Così non può funzionare

11 luglio 2016

ritiro

Non so cosa sia successo veramente alla Lazio e non voglio entrare nel merito della vicenda. Ma nelle dichiarazioni di Bielsa ho colto una frase che penso sia la chiave di tutto per dare una piccola giustificazione a quello che sta accadendo da molti anni nel nostro campionato e che, secondo me, è una delle cause maggiori della poca qualità che si sta vedendo nei nostri campionati. La frase è questa” Per costruire una squadra che soddisfi me e faccia ottenere i risultati al club ho bisogno di andare in ritiro con un numero di giocatori BASE vicino agli 11/11 e non ai 5/11″ perché nel mio programma di lavoro, per partire al meglio, ho bisogno della rosa quasi al completo. Ripeto non voglio entrare nel merito di questa diatriba specifica ma queste dichiarazioni mi hanno fatto pensare a quando ho iniziato a fare questo lavoro. Al di là del fatto di cui ho già parlato, cioè alla scelta dell’allenatore che veniva fatta qualche mese prima della fine del campionato, la cui conseguenza era che si partiva con quasi tutta la rosa al completo per il ritiro. Il mercato era diverso, gli interessi ed anche e i giocatori erano inferiori, ma il sistema era quello giusto. La contraddizione sta nel fatto che tutte, o la maggior parte, delle squadre arrivano all’inizio della preparazione con un numero di giocatori esagerato, prendono l’allenatore all’ultimo momento e PRETENDONO RISULTATI subito. Come in qualsiasi tipo di costruzione è la base che ti permette di “edificare” al meglio, se non hai la possibilità di prepararla con criterio, dopo non puoi pretendere che stia “in piedi” bella eretta. Secondo me i Presidenti e i dirigenti di calcio oggi non hanno la minima idea delle difficoltà di un allenatore in ritiro precampionato. Non si rendono conto delle problematiche riguardanti la logistica e la programmazione giornaliera del lavoro tecnico-tattico e fisico per un allenatore con 30 giocatori. Come puoi allenare e costruire il campionato con gente che sa che se ne andrà e altri che arrivano dopo 15 giorni o addirittura, con il mercato aperto fino a fine agosto, dopo un mese. Quindi, o si dà il tempo necessario perché l’allenatore assembli un gruppo di giocatori che soddisfi le esigenze delle due parti (penso che il minimo siano almeno 10 gare di campionato) o si deve cambiare sistema e, forse, tutti ne avranno beneficio.

Annunci

Copiare non paga

10 aprile 2014

simeone

E adesso?!!!!!

Atletico Madrid in semifinale di Champions senza possesso palla con aggressività e contropiede, lanci lunghi e ripartenze con schemi precisi e proficui.

Moda Barcellona finita?

Da oggi presidenti alla ricerca di allenatori pratici che guardano più alla sostanza che alla forma?

Giornalisti che si stupiscono delle prestazioni non all’altezza del Barcellona attuale cercando di capirne le motivazioni.

Responsabile del mercato dell’Atletico è Andrea Berta mio carissimo amico e collaboratore quando ero a Parma.

A giugno sono andato a Madrid a trovarlo e ho visto i primi allenamenti in loco prima della partenza per il ritiro e ho parlato con Simeone.

A novembre, dopo le prime partite sia di campionato che di Coppe ho detto ad Andrea, che naturalmente si è toccato…, “secondo me visti gli allenamenti, il tasso tecnico dei singoli, visto il modo di interpretare le gare da parte dell’allenatore, visti Real e Barcellona, vedrai che potrai essere la sorpresa.”

Il tutto derivava da una sensazione istintiva di avere visto un gruppo fra giocatori, staff tecnico e organizzazione societaria, che mi faceva pensare a qualche cosa di compatto e granitico (vi ricordate quando scrissi di un mio vecchio allenatore che diceva” fa più male uno schiaffo o un pugno? Ecco una squadra deve sempre essere come un pugno”).

Sembra sia stata una deduzione affettiva e, ripeto, istintiva per l’amicizia con il direttore, ma non è stato così.

Per una parte dei miei ragionamenti faccio correre libera la mia pulsione dettata dall’esperienza, ma poi razionalizzo e metto insieme le cose.

Da lì parte la mia valutazione fredda e logica ed è il motivo per cui ho fatto quell’affermazione al Direttore.

Tutto questo mi ha dato lo spunto per fare un ragionamento che da anni cerco di portare avanti e, chi mi segue sul blog, sa a cosa intendo.

E’ mai possibile che tutti sono venuti da noi a imparare e poi se ne sono andati a seminare dove è possibile farlo e noi, ora, copiamo e ci lasciamo trasportare dalle mode?

E’ mai possibile che non si capisca che la squadra migliore, e l’allenatore più bravo, sono quelli che giocano nel modo più congeniale alle loro caratteristiche?

Oggi in Italia il calcio è un ibrido che non ha ne capo ne coda e quando c’è confusione il fine non può essere che confuso.

Non snaturiamoci, la nostra cultura, visti i fatti, non cambierà mai.

Va bene aggiornarsi e imparare ma “copiare” non porta a nessun risultato.

Gigi Cagni


Le mie regole nell’1 contro 1

17 gennaio 2014

Baresi_Franco_Milan_6

Facciamo che riassumo quello che ho scritto fino ad ora sui difensori e la fase difensiva visto che, in Italia, si va sempre peggio.

Facciamo che simulo, come altre volte, di prendere una squadra e di insegnare i miei principi.

Senza riparlare della condizione fisica (determinate in tutti i ruoli ma in quello del difensore ancor di più per quello che dirò), la prima cosa che faccio è portare OGNI giocatore (sì, anche gli attaccanti, in modo diverso naturalmente) a capire l’importanza di avere sicurezza e serenità nell’uno contro uno che ti porta, di conseguenza, a non indietreggiare e a temporeggiare quel tanto che basta.

Apro una piccola parentesi, siccome mi danno del difensivista perché parlo di fase difensiva spesso, non capiscono, e non si accorgono, che io mi difendo a 30 metri dalla mia porta e in area ci finisco solo se la bravura dell’avversario mi costringe a farlo.

Non voglio vedere la mia linea difensiva, mai in linea, che indietreggia.

Superata la metà campo l’avversario con la palla deve essere aggredito.

La conseguenza è che recupero la palla a 30-40 m dalla mia porta, così, non solo ci saranno meno pericoli, ma sarò anche più vicino alla porta avversaria.

Non posso vedere due cose nei nostri campionati, di tutte le categorie: la prima, che i difensori indietreggiano fino a portare gli avversari in area prima di intervenire e, la seconda, che su ogni cross su azione o da palla inattiva, ci sono avversari soli in area.

Detto questo è chiaro che le prime doti del buon difensore e del c.c difensivo siano quelle di: rapidità, attenzione, carica agonistica “difensiva” (si distingue perché devi avere la convinzione assoluta che l’avversario non ti dribblerà e che il contrasto sarai tu a vincerlo, il contrasto infatti prima si vince con il cervello e poi con il corpo) e la conoscenza della “tecnica” specifica di come si affronta l’avversario.

Non sto a specificare la posizione del corpo, sempre su un fianco e mai diritta e con il “compasso stretto”, quando ci si prepara alla marcatura perché varia a seconda del ruolo, ma mi soffermo su cosa bisogna fare quando si deve contrastare.

La prima cosa, come ho detto prima, è essere concentrati e cattivi guardando “la palla”, mentre si fa questo ci si deve avvicinare al più presto all’avversario e fermarsi con compasso stretto e corpo leggermente curvo per dare più forza all’azione ma, soprattutto, per non essere sbilanciati se toccati duro.

Fatto questo, quando decidi di “entrare” il peso del corpo deve andare tutto sull’arto che fa il contrasto e , cosa determinante, non calciare ma rimanere fermo con il “piatto” e spostare il peso del corpo sia sul piede ma anche verso l’avversario mantenendolo di fronte.

Questo, naturalmente, è il contrasto frontale per eccellenza e lo so che ci sono quelli scivolati e di lato ma, secondo me, se ci si muove bene non ci si deve trovare in situazioni di emergenza e, se accade, preferisco che il giocatore corra verso la porta in diagonale per poi contrastare di fronte che fare scivolate pericolose (o, naturalmente, avere un compagno a protezione dello spazio).

Voi direte che in area lo spazio è ristretto.

Vero ed è il motivo per cui se insegni al meglio l’uno contro uno, vedrai che difendi più lontano dalla tua porta e i difensori saranno più sereni nell’errore perché non si troveranno mai sbilanciati e potranno sempre recuperare l’errore e, in area usando lo stesso principio, difficilmente verranno dribblati.

Nel 69 ho fatto il torneo di Viareggio con il Milan, in prestito dal Brescia, finita la semifinale vinta, Nereo Rocco, presente all’incontro, nello spogliatoio mi disse: Ciò mòna ti tè sé un bravo difensor ma tè meti troppo el culo per tera” da quel giorno non ho fatto più scivolate.

Un difensore per terra che non ha preso la palla non serve più quindi, altro insegnamento, bisogna ragionare e andare per “percentuali”.

Senza questa qualità, il difensore e il c.c., non potranno rendere al meglio in tutto il resto perché daranno sempre un vantaggio all’avversario.

Questo è il primo e determinante insegnamento da dare, poi viene tutto il resto riguardante la “tattica difensiva” e quindi il posizionamento della squadra, compreso gli attaccanti e la marcatura in area sui cross e le palle inattive.

Gigi Cagni


Cosa mi tocca vedere…

21 ottobre 2013

Roma-Napoli 1-0 Pjanic
Iniziamo da capo perché ne sto veramente vedendo di tutti i colori e nessuno fa niente per porre rimedio, anzi.
Mi riferisco all’annosa battaglia che sto facendo per fare capire come si insegna a difendere (individualmente), a meno che, ed è un grosso dubbio che mi perseguita, non si sia capaci di farlo.
Quello che faccio in ritiro è questo:
Con tutti i giocatori do un insegnamento generale di come deve essere posizionato il corpo per affrontare l’avversario, compresi gli attaccanti naturalmente con cui, in seguito, farò un lavoro diverso individuale.
Quindi la posizione iniziale è sempre di fianco, non esagerato, e con il compasso stretto (la gamba deve essere in linea con l’anca).
Mantenendo la stessa distanza dei piedi, ci si avvicina all’avversario senza volere per forza portare via la palla che, naturalmente, deve essere sempre “vista” altrimenti non ha senso intervenire.
L’avvicinamento deve essere fatto nel modo più rapido possibile per poi frenarne l’intensità vicino all’avversario, la distanza giusta è data dal contatto di una mano, leggera, al corpo e dalla possibilità, piegandosi leggermente, di vedere sempre la palla.
Fatto questo dipende dalle proprie doti naturali capire se cercare di intervenire o meno in riferimento, naturalmente, alla posizione sul campo e a quella dei compagni (se hai la copertura o no).
Poi insegno il contrasto per me determinante perché, se sei forte nell’uno contro uno, dai sicurezza e coraggio per qualsiasi tipo di richiesta nella fase difensiva (es. pressing alto).
Il peso del corpo deve essere tutto sulla gamba che lo fa e deve essere in verticale e non spostato da una parte o dall’altra.
Perciò è un errore se si fa il contrasto sbilanciati per essere, poi, pronti a ripartire con la palla al piede (soprattutto per i c.c.) ed avere un vantaggio.
Se dall’altra parte il contrasto viene fatto come ho detto io, lo perdi sicuramente, dai l’opportunità all’avversario di ripartire, tu sei tagliato fuori e a centrocampo ciò non è consigliabile, negli ultimi 30m ancor meno naturalmente.
Come principio generale il contrasto in scivolata deve essere fatto solo “se si è sicuri” di prendere la palla altrimenti è meglio aspettare.
In piedi puoi sempre rimediare a tutto, se sei a terra sei “morto”, quindi in posizione eretta accompagni l’avversario dove è più giusto indirizzarlo tatticamente per la tua squadra, sperando che da dietro ti diano indicazioni, altrimenti è sufficiente che non lo indirizzi e non ti faccia dribblare verso la tua porta.
Poi si passa allo specifico per i difensori, soprattutto, per gli ultimi 20m.
Non bisogna girarsi se l’avversario fa una finta, la palla la devi sempre vedere e il corpo deve essere sempre pronto a intervenire, se hai paura della pallonata è meglio che stai a casa.
Basta vederli che, in area sui cross, guardano la palla e non l’avversario.
UOMO, PORTA, PALLA.
Non può essere l’avversario fra te e la porta, vedi Cannavaro con Borriello.
La palla non entra da sola, è l’uomo che la butta dentro.
Io ero scarso di testa, eppure, ho marcato gente molto più alta di me, la prendevano loro ma non la indirizzavano bene perché io li guardavo e quando la palla arrivava facevo il contrasto aereo con il corpo, senza fare fallo naturalmente, bastava essergli addosso e non fargliela prendere bene spingendo con la spalla.
Poi ci insegnavano trucchetti che non sto a spiegare perché non regolamentari, ma anche la furbizia fa parte del gioco (a me Borriello non avrebbe tirato la maglia).
E, in fine, alleno anche la barriera.
Non metto in barriera chi ha paura e si copre la faccia o si gira.
Si salta tutti insieme uniti e, se necessario, la palla si prende in faccia altrimenti in barriera non ci vai.
Si deve rimanere uniti sempre compatti, l’uomo che va incontro deve uscire senza lasciare lo spazio fra lui e la barriera anche se l’avversario sposta la palla lateralmente.
Il portiere deve essere sicuro che da quella parte è coperto e lui deve coprire solo la parte che va dall’ultimo uomo al suo palo.
Per quanto riguarda il portiere a me non interessa che prenda la palla all’incrocio sopra la barriera se poi rischia di prendere gol sul suo palo, se fanno gol sopra perché ha sbagliato la barriera o è stato bravo l’avversario, pazienza.
E, in fine, metto il più bravo in elevazione e il più coraggioso come terzo, la palla di solito passa di lì (vedere la foto della barriera del Napoli sul gol di Pjanić).
Il tutto, poi, inserito nella fase difensiva tattica della squadra.
Ma se non conosci i principi fondamentali difensivi singoli, non potrai mai avere vantaggi in quelli di squadra, qualsiasi sia il tuo modo di interpretare la fase difensiva.

Gigi Cagni


Preparazione Precampionato (2a PARTE)

17 luglio 2013

preparazione precampionato
Proseguendo nell’esposizione simulerò l’inizio della preparazione con una squadra nuova, molto stimolante e adrenalinico.
Come detto in precedenza è determinante essere il più possibile credibili e se stessi perché, il primo giorno in cui parli alla squadra, sai che ci sono 25-30 persone che ti giudicano e analizzano.
Il primo approccio lo voglio con tutte le componenti che lavoreranno con me tutto l’anno, compresi i magazzinieri.
L’esposizione delle regole, dei valori e il rispetto dei ruoli, sono le basi su cui costruisco tutto il resto.
Senza queste componenti, secondo me, non potrai avere un successo tecnico.
Entrando nello specifico cerco di fare comprendere quanto sia importante, soprattutto in questo periodo, l’alimentazione e il lavoro psico-fisico.
Per ottenere risultati soddisfacenti bisogna avere la mente e il corpo al meglio, quindi, devi immettere la benzina migliore per fare rendere il motore ed è per questo che, nella prima fase, faccio fare il sistema alimentare chiamato “ZONA” con l’aiuto del mio amico alimentarista Aronne Romano (la prima mattina visita medica e spiegazione del sistema tramite visione di slide e spiegazione da parte del medico).
Ho fatto sei preparazioni con questo tipo di alimentazione e il risultato più eclatante è stato che nel periodo di 40 gg non ho avuto infortuni muscolari.
Poi, il preparatore, prospetta tutto il lavoro fisico spiegando il motivo per cui useremo certi mezzi in riferimento al tipo di sistema energetico che vorremo allenare.
Per finire il mio intervento sarà rivolto alle mie intenzioni tecnico-tattiche, per il momento teoriche, usando la lavagna per prospettare, in linea di massima, quelli che sono i miei dettami tattici disegnando i moduli di partenza che secondo il mio punto di vista potranno avere sviluppi diversi dopo avere conosciuto al meglio l’organico ( 4-3-3, 4-4-2 e 3-5-2 ).
Quindi utilizzerò i primi 3g sia per l’adattamento muscolare che per l’insegnamento di tutto il lavoro che verrà svolto nel luogo del ritiro, questo per non avere tempi morti e per adattarli al mio concetto di gara basato su “attenzione e concentrazione continua”.
Dimenticavo i media.
Prima di partire, ma anche durante le vacanze, devi rispondere alle domande che riguardano sia il mercato che il progetto e l’obiettivo (in accordo con la società naturalmente).
Nel primo approccio io cerco di essere il più sincero possibile perché, alla lunga, la sincerità paga e costruire un rapporto professionale e corretto con loro ti permetterà di lavorare meglio.
Mi soffermo un attimo su questo argomento perché, in Italia, la stampa ha un ruolo importante.
Se voi chiedete a un giocatore se guarda i voti o i giudizi su di lui, vi risponderà che non gli interessa niente.
Bugia clamorosa.
Leggono e ascoltano tutto e giudicano le tue interviste, se non lo fanno loro lo fanno i loro procuratori.
E’ utile, alla presentazione della squadra, farsi dire dall’addetto stampa chi sono i giornalisti locali e coloro che scrivono sui giornali nazionali, alle volte sono la stessa persona.
Non per discriminare ma perché al lettore locale, che ti conosce meglio, parli in modo diverso (come è diverso quando fai l’intervista alla stampa o alla televisione).
Sapere come sono organizzati i club dei tifosi e conoscerne il modo di giudicare la partita ha un valore assoluto.
Quando si parla dei singoli giocatori, devi stare attento a non toccare la suscettibilità di ognuno di loro finché non li avrai conosciuti meglio(in una squadra nuova sapere chi sono i giocatori più rappresentativi e di maggiore personalità è indispensabile).
Partenza per il luogo stabilito il mattino.
Pranzo e il pomeriggio primo approccio sul campo (naturalmente bello e con le misure giuste), dopo il riscaldamento fatto dal preparatore, due tempi da 20’ a tocchi liberi con il campo ridotto (circa 70m) senza dettami tattici, diciamo riadattamento-divertimento.
1°g) Sveglia 7 e 45 colazione entro le 8 e 15, alle 9 pronti, devo fare una precisazione riguardo al peso e cioè, viene misurato una volta sola alla visita iniziale e poi dopo 15 g, secondo me non ha una logica controllare il peso tutti i giorni.
Riscaldamento su un percorso con sali scendi naturali per poi fare 6 km in Fartlek (costituendo i gruppi in base ai test iniziali) con tempo indicativo di 4’e 30” al km, seguito da un circuito di adattamento in palestra. Pranzo alle 13 e a letto entro le 14 e 30.
Sveglia alle 16 (spuntino), alle 17 pronti.
Fase difensiva, squadre sul campo e allenamento tattico ombra con il 4-3-3 e il 4-4-2, principi fondamentali secondo il mio modo di difendere.
Porta a metà campo, 11/11, 7’ con le mani gol valido di testa o al volo, stretch e mobilizzazione, 2’-3’ sempre con le mani sovrapposizione obbligatoria dopo il passaggio, 3’ a 3 tocchi, poi in uno spazio ristretto 10’ 3t,10’ 2t e 10’ 1t senza portieri con delle porticine di 1m e 30, di seguito 3’ possesso palla a 3t in una metà campo togliendo l’area e infine 7-8’ partitella libera in una metà campo. Cena alle 20 entro le 22 e 30 a letto (gli orari grosso modo saranno sempre gli stessi).
2°g)Stretch con le corde, riscaldamento con esercizi di agilità, ( skip vari), 1x circuito di forza resistente + 5x 30m.
pomeriggio- Fase offensiva con schemi 11/11 ombra. Metà campo 7’ mani, stretch e mob, sovrapp e aggiunta di triangolo a schema off. sempre con le mani. Sempre nella metà campo 3t-2t-1t, poi cross con gli esterni sulle fasce che fanno un triangolo con c.c., punte e dif centrali che vanno alla conclusione. 10’ partitella finale libera. Sempre 1h e 10’ in tutto.
3°g) Fartlek diviso in due parti, prima 4 km e poi 2, rimanendo sempre nei 4’ e 30” al km + palestra .
pomeriggio-tattica fase dif per il 4-4-2, metà campo 7’mani con sovrap. e triangolo, 3t-1t (40’ in tutto), 1x 3’possesso palla 3t, metà campo partita a tema (squadre schierate, una fa possesso palla e l’altra ombra, al mio fischio chi non ha la palla deve aggredire per conquistarla e finché non rifischio devono continuare tutte e due sia per la conclusione che per la riconquista) per 3 rip. 10’ partitella finale libera. 1h e 10’
4°g) Forza esplosiva-elastica in circuito (eserc. con bilancieri, cinture e altri attrezzi).
Pomeriggio-Riscaldamento in una metà campo senza area con corsa e giochi con palline da tennis (variare il riscaldamento in questo periodo è utile soprattutto per la mente), 3t-2t-1t, sempre in un campo ridotto, cross con triangolo come il 2°g con l’aggiunta, finita l’azione, di un breve sprint di rientro. Partita finale con porta al semicerchio di 10’ con la regola di 3t e il gol valido solo se su cross,1-2 o tiro da fuori.
5°g) Fartlek spezzato in 2+2+2 km con tempi entro i 4’al km.+ palestra.
Pomeriggio-metà campo 6’ con pallone da rugby, gol di testa o al volo, stretch e mob. Sempre con le mani regole del rugby e poi con i piedi, sempre con il pallone da rugby, poi 3t-1t con il pallone,il tutto per circa 40’. 2×3’ possesso palla a 3t e 20’ tutto libero.
6°g) 2x circuito-forza-resistente in agilità.
Pomeriggio-Schemi off e dif per il 4-3-3. Metà campo senza area mettendo 4 porticine, senza portieri, di traverso al campo, gol davanti e dietro 7’ mani, stretch e mob, sovrap. e triangolo con le mani, 3t-1t , campo ridotto 3t-2t-1t e 15’ con porta al semicerchio tocchi liberi.
7°g) Amichevole contro la squadra locale (il mattino tattica per la gara e palle inattive).
In preparazione voglio la prima amichevole dopo 7 g e poi ogni 3gg crescendo gradatamente di categoria. In questo periodo faccio giocare ogni giocatore, almeno una volta dall’inizio, per dare soddisfazione a tutti anche ai giovani. Ci sarà tempo in seguito per iniziare a fare delle scelte più precise per iniziare la costruzione di squadra e gioco.
8°g) Mattino disamina della partita e allenamento defatigante.
Pomeriggio-Correzione degli errori dif e off in campo con squadre schierate. Metà campo partitella 3t-1t e solito 3-2-1 in campo ridotto, 20’ partitella finale metà campo.(50’)
9°g) Forza esplosiva(bilancieri+ salite)
pomeriggio-metà campo 7’ mani, stretch e mob, 5’a 3t, 7’ partita di testa dentro l’area (solo di testa, quando la palla è bassa si prende con le mani e si rimanda alzandola e colpendola di testa, il gol è valido solo di testa), 20’metà campo a 1t, poi attaccanti e c.c. vanno a fare dei tiri in porta con il mio secondo e io prendo i dif per un lavoro singolo per l’1/1 e di reparto, infine solita partitella libera di 20’ metà campo.1h e 30’
10°g) Mattino tattica dif e off+ palle inattive in preparazione dell’amichevole del pomeriggio.
11°g) Riposo completo.
12°g) 2x C.C.V.V sul percorso del fartlek facendo i 1500 m.
pomeriggio-Disamina della gara sul campo correggendo gli errori (dalla successiva amichevole verranno fatte le riprese televisive e così vedremo dal video tutti i movimenti delle due fasi esaminandoli e discutendoli per ottimizzare il lavoro per la costruzione tattica), 4 porticine, 7’ con le mani e poi 3t-1t, 1×3’ possesso palla 3t, poi porta al semicerchio 6x (3xsquadra) schemi off per il cross, avversari inattivi fino al cross e poi tutti attivi fino al mio fischio.15’partitella finale.
13°g) 2xCircuito di forza-elastica-reattiva
pomeriggio-giorno successivo amichevole impegnativa quindi allenamento di recupero. 10’ torello, 3-2-1 campo ridotto,12rx6hsb in vari modi e 10’ 3t gol valido 1-2,cros o tiro da fuori. 1h e 20’
14°g) tattica dif e off e palle inattive per la gara del pomeriggio.
Amichevole con professionisti.
15°g) Mattino allenamento atletico di recupero.
Pomeriggio-torneo di calcio tennis.
16°g) 2XC.C.V.V +1 variato.
Pomeriggio-di solito, dopo questo periodo, ho scelto il sistema di gioco più adatto e quindi ogni allenamento avrà quello come base. Porta al semicerchio 7’ mani, stretch e mob, sovrap e triangolo, 3t-1t, 7 porticine a 3t, 1×3’ possesso palla 3t, 4xpossesso ombra e al fischio aggredire, 20’ partita libera.
17°g) 2xCircuito-forza-esplosiva-elastica+5 salite.
Pomeriggio-10’ torello, 3-2-1 campo ridotto, 8sx3rx6hsb, cross con triangolo articolato,10’ partitina finale con porta al semicerchio.
18°g) Prima gara importante e, quindi, preparazione come fosse gara ufficiale di campionato.
Il lavoro seguente è sulla falsariga di questo entrando nel concetto che andremo verso la qualità, in tutte le sue componenti, diminuendo le quantità.
Durante tutto il primo periodo, e anche in seguito, fermo il gioco frequentemente per spiegare e correggere gli errori, usando anche il contributo televisivo.
In tutti questi primi giorni ho ribadito le regole e i comportamenti che io desidererei venissero rispettati, abbiamo scritto e controfirmato tutti un regolamento interno, ho parlato a tutti singolarmente e ho ribadito, quasi giornalmente, l’importanza che l’io non paga e che se non si sarà un gruppo compatto difficilmente otterremo risultati importanti.
Spero di essere riuscito, almeno in parte, a esaudire le vostre curiosità anche se l’esposizione non è di facile attuazione essendo un argomento complicato.
Buon divertimento.

Gigi Cagni


INCONTRI RAVVICINATI

18 febbraio 2013

ANTONIO CONTE

ANTONIO CONTE

Annosa discussione riguardo al fatto che, in certi momenti del campionato, si accavallano gare che non ti permettono di recuperare le energie, soprattutto nervose.
Lo si sa sin dall’inizio: è il prezzo che devi pagare per tutto il denaro che le televisioni sborsano per il calcio.
Riuscire a giocare tre gare in una settimana senza subire un calo di prestazione è sicuramente la cosa più difficile da programmare, soprattutto se credi che il miglior sistema energetico da sviluppare è “la forza” in tutte le sue espressioni.
Lo so per esperienza perché è sempre stata la mia ricerca sin dall’inizio della mia carriera da professionista.
Avendo provato da giocatore, con Sonetti, quanto fosse redditizio sviluppare questo sistema come primario sia in preparazione che durante il campionato, quando ho iniziato a fare l’allenatore ho scelto questa strada per impostare tutta la programmazione atletica.
Nel 1990, a Coverciano, ero forse l’unico che adottava questo tipo di metodo perché tutti, o quasi, credevano fosse determinante, o primaria, la “potenza aerobica”.
Ci sono voluti 5 anni di sperimentazioni per trovare il mix giusto.
Anch’io nei primi anni, dopo il sostegno invernale, avevo una crisi di prestazioni fisiche negative, e di conseguenza di risultati. Superato questo periodo era tutto in discesa (i campionati si vincono o si perdono nelle ultime 10 gare).
Credo che il calcio moderno non ha solo come base dei risultati, la parte tattica ma, essenziale, è anche riuscire ad esprimerla a ritmi elevati.
Chi riesce a trovare l’equilibrio giusto nello sviluppo dei sistemi energetici, in riferimento agli impegni del calendario, ha il vantaggio di avere continuità nelle prestazioni.
Tutti sanno che la continuità è la base dei buoni risultati di classifica, ma è anche la più difficile da raggiungere.
Quello che sta accadendo alla Juve, in misura ridotta naturalmente, l’ho provata all’inizio della mia carriera.
Però mi ha permesso di vincere 3 campionati in 6 anni (poi anche salvezze insperate), ma mi ha fatto soffrire e avere periodi di insicurezze enormi.
Il vantaggio è stato, oltre ad avere un preparatore di qualità, quello di aver provato personalmente il vantaggio di questi sistemi.
Mi permetto quindi di dire a Conte che deve avere l’umiltà di usare queste esperienze negative per la sua crescita futura senza accanirsi, forse giustamente, contro i calendari “televisivi” (che ti permettono, comunque, di costruire organici competitivi).
Il suo prossimo obiettivo non deve essere solo lo sviluppo delle conoscenze tattiche ma, parallelamente, il metodo giusto di supporto atletico in questi periodi particolari.
E’ raggiungibile se si rimane sereni e vogliosi di nuove sperimentazioni, sopportandone i periodi negativi.
Finisco con un riferimento che è strettamente legato all’argomento, se non determinante.
Tutto può avere una risposta soddisfacente solo se i giocatori hanno una cultura di comportamenti adatti a sopportare questi sforzi ravvicinati.
Mi chiedo” Come mai Barzagli non sbaglia una partita a livello fisico?”… Chiedetevelo anche voi, compagni di squadra!!!!!!

Gigi Cagni


Settimana tipo

3 aprile 2012

Cristian mi ha chiesto di esporre una mia settimana tipo così ho deciso di aprire, a voi che seguite il mio blog, delle pagine dei miei diari.
Credo di averlo già detto, da quando ho iniziato a fare l’allenatore, ho preso l’abitudine di scrivere giornalmente sia il lavoro atletico che quello tecnico tattico comprese le mie impressioni e le valutazioni in riferimento al periodo della programmazione.
Ho scelto due settimane di situazioni completamente diverse ma con un denominatore comune e cioè il mio modo di interpretare la costruzione di una gara.
Dal primo giorno che ho iniziato questo lavoro ho pensato che era importantissimo che il giocatore avesse una condizione psico-fisica ottimale per rendere al meglio.
Così ho iniziato da subito a sperimentare sistemi di allenamento atletico, secondo me, più adatti per il raggiungimento dell’obiettivo (la mia convinzione primaria è stata che erano tutti i tipi di forza a dover essere sviluppati al meglio in un periodo, fine anni 80, in cui tutti credevano fosse necessario allenare più la potenza aerobica).
Questo per quanto riguardava la parte atletica ma, da subito, ho cercato di abbinare anche la parte tecnico-tattica per costruire una combinazione quali-quantitativa adatta a disputare i 95’della gara.
Così dalla Primavera del Brescia ad oggi mi sono costruito, con l’aiuto del mio preparatore Prof. Ambrosio, una programmazione di allenamenti mirati in riferimento a periodi e situazioni di campionato.
Ho così scelto di mostrarvi due settimane uguali come periodo temporale ma diverse come tipo di campionato e situazione.
Nelle prime tre pagine c’è una settimana del campionato 92-93 del Piacenza terminato con la PRIMA Promozione in A.
Nelle seconde due, la settimana del campionato 2005-2006 a Empoli, in cui subentrai con la squadra in zona retrocessione riuscendo nell’impresa della salvezza.
Spero riusciate a leggere la mia scrittura ma ho fatto questa scelta perché ho ritenuto fosse più veritiero e significativo il risultato finale.
Come potrete constatare i metodi di lavoro sono molto simili negli anni anche se il comune denominatore è il medesimo e non si scosta molto da quello che ho fatto quest’anno.
Spero soddisfi le vostre curiosità.

Gigi Cagni