Cogli l’attimo

1 dicembre 2011

Capire il motivo per cui vieni esonerato è sempre difficile. Per quanto mi riguarda, oggettivamente, solo una volta è stato giustificato e mi riferisco all’anno 97-98 a Verona con presidente Pastorello. A Parma nel 2008 con un contratto biennale e dopo sole sei gare, ho ancora più difficoltà a comprenderne le ragioni. Se poi il Presidente Ghirardi lo fa per telefono dicendoti che sei un bravo allenatore e una brava persona e che lui ha troppe pressioni, la cosa diventa ancora più incomprensibile. Stai fermo 2 anni in cui vai molto vicino a essere scelto da molte squadre che poi, però, fanno una scelta diversa a favore di colleghi con curriculum meno prestigiosi, la risposta alla domanda diventa ulteriormente incomprensibile. Ma in questo lungo periodo di inattività ho cercato, comunque, di essere pronto a un’eventuale chiamata per non trovarmi impreparato per chi avesse ancora fiducia in un “VECCHIO” allenatore. Più avanti spiegherò il motivo di questa sottolineatura. Faccio una premessa e mi rivolgo ai miei assidui lettori. Vi ricordate quando vi ho detto che la fortuna capita a tutti ma bisogna essere pronti a coglierla? Eccovi la dimostrazione. La sera del 5 ottobre ero a Mediaste Premium a fare il commentatore, altra bella esperienza, della B serale. Finita la trasmissione alle 23 e 45 ho accompagnato il conduttore a casa: determinanti quei 10’persi. Arrivato in camera dell’albergo stavo spegnendo il telefonino attaccandolo alla batteria quando mi arriva un messaggio “Mi scusi l’ora sono Cassingena è sveglio?” Rispondo sì. Immediatamente squilla il telefono e dall’altra parte il Presidente mi dice che vorrebbe incontrarmi la mattina a Vicenza. Mi è venuta spontanea una domanda, capendo benissimo il motivo della richiesta senza dire altro: “E’sicuro di volere me?” Risposta: “Venga domani”. Il desiderio di tornare ad allenare si realizzava. Già da giugno, dopo il primo colloquio con il Presidente, la squadra mi intrigava, sono un “animale” molto istintivo in queste cose. Conoscevo i giocatori, avevo visto le strutture dove la squadra si allenava e avevo avuto sensazioni positive. Quindi la mattina, in macchina, ho chiamato immediatamente il mio preparatore, Prof. Alberto Ambrosio, dicendogli di trovarsi al casello di Brescia che saremmo andati a Vicenza “SICURO CHE AVREMMO FATTO ALLENAMENTO IL POMERIGGIO” perché lo volevo. L’incontro con tutto lo staff dirigenziale, compreso il Presidente, è stata una formalità perché io VOLEVO allenare il Vicenza ma, soprattutto,TORNARE SU UN CAMPO DA CALCIO. Quindi le scaramucce contrattuali sono state un proforma, l’importante era che tutti e due volessimo la stessa cosa. Da quel giorno sono rinato, gli anni di inattività sono scomparsi, l’adrenalina ha ricominciato a scorrere e tutto mi è sembrato naturale. Riprendo il discorso del VECCHIO perché la cosa è interessante. Già in altre occasioni e con uomini di calcio avevo chiesto come mai ero sempre in procinto di essere scelto ma poi venivo scartato. Nessuno, in apparenza, sapeva dare una spiegazione logica. Qualche settimana fa, parlando con un dirigente del Vicenza, ho fatto la stessa domanda e la risposta è stata “..Sai nel parlare di te nell’ambiente, tutti a dire che eri VECCHIO con metodi antichi, con un calcio non moderno, che vuoi giocatori esperti e non fai giocare i giovani ecc..” ma la cosa più bella è che ha aggiunto.. “quando li risento gli dico che, sorprendentemente, sei moderno con un’arma in più L’ESPERIENZA. Poi, un giorno, qualche solone del calcio mi spiegherà cosa vuol dire essere MODERNI in questo mestiere in una Nazione dove il RISULTATO è più importante del gioco. Nel prossimo articolo vi racconterò cosa vuol dire subentrare cercando di intuire, il più presto possibile, quali mezzi usare per fare rendere al meglio l’organico a disposizione. A presto.  

Gigi cagni