Che lo spettacolo abbia inizio


stadio inglese

Gazzetta del 9 marzo ”Il calcio italiano non è più competitivo eppure spende troppo e non ha idee”, soluzione : tetto alle rose, torneo a 18 squadre e nuovi ricavi.
Che noi si debba cambiare le strutture e il modo di creare business con riforme di sistema, è indubbio.
Ma se si pensa di risolvere tutto in questo modo non credo andremo molto lontano.
Mi soffermerei sul termine “idee”, aggiungendo, miglioramento della cultura calcistica e di avvicinamento ad una mentalità europea di “spettacolo”.
Forse non si è capito che in tutti i paesi europei il “risultato” non è al primo posto nella mentalità sportiva.
Il primo pensiero, per loro, è fare stare comodi gli spettatori e farli divertire con un calcio offensivo e non necessariamente legato al risultato.
Il secondo è usare i media per informare e non per creare polemiche.
Detto questo, secondo me, è inutile fare nuove regole e cambiamenti strutturali se non si cambia la cultura (calcistica naturalmente) e il modo di informare.
Sono stufo di sentire in qualsiasi trasmissione di qualsiasi tipo, dire che viene mandato in onda quello che la gente vuole e che se non ci fossero polemiche o scandali non la guarderebbe nessuno.
Non siamo così retrogradi e ignoranti, anzi.
Perché non iniziare a fare il contrario.
Non so quanti siano gli italiani che guardano le trasmissioni sportive ma, sicuramente, se ci fossero più approfondimenti tecnici con immagini e meno moviole con estenuanti dibattiti polemici, gli spettatori aumenterebbero.
Farei anche trasmissioni con arbitri che spiegano il regolamento visto che, alle volte, anche gli addetti ai lavori non lo conoscono.
Farei vedere come le due tifoserie all’estero: entrano, si siedono, fruiscono della partita, escono e se ne tornano a casa.
Cercherei di fare diventare il calcio un argomento di crescita culturale e civile per renderlo accessibile a tutti, soprattutto i giovani.
Non vorrei più sentire gente che dice: ”basta non porto più mio figlio allo stadio perché ho paura”.
Quindi ribadisco il concetto che mi premeva dire.
Non è che se fai la serie A a 18 squadre o riformi il sistema riesci a rimediare il gap con il resto dell’Europa.
Quello che serve a noi è che tutti si muovano per far avere al “vero tifoso calcistico italiano” il luogo più adatto per godersi uno spettacolo emozionante ma, al tempo stesso, privo di pericoli e stress inutili.

Gigi Cagni

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6 Responses to Che lo spettacolo abbia inizio

  1. Cristian ha detto:

    Bellissimo articolo, senza giri di parole e molto diretto. Voglio fare anche io una provocazione, siccome il risultato può essere casuale, auguriamoci di non vincere il mondiale in Brasile, altrimenti crederemo di essere bravi e sulla strada giusta, come accaduto nel 2006. E la vittoria del 2006 si è avvertita molto a livello dilettantistico.

    • gigi ha detto:

      E’ questa la cosa che ci frega il pensare che siamo ancora i più bravi perché, in certe competizioni, siamo i meglio tatticamente e in un Torneo questo è determinante, come la condizione fisica.

      • Cristian ha detto:

        Io non sono ottimista, non per il mondiale, ma per il cambiamento necessario in Italia. Per lo meno non lo sono nel breve periodo. La strada la vedo lunga e non solo nel calcio.

        • gigi ha detto:

          Su questo sono d’accordo con te ma noi riusciamo, di solito, in competizioni di questo tipo a tirare fuori tutte le qualità, anche caratteriali, che sembrano non esserci. Siamo un popolo che deve sentirsi sul ciglio del baratro per avere reazioni eccezionali.

          • christian ha detto:

            E vero la Germania per esempio fa sempre meglio dell’Italia anche quando è inferiore vedi 2002,hanno una cultura diversa!

  2. robi ha detto:

    Come pretendiamo di essere competitivi se appena mettiamo fuori il naso da casa nostra prendiamo bastonate da tutti..parlo a livello europeo. Nel nostro campionato quanto dura effettivamente una partita di calcio? Ci sono troppe interruzioni di gioco. Noi siamo i maestri nel fingere o simulare…buttare fuori la palla per un giocatore a terra é una cosa che si vede solo in Italia. Il nostro ritmo gara é prevalentemente bloccato dal nostro tatticismo, propio perché, come dice lei mister, da noi conta il risultato. Poi andiamo a confrontarci con le altre squadre europee e sembriamo fermi, quasi camminiamo, come nell’ultima amichevole con la Spagna…dove francamente abbiamo fatto una pessima figura, ma che rispecchia l’attuale differenza tra il nostro campionato e quello spagnolo. Dobbiamo cambiare, c’é poco da fare.

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