Il calcio è semplicità


cattedraProseguo con il ragionamento dell’articolo precedente.
Un allenatore giovane mi ha scritto sul blog chiedendomi cosa fossero “i flussi di gioco”.
La mia prima reazione è stata di sbigottimento e stupore.
Cosa saranno mai questi flussi di gioco?!! E poi “ ma in che contesto dovrei usare questi termini?”
Guardo le partite di tutte le categorie e si vede un tiro in porta dopo 20’dall’inizio della gara (forse).
Certo che ci sono portieri con i piedi buoni, tutti che partecipano al gioco, grande possesso palla , ritmi che annoiano e nessuno che rischia niente.
Saranno le prime partite, sarà che fa ancora caldo, sarà che bisogna conoscersi e quindi i meccanismi non sono ancora al meglio.
Sta di fatto che, essendo molto istintivo, ho delle sensazioni negative riguardo a quello che potrà essere lo spettacolo in questo prossimo campionato.
Probabilmente solo la Lega Pro sarà divertente visto che non ci saranno retrocessioni (ma il livello tecnico non è eccelso).
Tornando “ai flussi di gioco” penso sia venuto il momento di porre un freno a questo linguaggio e a tutta questa teoria dei numeri.
Con la confusione e la continua ricerca di esperimenti e rivoluzioni, senza un minimo di razionalità e programmazione, non si può che giungere a un traguardo di “caos e incertezze”
Conte ha detto una cosa di estrema razionalità e intelligenza.
Gli hanno fatto notare che siamo stati il paese che, nell’ultimo mercato, ha speso meno.
La sua risposta è stata “non sono i soldi che fanno vincere ma le idee”.
Noi ne abbiamo poche e confuse perché continuiamo a intestardirci sull’idea che se non segui certe mode sei vecchio e retrogrado, se non usi certi termini non puoi dialogare del calcio moderno.
A me non piace parlare del passato ma, in certi casi, va usato.
Andate a vedere le partite dell’Olanda e dell’Ajax degli anni 60.
Per essere meno esterofili provate a informarvi su come giocavano la Ternana di Viciani o il Varese di Fascetti in quegli anni.
Venendo agli anni nostri quanti allenatori preparati e con idee vincenti ci sono stati negli anni 90 e 2000?
Abbiamo fatto scuola a tutti, la tattica è nel nostro DNA.
Smettiamola di scopiazzare e cerchiamo di essere noi stessi, il calcio è semplicità, organizzazione, equilibrio e fantasia.
Cari Presidenti non fatevi influenzare dalle mode e dall’ansia del risultato, ma mettete gli allenatori nelle condizioni di esprimere le loro qualità con un minimo di serenità, la fretta non produce niente di buono.

Gigi Cagni

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30 Responses to Il calcio è semplicità

  1. ale ha detto:

    Buon giorno Gigi! Bellissimo post il tuo; non volendo mi hai risposto al quesito che ti ho posto qualche giorno fa sugli allenatori giovani!
    La confusione di cui tu parli è proprio quella che a pelle sento da un po’ di anni a questa parte quando mi reco al picco-.
    Sarà un caso ma tale sensazione mi è passata solo quando in panchina ci sono state due “vecchie volpi” per le rispettive categorie come tu e mister Dadderio..
    Chiedo scusa se i miei post possono sembrare banali ma purtroppo non sono capace di parlare di tattica ecc con grande piglio!
    Ps: mister se vuoi in un’oretta sono a zoagli e ti vengo a prendere io!

    .

  2. Albe ha detto:

    Il problema non è giocare a zona o a uomo, bisogna concentrarsi su altri aspetti. Il calcio ha subito un mutamento epocale intorno agli anni 70 diventando molto più atletico e organizzato che nel passato. Se ci fate caso la nazione simbolo del calcio spettacolo, il Brasile, non vincerà Mondiali per ben 24 anni perché tra le big sarà l’ultima ad adeguarsi. L’atletismo ha portato esasperazioni ma non sono mancate esperienze di enorme spettacolo, la grande Olanda citata dal Mister, il Milan di Sacchi, il Barcellona e potrei continuare. Queste esperienze hanno come comune denominatore l’idea di far sposare la velocità e la fisicità con il talento e la tecnica, creare spettacolo in un contesto più atletico.
    Il problema del calcio italiano è che negli ultimi anni nei settori giovanili si è guardato quasi esclusivamente a creare corridori con la testa infarcita di esasperazione tattica senza curare il resto, così ci ritroviamo difensori che non sanno marcare, centrocampisti che potrebbero fare gli 800 ma non sanno stoppare un pallone, attaccanti che si muovono male.

    • gigi ha detto:

      L’errore più grosso nei settori giovanili è proprio il non saper preparare il giocatore ad esercitare il proprio ruolo con una tecnica buona a velocità elevate. Altro aspetto, e qui mi riferisco ai settori giovanili professionistici, che bisogna costruire prima l’uomo e poi il calciatore.

  3. giorgio pivotti ha detto:

    Cristian, mi sembrava che l’argomento in questione l’avessimo affrontato nei suoi molteplici aspetti fugando ogni tipo di domanda nel senso che trattando dei tiri contro si fa riferimento al difendente che sta davanti al battitore, alla palla che arriva da fermo o in movimento a vario titolo che significa per tirare direttamente in porta, per crossare, per passare in fase terminale o durante il gioco; in sostanza la palla con queste destinazioni che sia alla portata fisico atletica del calciatore opponente non deve passare, filtrare mai nel rispetto della posizione frontale attiva, regola che ho formulato nel modo seguente:
    Modo corretto del difensore di opporsi fisicamente ai tiri in porta contro, come pure ai passaggi di appoggio terminale tra avversari solitamente dalle fasce al centro, effettuati da fermo o in movimento, consistente nel rimanere rivolto al battitore, senza girarsi di fianco o di schiena, per controllare la palla in arrivo, la sua traiettoria, cercando in modo regolare con movimenti frontali di spostamento del corpo e di allungamento delle gambe, in spaccata o in scivolata, di intercettarla, d’impedire alla stessa, stoppandola, respingendola o deviandola, di entrare nello specchio della porta o di giungere al destinatario, all’occorrenza proteggendosi con le mani le parti del corpo più delicate; il giocatore deve opporsi fisicamente al tiro con la stessa mentalità e gli stessi movimenti del portiere, attivando tutte le potenzialità atletiche del corpo per “parare” la palla senza ricorrere volontariamente a braccia e mani.
    Naturalmente ho ideato ed elaborato le relative esercitazioni assenti nei manuali e nei lavori di allenamento per imparare tale regola e vincere l’istintiva reazione a girarsi come ha fatto ben vedere Thiago Motta sul tiro ravvicinato e forte di Lliev salvando la porta di Buffon mentre nella stessa azione più di un difensore azzurro ha continuato a girarsi normalmente.
    Mi scuso per lo spazio richiesto questo mio commento.

    • Cristian ha detto:

      Ok..l’argomento lo abbiamo affrontato…va bene per l’opposizione con l’allungamento delle gambe intervenendo di interno o esterno piede…esercitando l’1c1 lo fai…ma per rimanere con il corpo davanti alla palla, quindi ribattendo magari con il volto o il busto, ritieni che è possibile vincere l’istinto di girarsi per non essere colpiti…questo intendo dire…dalle tue esercitazioni hai notato miglioramenti?

      • giorgio pivotti ha detto:

        Ti rispondo cominciando dalla parte finale della tua domanda col dirti che quando allenavo gli esercizi da me proposti e fatti fare ai miei giocatori hanno avuto effetti che parlare di miglioramento è poco, basta accennarti che chi si girava prima, dopo aveva un atteggiamento fisico e mentale diverso sulle palle in arrivo e se qualcuna passava era perché il tiro era forte e ravvicinato, meno di 4 metri; attenzione che per procedere alla formazione dei difendenti per addestrarli alla posizione frontale attiva, a come rispettarla occorre seguire un percorso istruttivo e formativo ben definito e basato su tre passaggi; il primo riguarda l’enunciazione del problema o del tema di cui trattasi ovvero quello di non girarsi sulle palle in arrivo e questo più o meno gli allenatori verbalmente lo espongono data la loro esperienza di ex calciatori, anche se nei manuali di calcio tale concetto è quasi del tutto assente; secondo mostrare dei video dove vengono fatti vedere i gol evitabili causati dal mancato rispetto della PFA in modo da passare dal cognitivo al visivo, impatto che secondo me conta più delle parole o raccomandazioni, affinché ci si renda conto dell’errore commesso dai difendenti in queste specifiche situazioni di gioco e questo non lo fa nessuno, ritengo, perché non hanno a disposizione il materiale opportuno da far visionare, questi gol evitabili appunto dei quali in oltre dieci anni ho effettuato oltre 400 registrazioni, tutti gol segnati ai massimi livelli di gioco; terzo, in chiusura, portarsi sul campo di allenamento ed eseguire le esercitazioni adatte allo scopo che ho escogitato ed elaborato come riportato nei miei articoli pubblicati, anche questo non lo fa nessuno mi sembra.
        I tiri possono essere fatti partire dalla breve, media e lunga distanza con forza debole o potente a fronte dei quali un difendente se allenato sa come vincere e gestire il naturale istinto a girarsi come reazione sui tiri contro.
        Ribadisco che gli anelli mancanti di questa catena didattica per imparare la posizione frontale attiva impadronendosene, sono il secondo ed il terzo che non è poco.

      • giorgio pivotti ha detto:

        Sampdoria vs Genoa 0 3
        Ho rivisto la sintesi della partita accorgendomi di un aspetto importante riguardante l’opposizione fisica sui tiri contro dove non bisogna mai girarsi e di cui abbiamo già discusso; GRANDE Gilardino in barriera che sulla forte punizione di Eder da distanza ravvicinata salva da un gol sicuro la propria porta stando in posizione frontale attiva con una ribattuta di testa; difensori, imparate la giusta opposizione frontale da un attaccante anche nazionale che non ha paura di schivarsi voltandosi alla palla in arrivo. Cristian lo hai notato e cosa ne pensi? Altri non ne hanno fatto minimanete cenno.

  4. giorgio pivotti ha detto:

    Io sono per la marcatura a uomo moderna, elastica, convinzione che ho maturato negli anni dopo aver osservato, registrato ed analizzato i tanti, importanti gol causati dalla zona e sue applicazioni tattiche che si sarebbero potuto evitare controllando e marcando l’uomo, il diretto avversario.

  5. alessio ha detto:

    Ogni epoca ha il suo mito, ed ognuno di noi ha i suoi gusti specie nel calcio…ed è anche questo il bello. Rispondendo a Franzts, volevo dire che sì Sacchi non ha inventato nulla, ammesso che qualcuno lo abbia detto, però ha fatto la storia del Milan. Con i POCHI campioni che aveva e tanti corridori ha costruito una macchina perfetta e spettacolare!! Colombo te lo ricordi? giocatore mediocre ma in quella squadra era un campione! Per non parlare dei vari Tassotti, Costacurta,F.Galli…Alzi la mano chi conosceva Van Baten e Gullit prima di arrivare in Italia… Le vittorie di Capello e Ancelotti, sono figlie dei successi di Sacchi, ricordiamocelo e in più avevano fior di campioni in squdra.. E’ anche questo che ha reso Sacchi più unico!! Di sicuro, il sacchiano doc come discendente allenatore-imitatore di Sacchi è il classico esempio da evitare, sopratutto a livello giovanile.

    • Franzts ha detto:

      Il Milan aveva almeno 7 giocatori che all’epoca erano i migliori nel loro ruolo (Tassotti, Baresi, Maldini, Doandoni più i tre olandesi)…Van Basten segnava caterve di gol in Olanda, nel 1988 vinse un europeo da solo praticamente, Gullit ebbe un impatto mostruoso sul nostro calcio e non fu pagato poco, come del resto Donadoni e Rjkaard, sul resto comunque sono d’accordo con te…

  6. Franzts ha detto:

    Questo è tutta conseguenza del sacchismo, una delle più grosse piaghe che ha colpito il calcio italiano (e non solo). A mio avviso sono stati due i grandi errori di fondo che ha compiuto la vulgata sacchiana:
    – Credere che il Messia Sacchi abbia tolto il movimento italiano dagli inferi dell’oscurantismo difensivista. Ciò è assolutamente falso: come ha detto il mister Cagni (che reputo uno dei pochi veri maestri di calcio rimasti in Italia che parla in modo concreto senza vendere fumo) già negli anni Settanta in Italia si studiava il pressing, la zona, il calcio totale (a Viciani aggiungerei Vinicio, Maestrelli, Radice, il Trao, tutti portarono delle novità nel calcio italiano con le loro interpretazioni e differenze). Insomma, in Italia negli anni Settanta si studiava Michels, l’Olanda, il calcio totale non si studiava la Salernitana di Gipo Viani o l’Inter di Foni!
    – L’altro grave errore è stato spacciare la zona come sinonimo di novità, bel giuoco e calcio spettacolo e la marcatura a uomo (o a zona mista) come il simbolo di vecchiaia e e dell’oscurantismo italiano. Ciò è un altro fatto clamorosamente e spudoratamente falso: la zona è una tattica che è vecchia come il cucco: essa nasce negli anni 20 nel mondo danubiano (l’Austria negli anni Trenta già giocava con difesa alta e fuorigioco sistematico…) ed è stata perfezionata negli ani Quaranta in Sudamericana. Inoltre giocare a zona non è sinonimo di spettacolo: l’Uruguay gioca da sempre a zona ma il suo calcio è schiettamente difensivista, così come il Belgio…Marcatura a uomo sono le due facce della stessa medaglia: il catenaccio (cioè staccare un difensore dalla linea per garantire copertura massima) è un’evoluzione della zona, della linea, che poi è stato perfezionato con le marcature a uomo del Sistema….

    Insomma, fino a quando il calcio italiano non supererà questo inferiority complex sarà durissima per il nostro movimento calcistico tornare a sfornare giocatori e tecnici di qualità!

    • giorgio pivotti ha detto:

      Grazie per le notizie storiche che non conoscevo; venendo ai nostri giorni molto semplicemente e in maniera innovativa sostengo da tempo che guardare uomo palla in via sistematica e continuativa ovvero applicando il controllo visivo attivo con la corretta presa di posizione del diretto avversario si ottiene il superamento sia della zona con le sue rischiose applicazioni tattiche sia della marcatura a uomo vecchio stampo, rigida e inadatta al calcio moderno, fermo restando il concetto che per me difendere vuol dire marcare.

      • gigi ha detto:

        Fino a che tutto questo arricchirà pochi il cambiamento non ci sarà.
        Speriamo che chi può incidere sul sistema se ne accorga e ponga i rimedi giusti.
        Se così non fosse prepariamoci a anni difficili.

    • Cristian ha detto:

      Sacchi ha sicuramente portato delle novità….avranno avuto più “enfasi” perchè applicate in un grande club e quindi più seguite a differenza dell’Ascoli, del Pescara o di qualsiasi altra rispettabile squadra di provincia ma che non ha la visibilità di un Milan. Un errore grossolano è stato voler scimmiottare nelle categorie inferiori e con i giovani i concetti di quel periodo, commettendo degli errori.
      Inoltre vorrei spendere un momento a favore dell’Olanda in generale, hanno sempre giocato un grande calcio, hanno avuto grandi giocatori e grandi allenatori-maestri da Michels a Cruijff a Hiddink, Advocaat, De Haan…..ma credo anche che un grande insegnamento che gli olandesi possono darci è il saper perdere, il non cadere nell’eccessiva drammaticità dopo una sconfitta , come auspica di imparare a fare Percassi e come si auspica imparino a migliorare i tifosi su questo aspetto, parole di oggi del Presidente atalantino a Tg3 Regione.

      Concludendo, ritengo che non è da tutti gli appassionati conoscere il B-Side del calcio, ovvero le squadre, i giocatori e gli allenatori che hanno proposto qualcosa di interessante che non siano i grandi club….infatti tutti parlano del Milan di Sacchi, ma del Parma di Scala? Nonostante abbia vinto qualcosa è sempre rimasto in secondo piano, figuriamoci i club ancora più piccoli….a me piace il B-Side, infatti seguo più volentieri l’Europa League della Champions, seguo la serie B, la serie A mi appassiona dal sesto, settimo posto in avanti…..per quanto riguarda il futuro del calcio italiano, c’è da migliorare la cultura sportiva e saper insegnare ai giovani le cose importanti ed essenziali…bisogna insegnare ai difensori a marcare e poi a muoversi insieme ai compagni e a tutti a passare la palla, non a buttarla via per paura di perderla a subite l’attacco avversario…in questo ultimo aspetto secondo me risiede la differenza tra il nostro calcio e quello europeo…in questo aspetto ci hanno superato anche gli svizzeri.

      • Franzts ha detto:

        In Spagna su 100 tecnici 80 sono istruttori, maestri di calcio, il restante 20 allenatori…In Italia su 100 tecnici 80 sono allenatori e solo 20 istruttori….c’è qualcosa che non quadra! Comunque, tornando al discorso della zona, la colpa grave è stata quella appunto di voler imporla integralmente in maniera massimalista, io personalmente non ho niente contro questo principio di gioco. A qualcuno invece ha convenuto, astutamente, soffiare sul fuoco mettendo in cattiva luce la marcatura a uomo, quando invece anche i vari Baresi, Tassotti, Maldini per fare un esempio si sono formati nei settori giovanili con la vecchia marcatura a uomo…Ripeto, questa è stata la grave colpa del nostro calcio: voler a tutti costi cancellare la nostra cultura…E lo ripeto: senza la zona, anche se rudimentale dell’Austria di Meisl, non sarebbe mai nato il catenaccio di Rappan. Senza le rigide marcature a uomo del WM inglese non sarebbe mai nato il 4-2-4 zonale degli ungheresi prima e dei brasiliani poi….

        • giorgio pivotti ha detto:

          Assodato che il calcio è uno sport semplice è mai possibile farsi eliminare dall’Austria per un gol assolutamente evitabile causato dal terzino che si gira sul cross con palla in arrivo alla sua portata stando frontale e dalla zona con addirittura un difensore avversario lasciato completamente libero da marcatura a uomo dentro l’area di rigore, Alaba che ha il tempo di stoppare la ribattuta e di segnare il gol partita che ha costretto alle dimissioni mister Trapattoni?

        • Cristian ha detto:

          Ecco un aspetto che mi stuzzica….un maestro non ha bisogno del manuale per insegnare calcio e lo sa fare anche in un prato con un pallone.

          • giorgio pivotti ha detto:

            Cristian, visto che è un aspetto che ti stimola, vorrei dirti che i gol evitabili con le loro note cause per cui vengono segnati li ho studiati ed analizzati esclusivamente guardando attentamente il calcio giocato dal vivo ma soprattutto alla televisione senza l’ausilio di nessun manuale dove ancor adesso non se ne parla o tratta come per giunta avviene anche sentendo nel merito gli addetti ai lavori; nel 1980 a Trapattoni invitato principale ad un incontro tra allenatori organizzato dalla Sez. Aiac della mia provincia ebbi a fargli una domanda specifica su un suo giocatore che si era girato sulla palla in arrivo diretta in porta invece di stare frontale al tiro; non ebbi una risposta adeguata.

            • Cristian ha detto:

              In questi casi secondo me conta anche l’istinto…mi spiego meglio, se non ho raggiunto una posizione e una distanza giusta da chi sta per tirare, è automatico per alcuno voltarsi per istinto per non prendere una pallonata in volto…..e questo può accadere anche a chi sa perfettamente come affrontare l’avversario e che non si deve girare….che fare?

              Per “manuale” intendo che a livello dilettantistico ci sono parecchie persone che si improvvisano allenatori e istruttori…poi solo per il fatto di andare a fare un corso, si sentono automaticamente allenatori per diritto….non so se riesco a spiegarmi…

          • giorgio pivotti ha detto:

            A proposito del girarsi sui tiri contro, sulle palle in arrivo a vario titolo più immediatamente pericolose quelle che poi vanno a finire in rete aldilà del discorso che in questi casi si sente fare a proposito di istinto, temperamento, riflesso condizionato, paura del farsi male, reazione incontrollabile del difendente e così via su cui si può discutere più a livello psicologico che calcistico, una cosa certa è che in nessun manuale sono riportate e descritte le esercitazioni da tenersi in allenamento per addestrarsi ed imparare ad affrontare al meglio, con efficacia le situazioni di gioco basate sulla corretta e regolare opposizione fisica alle palle contro stando in posizione frontale attiva; queste specifiche esercitazioni bisogna conoscerle, il guaio è che oltre a non figurare nei manuali esse non rientrano neanche nel bagaglio culturale dell’allenatore per poi metterle in pratica in allenamento dove non le ho mai viste svolgere.

            • Cristian ha detto:

              Giorgio se si fa un allenamento 1c1, è normale, credo, dare tra gli altri suggerimenti quello di non girarsi….al difensore gli si dice di stare tra palla e porta, quindi automaticamente in posizione frontale attiva al centro e leggermente in diagonale sulle fasce o nelle zone più diagonali rispetto alla porta….

          • giorgio pivotti ha detto:

            Cristian scusami ma alle volte trovo difficile ragionare, scambiar idee nel calcio perché s’inseriscono sempre delle subordinate, dei collegamenti opportuni che però non puntano il discorso sull’argomento specifico da discutere, da valutare, come quello in questione; è chiaro che sul dribbling unico modo efficace per non farsi saltare è quello di stare frontali e guardare la palla; ma io mi riferivo ai tiri contro, alle palle in arrivo a vario titolo e alle relative esercitazioni che mi risultano in allenamento non vengono fatte a qualsiasi livello.

            • Cristian ha detto:

              Mi riferivo al momento del tiro nell’1c1….ti è mai capitato che un giocatore riceve la palla dal difendente e decide di andare subito al tiro senza cercare si saltare l’avversario…quale è la reazione del difendente che sta scattando verso l’attaccante…spesso si gira….come fare?

    • alessio ha detto:

      Chiamala piaga calcistitica un allenatore che ha vinto uno scudetto ,due champions e due intercontinentali… Quel Milan, quello di Sacchi, era la squadra più forte al mondo. Era semplicemente spettacolare, secondo me più forte del Barcellona di Guardiola. Si studiava sì negli anni settanta il calcio totale e il pressing ma nessuno ha vinto come Sacchi. Lui è stato il primo.

      • Franzts ha detto:

        Ai tempi di Sacchi era molto più difficile vincere in campionato che in Europa, questo perchè in Serie A c’erano almeno 3 squadre che potevano giocarsela alla pari con il Milan di Sacchi (Inter, Napoli, Sampdoria), in una competizione lunga (risultato 1 scudetto in 4 anni). In campo europeo invece quello squadrone non aveva praticamente rivali. Le uniche antagoniste che potevano impensierire Gullit, Van Basten e soci erano Stella Rossa e Marsiglia. Il Real era inferiore, le tedesche squadre tutto sommato mediocri (te credo, i migliori tedeschi giocavano da noi!)…Poi alessio dimmi cosa ha inventato sacchi. La zona, come go scritto la si faceva dalla notte dei tempi, il pressing lo faceva già l’Olanda e l’Ajax, il fuorigioco sistematico Happel, Thys o Goethals…insomma Sacchi non ha inventato niente per essere precisi…semmai è stato abile a dare una sua particolare interpretazione alla zona, ed è pur sempre un grandissimo merito questo.

      • Cristian ha detto:

        La piaga credo non sia stato Sacchi, ma chi poi ha voluto copiare e male, facendosi trascinare dalla moda…..Tassotti, Baresi, Maldini, ma anche Vierchowod, Francini ecc ecc…hanno saputo giocare a zona….cioè rendiamoci conto che anche a zona bisogna saper controllare il proprio avversario, punto.

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