RESPECT!

20 aprile 2016

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Eccoci di nuovo con esoneri e situazioni indecifrabili e poco consone, secondo me, per ritornare ad essere un calcio appetibile e in linea con quello che accade in Europa.

Vogliamo proprio farci del male e continuare una caduta, tecnica, senza rete? Bene, diciamolo che così saremo pronti al disastro.

Non voglio criticare i presidenti per gli esoneri perché è un loro diritto e, quindi, facciano quello che vogliono, ma voglio mettere in risalto il fatto che la figura dell’allenatore, negli ultimi 15 anni, è stata delegittimata.

Per quello che è accaduto penso proprio che si ritenga, da parte dei dirigenti della maggior parte delle squadre di qualsiasi categoria, che la figura dell’allenatore non sia importante.

Lo si vede, non soltanto durante i campionati con gli esoneri, ma all’inizio nella scelta che avviene con parametri abbastanza discutibili (chi costa meno, quelli che accettano tutto quello che gli viene detto dalla società, l’amico dell’amico dell’amico o, addirittura nei dilettanti, chi porta lo sponsor e quindi danaro) tanto se va male lo cambiamo.

La cosa che stupisce di più è che nelle loro aziende non la pensano così e se vogliono avere successo devono prendere il meglio nel loro staff dirigenziale.

Anche nel regolamento calcistico la partita non può iniziare senza il medico in panchina ma senza l’allenatore sì.

Forse c’è qualche cosa che si deve fare per riequilibrare tutto il sistema visto che non mi sembra le cose stiano andando benissimo.

Penso, invece, che l’allenatore sia molto più importante oggi che anni fa quando, in campo, c’erano giocatori di grande personalità che facevano i “I VICE ALLENATORI” e aiutavano, soprattutto, nei momenti di difficoltà.

Non sono l’avvocato della categoria ma uno che ama il calcio e quindi il suggerimento è: tornate a scegliere il vostro Mister per capacità e curricula adatto alle vostre esigenze ma, ancor di più, sostenetelo sino a quando saranno i fatti, in modo indiscutibile, a farvi prendere decisioni drastiche.

Un’ ultima cosa “abbiate il coraggio di esonerare guardando in faccia la persona e non al telefono e, nelle dichiarazioni ufficiali, abbiate rispetto dell’uomo e della professione”.

Gigi Cagni


Il bagaglio utile

3 aprile 2016

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Scusate il ritardo, ma gli obblighi contrattuali con la Sampdoria mi impedivano commenti sul campionato.

Oggi, però, guardando Udinese-Napoli mi è venuta una considerazione calcistica che non credo creerà problemi di suscettibilità da parte dei miei “datori di lavoro”.

All’Udinese arriva un allenatore (Gigi De Canio) che nella preparazione della gara con il Napoli decide di fare marcare “a uomo” Jorginho da parte della seconda punta e, nella fase offensiva, attaccare le fasce laterali con lanci e cambi di campo per cercare l’uno contro uno e riuscire a crossare.

Nel progetto della verticalizzazione e il cambio campo c’è stata la seconda fase, immediata, di accorciare e attaccare sulla seconda palla.

Niente possesso palla? Ma dai!!! Allenatore antico?

No pragmatico e conoscitore di tutti gli aspetti del calcio.

E’ stata, purtroppo, anche la settimana della morte di Johan Cruyff che “ha permesso ai pù giovani” di vedere come giocava sia l’Ajax che l’Olanda degli anni 60.

Magari qualcuno si sarà stupito di vedere che si faceva il pressing, il fuorigioco a metà campo e che si giocava a tre tocchi, ah! E che gli attaccanti erano i primi difensori.

Il settore giovanile costruiva, al proprio interno, i propri campioni con organizzazione sia tecnica che di progettazione con allenatori e strutture adatte.

Tornando alla partita sopra citata se il risultato non fosse stato positivo Gigi sarebbe stato tacciato per “difensivista e antico” quando , invece, ha fatto quello che un allenatore esperto sa fare in riferimento alla forza della propria squadra ma, soprattutto, all’umiltà di sapere giudicare la differenza delle forze in campo.

Questo fanno l’esperienza e la CONOSCENZA COMPLETA DELLA MATERIA.

Non è certamente un articolo polemico perché non è nelle mie intenzioni, ma una considerazione di quello che sta avvenendo nel nostro calcio.

Abbiamo giovani allenatori di grande qualità e conoscenza del calcio ma troppo legati alle mode e al non voler fare la scalata al successo professionale un gradino alla volta.

Gigi Cagni