte atletica ma, da subito, ho cercato di abbinare anche la parte tecnico-tattica per costruire una combinazione quali-quantitativa adatta a disputare i 95’della gara.
Così dalla Primavera del Brescia ad oggi mi sono costruito, con l’aiuto del mio preparatore Prof. Ambrosio, una programmazione di allenamenti mirati in riferimento a periodi e situazioni di campionato.
Ho così scelto di mostrarvi due settimane uguali come periodo temporale ma diverse come tipo di campionato e situazione.
Nelle prime tre pagine c’è una settimana del campionato 92-93 del Piacenza terminato con la PRIMA Promozione in A.
Nelle seconde due, la settimana del campionato 2005-2006 a Empoli, in cui subentrai con la squadra in zona retrocessione riuscendo nell’impresa della salvezza.
Spero riusciate a leggere la mia scrittura ma ho fatto questa scelta perché ho ritenuto fosse più veritiero e significativo il risultato finale.
Come potrete constatare i metodi di lavoro sono molto simili negli anni anche se il comune denominatore è il medesimo e non si scosta molto da quello che ho fatto quest’anno.
Spero soddisfi le vostre curiosità.

Gigi Cagni