Evoluzione o involuzione

28 agosto 2013

involuzioneE’ iniziato il campionato e già ci sono delle novità importanti.
La prima è che, per essere moderni e innovativi, devi avere due persone che analizzano con te la gara e, insieme, si cerca di comprenderne meglio sia lo svolgimento che i provvedimenti da prendere.
E’ chiaro che devi usare un mezzo tecnico per riuscire a fare questo sapendo che uno dei collaboratori è in tribuna.
Magari con un auricolare e non con il telefono sarebbe stato più “consono” ma va bene comunque.
Un mare di appunti dopo pochi minuti dall’inizio dell’incontro.
Mi sono chiesto “ma come fa a vivere la partita in modo empatico?”.
Mi piace analizzare e cercare di comprendere tutte le novità che avvengono nell’ambito del mio lavoro.
Lungi da me ironizzare su quello che ho visto domenica da parte dell’allenatore della Roma.
Ogni modo di interpretare il nostro lavoro va rispettato.
Ma è da anni che cerco di capire come la tecnologia abbia avuto il sopravvento sulle emozioni e l’istinto, arricchito naturalmente dalla conoscenza del proprio lavoro e dalla esperienza.
Questo sto cercando di capirlo anche in riferimento alla tecnologia in generale (internet, facebook, twitter ecc..), non certamente riguardo all’uso di questi mezzi, ma all’ABUSO.
Ecco perché ho provato tutte queste modernità e sono giunto alla conclusione che, come sempre, la verità sta nel mezzo.
La cosa peggiore è che se non usi tutti questi mezzi sei retrogrado, se non parli un certo linguaggio sei all’antica e se accenni solamente a delle regole di equilibrio in campo sei difensivista.
Non mi sembra che negli ultimi anni si siano fatti passi avanti, anzi.
Non mi sembra che il nostro calcio sia quello più visto e ammirato nel mondo, anzi.
Ma perché invece di scopiazzare e cercare modelli esterofili non iniziamo a essere noi stessi e a mettere in campo tutte le nostre qualità di fantasia e di competenza.
Informarsi, confrontarsi e cercare di progredire è indispensabile ma lo è anche essere consapevoli che non ci si deve snaturare.
Abbiamo sempre avuto i portieri e i difensori più forti al mondo, come mai adesso non ne abbiamo più e spendiamo cifre enormi per prenderne di stranieri?
Siamo in una situazione economica diciamo “non brillante” e i soldi li spendiamo all’estero a discapito del mercato interno.
Lo vogliamo capire che bisogna iniziare a fare crescere i nostri giovani con pazienza, calmierandone i prezzi naturalmente.
E qui entro in merito alla diatriba fra Federazione e AIC sull’età media nei campionati di Lega Pro.
Dico solo una cosa che secondo me è determinante, non solo nel calcio ma in riferimento a tutto il mondo del lavoro, DEVE ESSERE PREMIATO CHI LO MERITA.

Gigi Cagni


Emozioni indelebili

20 maggio 2013
STRISCIONE SPEZIA ULTIMA DI CAMPIONATO 18-05-2013

STRISCIONE SPEZIA ULTIMA DI CAMPIONATO 18-05-2013

Ne vale veramente la pena.
Tutti i mesi fermo ad aspettare una telefonata per tornare su un campo da calcio a esprimere tutto quel bagaglio tecnico e umano che contraddistingue noi allenatori “esperti”.
Sì, ne vale proprio la pena se poi hai un risultato di espressione di stima, da parte di una tifoseria calda e passionale, che ti dedica uno striscione toccante e un applauso finale da brividi.
Il bello e il brutto di questo lavoro che è pieno di contraddizioni.
Ma io cerco di cogliere e immagazzinare solo le cose che mi possono fare crescere e migliorare per proseguire, senza mai abbassare lo sguardo, questo lavoro che ho avuto la fortuna di fare da 43 anni.
Dico 43 anni perché anche i 20 anni da calciatore li ho vissuti con la stessa intensità e emozionalità.
Tre mesi allo Spezia hanno contribuito in modo esponenziale alla mia crescita professionale.
Ma non solo.
Sono arrivato in un momento delicatissimo sotto il profilo psicologico, in un ambiente depresso dal risultato della gara interna contro il Novara.
Sapendo, però, che la squadra aveva dei valori tecnici e che avrei trovato un ambiente, tifoseria e stadio, adatti al mio modo di concepire una partita di calcio.
Ero certo, e lo sono sempre stato, che sarei riuscito ad ottenere l’obiettivo che mi era stato richiesto.
Più andavo avanti nel lavoro e più mi arrabbiavo perché non riuscivo a capire il motivo per cui, questa squadra, non stava facendo il campionato che, tecnicamente, avrebbe “potuto” fare.
Piano piano, con pazienza e con alti e bassi, ci siamo tolti delle belle soddisfazioni.
Ma mai avrei pensato di vivere un’emozione così INTENSA nella partita finale al Picco.
Grazie a tutti, quello che è accaduto sabato rimarrà indelebile per sempre.

Gigi Cagni


A e B: prime impressioni

21 ottobre 2012

Come ho sempre detto, e chiesto, alle società che mi hanno ingaggiato, si devono aspettare almeno 8-10 gare per giudicare sia, la probabile evoluzione del campionato  che quella di una singola squadra.

Fortunatamente io non sono né un presidente e nemmeno faccio parte di quei media che in poche settimane riescono a capire che tutto andrà a rotoli e che si deve cambiare.

Non so nemmeno perché nel periodo estivo sono tutti a sottolineare il fatto che il nostro campionato è il più difficile, ma lo è altrettanto la costruzione di una squadra che necessita di tempo per trovare gli equilibri giusti, che bisogna fare giocare i giovani, che il mercato fino a fine agosto porta degli scompensi proprio nella gestione tecnico-tattica e che qualsiasi programmazione ha bisogno di TEMPO.

Tutto, poi, viene dimenticato in funzione del risultato.

Perciò solo oggi riesco a dare un primo giudizio, naturalmente personale, su quello che ho visto in questi mesi.

Partiamo dall’aspetto tattico.

Sia in A che in B, nella maggior parte delle squadre, vengono usati  il 3-5-2 o il 4-3-3 (o 4-3-1-2).

Mi sono chiesto il perché.

Escludendo, fortunatamente, che sia per moda penso derivi dal fatto che non c’è molta qualità sia a livello di personalità che specifica del ruolo nei moderni difensori.

Sono molto più bravi nella costruzione del gioco ma estremamente carenti nella specificità dell’essere per prima cosa difensori.

In spazi ampi hanno difficoltà sia nella posizione di reparto ma, soprattutto, nel sapere marcare l’uomo in tutte le situazioni degli ultimi 25m.

I miei colleghi più esperti hanno optato per questi moduli che permettono di restringere gli spazi e fare sentire più sicuri i tre difensori per svolgere al meglio il loro ruolo.

Perché ho detto i più esperti? Perché molti dei giovani fanno rimanere a tre dietro in tutte e due le fasi prediligendo esterni più offensivi e c.c. di qualità tecniche più propense alla fase offensiva che difensiva.

Sperando che gli diano il tempo di capire che ci vogliono equilibri in tutte e due le fasi, sono convinto che, intelligentemente, capiranno la necessità di cambiare convinzioni e apportare le giuste correzioni altrimenti, secondo il mio modesto giudizio, non avranno i successi sperati.

Spero sempre di avere torto quando parlo di certi argomenti ma, l’esperienza di 40 anni del nostro calcio, mi fa optare per questo tipo di previsione.

Tutto potrà essere capovolto nel momento in cui tutti saremo d’accordo sul fatto che il risultato non debba essere la cosa principale da giudicare.

Per quanto riguarda l’aspetto fisico ho più difficoltà.

In A, per motivi economici e di calendari, quasi tutte le squadre giocano gare amichevoli in fretta e quindi non possono costruire molto i sistemi energetici basilari.

Tutto questo porterà ad avere più facilità di infortuni (poi su questo argomento scriverò qualche cosa riguardo a quello che DOVREBBERO fare i calciatori per diminuire tale rischio) e cali di forma durante la stagione.

E’il motivo per cui, giustamente, gli allenatori di squadre con obiettivi importanti chiedono organici ampi e, soprattutto, l’aiuto sulla gestione da parte delle società.

Chi riesce a fare questo vince, o ci va molto vicino.

Quindi a oggi non riesco a valutare questo aspetto perché ha troppe varianti e ogni allenatore ha sicuramente fatto scelte diverse che potranno essere valutate meglio, secondo me, nel girone di ritorno.

In B, invece, ho visto squadre che hanno già sviluppato grandissime intensità e altre meno.

In questo caso io penso che, per i motivi indicati all’inizio, ci siano tecnici che hanno lavorato un po’ meno per partire più veloci, col rischio di pagare poi in termini di prestazioni magari nel girone di ritorno.

Altri invece, più sereni nel proprio ambiente, hanno optato per una preparazione più PESANTE rischiando la partenza diesel ma che, in teoria, porterebbe a non avere grossi cali in un campionato così lungo.

Queste sono state le mie prime impressioni generali nella valutazione dell’inizio dei nostri principali campionati.

Durante lo svolgimento vedremo lo sviluppo degli argomenti che saranno più interessanti da trattare.

Gigi Cagni


A CASA DEL “MANCIO”

10 ottobre 2012

Come si fa a non invidiare l’ambiente e il sistema calcistico inglese. Ho visto due gare del City, una di Champions e l’altra di campionato. Nella prima 50.000 persone nella seconda 45000. Entrati e usciti dallo stadio in pochi minuti. Non ho visto un poliziotto e nemmeno situazioni di difficoltà fra tifoserie, anzi. Stadio confortevole, terreno di gioco splendido.

Le partite non sono state di grande livello tecnico, forse in quella di Champions si sono viste delle individualità di livello superiore ma il gioco non alla pari delle aspettative. Eppure tutto è sembrato bello ed entusiasmante. E’ stato come vedere un quadro mediocre ma in una cornice di grande qualità e fascino. Mancini mi ha detto che non sono soltanto le grandi squadre ad avere strutture di questo tipo ma tutte quelle della Premier sono allo stesso livello, magari un po’ più piccole ma con la stessa qualità e organizzazione.

Finita la gara l’allenatore di casa ospita, in un’apposita saletta, l’allenatore avversario, qualsiasi sia il risultato, e gli offre un buffet di cortesia.

La domanda è: “perché tutto questo non possiamo averlo anche noi?”

Eppure anche gli inglesi hanno avuto gli hooligans che hanno fatto disastri. Perché non andiamo a vedere come hanno fatto in 20 anni ad eliminare questi pseudo tifosi e a fare stadi confortevoli, sicuri e di grande qualità per ospitare ogni tipo di manifestazione rendendola accessibile a ogni tipo di categoria sociale?

Ho visto 3 allenamenti in cui ogni giocatore ha sempre eseguito le esercitazioni a grande intensità rispettando i dettami sia dell’allenatore che dei suoi collaboratori.

Si vede che hanno rispetto e stima di chi li comanda.

E’ sicuramente un grosso vantaggio essere il MANAGER della società, sei l’unico riferimento tecnico senza intromissioni e pressioni. Hai a disposizione mezzi tecnologici all’avanguardia per qualsiasi tipo di valutazione sia fisica che tecnico-tattica con collaboratori altamente qualificati nello specifico. Ogni fine allenamento fanno un briefing per raccogliere tutti i dati che servono sia per la valutazione dell’allenamento appena svolto che per l’organizzazione dell’allenamento del giorno dopo. La preparazione didattica tecnico-tattica è sopportata dal lavoro di 3 informatici che costruiscono filmati a secondo delle esigenze dell’allenatore. Durante il primo tempo Mancini, tramite Platt o Salsano, fa sapere ai tecnici quali sono le immagini più importanti da estrapolare per poi mandarle direttamente in onda sui monitor nello spogliatoio. Così in breve tempo e con più precisione può fare vedere sia le cose giuste fatte che gli errori commessi.

Comunque, siamo della stessa idea io e lui, questi mezzi devono essere da supporto e non primari, non potranno mai  eguagliare quelle che sono le valutazioni visive ed empatiche che si hanno direttamente sul campo.

La mia gioia per quello che ho vissuto è stata sovrastata dalla rabbia di vedere da noi il realizzabile non realizzato per interessi personali non adatti a un futuro di un calcio che ritrovi i propri valori.

L’unico aspetto negativo che mi sono trovato a fronteggiare nella trasferta inglese è stato il proverbiale clima inglese, ma Parigi, pardon Manchester, val bene una messa..

Gigi Cagni


Introduzione agli aspetti psicologici nel calcio

28 dicembre 2009

Il periodo di Coverciano è stato duro perché quando ho fatto il corso nel 90, nei miei primi due anni alla guida del Piacenza, era suddiviso in due sessioni in anni diversi e cioè iniziava a fine campionato e si concludeva prima dell’inizio del campionato successivo, quindi due anni senza nessuna pausa. Però ho un bellissimo ricordo ed è stato veramente utile per ampliare la conoscenza delle materie teoriche ma anche perché tutti  i giorni, c’era un confronto dialettico sia con i docenti che con gli altri corsisti, tutti ex giocatori. Se pensate che la materia che mi ha affascinato di più sia stata la tecnica calcistica o la preparazione fisica o altre che riguardavano la sfera esclusivamente del CAMPO, vi sbagliate perché mi ha letteralmente PRESO la PSICOLOGIA. Sono stato sempre attratto da questo mondo e da chi lo studia per poterne usare le conoscenze, sviluppandole e rendendone l’applicazione utile nella vita giornaliera in tutti i settori. Ho avuto la fortuna di avere un docente veramente di grande spessore sia scientifico che umano e cioè il Prof. Vianello docente all’università di Padova e autore di libri importanti. Con lui, dopo cena, facevo delle passeggiate attorno ai campi di Coverciano e, senza porgli domande specifiche, lo ascoltavo parlarmi a ruota libera di quanto fosse importante l’essere a conoscenza di questa materia per poter fare rendere al meglio le persone che devono sottostare al tuo comando. Sempre, anche da giocatore, ho cercato di conoscere prima me stesso e poi tutte le persone che facevano parte del mio ambito lavorativo attraverso i loro comportamenti a seconda delle situazioni che si creavano. Ho provato su di me atteggiamenti e comportamenti svariati per scoprire quale effetto avrebbero prodotto nella situazioni che si creavano. Ho sempre dato grande importanza a questo aspetto perché, essendo stato leader, ho compreso quanto fosse determinante la scelta giusta nelle varie situazioni, soprattutto quelle difficili, in cui si poteva determinare il raggiungimento o no di un obiettivo importante. Da uno dei libri del Professore ho provato, nei miei 2 primi ritiri precampionato, il SOCIOGRAMMA e cioè un sistema inventato da lui per capire il leader della squadra , i sotto leader e se c’era qualcuno escluso dal gruppo. Devo dire che ho usato questo metodo più per avvalorare quelle che erano le mie valutazioni fatte senza il metodo, perché è importante che l’allenatore abbia la qualità di saperlo fare d’istinto con le proprie qualità e esperienze. Oggi più di prima il fattore PSICOLOGICO, sopratutto in uno sport di gruppo, ma in un contesto così difficile come quello del nostro calcio, diventa preponderante per la migliore riuscita delle prestazioni e quindi dei risultati. E’chiaro che il contesto sociale è cambiato e i soggetti con cui ti devi confrontare sono diversi, certamente non puoi fare quello che ha fatto con me Mister Silvestri (detto Sandokan), nel 69 quando mi allenavo con la prima squadra, in campo mi diceva che ero un manovale del pallone e che dovevo andare a lavorare, poi andava in sede e diceva che ero uno dei migliori giovani difensori . Quando, anni dopo, l’ho rivisto e gli ho chiesto il motivo, lui mi ha risposto che se non fossi stato capace di reagire a quelle invettive come potevo farlo in uno stadio di 40000 spettatori. Come ho detto questi metodi non sono più utilizzabili ma la sostanza alla fine è la stessa, sono sempre più convinto che il sistema deve cambiare, i giocatori non vanno sempre difesi e protetti perché sono un capitale, bisogna avere la forza di responsabilizzarli specialmente nelle difficoltà, bisogna fare TORNARE e insegnare soprattutto, il significato di GRUPPO, dei valori e i principi che deve avere e che lo sostengono. L’individualismo non deve fare parte del calcio, avendo contratti lunghi devono sapere cosa vuol dire AZIENDALISMO,devono rispettare sia chi li paga sia chi spende per vederli sul campo con prestazioni sempre ad altissimo livello PSICO-FISICO e si accorgerebbero che non sarebbero criticati per errori tecnico tattici, il tifoso vuole vedere l’attaccamento alla maglia (non baciandola e basta). Queste cose fanno parte della mia strategia iniziale dell’approccio psicologico con il gruppo. Poi cerco di comprendere, il più velocemente possibile, la singola personalità per riuscire a farla convivere con le altre e riunirle per affrontare lo scopo comune. Oggi la difficoltà più grossa è che arrivano a fare i professionisti molto presto e hanno una grande preparazione fisica ma difficilmente trovi giovani pronti PSICOLOGICAMENTE alle situazioni di stress che il calcio moderno comporta. Vengono VIZIATI e non istruiti alle dure leggi della notorietà e molti si perdono alle prime asperità. Questa è stata una prima introduzione ad un argomento che ha mille risvolti e che potremo sviluppare meglio con le vostre curiosità specifiche.

Gigi Cagni


L’evoluzione della preparazione precampionato

24 dicembre 2009

Augurando a tutti i visitatori del Blog un felice Natale oggi vi parlo dell’evoluzione della preparazione nel precampionato.
Una cosa continuamente in evoluzione nel calcio, è sicuramente la preparazione fisica. Basti pensare che una volta lo stretching era determinante sia nel riscaldamento pre-allenamento o gara sia come recupero alla fine di uno sforzo. Oggi si è scoperto che, se non in casi specifici, è addirittura deleterio. Quando ho iniziato a fare l’allenatore, fine anni ottanta, ho portato sul campo tutte le mie esperienze vissute da giocatore avendo avuto allenatori di grande spessore e studiosi della preparazione come Sonetti. Tutto quello che nei primi anni, senza l’ausilio del preparatore, ho fatto fare ai miei giocatori, era il frutto di esperienze personali e quindi sapevo quelle che potevano essere le conseguenze delle esercitazioni che avrei proposto. I primi anni sono stati veramente di sperimentazione e di continui cambiamenti, non tanto sui mezzi usati, ma sulla loro quantità e distribuzione sia nella preparazione precampionato che nella programmazione nell’arco del campionato. Poi ho avuto la fortuna di incontrare il Prof. Ambrosio , che è tutt’ora mio collaboratore, che mi ha fatto comprendere l’importanza della QUALITA’ delle esercitazioni prediligendola alla QUANTITA’. Mi spiego meglio, anche lui era d’accordo con me sul fatto che fosse più importante la forza (esplosiva, reattiva, veloce )della potenza aerobica, di cui si faceva abuso a quei tempi, visto che erano entrati nel calcio i preparatori atletici e venivano tutti dal fondo. Solo che io arrivavo da una generazione che portava in allenamento, il corpo e la mente al massimo sforzo tutti i giorni, con la convinzione che in gara la fatica sarebbe stata inferiore (non ti facevano mai bere, anche in estate se non dopo 45’, proprio per simulare la partita). Quindi ho usato questi metodi nei primi anni caricando tantissimo nella prima parte della preparazione per poi diminuire dopo le prime gare ( in cui i giocatori erano imballatissimi )e di nuovo ricaricare nel periodo di SOSTEGNO INVERNALE, ancora imballati per 2 o 3 gare, e arrivare alla fine con carichi inferiori che mi permettevano di terminare in crescendo. Quindi, avevo dei periodi iniziali e in mezzo alla stagione in cui subivo l’avversario fisicamente perché la squadra era imballata. Così anno dopo anno abbiamo modificato le quantità nei periodi, finché non abbiamo trovato la miscela giusta che ci ha permesso di avere un rendimento quasi costante per tutta la stagione. Però le partite erano meno, si iniziava più tardi il campionato, le esigenze degli sponsor (che non erano tanti e la televisione non era così preponderante) non erano prevaricanti e la programmazione delle amichevoli poteva essere fatta con più gradualità per categoria e importanza. Oggi è tutto più ristretto perché ci sono esigenze di immagine superiori, la televisione sborsa molti soldi e quindi impone situazioni molto diverse di un tempo perciò ci si è dovuti adeguare . Per cui anche la preparazione precampionato ha avuto un’evoluzione non tanto nei mezzi, ma nell’impostazione dei periodi. C’è da dire che ci sono più soste, quella Natalizia è più lunga e quindi si devono programmare mini cicli sin da subito, dovendo giocare anche gare importanti dopo poco la partenza per il ritiro, con l’aggiunta viaggi stressanti. Se te ne danno il tempo e si accettano prestazioni non sempre brillanti, si possono programmare anche questi tipi di situazioni con buoni risultati. L’unica vera incognita sono gli infortuni, perché se stressi troppo in fretta la muscolatura non ancora pronta, è molto probabile che alla lunga possa accadere di incorrere nell’infortunio. Per sopperire a questo bisognerebbe che i calciatori arrivassero in ritiro con un minimo di preparazione fatta alla fine della loro vacanza, e dovrebbero anche capire che il loro corpo è come una macchina che ha bisogno di BENZINA PULITA per rendere al meglio. Tutti gli sport sono diventati più atletici e quindi è determinante essere a conoscenza dei mezzi più idonei, assieme ai tempi giusti, per fare rendere al meglio gli atleti, sapendo anche che il calciatore è un atleta atipico come lo sono le posture e i movimenti che fa in una gara. Se i calciatori avessero le conoscenze basilari sulle componenti più importanti per avere sempre la propria muscolatura pronta agli sforzi a cui è sottoposta, probabilmente sarebbero più longevi, con meno infortuni muscolari e il nostro lavoro sarebbe facilitato.
Auguri.A presto

Gigi Cagni


Il ritiro

21 dicembre 2009

Il ritiro, quando le cose non vanno bene, è una panacea che viene usata solo in Italia. Lo si fa esclusivamente per soddisfare il desiderio dei tifosi che, nel momento in cui la squadra non funziona, pensano sia perché i giocatori non fanno la vita da atleti, ma quando i risultati sono buoni concedono agli stessi di fare quello che vogliono, come uscire in discoteca e stare in giro tardi la notte. Le contraddizioni che ci sono nella gestione delle squadre in Italia sono molteplici ma questa è la più eclatante. Chissà perché alla fine si debbano sempre trovare degli ALIBI ai giocatori invece di metterli davanti alle loro responsabilità. Ve lo dice chi per anni a S.Benedetto del Tronto, negli ultimi due tre mesi di campionato era costretto a emigrare fin dal giovedì in altri lidi. Il tutto perché c’era un gruppo di tifosi, se così si potevano chiamare,che non permetteva di fare allenamento in tranquillità. Solo da noi sei costretto ad allenarti con la Digos a presidiare il campo. Forse sarebbe più opportuno educare i nostri atleti ad imparare come si deve fare questo mestiere per non creare situazioni incontrollabili, magari si potrebbe tornare a pronunciare la parola SACRIFICIO con cognizione di causa. Fare il calciatore oggi è sicuramente più difficile perché il calcio moderno è più atletico e per rimanere a certi livelli per tanto tempo – vedi Zanetti dell’Inter – devi fare una vita con delle regole ferree per  alimentazione e il ricupero fisico specialmente dopo ogni massimo sforzo, per esempio la partita di campionato. Con i ritiri forzati difficilmente risolvi situazioni di difficoltà di risultati. Proprio perché ne ho fatti tanti posso affermare, con cognizione di causa, che non sono sicuramente il rimedio più efficace per fare cambiare le cose, altrimenti sarebbe facile per tutti, nel momento in cui le cose non funzionano andare in ritiro e far tornare i risultati positivi. Come al solito la verità sta nel mezzo e cioè, solo in casi estremi e in situazioni particolari, potrebbe essere un rimedio efficace, ma non IL RIMEDIO. Costringere una squadra ad andare in ritiro è una sconfitta del sistema perché non è certamente un elemento della gestione su cui costruire qualche cosa di solido e duraturo. Se si arriva a questo vuol dire che si è sbagliato molto nelle componenti più importanti. Il mio sogno è sempre stato quello di arrivare ad essere come nel Football Americano e cioè che ogni giocatore si debba gestire singolarmente nella preparazione atletica e l’allenatore debba fare solo la parte tecnico tattica, anche perché, essendo pagati profumatamente per rendere al massimo ,hanno nei loro contratti delle penali onerose in caso non si attengano a comportamenti consoni alla vita da atleta. Non credo sia utopia pensare a un futuro del nostro calcio senza RITIRI con giocatori più responsabilizzati e una tifoseria senza eccessi.

Gigi Cagni