Così non può funzionare

11 luglio 2016

ritiro

Non so cosa sia successo veramente alla Lazio e non voglio entrare nel merito della vicenda. Ma nelle dichiarazioni di Bielsa ho colto una frase che penso sia la chiave di tutto per dare una piccola giustificazione a quello che sta accadendo da molti anni nel nostro campionato e che, secondo me, è una delle cause maggiori della poca qualità che si sta vedendo nei nostri campionati. La frase è questa” Per costruire una squadra che soddisfi me e faccia ottenere i risultati al club ho bisogno di andare in ritiro con un numero di giocatori BASE vicino agli 11/11 e non ai 5/11″ perché nel mio programma di lavoro, per partire al meglio, ho bisogno della rosa quasi al completo. Ripeto non voglio entrare nel merito di questa diatriba specifica ma queste dichiarazioni mi hanno fatto pensare a quando ho iniziato a fare questo lavoro. Al di là del fatto di cui ho già parlato, cioè alla scelta dell’allenatore che veniva fatta qualche mese prima della fine del campionato, la cui conseguenza era che si partiva con quasi tutta la rosa al completo per il ritiro. Il mercato era diverso, gli interessi ed anche e i giocatori erano inferiori, ma il sistema era quello giusto. La contraddizione sta nel fatto che tutte, o la maggior parte, delle squadre arrivano all’inizio della preparazione con un numero di giocatori esagerato, prendono l’allenatore all’ultimo momento e PRETENDONO RISULTATI subito. Come in qualsiasi tipo di costruzione è la base che ti permette di “edificare” al meglio, se non hai la possibilità di prepararla con criterio, dopo non puoi pretendere che stia “in piedi” bella eretta. Secondo me i Presidenti e i dirigenti di calcio oggi non hanno la minima idea delle difficoltà di un allenatore in ritiro precampionato. Non si rendono conto delle problematiche riguardanti la logistica e la programmazione giornaliera del lavoro tecnico-tattico e fisico per un allenatore con 30 giocatori. Come puoi allenare e costruire il campionato con gente che sa che se ne andrà e altri che arrivano dopo 15 giorni o addirittura, con il mercato aperto fino a fine agosto, dopo un mese. Quindi, o si dà il tempo necessario perché l’allenatore assembli un gruppo di giocatori che soddisfi le esigenze delle due parti (penso che il minimo siano almeno 10 gare di campionato) o si deve cambiare sistema e, forse, tutti ne avranno beneficio.

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Non perdiamo l’occasione

30 settembre 2013

serie-a-anteprima-600x398-933370Condizione psico-fisica, qualità tecniche e sistema di gioco adatto alle caratteristiche dei giocatori.
Non c’è nessun segreto in quello che sta accadendo ai vertici della classifica di serie A.
Guarda caso tutte le prime 4 hanno “la fase difensiva” migliore.
Certo, la fase difensiva, perché i tecnici hanno fatto capire agli attaccanti che devono essere i primi difensori per aggredire l’avversario più alto e rimanere più corti e compatti.
Poi anche le qualità dei singoli difensori (sicuramente anche allenati nello specifico) hanno avuto la loro parte.
Guarda caso 3 fanno il 3-5-2 o il 4-3-3 e la quarta, il Napoli, cambia spesso modulo da c.c. in sù mantenendo sempre i 4 dietro anche se, sono curioso, voglio vedere cosa farà Benitez contro le grandi.
Ma tutte e 4 hanno attaccanti che rientrano, si sacrificano e coprono tutta la linea d’attacco.
Adesso si parlerà di trasformazione del calcio e si discuterà dell’importanza della fase difensiva.
Basta con le mode in riferimento all’andamento dei campionati.
Parliamo di calcio in modo serio, diamo la dimensione giusta agli avvenimenti.
Guarda caso in tutti i paesi Europei il modulo è quasi sempre lo stesso e gli stadi sono pieni e il pubblico si diverte.
Siamo solo noi che diamo i numeri pensando di far crescere l’interesse e, invece, creiamo solo confusione non soltanto negli spettatori ma anche negli allenatori giovani.
L’anno scorso, allo Spezia, ho cambiato la posizione in campo ad un giocatore (perché l’allenatore avversario, che stava perdendo, aveva messo un giocatore fra le linee), così un suo compagno si è avvicinato alla panchina e mi ha chiesto: “che modulo giochiamo?” Ho risposto: “ secondo te è determinante visto che ho cambiato solo la posizione di uno di voi?”
Secondo me quello che sta accadendo è solo la conseguenza di avere allenatori esperti che sanno cosa vuol dire equilibrio e sacrificio, oltre ad avere la serenità della conoscenza di saper mettere i giocatori nella loro posizione naturale senza invenzioni.
I moduli essenziali sono tre, che possono avere qualche variazione, ma sono sempre tre.
Non fatevi fuorviare dai numeri mediatici e modaioli, creeranno confusione in voi ma, soprattutto, nei vostri giocatori.
Spero che le squadre in vetta non snaturino i loro principi anche in caso di situazioni negative, abbiamo bisogno di razionalità e semplicità e, forse, torneremo a divertirci e a crescere anche senza una marea di top players.

Gigi Cagni


Nuova figura necessaria nel calcio moderno

29 gennaio 2013

alexBene, visto che gli errori difensivi madornali continuano ad accadere nei nostri campionati, penso sia venuto il momento di proporre un pensiero che mi frulla per la testa da qualche anno.
Secondo me deve nascere una nuova figura negli staff delle squadre di qualsiasi livello.
Mi sembra intuibile, visti gli ultimi argomenti, che è quello dell’allenatore specifico sia dei difensori che della tattica difensiva di reparto.
Voi direte: “C’è già l’allenatore in seconda che dovrebbe fare questo”.
Certo che c’è in quasi tutte le squadre, ma non in tutte è un difensore di esperienza, anzi..
Quindi credo sia necessario che ci si adegui alle esigenze tecnico-tattiche che i campionati mettono in evidenza.
Da quando esistono i campionati in Italia è statistico che vince, a parte qualche caso sporadico, chi prende meno gol.
Lo posso dire per esperienza personale visto che ho vinto tre campionati e ottenuto salvezze importanti in serie A mettendo in atto questo principio.
Tutte le volte che sono subentrato a campionato in corso, per riuscire a cambiare la tendenza, sono intervenuto immediatamente nella fase difensiva da parte di tutta la squadra per dare le prime certezze e sicurezze.
Psicologicamente prendere gol è devastante, a meno che tu non riesca sempre a farne di più (la cosa è abbastanza difficile e, comunque, non può durare nel tempo).
Capendo che in un calcio così stressante in cui un allenatore deve gestire 30 giocatori, trovare il tempo per allenare i singoli e i reparti, singolarmente, con continuità, sia difficile.
Sono sempre più convinto che sia assolutamente necessario introdurre la figura di cui ho detto sopra.
Per non essere frainteso e tacciato per difensivista, aggiungo che avrebbe anche il compito di allenare la tecnica individuale per l’inizio della COSTRUZIONE del gioco.
Lo dimostra il fatto che quando prendo in mano una squadra e parlo di tattica le prime volte, per la fase difensiva inizio dagli ATTACCANTI (non che debbano fare i difensori ma che sappiano come comportarsi quando hanno la palla gli avversari sì) e quella OFFENSIVA dai difensori (smarcarsi per il possesso, il sostegno e il lancio deve far parte del loro bagaglio tecnico).

Gigi Cagni


“Ritorno al Futuro”

2 marzo 2010

Cosa sta succedendo? Niente di diverso da tutti gli altri anni. In questo periodo, quando ci si avvicina alla fine del campionato, la prima cosa che conta non è giocare bene e lavorare per il miglioramento  tecnico- tattico, ma, iniziare a lamentarsi e cercare di spostare l’attenzione sulle sviste arbitrali creando sospetti, pensando così di ottenere favoritismi. Anche nel calcio come nella vita sociale abbiamo questa mentalità della necessità di PROTEZIONI E RACCOMANDAZIONI per raggiungere gli obiettivi.
E’ pensiero comune, ed è entrato ormai nel nostro dna, che il fatto determinante sia il CONOSCERE “PERSONE GIUSTE” E NON, IL SAPERE. Credo, anzi, ne sono sicuro, che tutto questo non porterà ad un futuro migliore. Alla fine succederà, come nell’economia, che a un certo punto si dovrà pagare il prezzo più alto e ripartire da capo.
La parola PROGRAMMAZIONE non fa più parte del nostro vocabolario anche perché non andrebbe d’accordo con il TUTTO E SUBITO.
Le contraddizioni che ci sono nel calcio, purtroppo, ci sono anche nella vita di tutti i giorni. E’ sempre meno accettato e usato il MERITO, conta invece molto di più essere INTRODOTTI nel sistema per riuscire ad avere le opportunità, anche se poi non si potranno sfruttare perché mancano le basi per consolidarne l’effetto. Sono sempre stato convinto che alla fine di ogni campionato si ottiene quello che si merita. Non posso pensare che le classifiche finali siano guidate e prestabilite. Li vedo anche io gli errori e pure grossolani, ma fanno parte dell’errore umano e non certamente di strategie occulte.
Se vogliamo avere un calcio che appassioni e che riporti la gente allo stadio, dobbiamo tornare a essere un popolo CIVILE E RISPETTOSO DELLE REGOLE. Tutti gli addetti ai lavori devono fare un passo indietro e tornare ad essere professionali e rispettosi dell’etica. Sono disgustato dai continui capannelli attorno all’arbitro dopo una qualsiasi decisione che non soddisfa, dalle liti fra giocatori dopo un fallo subito o fatto (alle volte si vede addirittura il portiere lasciare la porta per raggiungere i compagni) e le continue proteste con mani alzate per ogni situazione tattica o di contrasto fra due o più giocatori.
Alla fine di ogni gara non si parla più di calcio bensì di calci, o azioni scorrette, o interpretazioni dell’arbitro. La cosa, poi, non finisce lì, ma si protrae per tutta la settimana in numerosi organi di informazione, sempre, e solo, per stigmatizzare argomenti che con la tecnica e la tattica non hanno niente a che fare.
Purtroppo tutto questo ha un effetto a pioggia e sta attecchendo in maniera esponenziale anche nelle partite dilettantistiche e, soprattutto, nei campionati giovanili. Vogliamo porre un freno a tutto questo o lasciamo che la valanga ci travolga? Si sente parlare solo di ridimensionamento dei campionati e non di controlli più severi sulle iscrizioni delle squadre.
La sicurezza negli stadi, compresa la costruzione di strutture nuove e adeguate alla visione di una partita di calcio, passa sempre in secondo piano. Mancherebbe solo di fare il campionato Europeo per grandi club che così saremmo al fallimento completo. Il buon senso deve prevalere sugli interessi personali perché alla lunga ci si guadagna di più.
Con professionalità,etica, regole rispettate e programmazione,  tutto si ristabilirà e potremo godere di settimane e domeniche calcistiche che faranno tornare la passione vera senza assurde manifestazioni di violenza.

Gigi Cagni