come fermare l’avversario per ripartire

9 febbraio 2014

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Il motivo per cui ho trattato l’argomento dell’ 1 contro 1, per la fase difensiva, prima di quello tattico è perché, e lo dimostrano i fatti ogni partita dei vari campionati, senza avere quelle qualità singole la parte di tattica specifica non può essere fatta al meglio.
Se venisse applicata nel modo giusto non vedremmo difensori che indietreggiano sino dentro l’area, o che permettono il tiro da fuori (vedi Strootman con il Napoli in Coppa) o che si girano quando l’avversario sta per tirare.
Non vedremmo, in modo così facile, attaccanti in area soli e indisturbati al tiro, di testa o di piede.
Detto questo e supponendo che i giocatori sappiano e siano in grado di applicare gli insegnamenti dell’1 contro 1, vi illustro come, secondo il mio credo nella fase difensiva, faccio applicare la tattica di squadra.
Chi ha visto l’esposizione degli schemi di gioco all’inizio del mio Blog e del modo di interpretarli, saprà quello che sono i miei principi di squadra nella fase difensiva.
Comunque farò un’esposizione completa e quindi un ripasso.
Partiamo dal principio che fin che l’avversario è nella sua metà campo la squadra si muove in riferimento alla palla.
Quindi, sempre ,con diagonali e coperture di c.c. e difensori con gli attaccanti che devono indirizzare l’avversario verso l’esterno, ecco cosa intendo quando parlo di attaccanti come primi difensori (anche loro dovrebbero stare sempre in piedi, non girarsi sulle finte di calcio e imparare il contrasto, è solo un vantaggio loro perché prima conquisto la palla più vicino sono alla porta avversaria).
Quando la metà campo viene superata , voglio la pressione sul portatore di palla (contro 1 dei c.c.) con i difensori mai in linea se non quando la palla è coperta e siamo sicuri che l’avversario non ha possibilità di visione del gioco, altrimenti se gli attaccanti sono 2 , due difensori marcano e uno si stacca (a zona naturalmente) se sono tre , tre marcano e uno si stacca.
Come ho già detto la mia filosofia è che, se ho la squadra più debole o se vedo che ho problemi nei singoli difensori, gioco con un sistema che mi da sempre un uomo in più nella linea difensiva in riferimento al numero di attaccanti.
Solo se i miei due centrali sono bravi marcatori e uno dei due è veloce, accetto la parità numerica.
Il fuorigioco lo voglio solo in tre casi.
Il primo se faccio il pressing sull’esterno (pressing è quando c’è più di un giocatore ad aggredire l’avversario con le spalle girate alla porta) e quindi la linea difensiva viene in avanti e accorcia velocemente fino alla conquista della palla o di avere fatto un fallo tattico.
Il secondo quando si è in inferiorità numerica e solo negli ultimi 30m. (prima non ha senso perché ci dovrebbe essere il tempo per qualche giocatore di recuperare la posizione e quindi non avere l’inferiorità).
Il terzo in uscita dopo la respinta sulle palle inattive in area.
Altrimenti non voglio, anzi, come ho detto sopra voglio sempre la copertura che vuol dire un “uomo” che si stacca a protezione della linea di chi, in quel momento, sta marcando.
Detto questo l’uomo, invece della palla, viene ad essere l’obiettivo primario quando si è negli ultimi 20m perché non c’è più il tempo di fare coperture o scalare.
Ho fatto il difensore centrale per tanti anni e la sensazione primaria che dovevo avere era di non vedere il buco in mezzo davanti a me e quindi, quello spazio, deve essere sempre coperto.
Altra cosa che dico ai miei giocatori è “ l’impressione cromatica” che vuol dire che devo sempre avere l’immediata sensazione di vedere più spiccato il colore della mia maglia che non dell’avversario.
Se ci provate capirete cosa voglio dire.
In un centesimo di secondo vedi se sei in superiorità o inferiorità e, poi, capisci di quanto ma, intanto, ti allerti e sei costretto a velocizzare il ragionamento di come distribuire la parte tattica di difesa (è un concetto non facile da spiegare ma semplicissimo da applicare).
Finisco dicendo che è determinante avere il portiere e, almeno, un difensore centrale che “comandino” parlando continuamente.
Quando mi danno del difensivista mi viene da ridere perché non capiscono, certamente non vedono le mie squadre sul campo, che tengo la fase difensiva in grande considerazione per il fatto che cerco di rimanere più corto possibile e il più lontano possibile dalla mia porta.
Difficilmente si vedono le mie squadre che indietreggiano in area, a meno che costrette dalla bravura dell’avversario (allora subentra l’allenamento specifico dell’ 1 contro 1 in area).
Mi rivolgo ai miei colleghi: “volete difensori ottimi nella costruzione, ma fate più bella figura se siete organizzati in fase difensiva e prendete pochi gol, piuttosto che bravi a fare partire l’azione da dietro”.
Finisco dicendo che, come in tutte le situazioni di gioco, se non sei concentrato e non hai la carica agonistica giusta compresa la condizione fisica, ogni applicazione singola o di tattica generale non può avere successo.
Certo che il massimo è avere difensori bravi a fare tutti e due le cose ma è meglio iniziare dal difendere bene e poi imparare a costruire che il contrario, anche perché altrimenti il contrario è quasi impossibile da realizzare al meglio.

Gigi Cagni

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Le mie regole nell’1 contro 1

17 gennaio 2014

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Facciamo che riassumo quello che ho scritto fino ad ora sui difensori e la fase difensiva visto che, in Italia, si va sempre peggio.

Facciamo che simulo, come altre volte, di prendere una squadra e di insegnare i miei principi.

Senza riparlare della condizione fisica (determinate in tutti i ruoli ma in quello del difensore ancor di più per quello che dirò), la prima cosa che faccio è portare OGNI giocatore (sì, anche gli attaccanti, in modo diverso naturalmente) a capire l’importanza di avere sicurezza e serenità nell’uno contro uno che ti porta, di conseguenza, a non indietreggiare e a temporeggiare quel tanto che basta.

Apro una piccola parentesi, siccome mi danno del difensivista perché parlo di fase difensiva spesso, non capiscono, e non si accorgono, che io mi difendo a 30 metri dalla mia porta e in area ci finisco solo se la bravura dell’avversario mi costringe a farlo.

Non voglio vedere la mia linea difensiva, mai in linea, che indietreggia.

Superata la metà campo l’avversario con la palla deve essere aggredito.

La conseguenza è che recupero la palla a 30-40 m dalla mia porta, così, non solo ci saranno meno pericoli, ma sarò anche più vicino alla porta avversaria.

Non posso vedere due cose nei nostri campionati, di tutte le categorie: la prima, che i difensori indietreggiano fino a portare gli avversari in area prima di intervenire e, la seconda, che su ogni cross su azione o da palla inattiva, ci sono avversari soli in area.

Detto questo è chiaro che le prime doti del buon difensore e del c.c difensivo siano quelle di: rapidità, attenzione, carica agonistica “difensiva” (si distingue perché devi avere la convinzione assoluta che l’avversario non ti dribblerà e che il contrasto sarai tu a vincerlo, il contrasto infatti prima si vince con il cervello e poi con il corpo) e la conoscenza della “tecnica” specifica di come si affronta l’avversario.

Non sto a specificare la posizione del corpo, sempre su un fianco e mai diritta e con il “compasso stretto”, quando ci si prepara alla marcatura perché varia a seconda del ruolo, ma mi soffermo su cosa bisogna fare quando si deve contrastare.

La prima cosa, come ho detto prima, è essere concentrati e cattivi guardando “la palla”, mentre si fa questo ci si deve avvicinare al più presto all’avversario e fermarsi con compasso stretto e corpo leggermente curvo per dare più forza all’azione ma, soprattutto, per non essere sbilanciati se toccati duro.

Fatto questo, quando decidi di “entrare” il peso del corpo deve andare tutto sull’arto che fa il contrasto e , cosa determinante, non calciare ma rimanere fermo con il “piatto” e spostare il peso del corpo sia sul piede ma anche verso l’avversario mantenendolo di fronte.

Questo, naturalmente, è il contrasto frontale per eccellenza e lo so che ci sono quelli scivolati e di lato ma, secondo me, se ci si muove bene non ci si deve trovare in situazioni di emergenza e, se accade, preferisco che il giocatore corra verso la porta in diagonale per poi contrastare di fronte che fare scivolate pericolose (o, naturalmente, avere un compagno a protezione dello spazio).

Voi direte che in area lo spazio è ristretto.

Vero ed è il motivo per cui se insegni al meglio l’uno contro uno, vedrai che difendi più lontano dalla tua porta e i difensori saranno più sereni nell’errore perché non si troveranno mai sbilanciati e potranno sempre recuperare l’errore e, in area usando lo stesso principio, difficilmente verranno dribblati.

Nel 69 ho fatto il torneo di Viareggio con il Milan, in prestito dal Brescia, finita la semifinale vinta, Nereo Rocco, presente all’incontro, nello spogliatoio mi disse: Ciò mòna ti tè sé un bravo difensor ma tè meti troppo el culo per tera” da quel giorno non ho fatto più scivolate.

Un difensore per terra che non ha preso la palla non serve più quindi, altro insegnamento, bisogna ragionare e andare per “percentuali”.

Senza questa qualità, il difensore e il c.c., non potranno rendere al meglio in tutto il resto perché daranno sempre un vantaggio all’avversario.

Questo è il primo e determinante insegnamento da dare, poi viene tutto il resto riguardante la “tattica difensiva” e quindi il posizionamento della squadra, compreso gli attaccanti e la marcatura in area sui cross e le palle inattive.

Gigi Cagni


Cosa mi tocca vedere…

21 ottobre 2013

Roma-Napoli 1-0 Pjanic
Iniziamo da capo perché ne sto veramente vedendo di tutti i colori e nessuno fa niente per porre rimedio, anzi.
Mi riferisco all’annosa battaglia che sto facendo per fare capire come si insegna a difendere (individualmente), a meno che, ed è un grosso dubbio che mi perseguita, non si sia capaci di farlo.
Quello che faccio in ritiro è questo:
Con tutti i giocatori do un insegnamento generale di come deve essere posizionato il corpo per affrontare l’avversario, compresi gli attaccanti naturalmente con cui, in seguito, farò un lavoro diverso individuale.
Quindi la posizione iniziale è sempre di fianco, non esagerato, e con il compasso stretto (la gamba deve essere in linea con l’anca).
Mantenendo la stessa distanza dei piedi, ci si avvicina all’avversario senza volere per forza portare via la palla che, naturalmente, deve essere sempre “vista” altrimenti non ha senso intervenire.
L’avvicinamento deve essere fatto nel modo più rapido possibile per poi frenarne l’intensità vicino all’avversario, la distanza giusta è data dal contatto di una mano, leggera, al corpo e dalla possibilità, piegandosi leggermente, di vedere sempre la palla.
Fatto questo dipende dalle proprie doti naturali capire se cercare di intervenire o meno in riferimento, naturalmente, alla posizione sul campo e a quella dei compagni (se hai la copertura o no).
Poi insegno il contrasto per me determinante perché, se sei forte nell’uno contro uno, dai sicurezza e coraggio per qualsiasi tipo di richiesta nella fase difensiva (es. pressing alto).
Il peso del corpo deve essere tutto sulla gamba che lo fa e deve essere in verticale e non spostato da una parte o dall’altra.
Perciò è un errore se si fa il contrasto sbilanciati per essere, poi, pronti a ripartire con la palla al piede (soprattutto per i c.c.) ed avere un vantaggio.
Se dall’altra parte il contrasto viene fatto come ho detto io, lo perdi sicuramente, dai l’opportunità all’avversario di ripartire, tu sei tagliato fuori e a centrocampo ciò non è consigliabile, negli ultimi 30m ancor meno naturalmente.
Come principio generale il contrasto in scivolata deve essere fatto solo “se si è sicuri” di prendere la palla altrimenti è meglio aspettare.
In piedi puoi sempre rimediare a tutto, se sei a terra sei “morto”, quindi in posizione eretta accompagni l’avversario dove è più giusto indirizzarlo tatticamente per la tua squadra, sperando che da dietro ti diano indicazioni, altrimenti è sufficiente che non lo indirizzi e non ti faccia dribblare verso la tua porta.
Poi si passa allo specifico per i difensori, soprattutto, per gli ultimi 20m.
Non bisogna girarsi se l’avversario fa una finta, la palla la devi sempre vedere e il corpo deve essere sempre pronto a intervenire, se hai paura della pallonata è meglio che stai a casa.
Basta vederli che, in area sui cross, guardano la palla e non l’avversario.
UOMO, PORTA, PALLA.
Non può essere l’avversario fra te e la porta, vedi Cannavaro con Borriello.
La palla non entra da sola, è l’uomo che la butta dentro.
Io ero scarso di testa, eppure, ho marcato gente molto più alta di me, la prendevano loro ma non la indirizzavano bene perché io li guardavo e quando la palla arrivava facevo il contrasto aereo con il corpo, senza fare fallo naturalmente, bastava essergli addosso e non fargliela prendere bene spingendo con la spalla.
Poi ci insegnavano trucchetti che non sto a spiegare perché non regolamentari, ma anche la furbizia fa parte del gioco (a me Borriello non avrebbe tirato la maglia).
E, in fine, alleno anche la barriera.
Non metto in barriera chi ha paura e si copre la faccia o si gira.
Si salta tutti insieme uniti e, se necessario, la palla si prende in faccia altrimenti in barriera non ci vai.
Si deve rimanere uniti sempre compatti, l’uomo che va incontro deve uscire senza lasciare lo spazio fra lui e la barriera anche se l’avversario sposta la palla lateralmente.
Il portiere deve essere sicuro che da quella parte è coperto e lui deve coprire solo la parte che va dall’ultimo uomo al suo palo.
Per quanto riguarda il portiere a me non interessa che prenda la palla all’incrocio sopra la barriera se poi rischia di prendere gol sul suo palo, se fanno gol sopra perché ha sbagliato la barriera o è stato bravo l’avversario, pazienza.
E, in fine, metto il più bravo in elevazione e il più coraggioso come terzo, la palla di solito passa di lì (vedere la foto della barriera del Napoli sul gol di Pjanić).
Il tutto, poi, inserito nella fase difensiva tattica della squadra.
Ma se non conosci i principi fondamentali difensivi singoli, non potrai mai avere vantaggi in quelli di squadra, qualsiasi sia il tuo modo di interpretare la fase difensiva.

Gigi Cagni


Nuova figura necessaria nel calcio moderno

29 gennaio 2013

alexBene, visto che gli errori difensivi madornali continuano ad accadere nei nostri campionati, penso sia venuto il momento di proporre un pensiero che mi frulla per la testa da qualche anno.
Secondo me deve nascere una nuova figura negli staff delle squadre di qualsiasi livello.
Mi sembra intuibile, visti gli ultimi argomenti, che è quello dell’allenatore specifico sia dei difensori che della tattica difensiva di reparto.
Voi direte: “C’è già l’allenatore in seconda che dovrebbe fare questo”.
Certo che c’è in quasi tutte le squadre, ma non in tutte è un difensore di esperienza, anzi..
Quindi credo sia necessario che ci si adegui alle esigenze tecnico-tattiche che i campionati mettono in evidenza.
Da quando esistono i campionati in Italia è statistico che vince, a parte qualche caso sporadico, chi prende meno gol.
Lo posso dire per esperienza personale visto che ho vinto tre campionati e ottenuto salvezze importanti in serie A mettendo in atto questo principio.
Tutte le volte che sono subentrato a campionato in corso, per riuscire a cambiare la tendenza, sono intervenuto immediatamente nella fase difensiva da parte di tutta la squadra per dare le prime certezze e sicurezze.
Psicologicamente prendere gol è devastante, a meno che tu non riesca sempre a farne di più (la cosa è abbastanza difficile e, comunque, non può durare nel tempo).
Capendo che in un calcio così stressante in cui un allenatore deve gestire 30 giocatori, trovare il tempo per allenare i singoli e i reparti, singolarmente, con continuità, sia difficile.
Sono sempre più convinto che sia assolutamente necessario introdurre la figura di cui ho detto sopra.
Per non essere frainteso e tacciato per difensivista, aggiungo che avrebbe anche il compito di allenare la tecnica individuale per l’inizio della COSTRUZIONE del gioco.
Lo dimostra il fatto che quando prendo in mano una squadra e parlo di tattica le prime volte, per la fase difensiva inizio dagli ATTACCANTI (non che debbano fare i difensori ma che sappiano come comportarsi quando hanno la palla gli avversari sì) e quella OFFENSIVA dai difensori (smarcarsi per il possesso, il sostegno e il lancio deve far parte del loro bagaglio tecnico).

Gigi Cagni


PRINCIPI BASE

22 gennaio 2013

25161Sono appena tornato da un viaggio fuori Italia e ho letto tutti i vostri commenti sui moduli ma, soprattutto, sulla fase difensiva.
Mi sono chiesto se veramente avete letto tutto quello che ho scritto fino ad ora.
Dai vostri post mi sembra di no.
Parto ovviamente dal presupposto che ognuno è libero di leggere e interpretare, sia le gare che i singoli episodi, come ritiene giusto secondo la propria convinzione e cultura calcistica.
Mi sembra però, da quello che sto leggendo, che pochi abbiano la conoscenza dei principi fondamentali della tecnica e tattica difensiva sia singola che di reparto.
Lo vogliamo capire che a ZONA SI MARCA, nella propria zona, l’avversario con i principi della marcatura a uomo!!!!
Che nei 16 metri l’avversario deve stare fra il difensore e la porta e che la palla è L’ULTIMO riferimento!!!
E’ possibile che stiamo ancora discutendo di zona e uomo quando le due cose sono integrate e dovrebbero fare parte degli stessi principi!!!
Il tutto perché, negli anni 70, sembrava fosse un disonore marcare a uomo e quindi, come sempre in Italia, non si è approfondita la cosa e sono iniziate le ETICHETTE utili a mettere in luce le false verità che sono servite a quelli molto bravi a vendersi.
Torno a ripetere che oggi manca la scuola della tecnica specifica dei difensori, in tutti i ruoli.
Mancano le basi del sapere marcare l’uomo e questo non riguarda solo la linea difensiva ma anche la linea di c.c.

Quante volte si vedono centrocampisti che affrontano l’avversario con la posizione del corpo sbagliata e quante volte perdono il contrasto?
Conoscere i principi fondamentali del contrasto vuol dire vincerlo e se lo vinci a centrocampo vuol dire, nella maggior parte dei casi, contropiede.
Perché non si deve insegnare anche all’attaccante ad affrontare il difensore avversario senza farsi scavalcare che vorrebbe dire trovarsi immediatamente nei pressi della porta avversaria?
Detto questo poi uno sviluppa il gioco come meglio crede ma, tralasciare per la tattica i principi fondamentali è stato l’errore più eclatante di questi ultimi 20 anni.
Guarda caso siamo andati sempre peggio.

Gigi Cagni


4-3-3 : Composizione e movimenti

6 gennaio 2010

Composizione

E’ arrivato il momento di entrare nello specifico. Dopo tanti articoli introduttivi a livello generale della sfera calcio, inizierò a parlare di moduli visti dal mio modo di interpretarli. Siccome voglio proporli al meglio di quello che sono le mie idee facciamo che io possa avere a disposizione le migliori scelte di ogni elemento della squadra per il modulo descritto. Quindi ipotizziamo io possa fare il mercato e riuscire a ottenere quello che desidero. Il primo modulo, il mio preferito e quello che mi ha dato più soddisfazioni e successi, è il 4-3-3. Nella costruzione iniziale voglio avere l’asse centrale, e cioè: il portiere, il centrale dif., il c.m.m e il centravanti, composto da giocatori non soltanto di valore tecnico–tattico, ma di personalità e esperienza. Attorno a questo asse si costruisce tutto il resto. Il portiere deve essere alto (come dico io, guardandolo da 40m in mezzo al campo“DEVE COPRIRE LA PORTA”)sapere leggere la partita, calciare con tutti e due i piedi, comandare ed essere in grado di fare la parata partita. Dei due centrali uno deve essere rapido e veloce e l’altro alto e forte di testa, uno dei due deve essere il leader della difesa. Dei due terzini (scusatemi ma io uso ancora i termini antichi, l’importante è capirsi) quello più difensore deve essere quello di destra anche se deve avere delle qualità tecniche di impostazione e sapere crossare,ma deve essere prima di tutto un buon difensore, agile, veloce e sufficiente di testa. Quello sinistro anche se non eccessivamente bravo come difensore deve avere le qualità del fluidificante sx e cioè: velocità, resistenza, senso tattico ma, soprattutto il cross (poi vi dirò come li voglio).

 I tre c.c. sono quelli che danno l’equilibrio alla squadra con il loro senso tattico e la loro dinamicità, oltre alla forza fisica, perché operano nella porzione del campo più strategica dove devi vincere i duelli per riuscire a dominare la zona. Il C.M.M è il giocatore che deve mantenere gli equilibri, impostare il gioco e quindi avere le geometrie in testa, anche se non troppo rapido deve essere svelto nell’intuizione delle due fasi e comandare i compagni e, la cosa più importante, essere quello a cui potere dare la palla nei momenti di difficoltà. Se fisicamente ben messo e forte nei contrasti, meglio. Gli altri due c.c. devono avere caratteristiche diverse e cioè, quello di dx oltre che bravo tecnicamente,veloce e resistente deve avere l’intelligenza dell’inserimento e il cross oltre al tiro. E’ chiaro che deve avere anche le qualità tattiche della fase difensiva. Quello di sx deve essere mancino, forte fisicamente, resistente, molto bravo tatticamente e forte nel contrasto. Deve avere anche buona velocità e rapidità. Ora le tre punte. Quella centrale forte fisicamente,forte di testa ma soprattutto brava tecnicamente e tatticamente. Veloce e rapida è il massimo. L’ala destra deve essere veloce, resistente, dribbling e cross di qualità e tatticamente intelligente. A sinistra una punta esterna di piede dx ma capace di crossare di sx, rapida e veloce con tiro e senso del gol, dribbling fantasioso, non necessariamente resistente e tatticamente diligente anche se deve attenersi in generale alla fase difensiva nei modi richiesti da me.

Movimenti

Fig. 1

E adesso facciamoli giocare. La distanza fra i difensori centrali e il centravanti deve essere sempre uguale, non voglio vedere buchi in mezzo al campo. I primi difensori sono le punte e i primi attaccanti sono i difensori. Nella fase difensiva il centravanti si deve preoccupare dei due centrali avversari temporeggiando in mezzo e cercando di portare uno dei due in possesso palla, verso l’esterno, mentre le ali devono occuparsi dei terzini avversari con una diagonale interna, nel momento in cui la palla va sull’esterno aggredirli e costringerli a calciare sulla fascia SENZA FARSI DRIBBLARE ALL’INTERNO ( fig.1). Voglio questo fatto al meglio perché prima recuperiamo la palla meglio è, quindi se lo facciamo il più alto possibile siamo più vicini alla porta avversaria e, soprattutto, più lontani dalla nostra (farlo capire alle punte è veramente un’impresa, di solito non comprendono che così facendo corrono meno e hanno più possibilità di fare gol).

Fig. 2

 
Comunque la squadra in riferimento alla palla deve formare sempre un triangolo,o isoscele o rettangolo. Se la palla è in mezzo, il vertice è il centravanti, i lati sono i compagni in diagonale e la base la linea difensiva (tutto quello che dico provate a disegnarlo, io sono un grafomane e metto sempre tutto su carta quello che penso) ( fig.2).

Fig. 3


Invece se la palla è sull’esterno il vertice è l’ala e i lati sono sempre i compagni con la diagonale più marcata verso il lato opposto, la  base sempre i quattro difensori (fig.3). Se non riesco a pressare alto perché l’avversario è molto più forte, comunque le mie punte devono iniziare a farlo non oltre la metà campo.

Fig. 4


 Solo l’ala sx e il centravanti possono fermarsi a metà campo per tenere impegnati tre difensori avversari, gli altri sotto la linea della palla pressare sempre il portatore di palla con i compagni in diagonale( fig.4 ).Quindi, determinante è essere forti nell’uno contro uno. Il contrasto deve essere fatto con tutto il corpo sul peso dell’arto che lo fa, si vince con la concentrazione, la tecnica giusta e la carica agonistica prima che con il corpo. La posizione deve essere sempre a GUSCIO compatta pronta all’impatto, se devo temporeggiare devo portare l’avversario sull’esterno (se sono sulle fasce)altrimenti costringerlo ad andare sul suo piede SBAGLIATO. Non si dovrebbe mai, ma, a maggior ragione, più mi avvicino all’area e meno devo buttarmi a terra. Non voglio scivolate se non sono sicuro di prendere palla/uomo, in area ancor meno. Quando hai il culo per terra sei morto, in piedi puoi sempre ricuperare. Dalla metà campo verso la mia porta, soprattutto negli ultimi 20m non voglio vedere nessuno indietreggiare, il possessore di palla deve essere sempre pressato e se ti dribbla devi correre verso la porta facendo il percorso più breve mentre un compagno ripressa e gli altri fanno la diagonale più o meno marcata in conformità della vicinanza all’area. Non voglio il fuorigioco se non in inferiorità numerica o nelle uscite dall’area dopo una respinta. La linea difensiva deve rimanere “linea” solamente a palla coperta o quando si fa il pressing (solo sulle fasce laterali e comandato dal centrale). E infine nei 16m bisogna GUARDARE L’UOMO e non la palla, specialmente sui cross, la regola è: UOMO-PORTA-PALLA e non viceversa. Termino con la cosa che ripeto continuamente, le partite si vincono vincendo i duelli, stando sempre in piedi e con il COMPASSO STRETTO, devi sapere che quando allarghi le gambe oltre la linea delle anche sei sbilanciato e vulnerabile, la sensazione che devi sempre avere è di TONICITA’ MUSCOLARE e di convinzione agonistica.

Fig. 5


Veniamo alla fase OFFENSIVA, per me la più divertente. Voglio il possesso palla, il mio scopo finale è, principalmente, il cross, fatto sul primo palo, se sono sulla fascia verso il vertice dell’area grande, sul secondo più mi avvicino alla linea di fondo, e sul secondo o indietro forte se sono sulla linea di fondo o dentro l’area. Secondo me i gol si fanno in percentuale (togliendo le palle inattive): per la maggior parte su cross e poi con l’uno-due o con il tiro da fuori (che non ha più nessuno perché hanno paura di essere fischiati). Sulle fasce negli ultimi 20-25m voglio il dribbling senza paura e la finalizzazione veloce che sia il cross, l’1-2 o il tiro senza timore. Quindi massimo 3 tocchi fino ai 30m. I difensori devono fare girare la palla velocemente facendo sempre il sostegno per poi velocizzare con schemi diversi nella verticalizzazione, nella costruzione dello schema la palla nella maggior parte dei casi deve passare dalla punta centrale(ecco perché la voglio forte fisicamente,forte di testa e tecnicamente), con un c.c. che fa il sostegno per poi lanciare sulle fasce. Sul cross il centravanti va sul primo palo,il c.c. della parte opposta sul portiere e l’ala sul secondo o viceversa (fig.5).Vedete non voglio più di tre uomini alla conclusione perché gli altri devono mettersi in semicerchio fuori dall’area per la respinta. 

Fig. 6

Nel caso in cui sia pressato sulla mia linea difensiva si deve lanciare sul centravanti (come detto forte anche di testa)per la spizzicata con gli esterni che tagliano verso la porta( fig.6).Mi piace il possesso palla con cambi di campo, voglio tutti i giocatori a chiedere la palla, non voglio passaggi orizzontali, specialmente in mezzo al campo, il sostegno deve essere più in verticale possibile per non fare intercettare la palla. Nella costruzione del gioco se voglio andare sull’esterno devo passare prima dal centro e il contrario se voglio andare al centro. Con il 4-3-3 puoi contrastare qualsiasi tipo di modulo avversario nelle due fasi ecco perché è il mio preferito. Questa è una spiegazione ridotta e fatta per poi essere sviscerata al meglio attraverso le vostre curiosità, non so se sono stato chiaro ma è difficile esserlo in questo modo, anche perché con i giocatori uso la lavagna per dare il primo insegnamento visivo. In futuro vedremo di  usare altre metodologie per rendere più chiare le spiegazioni.
Ora a voi la parola.

Gigi Cagni