Ricostruire le fondamenta

29 maggio 2013

la forca per i fondamentali

la forca per i fondamentali

Mi dispiace veramente tanto per Stramaccioni.
So cosa voglia dire, dopo un’esperienza così intensa e stressante, essere messo da parte, ti crollano molte certezze e ti senti “abbandonato”dal sistema che fino a qualche mese fa ti faceva sentire importante.
Se si hanno le caratteristiche adatte per fare questo lavoro lo si vede in questi momenti.
Ma non era per essere solidale con questo collega se ho fatto questa premessa, anzi.
Andate a vedere un mio articolo dell’anno scorso, in riferimento alla scelta di Moratti, scoprirete che ero l’unico che l’aveva, pubblicamente, criticata.
Mi ricordo, anche, che all’Inter se ne risentirono e me lo fecero sapere.
Mi ricordo anche che qualche tifoso mi scrisse sul blog: “ Non è che sei invidioso?”.
Non era invidia ma razionalità e conoscenza di questo lavoro.
Criticai la scelta e l’allenatore proprio quando fece quella serie di vittorie consecutive ad inizio stagione.
Il motivo era semplice, ed è lo scopo di questo articolo, perché la squadra vinceva, ma il migliore giocatore era sempre il portiere.
Non perché facesse “la parata partita” ma perché faceva “LE parate partita”
Non era possibile che una squadra potesse avere successo concedendo all’avversario 5-6 occasioni nette da gol.
Sono, da sempre, tacciato di essere difensivista perché parlo molto spesso della fase difensiva e non di quella offensiva.
Ma quando io parlo della fase difensiva parto dagli attaccanti che devono essere i primi a costringere l’avversario a non costruire, solo per il fatto che è un vantaggio loro se la riconquista della palla avviene vicino alla porta avversaria.
È essere difensivisti questo?
È essere difensivisti volere sempre la copertura nei 4 difensori e non la linea?
È essere difensivisti se in tutte le occasioni, in riferimento alla palla e al numero di attaccanti, nello stesso numero i difensori marcano e uno si stacca?
È essere difensivisti se con palla scoperta non voglio i difensori in linea?
È essere difensivisti se insegno l’1 contro 1 e il contrasto e nei 16 metri la marcatura a uomo con riferimento porta e avversario e non la palla?
Se la risposta è si allora sono “difensivista”, mentre io mi reputo razionale e tatticamente equilibrato.
L’estate scorsa, in aeroporto a Roma, ho incontrato Walter Sabatini e, oltre a fargli l’in bocca al lupo, gli ho suggerito di “spendere e investire”su un forte DIFENSORE CENTRALE perché con un allenatore come Zeman sarebbe stato utile avere, in quel ruolo, un giocatore di personalità tattica importante.
Probabilmente non ci sono riusciti e, guarda caso, la cosa non ha funzionato.
Andate a vedere i grandi allenatori che hanno fatto la storia degli ultimi anni, Mou compreso.
In tutte le categorie vince chi prende meno gol.
Due campionati fa l’eccezione fu il Pescara ma, se vi ricordate, per compensare i 60 gol presi ne avevano dovuti fare 90.
Penso che l’eccezione siano i gol fatti, non è facile trovare un attacco così prolifico e se ti capita ti puoi permettere la linea molto alta senza dover scalare e fare diagonali.
Tutti si stanno lamentando perché non ci sono difensori di qualità.
Non è un caso, è perché non si insegna più, o non si sa insegnare, quelli che sono i fondamentali di questo ruolo.
Ma non è soltanto questo grave, è che già nei settori giovanili “fare le coperture, le diagonali difensive e marcare a uomo” sono vocaboli banditi dal linguaggio degli allenatori perché rischiano di essere etichettati come poco inclini a fare un gioco offensivo ed essere come ME, difensivista.
La dobbiamo smettere di enfatizzare e promuovere un “calcio spettacolo” che, guarda caso, non c’è più da anni in Italia.
Come mai non vinciamo più niente nelle competizioni Internazionali?
Forse, sarebbe meglio, tornare a parlare di “equilibri, di razionalità e di insegnamento dei fondamentali in tutti i ruoli ma, soprattutto, in quelli difensivi”.
Il termine equilibrio e insegnamento sono passati di moda, ripartiamo da capo altrimenti non ne usciamo più e cambieremo 45 allenatori all’anno senza dare il famoso SPETTACOLO.

Gigi Cagni


LA CONVINZIONE NELLA SCELTA

6 febbraio 2013

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Penso di essere stato uno dei pochi che, pubblicamente, ha criticato all’inizio del campionato la scelta dell’Inter su Stramaccioni.
Una critica non certamente all’allenatore Stramaccioni, che sicuramente ha delle qualità, ma all’azzardo della società di
prendere una decisione che poteva sembrare coraggiosa ma, secondo me, poco razionale e fatta di “pancia”.
Ho detto anche che se si è convinti di una scelta bisogna, però, sostenerla sino alla fine.
E qui mi permetto di giudicare questo momento della squadra milanese con l’occhio dell’allenatore esperto.
Nei momenti di difficoltà, che comunque sono fisiologici in un campionato difficile come il nostro, i dirigenti con in primis il Presidente, DEVONO in modo inequivocabile, sostenere l’operato dell’allenatore senza tentennamenti, facendogli sentire il loro appoggio incondizionato.
Sempre che si abbia veramente fiducia perché i giocatori questo lo sentono.
Oltretutto in un ambiente mediatico come il nostro in cui è di moda fare il toto allenatore nei momenti di risultati negativi.
A questo proposito vi racconto un episodio accadutomi il primo anno di Empoli.
Avevo preso la squadra in A a gennaio, dopo Somma, con il destino già segnato: quasi retrocessione matematica.
Nelle prime due gare (Juve a Torino e Parma in casa) 0 punti, però la squadra dava segnali positivi.
Comunque già si ipotizzava il ritorno dell’allenatore precedente, che pare ci mettesse del suo con qualche telefonata non proprio senza interessi con alcuni giocatori legati a lui.
Avevamo la doppia trasferta Cagliari e Lecce.
Nella prima gara, sconfitta clamorosa.
Nella programmazione della doppia trasferta c’era il trasferimento immediato a Lecce per un mini ritiro.
Il giorno dopo il nostro arrivo, faccio una riunione tecnica in cui avevo programmato uno sfogo di quelli che o svegliano il gruppo o lo uccidono definitivamente.
Sto per iniziare, quando si apre la porta e entra il direttore sportivo, Pino Vitale, che mi chiede se può dire due parole lui prima di me.
Dopo avere acconsentito, si è messo di fronte a tutti, guardandoli negli occhi, e ha detto con voce decisa e sincera:”Giovanotti, questo signore starà con noi fino alla fine anche se retrocederemo perché noi ci fidiamo di lui”, ed è uscito.
Io ho detto tutto quello che pensavo ma con ancor più convinzione ed enfasi.
Abbiamo vinto a Lecce e da lì è iniziata la nostra scalata verso la salvezza ottenuta con una giornata di anticipo.
Quando, all’inizio del campionato, dissi che “forse”il salto dalla primavera alla prima squadra (Inter e non una di fascia bassa) era un po’ azzardato, qualcuno mi ha detto che qualche dirigente si è offeso ed alcuni blogger mi hanno scritto che “forse”ero un po’ invidioso.
Amo tanto questo mestiere che tutto quello che faccio e dico vuole rappresentare, esclusivamente, un apporto alla sua crescita.
Mi hanno insegnato, fortunatamente, che i risultati si ottengono se l’ultima cosa a cui devi pensare è il tuo tornaconto, praticando uno sport di squadra.
E’ un principio che mi ha accompagnato per tutta la mia carriera professionale e che mi ha sempre dato grosse soddisfazioni.

Gigi Cagni


Juve-Inter 1-3

4 novembre 2012

Complimenti Inter e complimenti a Stramaccioni, primo esame vero superato.

Lo scetticismo, anche da parte mia, si sta affievolendo perché sta dimostrando una cosa importante, direi determinante oggi, e cioè avere  la stima dei  giocatori e l’appoggio incondizionato della società.

Magari Moratti capirà quanto sia importante questo anche quando le cose dovessero non funzionare benissimo.

Ma adesso viene la parte più difficile.

Il riconfermarsi ed essere la seconda pretendente, oggi a pieno diritto, per lo scudetto significherà avere tutte le avversarie che si chiuderanno, senza permettere di sfruttare la propria arma migliore, che è stata la fortuna del Napoli di Mazzarri, e cioè il contropiede.

L’Inter ha sicuramente il tridente più qualitativo del Campionato che viene esaltato dal 3-4-3.

Ho visto da vicino per molto tempo quello fatto da Gasperini con il Genoa e, devo dire, non mi convinceva molto perché, secondo me, se non hai una punta che fa 20 gol e le altre in doppia cifra, o molto vicino, rischi tantissimo.

Analizzando bene la gara di ieri sera la cosa viene confermata perché, togliendo il primo gol in fuorigioco, Marchisio ha avuto 2 occasioni importanti nei primi 15’che potevano costare molto.

Oltretutto il rischio aumenta nel momento in cui fai stare la squadra molto alta.

Il sacrificio delle tre punte è determinante ma, allo stesso modo, devi avere difensori attenti, organizzati e forti nell’1 contro1 e con un portiere che sappia leggere le azioni come un secondo libero (Handanovic è fortissimo anche fra i pali).

Ultima, ma non ultima, anzi, la condizione fisica eccellente di tutti i giocatori, (calcolando il fatto che era la terza gara in una settimana).

Penso che sia stata proprio quella la chiave determinante perché, anche l’anno scorso, la forza della Juve consisteva nel dare sempre ritmi molto alti.

Ciò conferma quello che sto sostenendo da molti anni e cioè che un giocatore mostra  al meglio le sue qualità tecnico-tattiche quando è nella condizione psico-fisica ottimale, ciò permette di azzardare anche tatticamente.

Ed è su questo argomento che mi arrabbio perché, avendo fatto il calciatore so che, quando si raggiunge la migliore condizione psico-fisica, si può mantenere per lungo tempo con piccoli cali fisiologici dovuti al dispendio nervoso ma non fisico (guarda caso il collegamento con Zanetti  dell’articolo precedente viene ad hoc).

Vi posso assicurare che con una vita sana e con un comportamento mentale e professionale giusto la condizione massima è sostenibile per un campionato intero.

Questo è quello che gli allenatori ma, soprattutto, le società devono pretendere dai giocatori: il rispetto delle regole ne guadagnerà lo spettacolo e, tutte le partite, potranno essere godibili come quelle di ieri sera.

Complimenti ancora a Stramaccioni che ha saputo dare un’identità tattica adatta alle qualità della propria squadra, questa per me è stata la sua intuizione migliore, ma che può essere messa in atto solo se hai quel tipo di giocatori.

Dico questo rivolgendomi a tutti i miei colleghi, soprattutto dei settori giovanili, la tattica non segue le mode ma la conoscenza che ha l’allenatore dei vari metodi di gioco in riferimento al proprio organico.

Buon lavoro e buon divertimento.

Gigi Cagni