3 aprile 2015

articolo Libertà 31 marzo 2015articolo Libertà 31 03 2015


IL PALLONE DEGLI SCEICCHI

25 febbraio 2015

Walter Zenga e Gigi Cagni
Viaggiare, visitare nuovi paesi e culture, scambiare le proprie esperienze con altri colleghi che ne vivono di diverse, questo è quello che ora (non avendo squadra naturalmente) mi appassiona e rende eccitante la mia vita.
Sono appena tornato da Dubai, dove sono stato per una settimana per trovare il mio ex compagno di squadra nella Sambenedettese per due anni, Walter Zenga.
Erano anni che mi ripromettevo di fare questo viaggio sia per rivedere lui, sia per parlare delle sue esperienze nei campionati Arabi, che toccare con mano la realtà di una città costruita dal nulla nel deserto.
Come sempre, quando torno e arrivo sul suolo italiano , mi dico “ma come c…o è che siamo eccellenze in tutto, le esportiamo e noi non ne usufruiamo?”.
Una cosa in cui, per ora, siamo ancora avanti nei confronti dei Paesi Arabi è sicuramente il calcio, ma stiamo facendo di tutto per farci raggiungere e sorpassare anche in quello.
Penso, comunque che non accadrà, ma solo perché a loro interessa poco.
Preferiscono guardare il calcio Europeo in televisione che andare allo stadio.
Naturalmente, le strutture e gli stadi sono eccellenti.IMG-20150213-WA0018
Il loro calcio non è a grande velocità ma tecnicamente di buon livello, tatticamente invece sono carenti, ma poco importa, infatti, mi diceva Walter, che il lavoro tattico per loro è di difficile apprendimento, ecco perché la maggior parte degli allenatori sono Brasiliani.
Anche se ha deciso di vivere a Dubai pure lui sta andando in giro ad aggiornarsi e vede partite tutti i giorni di tutti i campionati del mondo.
Avendo vissuto esperienze in molti paesi (Romania, Italia, Turchia, America, Arabia Saudita e Emirati) mi ha potuto illustrare una varietà infinita di esempi di situazioni differenti da paese a paese, sia tattica che di gestione della squadra.
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Chiaramente noi siamo ancora i più bravi per quanto riguarda l’aspetto prettamente tattico.
La parte atletica ha raggiunto invece, ovunque, un livello di eccellenza.
Dove c’è parità assoluta è nell’esonerare gli allenatori, ovunque questo accade con frequenza e nello stesso stile, non fai i risultati, ti mando via.
Negli Emirati e in Arabia ancor di più perché gli sceicchi vogliono solo vincere e non amano essere inferiori ad altri.
Comunque il piacere più grande è parlare con un amico-collega che ha la tua stessa passione e la voglia continua di migliorarsi e aggiornarsi, che parla il tuo stesso linguaggio anche con idee diverse, che trasuda desiderio di andare su un campo a “insegnare” calcio tramite le proprie esperienze e l’amore per questo lavoro.
Torno e leggo “Lotito, Parma, settori giovanili, penalizzazioni in B ecc….” che tristezza!!!!!!!
Gigi Cagni


14 novembre 2014

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3 novembre 2014

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Ecco il link del giornale da cui è stato estratto l’articolo: http://digital.nesoccerjournal.com/nxtbooks/seamans/nesoccerj_201411/#/32


DIARIO DAGLI STATES (SECONDA E ULTIMA PARTE)

17 ottobre 2014

Gigi Cagni Red Bulls

È finita, purtroppo, la mia esperienza americana.

Il “purtroppo” non è tanto perché qui si stia male e là bene (riguardo al concetto di organizzazione e modo di concepire lo Stato e il rispetto delle regole sicuramente sì e ciò vale anche per il calcio) ma quanto perché due mesi non sono sufficienti per imparare l’inglese. Quantomeno non abbastanza per sostenere dialoghi di un certo livello.

Oggi però, potrei allenare una qualsiasi squadra e farmi capire, andare in giro per il mondo e farmi capire e, certamente, capire quello che mi stanno dicendo.

I due obiettivi che mi ero prefisso li ho raggiunti.

Della mia personale conoscenza della lingua inglese a voi interessa poco, ma capire se ci fosse la possibilità di entrare nel calcio americano e portare la mia esperienza, penso di sì.

Quindi mi sono informato, sul posto, delle possibili chance che avrei potuto avere negli States.

Al momento per me nessuna, ma anche per qualsiasi allenatore Europeo.

Non mi dite di Klismann, perché in quel caso è lampante quanto gli americani siano pragmatici e pratici.

C’era il mondiale e loro dovevano fare bella figura e vedere se, con dei risultati, il soccer avrebbe potuto attecchire anche in America e, quindi, diventare un affare.

A loro difatti oggi, non interessa avere squadre con una conoscenza tattica eccezionale, non interessa avere giocatori di fama mondiale e investirci tanti soldi (su 450 giocatori della MLS solo in 6/7 superano 1 milione di dollari, lordi, di ingaggio. Hanno un tetto salariale che è 250000 dollari e la media è di 200000 sempre lordi. Là le tasse le pagano tutti). L’investimento più importante, che varia dai 300 ai 400 milioni di dollari, riguarda le strutture.

Poi penseranno a organizzare meglio i campionati e, quindi, a investire sulle squadre.

Sono le persone che vanno allo stadio quelle che poi gli permetteranno di fare il business e, quindi, a quelle hanno pensato quando hanno deciso di investire.

Anche perché oggi, ed è statistico, sono più i giovani che giocano a calcio che quelli che praticano gli sport, diciamo nazionali.

In MLS (Major League Soccer) non ci sono retrocessioni e alla fine ci sono i play off per la vittoria del campionato.

Per fare questo campionato devi avere requisiti ben precisi e cioè: stadio, strutture adeguate e possibilità economiche per avere competitività nella massima serie con standard elevati e quindi nessuna squadra, per ora, ha ritenuto economicamente conveniente salire nella massima categoria.

Poi c’è la NASL (North American Soccer League) diciamo la nostra serie B, che ha parametri diversi ma che, in questo momento, si sta strutturando e fa parte della USL (United Soccer Leagues).

Nessuna squadra, per ora, ha il settore giovanile, perché i giocatori vengono reclutati dalle University e i College (che sono poi la stessa cosa) organizzati in campionati divisi per stati, visto le distanze enormi che ci sono.

Difficilmente un giocatore di queste squadre sale di categoria perché, o è veramente un fuoriclasse e quindi può guadagnare un buon ingaggio, altrimenti non gli conviene in quanto, loro, quando escono dall’Università hanno il posto assicurato e guadagnano di più che fare i professionisti nel calcio.

Ho descritto a grandi linee senza approfondire altrimenti sarei stato tedioso.

La conclusione è che, quando poi torni in Italia, non riesci a capire perché noi non si possa fare quello che negli altri paesi è normale.

Per costruire una cosa nuova (America) o ripartire dopo una crisi (Italia) mi viene spontaneo dedurre che ci vogliano gli stessi ingredienti, con una differenza sostanziale che nel nostro caso c’è una grande bagaglio d’esperienza.

La maggior parte dei tifosi calcistici italiani sono persone sensate e intelligenti.

Per queste persone bisogna avere il coraggio di fare delle scelte.

Basterebbe dire che si ha bisogno di 4/5 anni per rimettere tutto a posto, cominciando dalle strutture adatte per le esigenze di uno spettacolo più godibile, mettendo in secondo piano l’importanza del risultato sul campo.

Ma se noi pensiamo che la cosa più importante sia: moviola in campo sì, moviola in campo no, non ne usciremo mai, anzi..

Dei campionati Italiani o di altre cose che riguardano lo specifico ne parleremo più avanti perché ho visto solo l’ultima giornata e, quindi, non ho la conoscenza, né delle squadre, né dei nuovi giocatori e nemmeno dei sistemi di gioco adottati.

A presto.

Gigi Cagni


DIARIO DAGLI STATES (1a parte)

29 agosto 2014

Trascorso un mese, sono giunto ormai a metà di questa meravigliosa esperienza negli States, nella quale mi sono prefissato di migliorare l’inglese (importante non solo a livello professionale) e vedere dal vivo il calcio d’oltre oceano, curioso di scoprirne il livello e l’effetto sulla gente. Devo dire che l’impatto è stato davvero eccellente, in primo luogo perché mi sono stabilito vicino alla scuola di inglese nel quartiere di Cambridge, incantevole come del resto tutta la città di Boston, tra le più belle a mio avviso. Poi, perché tramite il mio agente Nicola Innocentin (ex giocatore del Boston), ho preso contatti con la dirigenza dei NY Red Bulls e sono andato ad assistere sia all’allenamento, in un centro sportivo all’avanguardia, che al match di campionato del giorno successivo contro il Montreal di Di Vaio.

Gigi Cagni con Thierry Henry

Gigi Cagni con Thierry Henry

Ciò chi mi è parso chiaro sin da subito e confermato poi dai dialoghi con allenatori e dirigenti di entrambe le squadre è che il calcio qui è in fortissima crescita. Già le statistiche dicono che a livello giovanile ha superato per partecipazione, sport molto più radicati da queste parti, come baseball, basket e football americano. Ma anche sul piano economico si percepisce il cambiamento, visto che è aumentato esponenzialmente il numero dei telespettatori paganti (ogni genere di spettacolo in tv qui è a pagamento).

NY Stadium

NY Stadium

A differenza dell’Italia, dove è in regresso sotto tutti gli aspetti, il calcio nei “nuovi paesi”, come gli Stati Uniti, è invece in netta espansione. L’unico problema qui è creare un collegamento tra le giovanili dei college ed il professionismo, ovviamente si stanno attrezzando per colmare questo gap del sistema, con il tipico pragmatismo americano, senza fretta, con risorse ed organizzazione, già.. QUI PIANIFICANO!

Lo Stadio dei Red Bulls è splendido (Di Vaio mi ha detto che sono tutti belli qui), e già l’atmosfera mi ha fatto emozionare, prima l’inno canadese, applaudito dall’intero stadio e poi tutti in piedi con la mano sul petto per quello americano.. brividi.

NY Stadium

NY Stadium

Poco mi ci è voluto dopo il fischio di inizio per capire che il calcio giocato è senz’altro lento, tatticamente inferiore al nostro, poco aggressivo, tecnico. Ma la partita scorre piacevole, grazie anche al pubblico, che si esalta per qualsiasi azione offensiva o difensiva, dal tiro sbilenco alla riconquista della palla.

L’assenza di stress è dovuta oltre al fatto che in MLS non ci sono retrocessioni anche al prezioso concetto, da noi perduto, che per costruire qualcosa di buono occorrono tempo e pazienza.

Per la cronaca, allo svantaggio di NY (poi vittoriosa) non è volato nemmeno un commento di disappunto dagli spalti, quindi non sto neanche a dire dell’assenza di violenza..

Tornando a casa, persino il tassista, appassionato di sport, mi ha confermato quello che mi sono sentito dire da tutti gli addetti ai lavori di qui: “soccer is growing”.

To be continued..

Gigi Cagni

New York vista dall'hotel

New York vista dall’hotel

 


La Gazzetta dello Sport – 27 agosto 2014

27 agosto 2014

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