UN PUNTO D’EQUILIBRIO


Ho iniziato a fare il professionista nel 1968. Ho esordito in serie A nel 1970 a Cagliari, che quell’anno vinse lo scudetto. Io e gli altri tre giovani convocati ci siamo cambiati solo dopo aver scaricato tutte le valige.
Il rispetto per il giocatore “anziano” arrivava non soltanto dall’educazione dataci nel settore giovanile ma dal sistema socio-culturale di quelle generazioni a cui veniva insegnata l’importanza del valore dell’esperienza di cui erano “depositarie” le persone mature.
Il cartellino era delle società che disponeva di te senza che tu potessi avere voce in capitolo.
A 28 anni mi hanno venduto alla Sambenedettese e il Presidente, visto la mia reticenza al trasferimento, mi disse che se non fossi andato mi avrebbe fatto smettere di giocare.
Quindi andai e fu la mia fortuna, perché ho giocato in B fino a 37 anni.
Per questo ho vissuto tre generazioni di calcio: la precedente alla mia, la mia e quella pre-attuale, molto vicina all’attuale, quando poi ho iniziato a fare l’allenatore. Tutto questo per dire che, essendo stato integralista, condivido quello che ha detto Zeman sulle regole e i comportamenti che si dovrebbero avere ma non condivido i metodi per ottenerli (guarda caso gli si è rivoltato tutto contro).Zdenek Zeman
Non c’è niente da fare, quelli come noi si devono adeguare ai tempi.
Non sto a dire se giusto o sbagliato ma sta di fatto che il sistema oggi è questo e Zeman non lo ha capito.
Funziona solo se fai i risultati.
Dopo la legge Bosman è cambiato tutto e il non averlo compreso è sicuramente un errore.
L’anno scorso ha avuto successo perché la società gli ha dato carta bianca e un gruppo di giovani di grande talento che lui è riuscito a fare esprimere al meglio, senza interferenze di nessun tipo, e senza l’obbligo di vincere.
Per allenare la grande squadra, oggi, la qualità maggiore che devi avere è quella della gestione di campioni che hanno una personalità e una forza contrattuale diversa da quella che può avere un giovane.
Senza farsi travolgere da tutte le componenti che premono sulla gestione, devi essere capace di fare rendere al meglio il gruppo con una democrazia-dittatoriale.
Non è una contraddizione, è l’unico metodo possibile per gestire giocatori che sanno di essere l’unico valore economico di una società di calcio.
Se il rapporto di valore, per la società, fra te e il giocatore è di milioni di euro a vantaggio del giocatore, in situazioni di difficoltà chi ha le conseguenze peggiori?
La cosa avvilente che sta accadendo (secondo me totalmente sbagliata) è che i Presidenti, e i media, danno una percentuale bassa di importanza agli allenatori.
Sono convinti che l’allenatore conti poco e che, quindi, nella scelta non devono perderci troppo tempo.
Questa è una grossa contraddizione, è come se nelle loro aziende, al manager di riferimento dessero una importanza relativa.
Purtroppo il calcio è diventata un’azienda atipica e, guarda caso, non è che stiamo attraversando un grande periodo.
Sarebbe il caso di fermarsi a riflettere.
Non si può essere in balìa di persone che hanno come obiettivo primario i propri interessi.
Bisogna adoperarsi affinché la bilancia trovi il centro d’equilibrio.
Gigi Cagni

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55 Responses to UN PUNTO D’EQUILIBRIO

  1. Cristian ha detto:

    Mister non sapevo dove mettere questa domanda….il titolo punto d’equilibrio mi sembrava valido…..ieri sera alla Ds mi trovavo d’accordo con Mister Mondonico quando si discuteva della stanchezza delle squadre italiane….Juve, Napoli, inter non hanno brillato è vero, ma in primis terrei in considerazione che hanno affrontato avversari molto validi tecnicamente e tatticamente (il Napoli non si deve far ingannare dalla calssifica della Samp che a mio avviso è una compagine molto valida). Detto questo Mondonico sosteneva, o meglio ha fatto riflettere sull’aspetto della stanchezza, le squadre italiane sono quelle che giocano meno in tutta Europa; premetto che il campionato italiano potrebbe essere più faticoso dal punto di vista mentale degli altri, più per quello che c’è attorno che per il gioco in se; ma mi chiedo, siamo così sicuri che fisicamente e atleticamente la potenza aerobica sia sviluppata bene nonostante ci troviamo ai massimi livelli?? Io concordo con il Prof. Arcelli, per averlo riscontrato provando vari allenamenti, che la componente periferica della potenza aerobica è quella più imortante e anche più “pericolosa” da far decadere….per allenarla però bisogna fare precisi allenamenti, mi pare che le varie mode non danno la certezza di allenare il periferico. In Europa si utilizzano molto i giochi partita a campo ridotto e numero ridotto di giocatori, è accertato scientificamete che questi giochi se rispettano determinati parametri legati allo spazio per giocatore e un corretto rapporto sforzo-pausa, allenano il periferico ancora meglio del mezzo principale che sono le ripetute di 1000mt (solitamente 4 per seduta). Lei che ne pensa?

    • gigi ha detto:

      Ho sempre odiato le distanze lunghe da giocatore e continuo a farlo. Togliendo la parte della preparazione estiva,dove costruisco in modo tradizionale la potenza aerobica,durante il campionato la alleno con partitine a tema e faccio,ogni tanto,sostegni mirati con un’esercitazione fatta di variazioni di ritmo. Questo perchè la parte psicologica è determinante ed è quella che,in Italia,costa di più in dispendio energetico. Ti faccio un’esempio. Invece di fare ripetizioni sui 400 0 600 m faccio il possesso palla. Se non corrono tutti fermo e gli dico che se preferiscono faccio la corsa per me è uguale,immediatamente corrono tutti.

      00 0 600 m

      • giorgio pivotti ha detto:

        Sono d’accordo in quello che dice mister Cagni frutto della sua esperienza; non ho un bagaglio di conoscenza ampio su preparazione ed allenamenti però mi sembra di poter annotare che nelle sedute infrasettimanali il lavoro svolto sia carente di esercizi motori riguardanti l’elasticità come salti in alto, in lungo, balzi, piegamenti vari e altri simili, userei anche la spalliera, soprattutto scatti con cambi di direzione repentina avendo l’avversario davanti e non il paletto facendo slalom nonché confronti con dribbling uno contro uno o contro due mantenendo il più a lungo il possesso palla unico obiettivo da perseguire; ma forse queste cose già sono in atto.

        • Cristian ha detto:

          Giorgio oggi tutte le squadre anche nei dilettanti utilizzano gli skip, i cambi di direzione e di senso, andature su ostacolini, paletti ecc ecc…..l’1c1 non lo so…io lo uso…sono favorevole al possesso palla ma ancora di più alle gare a campo ridotto e numero di ridotto di giocatori con regole particolari (no rimesse laterali ci sono sponde che rigiocano immediatamente la palla nel campo, non calci d’angolo si riprende dal portiere, gol valido se tutti sono nella metà offensiva, gol doppio subito se non sono rientrati tutti ecc ecc) 4′ minuti attivi dal minuto a max 2′ di pausa poi 4′ attivi e così via…..per 4-5 ripetizioni, se sono fatte bene rendono di più che correre i 4x1000mt…che ritengo il mezzo più efficace per allenare la potenza aerobica….già i 600mt sono meno efficaci…quindi ritengo che la regola numero 5 dei preparatori che recita: “non far fare qualcosa che i giocatori non gradiscono pensando di guadagnarsi la loro stima alla lunga si perde la stima dei giocatori perchè non saranno ben preparati” più o meno questo il significato.

          • Cristian ha detto:

            ..poi ovviamente arrivano le componenti lattacide della resistenza che non vanno trascurate, anzi devono andare di pari passo….e credo che siano ancora più difficili da allenare con la palla della potenza aerobica…poi c’è la forza, che nei dilettanti non è possibile allenare perchè il tempo per un lavoro continuativo e ripetuto nel tempo non c’è, quindi diventa poco efficacie…

          • giorgio pivotti ha detto:

            Cristian leggendoti dimostri di possedere un bagaglio di conoscenze su preparazione ed allenamento di tutto rispetto ma non hai risposto mi sembra a quello che da allenatore ho sempre cercato di fare per perfezionare le qualità nel dribbling e nel possesso palla nonché per aumentare il potenziamento della capacità aerobica e di resistenza; ovvero, ripeto, esercitazioni di uno con palla al piede contro uno o contro due su spazio non necessariamente delimitato con l’unico scopo di mantenere il più a lungo possibile la gestione della palla; secondo me così facendo si migliorano le qualità di contrasto fisico, di finta, di controllo dei movimenti propri e dell’avversario anche nei cambi di direzione, di difesa e di attacco nel possesso della palla; come avevo detto tale esercitazione vale altresì a secco quindi senza la palla con uno o due avversari davanti (non ostacoli fissi) da superare anche arretrando se serve ma senza farsi toccare un po’ come avviene nel rugby; queste due tipologie di esercitazioni che per me sono state determinanti per acquisire il pieno controllo della palla e del corpo nei movimenti, non le ho mai viste fare per questo chiedo conferma. Cordiali saluti.

            • Cristian ha detto:

              Con la prima squadra, tanti giocatori e poco tempo, inevitabilmente bisogna fare delle scelte…..l’1c1 lo faccio per le conclusioni in porta e nel frattempo alleniamo in fase difensiva ad affrontare l’uomo….anche gli attaccanti difendono e anche i difensori vanno a cercare la conclusione…..quando allenavo gli allievi, se la seduta prevedeva la fase difensiva oltre agli 1c1 si facevano i cross in area e partita a tema attacco contro difesa….l’1c1 lo facevamo al limite dell’area in spazi larghi e corti o lunghi e stretti, inoltre anche dividendo la metà campo in senso trasversale e l’azione iniziava con un lacio del difensore verso l’attaccante che stazionava nell’angolo a metà campo…ricezione e doveva puntare verso l’area, il difensore dopo il lancio doveva immediatamente accorciare; il riscaldamento prevedeva scivolamenti 1c1 sulla metà campo a coppie e 1c1 senza palla per conquistare una linea di meta….

            • Cristian ha detto:

              …dimenticavo, sulla preparazione aerobica delle squadre italiane, ho il sospetto che dal punto di vista del centrale sono preparatissime (distanze brevi, intermittente ecc ecc), ma sul periferico ho dei dubbi (distanze lunghe, partite a campo ridotto intense a numro ridotto di giocatori per almeno 4′ a ritmo indiavolato)…per recuperare dagli sforzi il periferico è fondamentale.

      • Cristian ha detto:

        Anche io Mister preferisco il possesso palla, ma se mi accorgo che non raggiungo l’efficacia desiderata in qualche modo devo provvedere…nei dilettanti con solo due allenamenti non è semplice raggiungere un buon livello di preparazione senza lavorare a “secco”…..detto questo dal punto di vista metodologico il Prof. Arcelli indica le ripetute di 1000mt come mezzo più efficacie per allenare la potenza aerobica, oltre ad agire su quella periferica si lavora anche sul centrale (oltre a migliorare la velocità indirettamente, recuperando meglio e prima sono pronto a ripetere prima un ulteriore scatto)….con distanze più brevi si è meno efficaci….in sostanza senza giri di parole questo è quanto afferma e quanto ha dimostrato con varie ricerche il Professore e spesso indica le ricerche norvegesi in merito. Ho riscontrato sul campo che è effettivamente così…quello che mi chiedo è, e chiedo che ne pensa lei, siamo sicuri che le squadre italiane allenino in modo efficace la potenza aerobica periferica? Non fecendo distanze lunghe non crede che forse non ho la certezza di essere efficace e se faccio il possesso dipende come dice lei come lo faccio? In Inghilterra, Olanda, Spagna, Germania ma anche nella non lontana Svizzera fanno le esercitazioni di possesso o le gare 5c5 a campo ridotto a ritmo indiavolato, la nostra mentalità del “risparmio” non garantisce quella applicazione…..mi chiedo appunto sono veramente sicuro di allenare bene l’aerobico periferico? Perchè pare che solo le squadre italiane sono stanche dopo le
        coppe…premetto che sono favorevole all’allenamento con la palla, ma in Italia ancora fatichiamo secondo me a comprendere
        quale deve essere l’intensità per allenarsi efficacemente….spero
        di essere riuscito a far capire cosa intendo dire.

        • gigi ha detto:

          L’argomento è troppo difficile da sviluppare in così breve spazio. Comunque con i metodi moderni,conosciuti da tutti i professionisti,non sono determinanti i sistemi energetici da allenare ma come regolare i recuperi. Ieri a Coverciano Capello ha detto che quando allenava l’Inghilterra gli arrivavano i giocatori sfatti perchè loro giocano sempre,non hanno le soste come noi.Il problema più grosso,secondo me,è che i nostri professionisti non hanno la cultura del recupero. C’è anche da dire che lo stres che c’è in Italia non esiste in nessun paese Europeo.

          • Cristian ha detto:

            Ma i giocatori inglesi erano sfatti solo quando andavano in nazionale? Non sembra a guardare una partita di premier che sia così…concordo per lo stress maggiore in Italia, a partire da tutto il contorno che c’è sulle partite e forse all’eccessivo tatticismo.

  2. Franco ha detto:

    buongiorno a tutti, partecipo alla gestione di una società che milita in promozione ie altri campionati per i più giovani. il discorso sarebbe lunghissimo sull’allenatore e i suoi rapporti con la dirigenza e i calciatori. Primo punto la dirigenza deve essere in grado di stabilire obiettivi reali e possibili, che vanno trasmessi fin dal primo giorno a tutti i giocatori allenatore ecc. Monitorare “continuamente” l’ambiente identificando i problemi sia del singolo che del gruppo. Così si riesce anche a prevenire possibili situazioni di conflitto, che anche se non visibilmente “minano” l’ambiente. Dire che il “gruppo è unito” spesso è una stupidaggine perchè spesso non è vero, bisogna capire “cosa” unisce il gruppo. può succedere che si la demotivazione a unire. I giocatori non sono macchine, hanno fisici diversi, psicologie diverse e ormai vengono da culture diverse e valutano il loro impegno in maniera diversa. Un ragazzino dell’est vede lo sport diversamente da un ragazzino sudamericano o italiano. L’impegno spesso uguale non da gli stessi risultati. L’allenatore deve tenere a mente tutte le componenti. Saper leggere le partite modificare lo schieramento sostituire al momento opportuno. Il lavoro settimanale paga nel momento in cui l’allenatore da il meglio di se durante la partita e proprio uesto che lo rende leader. Tornando a Zeman è un uomo di grande spessore (conosciuto personalmente) ma che non vede l’atleta come “singolo” ma inserito come meccanismo di un sistema fisso, in cui può essere sostituito in ogni momento. Se il meccanismo si rompe o non ottiene risultati sperati il recupero diventa difficile se non impossibile. La sua storia lo dimostra.

    • gigi ha detto:

      Ed è stato il suo limite,ecco perchè ha vinto poco.

      • davide ha detto:

        mister io dico questo, il problema è stato tutto nell’impiego di de rossi nella posizione di mezala : De rossi non lo ha mai accettato ( difatto escludendo le motivazioni tecniche di Zeman,che possono essere condivisibili, averlo defilato significa anche averlo messo in discussione come leader all’interno del gruppo) alla lunga questo poi si è fatto sentire, de rossi sicuramente ragazzo carismatico ha finito col mettere in discussione l’autorità dell’allenatore. Poi sono le piccole cose quotidiane ” vedi lo sputo ” ingigantito dai media qualche sua dichiarazione e cosi via.
        Ma io dico, se sabatini da ds invece di fare una conferenza stampa inutile il martedi prima dell’esonero , avesse fatto come pino vitale fece con lei ad empoli entrando nello spogliatoio… forse si ripartiva .

        • gigi ha detto:

          Quando accade quello che è successo a Roma la colpa non è certamente di uno solo. Però Zeman non ha evuto elasticità sia di gestione del gruppo che tattica.

          • Patrizio Guarra ha detto:

            Mi scusi Mister Cagni ma proprio non capisco come Lei possa dare lezioni di gestione di grandi squadre e grandi società a Zeman non avendone mai allenata neanche una,mentre il Mister Zeman ne ha allenate diverse ottenendo anche 2°,3°,4°,5° posto con squadre tecnicamente non superdotate!Non capisco come si possa sempre criticare uno stile di gioco che indiscutibilmente ha rivoluzionato il calcio italiano e che tutte le tifoserie d’Italia acclamano ancora oggi.Per cortesia può anche spiegarmi come mai nel 2012 in Pescara-Vicenza 6-0 in cui Lei allenava il Vicenza e Zeman il Pescara,con la pessima fase difensiva di Zeman e la Sua invece ottima,il Vicenza non segnò neppure un gol ed il Pescara invece ben 6?Non vorra dirmi che in quel Pescara militava qualche gran difensore di super personalità tecnico tattica?Gradirei davvero una risposta soltanto per capire come uomini di grande esperienza calcistica analizzano il loro mestiere,se più di “pancia” o di raziocinio.Grazie.

    • giorgio pivotti ha detto:

      Concordo con te sull’analisi dei rapporti tra allenatore, dirigenza e giocatori precisando che compito principale e distintivo di ogni allenatore è avere ben presente la sua filosofia di gioco, il suo credo calcistico puntando al massimo profitto ovvero non perdere causa gol evitabili, al limite pareggiare meglio ancora vincendo il più possibile; e conseguentemente saper leggere la partita ogni domenica in rapporto alle caratteristiche tecnico tattiche degli avversari e alle condizioni psicofisiche dei propri giocatori nello svolgimento del ruolo assegnato.
      Però se qualcosa non funziona a causa della tattica prescelta, dello schieramento impostato nelle due fasi di gioco per cui, riferendomi in particolare a quella difensiva, si continua a prendere sempre gli stessi gol, esclusi quelli imparabili, uno fotocopia dell’altro ovvero perché non si marca seguendo, applicando la zona e ci si gira sui tiri contro, allora anche il lavoro settimanale non paga ovvero c’è l’impegno ma non l’elasticità mentale a cambiare le proprie convinzioni tattiche.
      Un po’ quanto è successo a Zeman che in fase difensiva si è affidato sempre al sistema zona con il suo meccanismo dagli effetti perversi che secondo me non ha saputo o voluto rivedere ed aggiornare con la marcatura a uomo allo scopo di cautelarsi e non penalizzare quanto di buono, ma non sempre, stava facendo il suo fronte d’attacco formato anche da giovani con il cosi detto calcio spettacolare. E’ questa una riflessione/concetto che non faccio solo ora.

      • alberto berruti ha detto:

        Giorgio sono un tifoso genoano,da un paio di partite siamo allenati da Davide Ballardini, sbaglio o il nuovo mister applica una marcatura a uomo nei sedici metri, o meglio una marcatura a zona all’antica e cioè un controllo “a uomo nella zona di competenza del difensore”? Spero di essermi spiegato.

        • giorgio pivotti ha detto:

          Grazie per avermi dato lo spunto di rispondere alla tua domando che quanto è sintetica altrettanto è chiara.
          Ho registrato come faccio ogni settimana i gol che ho rivisto nella sintesi della partita.
          Diciamo subito che Ballardini è un grintoso più di quanto pensassi dopo averlo visto esplodere di entusiasmo come non mai a risultato acquisito, ne aveva tutti i motivi vincendo con la Lazio.
          Questa sua grinta però non la vedo riflessa nella fase difensiva con una marcatura a uomo sostitutiva della zona o anche nella zona; chiamato a Genoa sicuramente ha detto ai suoi di stare più attenti in difesa lasciando meno spazio agli avversari ma il movimento e l’assetto tattico davanti alla porta è quello di una squadra che continua a difendersi a zona, con la linea alzandosi o coprendo a seconda di palla coperta o scoperta che come forse saprai esula dal mio modo di fare difesa consistente nel marcare a uomo con un controllo moderno dell’avversario di riferimento.
          Non si può dire quindi che i difensori marchino a uomo nella propria zona di competenza, anche se ripeto limitano molto lo spazio da concedere agli avversari chiudendosi e coprendo meglio in difesa, tattica dettata dalla necessità di risalire dal fondo classifica.
          Infatti, se guardiamo il gol segnato da Floccari ci si rende conto che tale mia considerazione sull’applicazione della zona, della linea è ancora funzionante nel Genoa; osserva come sono messi in linea i difensori e come i due esterni sulla preparazione al cross diagonale di Lulic (palla coperta) si alzino per far scattare il fuorigioco che non riesce e Floccari tutto solo stoppa e segna.
          Per restare in argomento vale la pena di annotare il gol della vittoria del Genoa realizzato da Rigoni tutto solo in mezzo, dietro ad una nuvola di difensori laziali che guardano solo la palla per attaccarla, lo richiede la zona, non girano mai la testa preventivamente per controllare chi sta alle loro spalle, incredibile; anche Petkovic praticando la zona con questo gol evitabile pesante ne ha subito le conseguenze perdendo l’incontro.

  3. Paolo ha detto:

    Ma scusate tanto, la Roma intesa come dirigenza, quando decise di affidare la panchina a Zeman, sapeva benissimo il suo calcio com’era e cosa propone .E già qui mi chiedo di chi ha più colpe tra i due… Sento parlare di mal gestione del gruppo da parte di Zeman. Ma se il capitano Totti, e non uno qualunque è sempre stato un suo ammiratore, per non parlare del reciproco rispetto che esiste tra i due, e non lo scopro certo io!! Giusto un anno fa, stavamo elogiando questo allenatore per il calcio spettacolare che offriva a Pescara. La dirigenza capitolina mi sembra un pò in confusione in questi ultimi due anni, vi ricordate l’anno scorso com’è finita con Luis Enrique? Anche allora si parlava di progetto a lungo termine e poi sappiamo tutti com’è finita… Solo un allenatore dovevano prendere, ed era Montella. La vera domanda è: esoneriamo sempre gli allenatori o certi presidenti/dirigenti sono veramente competenti di calcio..? vedi Palermo…

    • Giovanni Di Martino ha detto:

      Concordo, navigano a vista. Questa è una porta aperta da sfondare, nel senso che sulla immaturità dei dirigenti sportivi italiani penso che non ci siano dubbi: e a venire bruciati non ci sono solo gli allenatori come Zeman, ma anche i giocatori, che se capitano nel posto sbagliato al momento sbagliato hanno chiuso. Fergusson è stato 5 anni allo Udt senza vincere niente e lo stesso Zeman alla fine del girone d’andata con il suo primo Foggia in B era penultimo, poi sappiamo com’è andata.
      Però, ripeto, Zeman deve guardare dove va, perchè se queste cose le vediamo noi, non credo che a lui possano/debbano sfuggire…

    • gig ha detto:

      Quello che sto dicendo da tempo è che TUTTI dobbiamo fermarci e riflettere perchè questo sistema non funziona.

      • Cristian ha detto:

        Forse un passo indietro lo devono fare i dirigenti, i presidenti e alcuni calciatori…smettere di essere star al massimo essere idoli per i tifosi.

    • Cristian ha detto:

      Il Pescara credo che non se lo dimenticherà nessuno….questo esonero di Zeman va oltre alle questioni tattiche….è un momento per riflettere sulle direzioni che sta prendendo il calcio….è anche notizia di oggi della decisione del Milan di impostare il settore giovanile in un certo modo….quasi come se fosse un grande novità, invece denota un certo ritardo, un grave ritardo.

      • giorgio pivotti ha detto:

        Andrà anche oltre le questioni tattiche il suo esonero ma se Zeman ritornasse al Pescara, è un’ipotesi irrealizzabile a detta del suo Presidente che con l’allenatore in carica si trova bene…., visto anche che conosce bene l’ambiente, avrebbe più probabilità dell’attuale di salvare la squadra? Per me sì, perché il Pescara non è la Roma.

        • Cristian ha detto:

          Quindi deduco che i giocatori meno famosi, con più “fame” di emergere sono più adatti al gioco di Zeman, al modo di fare di Zeman, alla sua mentalità….andando oltre gli aspetti tattici non credo sia positivo per il calcio…..come dice Mister Cagni bisogna riflettere…..negli altri paesi in Nazionale si cambia radicalmente ad esempio, da noi dopo un mondiale disastroso e un finale europea persa 4-0 si continua sulla stessa strada.

  4. Giovanni Di Martino ha detto:

    Egr. Mister Cagni, ho letto e condiviso la Sua analisi sull’epilogo di Zeman alla Roma. Ritengo però che forse manchi qualche cosa che solo guardando all’ultimo decennio di Zeman potrebbe essere colto.
    A Napoli ha accettato a scatola chiusa una panchina senza che la società avesse i soldi per comprare nessuno (anche se speravano nomi tipo Baggio e Zola): si sono detti se fa il miracolo bene, se no è la volta che ce lo togliamo (e così è stato).
    Poi accetta Salerno, dove è palese che il presidente non voglia la promozione (Lei ne sa qualcosa vero?).
    E se a Lecce ha visto cose che non gli piacevano perché ci è ritornato un anno dopo?
    E la Roma (che all’epoca lo consegnò imbavagliato al nemico). Bastava vedere la fine di Luis Enrique per capire quello che ha scritto Lei, ossia che c’è un gruppetto potentissimo che di fare allenamenti lunghi non ne ha voglia, ma anche lì la società ha puntato sull’unico nome grosso che accettava 7/11 di formazione sotto i 20 anni (che poi è ovvio che non reggono la pressione mediatica e fanno partite tipo Cagliari).
    Non pensa anche Lei che più che parlare di un calcio cambiato nella gestione dello spogliatoio, il vero limite di Zeman sia quello di non prestare la minima attenzione a dove firma e con chi si mette?
    Mi scuso per la lunghezza del messaggio e colgo l’occasione per farLe i complimenti per il Suo operato di allenatore e per gli articoli del blog.

    Giovanni Di Martino Torino

    • gigi ha detto:

      Nell’articolo volevo sottolineare che nella gestione dei giocatori non si può essere integralisti,oggi. I giocatori hanno colpe relative e non sono lazzaroni. Il punto è che tocca all’allenatore trovare il sistema giusto,ecco la colpa che faccio a Zeman anche se il suo concetto è giusto. Se io dico ai miei figli che ai miei tempi portavo gli zoccoli mi guardano come se fossi matto,e hanno ragione loro perchè la società,giusta o sbagliata che sia,è un’altra. Quindi i nostri comportamenti devono essere diversi. Adeguarsi non è rinnegare i propri principi ma ottenere le stesse cose in modo diverso.

      • Giovanni Di Martino ha detto:

        Molto interessante come tesi e direi condivisibile. Resto dell’idea che Zeman non guardi dove va, ma la Sua analisi – ripeto – mi piace. Zeman sarebbe un paradosso alla Orrico, che pur essendo avanti dieci anni, pensava di predicare il suo verbo a bastonate (non solo metaforiche, per stessa ammissione dei suoi giocatori) e si è ritrovato il tappetino tolto da sotto i piedi senza capire come mai.
        Nel ringraziarLa per la solerte risposta approfitterei della Sua cortesia per porLe un altro quesito: a questo punto potrebbe essere un problema l’età (intesa come distanza di anni tra allenatore e giocatore)? Perchè quest’estate quando al bar ripetevo che la Roma di Zeman sarebbe finita così, auspicavo che prendessero un suo allievo per avere lo stesso gioco e meno peso psicologico (tipo Golesano, Modica o lo stesso Cangelosi), ma mi prendevano per pazzo. In realtà pensavo alla frase di Galeone che dice che non allena perchè fisicamente non ce la fa, ma anche perchè non capisce più i giocatori.
        E’ ovvio che poi uno anche a 80 anni può trovare la chiave, ma chi sceglie un allenatore dovrebbe quindi valutare anche la sua distanza (effettiva non solo anagrafica) con lo stato attuale delle cose?

        Giovanni Di Martino

        • giorgio pivotti ha detto:

          Credo che parlando di calcio giocato e delle sue problematiche o aspetti tecnico tattici non si possa generalizzare invadendo o toccando altri campi di natura sociale o personale nel senso che se questi da una parte sono una realtà dall’altra con il calcio hanno relativamente poco a che fare.
          Le condizioni di vita cambiano e i rapporti anche ma il calcio giocato rimane sempre quello con le varianti o le mutazioni che negli anni sono intervenute soprattutto con la zona e le sue applicazioni tattiche, con la velocità aumentata di corsa, di scambi, di tiro alla palla nonché di tecniche di allenamento.
          Non si tratta di guardare indietro ma di aggiornarsi e guardare il calcio moderno in maniera critica per fare un esempio con i gol presi per mancanza di marcatura a uomo e via di seguito.
          Che poi le capigliature dei calciatori siano a cresta o di taglio diverso una volta si parlava di cappelloni, a me personalmente poco importa e mi adeguo alla loro moda, ai loro discorsi; però se non ascoltano alla lettera i consigli del mister per fare quello che vogliono dentro e fuori il campo e non mi riferisco solo ai professionisti, allora non ci siamo per non dire altro sennò mi dilungo ed interviene lo staff. Su Zeman il concetto l’ho già espresso.

          • Giovanni Di Martino ha detto:

            Quindi, se ho ben capito, secondo Lei Mister Pivotti il fallimento dello Zeman bis alla Roma sarebbe unicamente da imputare a ragioni tecnico tattiche e non allargato anche ad una sbagliata gestione del gruppo e delle pressioni che ne derivano?

            • giorgio pivotti ha detto:

              Non proprio così nel senso che a mio avviso c’è un ordine prioritario nel valutare il caso dell’esonero di Zeman; prima vengono le note ragioni tecnico tattiche che hanno fatto prendere alla Roma tanti gol evitabili ovvero la zona sistematica e ben rappresentativa del suo essere vulnerabile in fase difensiva mancando la marcatura a uomo per non dire della reazione a girarsi sui tiri contro (aspetto concreto con partite e punti persi) e secondariamente la gestione del gruppo con l’impegno e le regole non sempre rispettati da parte dei giocatori; certe volte l’allenatore deve saper alzare la voce se non viene ascoltato, non bastano gli sguardi o le occhiate di Zeman.

  5. giorgio pivotti ha detto:

    Ieri ho visto più di una trasmissione sportiva e sentito il parere di tanti esperti ed addetti ai lavori sull’allontanamento di Zeman e sulle sue cause recenti e remote ma nessuno che abbia fatto riferimento alla zona e alla difesa “allegra” delle squadre che ha allenato e discapito della marcatura a uomo; con scarsa competenza e fuorviando il discorso si è parlato di non ammodernamento nel suo modo di lavorare e di vedere il calcio moderno forse perché un po’ avanti con gli anni, il che non condivido perché come Zeman praticando la zona in modo abituale e sistematico altri suoi colleghi anche più giovani possono, hanno subito la stessa sorte.

  6. Marcello ha detto:

    Come mi capita molto spesso legggendo i duoi post mi trovo d’accordo in linea di pricipio con quanto lei vuole esprimere. Da non addetto ai lavori, quindi non conoscendo i vari “segreti” che circolano nell’ambiente calcio vorrei solo fare alcune piccole precisazioni:
    – La Roma, in particolare Baldini, quando scelsero Zeman come allenatore avevano ben chiara la persona che avrebbero assunto, sia nel modo di gestione dei giocatori, sia nel modo di schierare in campo la suqadra. Forse bisognrebbe prima capire perchè la scelta cadde su Zeman. Quanti di quelli che scrivono qui avrebbero scommesso sul fatto che Zeman arrivasse a fine campionato? Io no. E non mi aspettavo nulla di diverso da quanto successo. Sicuramente per certi versi ha ragione Zeman nell’imporre le regole per lo spogliatoio. E’ anche vero che tali regole non possono essere uguali a quelle usate negli anni 60 o 70. I principi possono essere uguali ma i modi per esprimerli diversi. D’altra parte questo ragionamento vale anche per l’educazione. Certi principi certo che vanno bene e sono sacrosanti, ma se oggi un bambino ti chiede perchè non puoi liquidarlo con un “non sono fatti tuoi” come si faceva anticamente, o mollando due schiaffoni. Oggi deve essere innanzitutto forte la società, nella figura del suo Presidente, ma anche nell’amministratore delegato e anche in altre fidure chiave che tengono i rapporti con l’allenatore, la società e i calciatori.

    • Marcello ha detto:

      Coem detto oggi il calcio è business, è fatturato. Oggi il calcio è un’azienda e come tale va trattata. Io credo che siano alcuni esponenti del calcio che ancora non abbiano capito questo. Io sono un tifoso Milanista e credo che in questi anni, tarnne in alcuni occasioni, il Milan abbia dimostrato come si possano gestire campioni più o eno famosi con allenatori più o meno famosi. In special modo in questi ultimi due anni con Allegri. Quante società avrebbero esonerato il proprio allenatore dopo le prime nove giornate di campionato? Quanti l’anno socoros avrebbero saputo mantenere al prorpio posto i vari campioni, senatori e no? Come sempre ci vuole l’intelligenza da parte di tutte le parti in questione, ci vuole la conspevolezza di chi sat in alto di scegleire il prorpio progetto ed esserne convinti. Bisogna che tutti remino nella stessa direzione e chi non lo fa deve sapere che dall’altra parte trova qualcuno che non appoggia.La controprova di tutto questo è stata la Juve prima di Conte e l’Inter pre e post Special One. Con l’arrico di Mou c’era un’unica figura auorevole, carismatica che tirava le fila di tutto. Dopo Mou sono usciti gli stessi problemi di prima: la scelta di Benitez non condivisa, il mercato non condiviso. Stamaccioni aveva mascherato bene certi difetti che, secondo me oggi stanno tornando.

      • Marcello ha detto:

        Se si pensa che perfino Zamparini l’ha capito scegliendosi uno come Lo Monaco che getisca al suo posto…. Se guardiamo a Lotito con la sclta di Pektovic, i Della Valle con Montella. E’ anche chiaro che se una società di medie dimensioni sceglie di puntare su un giocatore di prima fascia, con un procuratore difficile è più facile che abbia dei problemi.
        -Al giornalista vorrei proprio ricordare che forse i primi che dovrebbero fare ammenda sono prorpio loro. Visto che parla di Balotelli vorrei solo dire che lui è un ragazzo di 22 anni, quando era all’Inter ne aveva 17/18. Con tutti i pregi e i difetti di un ragazzo di quell’età che si sente padrone del mondo e che forse tanti hanno fatto sentire padrone del mondo. E i giornalisti sempre pronti ad ampificare ogni suo gesto sbagliato, ogni minima cavolata. Per Cassano lo stesso. E magari poi ci sim mettono anche giornalisti “favorevoli” alla società.
        Anche qui se si prende Niang: 17 anni fa una cazzara grande, subito sparata in prima pagina e la reputazione di Niang è quella di un ragazzo un po’ sborone, “alla Balotelli”. Il mIlano lo fa sparire, lo manda in primavera, fli da la giusta punizione ed ora salyta fuori che è un giocatore che ha dei numeri.

        • Marcello ha detto:

          Al termine di tutto ciò voglio solo dire che anche ne calcio, come in ogni azienda bisogna sapere ed avere ben chiaro quale è l’obbiettivo. Il Presidente di oggi non è più un padrone ma un manager che sa scegliere gli uomini giusti da mettere al posto giusto per perseguire quel progetto e saperlo difendere nei momenti difficili. E’ chirao che lla fine di tutto quello che conta è il raggiungimento dell’obbiettivo che ci si è proprosti.
          Per lo staff: sono d’accordo con loro sui commenti brevi, Questo però può valere su delle discussioni pratiche ma a volte quando si devono esprimere dei concettio dei punti di vista è difficile essere stringati. Grazie.

    • gigi ha detto:

      Questo era il concetto che volevo esprimere. La parte tattica non ha valore se non c’è feeling tra allenatore e giocatori. L’anno scorso Louis Enrique è rimasto sino alla fine.

      • Marcello ha detto:

        Mister, a proprosito di questo argomento mi piacerebbe, se possibile, avere un suo pensiero su una realtà un po’ forse atipica del nostro calcio: l’ Udinese. Non so da quanti anni Guidolin la alleni ma ogni anno riescono a scoprire nuovi talenti e in egual modo i risultati sono sempre notevoli. E’ la società che rispecchia meglio il giusto connubbio Società-Allenatore-Giocatori? Guidolin ebbe l’opportunità di andare ad allenare l’Inter ma si rifiutò….

        • gigi ha detto:

          Se hai l’opportunità di andare in una società come l’Udinese le tue qualità vengono esaltate. Se tu sei l’unico punto di riferimento tecnico,e hai le qualità come Francesco,diventi il leader della squadra e ogni problema viene risolto all’interno con l’appoggio incondizionato del Presidente. Guarda caso ottieni i risultati.

  7. giorgio pivotti ha detto:

    La fase difensiva se affrontata a zona o a uomo dipende dalle scelte dell’allenatore che si assume così le sue responsabilità per se, la società ed i giocatori come avvenuto con Zeman; mentre la fase offensiva è più legata al talento, alle prodezze degli attaccanti dove la mano dell’allenatore è meno presente, meno influente. Pertanto contano i gol fatti e quelli evitabili non subiti non dimenticando mai il concetto di professionismo qui sotto ben espresso soprattutto nel rapporto tra allenatore e giocatore.
    Sono rientrato nei limiti di spazio dopo il richiamo dello staff per rispettare la regola anche a seguire pur restando dell’idea che il calcio va spiegato non per sintesi.

    • Lu ha detto:

      Grazie per la collaborazione

    • Cristian ha detto:

      Secondo me Giorgio il talento conta sempre anche in difesa.

      • giorgio pivotti ha detto:

        Certo ma mi riferivo soprattutto ad un talento-inventiva che solo in attacco, nella sua fase avanzata puoi esprimere saltando in dribbling un avversario o puntandolo per sviluppare l’azione conclusiva; in difesa devi saper marcare, impedire alla palla di filtrare, e liberare senza perderla cincischiando oltre naturalmente ai fondamentali; anche questo è talento ma di tipo difensivo.

  8. Giorgo A. Lambri ha detto:

    Caro Gigi, io credo che il discorso da fare sia diverso, molto diverso. Allora, che cos’è oggi un calciatore di serie A o B? Un professionista, un lavoratore dipendente retribuito in relazione a quello che viene ritenuto il suo valore di mercato, un prestatore d’opera inserito in un’azienda (la squadra) con un manager (il coach) ed un cda (i vertici societari). Tutto qua! Ditemi in quale altro settore del mondo del lavoro (io sono capocronista a Libertà, il giornale di Piacenza) un professionista, lavoratore dipendente, egregiamente retribuito, può mettere in discussione le regole o l’organizzazione del proprio lavoro? In quale azienda e di quale settore la giovane età viene considerata giustificazione di comportamenti come quelli sotto gli occhi di tutti di taluni calciatori professionisti (primo tra tutti Mario Balotelli, che infatti in un Paese normale, l’Inghilterra, si è visto decurtare lo stipendio)? In quale comparto produttivo un dipendente può ricattare il proprio datore di lavoro minacciando scarso impegno se non ottiene quello che vuole (la cessione, il rinnovo del contratto o altro…)? Io credo che quello di Zeman sia solo un doveroso richiamo al professionismo…

  9. Cristian ha detto:

    Sono contento che la pensiamo allo stesso modo! La stimo moltissimo Mister.
    Un abbraccio affettuoso e chissà se prima o poi riuscirò a conoscerla! A presto!
    Un suo grande fan! 🙂

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