L’ Alimentazione

19 novembre 2009
 
 
 
 

Barry Sears

Se penso che prima della partita mangiavamo: risotto alla parmigiana, filetto con spinaci, purè di patate e come frutta prugne cotte..come facevamo a non vomitare? La risposta me la danno sempre i miei giocatori che mi dicono : ANDAVATE A 2 ALL’ORA . Potrà essere anche vero ma se avessimo avuto le conoscenze di oggi il nostro rendimento, già buono, sarebbe stato senz’altro migliore. Questa premessa è per introdurre un argomento che mi sta molto a cuore e cioè L’ALIMENTAZIONE nell’ambito calcistico. Ho sempre pensato che nel calcio moderno, molto più atletico di un tempo, la condizione psicofisica sia determinante per una migliore prestazione tecnico tattica. Il nostro corpo è come una macchina dotata di un motore che va alimentato con la BENZINA più pura possibile per una migliore resa. Nel periodo della “preparazione precampionato” uno degli argomenti più importanti della mia programmazione è l’insegnamento di una corretta alimentazione. Nel 2000 il mio preparatore mi ha fatto conoscere un medico di Brescia studioso dell’argomento e seguace della sperimentazione del dott. Sears, inventore del sistema alimentare denominato ZONA. Ho immediatamente intuito che poteva essere un’arma in più per raggiungere quello che tutti gli allenatori vorrebbero ottenere e cioè il miglior rendimento dei propri giocatori. Detto fatto,nel primo anno della Samp , con la super visione del dott. Romano Aronne, ho sperimentato questo sistema (anche su di me naturalmente)e ho avuto dei risultati eccezionali. Per dovere di informazione, provata con dati statistici, infatti l’ho adottata per sei volte in diverse squadre ottenendo uno straordinario risultato: ZERO INFORTUNI MUSCOLARI nei 40 giorni della prima parte di precampionato. La cosa più difficile è stato far accettare che si potesse correre e rendere fisicamente anche senza i CARBOIDRATI contenuti nella pasta e nei farinacei ma bensì prendendoli dalla frutta e dalla verdura. Non ho mai imposto, se non in preparazione, questo sistema perché penso che ognuno sia libero di scegliere, ma lo scopo era di dimostrare che con quel sistema fosse veramente possibile non intossicare il proprio corpo e rendere di più. Ed anche se la scelta futura dei ragazzi fosse stata diversa, l’ importante era far loro capire che è la QUALITA’ e non LA QUANTITA’ a fare la differenza. La fortuna della conoscenza delle cose , purtroppo, viene sfruttata da pochi giocatori oggi. Se l’avessi avuta io avrei giocato non fino a 38 anni ma chissà quanto ancora. Su questo argomento come su quelli specifici della preparazione atletica e del portiere, potrete avere risposte più dettagliate dai componenti del mio staff con domande sul mio blog.

 Gigi Cagni

 

 


Prima panchina…primi ritiri

8 novembre 2009

Nel ’87, conclusasi la mia esperienza alla Sambenedettese dopo 9 anni,  tornai a Brescia pensando di appendere gli scarpini al chiodo. In attesa di iniziare il corso di seconda categoria per diventare allenatore professionista, sentendomi bene fisicamente, chiesi al responsabile del settore giovanile del Brescia di potermi allenare con loro. Mi fu concesso e quindi andai in ritiro con la Primavera e rimasi aggregato al gruppo per qualche mese fino a che venni chiamato a novembre dall’Ospitaletto in C1, squadra che cercava un giocatore esperto in difesa per dare una mano ad un gruppo giovane. Ma questa è un’altra storia che forse un giorno racconterò. La premessa era per fare capire il motivo per cui l’anno dopo mi venne proposto di allenare la Primavera del Brescia da Umberto Cervati, figlio del Cavaliere Cervati, il Presidente che mi aveva permesso di iniziare a fare il professionista a 17 anni. Accettai volentieri ed iniziai la mia unica esperienza da tecnico di un settore giovanile. Quando chiesi informazioni sul come ci saremmo spostati per andare in ritiro mi fu risposto: “con le macchine dei genitori”…“CON LE MACCHINE DEI GENITORI? MA STATE SCHERZANDO!!ritiro

Era inconcepibile che i genitori accompagnassero i figli in ritiro, parliamo di ragazzi di 17-18 anni. Proibii che i parenti facessero visita nella prima settimana di ritiro e diedi il premesso solo per la domenica  pomeriggio dopo l’ allenamento. Quando tornammo ad allenarci in città all’antistadio, iniziò la processione dei genitori al campo, addirittura qualcuno con tutta la famiglia, per esempio il papà del portiere si metteva dietro la rete per dispensare consigli al proprio figlio. Non potevo accettare una cosa di questo tipo quindi impedii ai genitori di venire al campo e feci chiudere le porte. La cosa più divertente e gratificante fu l’applauso di gioia che mi fecero i ragazzi nello spogliatoio, non ne potevano più nemmeno loro. Quindi, cari GENITORI di ragazzi dei settori giovanili, se non riuscite a comprendere l’ importanza di lasciare liberi i ragazzi di esprimersi ed essere guidati solo dall’ allenatore, il  mio consiglio spassionato è: “STATE A CASA!”

Gigi Cagni

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