Il campo ha l’ultima parola

4 gennaio 2012

Parto sempre da spunti che mi date voi che seguite il mio blog con assiduità. In questi giorni è uscito un termine, PERIODIZZAZIONE, usato da un noto allenatore in riferimento alla TATTICA. E’ da molto tempo che ho voglia di chiedervi, giovani allenatori o assidui lettori, perché è cambiato così tanto il linguaggio calcistico. Lo dico senza ironia o presunzione, lo vorrei sapere veramente. Perché non si chiamano più terzini, ali o stopper i quarti bassi o alti e i centrali? Qual è il motivo per cui si è cambiato? Secondo me tutto nasce da qui, il fatto per cui chi non parla in questo modo risulta antico o, meglio, non moderno. Che bisogno c’era di cambiare i termini per insegnare cose semplici e DA SEMPRE APPLICATE allo stesso modo? Mi sorge un dubbio: non è che si vuole buttare fumo negli occhi per vendere un prodotto NORMALE rendendolo eccezionale nascondendo le proprie incapacità? Devo dire che è più di un dubbio. Il risultato è che io, che alleno la prima squadra, devo insegnare la posizione corretta ai difensori, come si fa un contrasto, il cross agli esterni ecc…. Però se vado a uno stage ad ascoltare chi parla di calcio, i termini forbiti li sanno tutti. La televisione ha sicuramente contribuito a che i VENDITORI DI FUMO avessero spazi per alimentare più la teorizzazione, con un linguaggio che facesse stupore, che la pratica. Nel 90 ho fatto il corso di Prima Categoria a Coverciano, importantissimo se sfruttato nel modo giusto, su 30 allievi all’esame sono arrivato, mi pare, ventottesimo. Sono l’unico che ha allenato per 21 anni. Con questo non voglio dire che chi conosce i termini appropriati e conosce al meglio la teoria non sappia fare l’allenatore ma, allo stesso modo, non è che uno che non li usa sia obsoleto o addirittura non capace di fare un calcio brillante e spettacolare. Secondo me, nell’ultimo decennio, è stata la SPETTACOLARIZZAZIONE degli eventi a portare la confusione. Come sempre è difficile riuscire a scindere il bene dal male. Però mi immagino un allenatore che entra in uno spogliatoio, soprattutto di giovani, e parla con questi termini. Secondo me all’inizio stupisce (in confidenza l’ho usato anche io questo “trucchetto” proprio con l’intento di fare pensare che fossi molto preparato) ma poi crea confusione sopratutto se, alla fine, non sai rendere PRATICO E REDDITIZIO quello che dici. Per curiosità personale sono andato a vedere da dove nascesse il termine PERIODIZZAZIONE nello sport. Viene usato nel 78, per la prima volta, da un allenatore di atletica russo (Matveiev) per significare la capacità di distribuire carichi di lavoro in periodi lunghi programmando il risultato finale. Poi è stato ripreso nell’81 da Teodorescu (laureato in Scienza dello Sport) che, usando molti diari di atleti o preparatori, ha teorizzato la METODOLOGIA dei giochi sportivi, compreso il calcio naturalmente. È bellissimo informarsi e conoscere un linguaggio appropriato per gli argomenti che si vogliono trattare ma se questo serve solo per FAR CREDERE di avere delle conoscenze che poi non si riescono a trasmettere e a fare applicare, diventa tutto inutile. Comunque il termine da cui è partito lo spunto per questo post non esiste applicato alla tattica calcistica o, meglio, non esiste nella sua letteratura. Non fatevi abbindolare da chi spaccia il calcio per una scienza, teorizzandone i metodi senza dimostrare sul campo la loro validità. Ascoltate, informatevi ma sperimentate sul campo e applicate le cose che siete capaci di dimostrare, allora sarete credibili.

Gigi Cagni


Auguri Di Buon Natale e Felice Anno Nuovo

23 dicembre 2011


Siamo al secondo anno di questa bellissima avventura con Voi.
Mi avete tenuta viva la passione per il mio lavoro.
Per questo motivo il mio augurio di Buon Natale e Felice Anno Nuovo, a Voi e alle Vostre famiglie, mi arriva dal profondo del cuore.

Gigi Cagni


I fattori di cui tenere conto quando si subentra

9 dicembre 2011

Nella mia ventennale carriera sono subentrato 4 volte e, vi posso assicurare, in nessuna ho fatto le stesse cose. Molto simili sì ma uguali no. Questo per dire che ogni esperienza di questo tipo ha bisogno di valutazioni diverse. La cosa essenziale è la conoscenza tecnica della squadra. Se non si ha la convinzione di raggiungere l’obiettivo che viene richiesto, anche se difficile, è meglio declinare la proposta. Perché avere la convinzione che si può fare bene e riuscire in quello che ti viene chiesto, è primario nel primo approccio con la società e la squadra. I tuoi convincimenti e il modo di raggiungere i risultati devono essere esplicitati in maniera credibile e razionale ma conditi dalla passione che devi assolutamente sentire per poi trasmetterla a un gruppo che, sicuramente, è depresso. In qualsiasi situazione l’allenatore deve acquisire la stima e il rispetto da parte di tutte le componenti, e mi riferisco non soltanto agli alti dirigenti e allo staff, ma a tutti i collaboratori compresi impiegati e magazzinieri. Per quanto mi riguarda, prima di avere il primo colloquio con la squadra, penso alle cose che dovrei dire valutandole una per una per cercare di riuscire ad essere comprensibile soprattutto all’inizio. Le cose sono tante e vorresti dirle tutte ma devi tenere presente che non puoi tenere i giocatori per tanto tempo seduti in una saletta e pensare che riescano a seguirti e comprenderti. Quindi, come sempre mi è accaduto, entro e mi faccio trasportare dall’istinto e, come sempre, non dico nemmeno una cosa di quelle che avevo cercato di preparare. Partendo dal presupposto che se sei lì è perché la squadra è in crisi e hai quasi certamente una partita ufficiale di lì a pochi giorni, devi concentrare tutto sui metodi che adotterai per uscire dalla crisi. Essenziale, quindi, la scelta sia del metodo di lavoro atletico che quello tecnico-tattico. Qui subentra la conoscenza dell’organico  e della situazione specifica del momento sia di classifica che di rendimento nelle gare precedenti. E’ chiaro che devi avere visto la squadra almeno tre quattro volte per fare la scelta più razionale possibile in riferimento alla gara da disputare usando, secondo le tue conoscenze, sia il sistema di gioco che i giocatori più opportuni per interpretarlo. Detto questo si devono focalizzare uno per uno tutti i temi principali che l’allenatore ritiene determinanti per la buona riuscita dell’impresa. Personalmente parto dalla conoscenza e dalla valutazione della condizione psico-fisica perché, come ho detto altre volte, è fondamentale per la migliore resa tecnico-tattica dei giocatori. Ho delle convinzioni da molti anni, e cioè, che è diventato determinante che una squadra abbia come condizione essenziale il riuscire ad essere aggressiva, rapida e veloce per tutto l’arco dell’incontro e, ambiziosamente, del campionato. Con presunzione ritengo di essere riuscito a trovare la formula giusta, con l’aiuto del mio preparatore Prof Ambrosio, in anni di sperimentazione, per il raggiungimento in un tempo relativamente breve della migliore condizione fisica, mantenendola sino alla fine. Da questa base costruisco l’aspetto tecnico-tattico senza dimenticare mai quello psicologico che è essenziale per fare rendere al meglio ogni elemento messomi a disposizione. Questo è il compito più difficile e il più delicato perché non hai molto tempo per la valutazione completa degli elementi e quindi diventa importante la tua esperienza. Altro elemento principale è la comprensione dei motivi per cui la squadra non ha ottenuto risultati (gol subiti, gol fatti, equilibrio tattico, sistemi di gioco usati ecc..) e da lì decidere uomini e sistema più adatti per fare la prima gara. Altro elemento destabilizzante e molto influente in tutto l’ambiente, e qui mi riferisco essenzialmente ai tifosi e ai media, è la classifica. Questo punto merita una precisazione perché, secondo me, è più o meno importante in riferimento alle partite mancanti. Mi spiego meglio. Se, come è capitato a me quest’anno a Vicenza, arrivi e  hai soltanto 3 punti ma in 8 gare e ne mancano 34, non te ne devi preoccupare troppo perché hai il tempo per costruire. Tutto cambia in proporzione alle gare mancanti e al calendario. Fatto questo devi avere la pazienza e la capacità di costruire il futuro partita per partita riuscendo a modificare al meglio i difetti trovando volta per volta le soluzioni giuste. Ritengo che la parte finale sia la più difficile: riuscire a combinare i risultati con la conoscenza e la crescita costante della squadra, sono obiettivi primari e assoluti. Non va dimenticata LA FORTUNA, anche se sono sempre convinto che arriva SE LA MERITI.

Gigi cagni


Cogli l’attimo

1 dicembre 2011

Capire il motivo per cui vieni esonerato è sempre difficile. Per quanto mi riguarda, oggettivamente, solo una volta è stato giustificato e mi riferisco all’anno 97-98 a Verona con presidente Pastorello. A Parma nel 2008 con un contratto biennale e dopo sole sei gare, ho ancora più difficoltà a comprenderne le ragioni. Se poi il Presidente Ghirardi lo fa per telefono dicendoti che sei un bravo allenatore e una brava persona e che lui ha troppe pressioni, la cosa diventa ancora più incomprensibile. Stai fermo 2 anni in cui vai molto vicino a essere scelto da molte squadre che poi, però, fanno una scelta diversa a favore di colleghi con curriculum meno prestigiosi, la risposta alla domanda diventa ulteriormente incomprensibile. Ma in questo lungo periodo di inattività ho cercato, comunque, di essere pronto a un’eventuale chiamata per non trovarmi impreparato per chi avesse ancora fiducia in un “VECCHIO” allenatore. Più avanti spiegherò il motivo di questa sottolineatura. Faccio una premessa e mi rivolgo ai miei assidui lettori. Vi ricordate quando vi ho detto che la fortuna capita a tutti ma bisogna essere pronti a coglierla? Eccovi la dimostrazione. La sera del 5 ottobre ero a Mediaste Premium a fare il commentatore, altra bella esperienza, della B serale. Finita la trasmissione alle 23 e 45 ho accompagnato il conduttore a casa: determinanti quei 10’persi. Arrivato in camera dell’albergo stavo spegnendo il telefonino attaccandolo alla batteria quando mi arriva un messaggio “Mi scusi l’ora sono Cassingena è sveglio?” Rispondo sì. Immediatamente squilla il telefono e dall’altra parte il Presidente mi dice che vorrebbe incontrarmi la mattina a Vicenza. Mi è venuta spontanea una domanda, capendo benissimo il motivo della richiesta senza dire altro: “E’sicuro di volere me?” Risposta: “Venga domani”. Il desiderio di tornare ad allenare si realizzava. Già da giugno, dopo il primo colloquio con il Presidente, la squadra mi intrigava, sono un “animale” molto istintivo in queste cose. Conoscevo i giocatori, avevo visto le strutture dove la squadra si allenava e avevo avuto sensazioni positive. Quindi la mattina, in macchina, ho chiamato immediatamente il mio preparatore, Prof. Alberto Ambrosio, dicendogli di trovarsi al casello di Brescia che saremmo andati a Vicenza “SICURO CHE AVREMMO FATTO ALLENAMENTO IL POMERIGGIO” perché lo volevo. L’incontro con tutto lo staff dirigenziale, compreso il Presidente, è stata una formalità perché io VOLEVO allenare il Vicenza ma, soprattutto,TORNARE SU UN CAMPO DA CALCIO. Quindi le scaramucce contrattuali sono state un proforma, l’importante era che tutti e due volessimo la stessa cosa. Da quel giorno sono rinato, gli anni di inattività sono scomparsi, l’adrenalina ha ricominciato a scorrere e tutto mi è sembrato naturale. Riprendo il discorso del VECCHIO perché la cosa è interessante. Già in altre occasioni e con uomini di calcio avevo chiesto come mai ero sempre in procinto di essere scelto ma poi venivo scartato. Nessuno, in apparenza, sapeva dare una spiegazione logica. Qualche settimana fa, parlando con un dirigente del Vicenza, ho fatto la stessa domanda e la risposta è stata “..Sai nel parlare di te nell’ambiente, tutti a dire che eri VECCHIO con metodi antichi, con un calcio non moderno, che vuoi giocatori esperti e non fai giocare i giovani ecc..” ma la cosa più bella è che ha aggiunto.. “quando li risento gli dico che, sorprendentemente, sei moderno con un’arma in più L’ESPERIENZA. Poi, un giorno, qualche solone del calcio mi spiegherà cosa vuol dire essere MODERNI in questo mestiere in una Nazione dove il RISULTATO è più importante del gioco. Nel prossimo articolo vi racconterò cosa vuol dire subentrare cercando di intuire, il più presto possibile, quali mezzi usare per fare rendere al meglio l’organico a disposizione. A presto.  

Gigi cagni


Quella Passione che ti riempie il petto

26 ottobre 2011


Ragazzi sono tornato. Come potete immaginare ho avuto un po’ da fare!!! Quelli che mi hanno seguito dall’inizio della mia avventura di “blogger” sanno quanto io possa essere felice di questa mia nuova avventura. Ringrazio tutti quelli che mi hanno fatto l’in bocca al lupo (crepi sempre) e tutte le migliaia di persone che hanno interloquito con me in questi due anni di assenza dai campi. Per merito di tutti non mi sono mai sentito fuori dal mio mondo. Parlare di calcio per me è la vita. Le persone che mi sono vicine si sono accorte che, con l’adrenalina tornata in circolo, sono tornato un ragazzino. Lo dico sempre, e tante volte l’ho detto a chi di voi mi ha chiesto suggerimenti non solo tattici, LA PASSIONE è determinante per qualsiasi attività e se ”ti riempie il petto“ ti permette di superare qualsiasi ostacolo.

Sono tornato ad INSEGNARE calcio e ho la presunzione di dire che ne conosco diverse sfaccettature. Conoscerlo completamente è impossibile perché, fortunatamente, le varianti sono così infinite che non puoi avere la certezza di niente. Se ne hai la volontà ogni partita ti può insegnare qualche cosa di nuovo. Nella mia carriera ho giocato 600 partite ufficiali e fatto migliaia di allenamenti, vi posso assicurare che non c’è mai stato una volta che non mi sia stupito di qualche cosa  di nuovo, e non mi riferisco solo alla tattica. Questo è il motivo principale per cui mi sento ancora “principiante” con la bellissima sensazione di scoprire e apprendere giorno dopo giorno qualche cosa che mi stupisce o fa riflettere. Lo ripeto con grande gioia, voi mi avete aiutato a sentirmi sempre partecipe di questo mondo così variegato ma colmo di episodi che scatenano la voglia di mettersi sempre in discussione e alla prova. Adesso che ho ripreso il contatto con voi vi chiedo di portare pazienza ancora per 10 giorni. Dopo il trittico AlbinoLeffe, Juve Stabia e Gubbio riprenderò a rispondere alle vostre domande con il piacere di riuscire, in qualche caso, a risolvere i vostri interrogativi. A presto.

Gigi Cagni


Ripartiamo da Vicenza

6 ottobre 2011

Finalmente dopo 3 anni lontano da una panchina Gigi si riprende quello che è suo.
Suo perchè quello è il suo habitat naturale, sue sono le giornate sul campo, sua è l’aria dello spogliatoio, sue sono le competenze e l’esperienza che di nuovo sarà in campo oltre che qui.
Torna più motivato e incazzato di prima, torna consapevole che gli sbagli del passato saranno il suo punto forte del futuro ma soprattutto torna ad allenare una persona vera che ama a fondo questo sport.
Vai Gigi! ora dimostra a tutti che in questi 3 anni hanno fatto male a non volerti dare fiducia, perchè tu sei invecchiato solo anagraficamente.

Bentornato Gigi Il tuo Blog

 

Per chi non l’avesse notato Vi pubblico qui sotto i ringraziamenti del Mister al vostro affetto.


Si riparte

6 settembre 2011

Scusate il ritardo ma, fra vacanze, mercato e scioperi, non c’era molto di cui parlare. Devo dire che siamo veramente un Paese unico, in senso positivo e senza ironia, in Europa e forse nel Mondo. Con la fame di calcio che c’è sempre, i nostri media riescono, nel periodo della sosta estiva, a tenere vivo il nostro sport nazionale  facendo trasmissioni televisive per ore e ore ogni giorno e riempiendo 4 quotidiani sportivi senza che ci sia una partita da analizzare, ma solo con notizie di mercato e allenamenti nelle preparazioni…..COMPLIMENTI VERAMENTE, in questo sono dei fenomeni. Detto questo veniamo a RIPARLARE di calcio. Non voglio entrare nel merito dello sciopero della A perché è un argomento molto più delicato di come è stato trattato pubblicamente. Vi basti pensare che non ci sono solo i 100 giocatori molto ben pagati della A ma centinaia di altri professionisti che hanno dei diritti pari a tutte le categorie di lavoratori italiani che naturalmente sono rappresentati dai loro colleghi più noti. Quindi, la B è partita a spron battuto con queste novità di molti allenatori giovani ma, soprattutto, di tanti giovani talenti in campo nelle prime partite. Ho visto molte gare dal vivo e altre in tv. La prima impressione è la solita di tanti campionati di B, inizio scoppiettante non essendoci problemi di classifica in un campionato di 42 partite, tutti spregiudicati sia nei moduli che nelle componenti dei moduli stessi e intensità con ritmi alti di gioco. Sarebbe bello che tutto questo fosse mantenuto per tutto l’arco del campionato, ne guadagnerebbero il calcio e tutti gli appassionati. Ho l’impressione, per esperienze vissute, che tutto questo non accadrà. Fra tre mesi la classifica avrà il sopravvento e i timori di non raggiungere l’obiettivo finale prevarranno sulla spregiudicatezza e il volere rendere le partite emozionanti e divertenti. Purtroppo in Italia prevale il risultato sul gioco. Per iniziare a cambiare le cose sarà necessario che i Presidenti abbiano il coraggio delle loro scelte sostenendole soprattutto nei momenti difficili. Altrimenti bisognerà cambiare il sistema e cioè fare un campionato senza retrocessioni, costruire stadi nuovi e non avere l’assillo del bilancio che condiziona tutte le scelte. Da qualche parte bisognerà pure cominciare, non si può essere sempre in un limbo e galleggiare per non fare male a qualcuno e soddisfare le esigenze di tutti. L’unica esigenza da soddisfare è quella del tifoso che paga il biglietto allo stadio e le tessere tv. Diamo una svolta definitiva incentivando i settori giovanili mettendo a disposizione di allenatori ben pagati e professionali strutture adeguate. Non credo sia difficile realizzare tutto questo, basta averne la volontà e, magari, ascoltare chi di calcio ne sa qualche cosa. Devo fare un appello a tutti i miei colleghi, di tutte le categorie che in questo momento hanno il piacere di allenare: insegnate i principi di base ai difensori. Mi piacerebbe vedere meno frequentemente errori di posizione del corpo nell’uno contro uno, far conoscere la tecnica del contrasto e, soprattutto, avere la conoscenza di come posizionarsi tatticamente negli ultimi 20m nella fase difensiva. Anche questo aspetto fa parte della bellezza del calcio. E’ molto bello che ai difensori si insegni la costruzione del gioco ma lo è altrettanto se il difensore non incorre in errori banali nella fase di riconquista della palla. Un intervento estremo con una tecnica adeguata di un difensore è altrettanto spettacolare di quello di un attaccante. Bene, siamo ripartiti e spero di riuscire a soddisfare le vostre esigenze come, mi sembra, sia avvenuto il primo anno della nascita di questo blog. Io sono stato felice di interagire con molti di voi anche perché le vostre richieste mi hanno permesso di sviluppare argomenti che mi stanno a cuore. Buon inizio stagione a tutti.

Gigi Cagni


Allenare…….non è uno scherzo

17 giugno 2011

Venerdì 10 giugno sono andato a Vicenza chiamato dal direttore sportivo Cristallini, su richiesta del Presidente perché voleva conoscermi per valutare la mia candidatura.

E’stato un colloquio fra due persone della stessa generazione e che hanno parlato lo stesso linguaggio.

Mi ha detto subito che aveva incontrato, il giorno precedente, Silvio Baldini, che eravamo gli unici candidati per allenare la squadra e che, entro la domenica, mi avrebbero fatto sapere l’esito della scelta sia in un modo che nell’altro (così è avvenuto, dimostrando correttezza e rispetto delle regole).

Ho fatto questa premessa per introdurre un argomento molto attuale.

Una delle domande che mi ha posto il Presidente è stata: “Si è chiesto come mai sono 2 anni che non allena? Che risposta si è dato?”

Non ho avuto esitazioni perché questa domanda me la sono fatta centinaia di volte.

Ho probabilmente tanti difetti ma non quello di raccontarmi delle balle per giustificare i miei “insuccessi”.

Non l’ho mai fatto nella vita perché ho sempre ritenuto che essere intellettualmente onesti con se stessi, nella valutazione di quelle che sono le proprie azioni, anche se in certi momenti costa a livello psicologico, alla lunga paga e ti permette di crescere e sapere affrontare qualsiasi accadimento senza perdere l’autostima.

Comunque, tornando all’argomento, penso che siano cambiate tante cose in questi due anni.

Il numero di giovani allenatori, sicuramente di qualità e di buona prospettiva, è aumentato in modo preponderante.

Anche l’anno scorso se ne parlava, ed era venuta la moda, del GUARDIOLISMO ma nel campionato appena finito sono state cambiate tante panchine in A come non mai.

Quest’anno la cosa si sta ripetendo e mi piacerebbe sapere dai presidenti o da chi ne fa le veci i parametri delle scelte.

Lungi da me il fare questo discorso per invidia o per altri motivi se non per il fatto che la cosa, oltre che a riguardarmi, mi intriga per capire il motivo per cui nella società calcistica attuale non conti più il curriculum.

Sono per la modernità e per il progresso ma sono, anche, per la costruzione del proprio futuro passando attraverso le esperienze necessarie per raggiungere le competenze necessarie per affrontare qualsiasi difficoltà ti si presenti.

Mi hanno sempre detto di fare i GRADINI uno alla volta perché a ogni gradino consolidi quello precedente e se, all’inizio, cadi non sei tanto alto da farti male.

Se, invece, hai la frenesia di farne due alla volta e ti succede qualche cosa, cadi da molto più alto, ti fai più male e fai più fatica a rialzarti.

Così ho fatto e devo dire che mi è servito molto perché mi permette di avere, oggi, la sicurezza nell’affrontare qualsiasi situazione sia in campo che fuori.

E’una riflessione che faccio ad alta voce e mi rivolgo a tutti questi giovani allenatori.

Questo è un mestiere difficile, dove non c’è niente di scontato.

Non si finisce mai di imparare e la differenza tra le categorie è immensa, soprattutto dalla B alla A.

La preparazione della partita è la cosa più facile mentre la GESTIONE sia del gruppo che di tutto l’ambiente esterno (dirigenti, media e pubblico) è piena di insidie.

Per affrontare l’organizzazione del campionato nel modo più adeguato e costruire qualche cosa di solido e duraturo, devi avere tutte le conoscenze specifiche per risolvere tutti i problemi, non solo tecnici, che QUOTIDIANAMENTE ti si presentano.

Mi permetto di dare un consiglio a tutti questi giovani allenatori che vedremo nei nostri prossimi campionati: ”Ponderate bene le vostre scelte andando in Società che vi diano garanzie di credere in voi e quindi di difendervi nei momenti critici”.

Purtroppo ho il sospetto che i motivi per cui, molti Presidenti, affideranno le loro squadre ad allenatori meno esperti sarà solo perché costano meno e accettano qualsiasi organico gli venga messo a disposizione.

La speranza, invece, è che questa tendenza sia figlia di mentalità progressista e convinzioni solide di progetti lungimiranti (l’ho scritta di getto ma nel rileggerla mi sembra un po’ ironica, mah!)

In bocca al lupo.

Gigi Cagni


A testa alta

22 maggio 2011

Penso che retrocedere sia una delle esperienze più brutte che si possano provare nell’ambito calcistico e non solo.
La parola retrocessione è sinonimo di incapacità di realizzare un qualsiasi obiettivo che ti sei prefissato. Nel retrocedere non puoi salvare niente di quello che hai fatto durante l’anno perché quello che conta è il risultato finale e quindi, se non ci sei riuscito, ti rimane solo una brutta esperienza che ti resterà appiccicata e indelebile per sempre. Naturalmente questo è il pensiero della maggior parte degli addetti ai lavori e dei tifosi.
Nel 94, a Piacenza, arrivammo all’ultima partita a pari punti con la Reggiana. Noi dovevamo giocare a Parma e loro a Milano contro il Milan. Il Parma, però, doveva disputare la semifinale o la finale, non ricordo bene, di coppa la settimana seguente e quindi ci chiese di anticipare al venerdì la gara. Era un rischio grosso perché se avessimo accettato avremmo dato un grosso vantaggio ai nostri concorrenti per la retrocessione.
Noi stavamo benissimo fisicamente ed ero sicuro che se avessimo disputato lo spareggio lo avremmo vinto, e questo lo sapevano anche loro. Cosa fare? Alla fine decidemmo di concedere l’anticipo perché IL CALCIO, attraverso i media nazionali, aveva lasciato intendere che i risultati delle due gare sarebbero stati uguali e quindi si sarebbe andati allo spareggio, o quantomeno questa fu la nostra interpretazione perché TUTTI lo davano per scontato.
Pareggiammo a Parma e la domenica andai a S.Siro a vedere la partita. A venti minuti dalla fine la Reggiana fece gol e vinse 1 a 0.
Noi retrocedemmo immeritatamente per essere stati sportivamente corretti, la Reggiana no.
Io ero uscito dallo stadio qualche minuto prima e ascoltavo le fasi finali dell’incontro alla radio. Quando Sandro Ciotti disse “la partita è finita, la Reggiana si salva e il Piacenza retrocede” mi crollò il mondo addosso.
Avrei voluto fare dichiarazioni al veleno per il TRADIMENTO SPORTIVO che si era realizzato alle nostre spalle ma, in quel momento, mi arrivò la telefonata del mio Presidente, l’Ing. Garilli, che mi disse di non fare dichiarazioni, che avrebbe mantenuto la stessa squadra inserendo anche Inzaghi di ritorno dal Verona e che saremmo tornati in A.
Quelle parole mi fecero trasformare la rabbia in carica positiva con la convinzione che quello che aveva detto il Presidente si sarebbe realizzato.
Mai pensai che il Milan si fosse “venduto” la partita ma che la Reggiana avesse approfittato della situazione in modo, secondo me, antisportivo, però a volte si pagano le scorrettezze (per dovere di cronaca la squadra emiliana in tre anni passò dalla A alla C1 con tre retrocessioni consecutive e noi tornammo in A subito).
Ho parlato di questo argomento per due motivi. Il primo è che devi accettare sempre il risultato sportivo, comprenderne la realizzazione senza colpevolizzare fattori esterni per giustificare l’insuccesso e quindi usufruirne per crescere.
Il secondo è che piangersi addosso non porta certo a ricuperare gli errori.
Viviamo in un Paese dove gli insuccessi sportivi, specialmente quelli calcistici, sono vissuti come se si trattasse di una questione di vita o morte, quando, invece, bisognerebbe accettarli e vivere lo sport per la sua essenza e insegnamento di vita.
Non sono così sprovveduto per non sapere che sono gli INTERESSI economici a esasperare la situazione, ma è proprio da lì che si deve iniziare il cambiamento.
Non dico che tutti gli introiti devono essere distribuiti in parti eguali ma permettere a tutti di recuperare un risultato sportivo negativo sì.
Premiare i bacini che dimostrano di volere realizzare progetti nell’interesse comune e non solo proprio, porterebbe l’opinione pubblica e quindi i tifosi ad avere una cultura diversa da quella del RISULTATO fine a se stesso.

Gigi Cagni


E’ una questione di priorità

6 maggio 2011

Penso che la partita di ritorno, anche se la maggior parte di voi che hanno fatto il commento non sono d’accordo, sia stata la prova che quello che ho scritto nel precedente post poteva essere la soluzione più giusta. Se il Real avesse giocato anche all’andata con la stessa tattica del ritorno, avrebbe perso con ancora più gol di scarto. Non dovete guardare il risultato di 1 a 1 ma quello che avrebbe potuto essere se quelli del barcellona avessero realizzato tutte le occasioni che hanno avuto. Non ho certamente mai pensato che la rosa del Real fosse inferiore a quella dei catalani ma provate a chiedervi perché il Varese ed il Novara sono già nei play-off mentre Torino, Livorno, Padova e Reggina sono ancora in lotta. La risposta è semplice e sta nella possibilità di avere lo stesso gruppo di base per più anni, e Pep qualcuno di questi giocatori li aveva già nella seconda squadra del Barca prima di prendere la prima. Essere umili e conoscere i propri limiti nel momento in cui devi affrontare un avversario più organizzato e rodato, non è un segno di debolezza o paura ma di intelligenza. Analizzando la partita di ritorno si è evidenziato che negli spazi ampi i giocatori del Barcellona si esaltano e riescono ad esprimere al meglio le loro qualità. In più hanno Messi che crea sempre la superiorità numerica e quando affronti una squadra con un giocatore così non puoi permetterti di fare l’1 contro 1 ma devi proteggere sempre nella sua zona di azione che, oltretutto, non è mai la stessa. Se copri da una parte scopri dall’altra. Ribadisco, e ne sono ancora più convinto che la prima strategia di Mou era la migliore, alla luce di quello che si è visto nelle due gare. Sono anche, in disaccordo con molti di voi sulla tattica dello Shalke 04 nelle due partite di semifinale. Se non avessero avuto uno dei portieri più forti Europei ci sarebbero state due goleade che avrebbero sì messo in evidenza il CORAGGIO DEL PROFESSORE, ma fatto fare una figuraccia alla squadra ed ai suoi componenti. Ribadisco, il concetto è che devi scegliere fra la tua vanità e l’interesse della squadra e dei tuoi giocatori. C’è sempre la possibilità di fare vedere le proprie doti ma bisogna avere la capacità di scegliere i momenti opportuni.

Gigi Cagni


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