Reja – Del Neri : omaggio all’esperienza


Anche se sta piovendo e il mare è in burrasca da tre giorni, dopo avere letto l’ articolo di LUIGI GARLANDO sulla Gazzetta dello Sport in cui si parla di Reja e Del Neri, mi sento orgogliosamente coetaneo di allenatori che stanno dimostrando quanto sia semplice il calcio,e non pieno di strane alchimie.
Finalmente qualcuno che ha capito l’importanza, nel calcio moderno, di allenatori di esperienza. Il punto sta nella parola “MODERNO”.
I presidenti associano la parola a GIOVANI. Cioè pensano che per fare il calcio moderno è necessario avere allenatori giovani, perché quelli che lo sono meno – giovani naturalmente -,non sanno interpretarne l’attualità. Premettendo che, tutti gli allenatori giovani italiani sono molto bravi nella conoscenza dei sistemi di gioco, non lo possono essere altrettanto nella loro interpretazione. La ragione è semplicissima e di facile intuizione. Mi ricordo spesso cosa mi disse – ero ancora giocatore negli anni 80 – Biagio Govoni vecchio direttore sportivo a S.Benedetto, intuendo che avrei fatto l’allenatore: ”Non avere fretta, fai il settore giovanile per iniziare, non volere subito i grandi club, imparerai cose che poi ti serviranno molto e ti permetteranno di sbagliare meno”.
Aveva perfettamente ragione, quello che ho imparato nella primavera del Brescia e poi a Cento in C2, mi hanno permesso di andare a Piacenza e vincere il campionato di C1 e poi tutto il resto. In quei primi anni ho sperimentato tutto quello che poi sarebbe diventato un bagaglio determinante per tutta la mia carriera.
Dalla preparazione fisica (nei primi due anni da professionista l’ho fatta io, poi ho avuto la collaborazione del prof.Ambrosio) alla tattica e alla gestione del gruppo, forse la più difficile oggi da fare. Nella mia carriera di giocatore ho disputato 600 gare ufficiali, da allenatore circa 700, non una uguale all’altra,magari simili ma uguali mai. Lo dimostra il fatto che tante volte ho fatto le STESSE mosse tattiche in gare diverse, ma l’esito è stato completamente diverso.
Il calcio ha così tante varianti nel suo svolgersi che non c’è nessuno che può dire di conoscerlo. Se qualcuno vi dice che capisce di calcio mandatelo da me che gli dimostro subito quanto non sia vero.
Eppure è semplice ed è alla portata di tutti, soprattutto oggi con i mezzi di comunicazione a disposizione. Ma è proprio questo il punto, la grande esposizione mediatica ha fatto si che LO SI FACESSE DIVENTARE UNA SCIENZA e che i NON-SCIENZIATI non fossero in grado di farlo interpretare. Quando, invece, il segreto sta proprio nella sua SEMPLICITA’.
Nella partita ci sono due cose da conoscere fondamentali tattiche e cioè: LA FASE DIFENSIVA E QUELLA OFFENSIVA.
Poi, siccome il calcio moderno, aimè, è più fisico che tecnico, ci vuole una grande condizione psico-fisica. E, infine, siccome tutti siamo esposti ai riflettori dei mezzi di informazione, devi essere preparato a sopportare tutti i pregi e i difetti di questa condizione.
Le pressioni e l’esposizione mediatica sono le più difficili da gestire. Il tutto non si impara in breve tempo e con poche partite. Puoi avere disputato 1000 gare da giocatore ma quando passi dall’altra parte è tutto un mondo diverso, soprattutto perché sei SOLO nelle decisioni e da SOLO ne devi sopportare gli insuccessi quando, invece, i successi sono condivisi.
Detto questo, non ho voluto scrivere questo articolo per tirare l’acqua al mio mulino, ma solo per rendere omaggio a due allenatori di una certa età che stanno dimostrando il loro valore in questo calcio MODERNO E STRESSATO.Gigi Cagni

L'articolo della Gazzetta a cui si riferisce il Mister

L'articolo della Gazzetta a cui si riferisce il Mister

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63 Responses to Reja – Del Neri : omaggio all’esperienza

  1. Cristian ha detto:

    Mister?? Parma??

  2. Marcello ha detto:

    Carissimo Mister,
    quando scrisse questo post tutti erano lì a tessere le lodi di questi due allenatori (vedi articolo della Gazzetta). Io ho sempre avuto le mie perplessità, infatti mi pare che qualcosa non funzioni, in particolare per Del Neri. Come allenatore non mi è mai piaciuto, è troppo legato ai suoi schemi, ai suoi moduli. Qulle poche volte che ho visto la Juventus mi è sempre parsa una squadra bloccata, con tutti soldatini chiamati a svolgere il loro compitino e nulla più. L’unico giocatore che aveva un po’ di estro e fantasia è stato venduto (Diego), mentre quando Del Neri ha provato a modificare qualcosa lasciando fuori Del Piero, lo stesso subito si è lamentato. E qui l’allenatore e soprattutto la società difettano di personalità con i giocatori. E non mi si dica che il problema è negli infortunati e nell’arbitraggio. Per gli infortunati mi chiedo di chi è la scelta della preparazione e se non è concordata con il tecnico, per quanto riguarda gli arbitraggi devo riportare le parole di una persona che un tempo stimavo, Leonardo: a fine campionato gli sbagli arbitrali si compensano e non sono quelli che fanno vincere o perdere un campionato. Anche il mercato di riparazione della Juventus mi è sembrato un po’ confusionario con l’acquisto di Barzagli, un difensore mai esploso e di Matri, giocatore sicuramente di buon valore, pagato una follia per la felicità di Cellino. Di Reia non parlo perché ho seguito poco la Lazio, anche se vedendola contro il Milan a San Siro non mi è sembrata nulla di che… Sono sempre più convinto che esistano allenatori in grado di guidare squadre di un certo livello e allenatori che sanno guidare solo squadre con obbiettivi meno ambiziosi. E mi pare di capire che i due ruoli non si possano invertire.

    • gigi ha detto:

      Quando vai in una società come la Juve che ha quel tipo di storia,che però deve contenere i costi,che deve rifondarsi tecnicamente in un mercato dove non ci sono giocatori,se non a prezzi assurdi,diventa difficile fare un certo tipo di campionato e competere con squadre come Milan e Inter che non hanno limiti di spese.

      • Cristian ha detto:

        Verissimo! Bisognerebbe applicare al calcio le teorie sostenute da Marco Panara nel suo libro La Malattia dell’Occidente…..forse esagero, però mi sembra che la Sampdoria dell’anno scorso era più forte di questa Juventus…..Krasic mi pare incompleto tanto da costringere Del Neri a schierare Marchisio a sinistra per avere equilibrio, in un intervista Marchisio dice che in settimana si allena come centrocampista centrale, ma poi viene schierato a sinistra per un 4-3-3 un po mascherato….Palombo-Poli mi sembrava una coppia più completa….e come reparto anche la difesa andava meglio……infine mi sembravano più efficaci sulle fasce sia Ferreira Pinto e sia Valdes all’Atalanta…..ma anche Semioli e Guberti o Mannini alla Samp……qualcosa alla Juve va rivisto, ma soprattutto è il calcio intero che si deve rivedere…..il nostro campionato mi sembra comunque mediocre sia tecnicamente sia come comportamenti, da Cassano, a Mutu, a Chivu ecc ecc……agli atteggiamenti dei giocatori della Roma quando vanno in panchina o vengono sostituiti….eppure forse la Roma è la squadra più forte, ma se si comportano in quel modo è più facile che lo scudetto lo vinca la Lazio!

        • gigi ha detto:

          A parte che lo scudetto lo vince l’Inter o il Milan,ma penso che se non si capisce che devono essere rispettate le regole e che bisogna avere,sopratutto,professionalità,sarà difficile avere dei campionati futuri di buon livello.

  3. Mister oggi abbiamo perso una partita in un modo talmente strano, da squadra ingenua, inesperta, superficiale, approssimativa che mentre tornava a casa pensavo ” con cagni non avremmo mai perso in questo modo”.
    Poi ho pensato altro, ho pensato che aveva ragione completamente su Musacci, credevo potesse diventare un calciatore importante, ma son passati gli anni, ma alla fine …
    Cordiali saluti, buone feste e soprattutto si prenda una panchina!

    • giorgio pivotti ha detto:

      La mia sensazione a questo punto dei campionati di A e B è che la panchina per mister Cagni sia dietro l’angolo e a breve mi auguro ci sarà la sua chiamata anche perché giustamente come dici l’Empoli non avrebbe mai perso prendendo due gol del genere evitabili, mentre il terzo era imparabile causa contropiede con netta superiorità numerica.
      Sul primo gol di Cunico c’è l’errore di Gotti che al momento della battuta del corner è in posizione regolare, vale a dire al suo fianco inquadrato visivamente, poi invece all’atto del tiro si lascia aggirare, lo tocca per un attimo con la mano tipico di chi gioca a zona, poi lo lascia andare alle sue spalle per puntare l’attenzione solo ed esclusivamente sulla palla, sulla sua traiettoria trascurando la marcatura che è bene ricordare dentro l’area è prioritaria rispetto ad ogni altra tattica difensiva, fuorigioco e quant’altro, come prevede la Difesa Elastica con il CVA.
      Sul secondo gol Altinier oltre a tirare da posizione angolata quindi con minori probabilità di centrare la porta, si vede fare opposizione fisica da Vinci n.23 in maniera del tutto sbagliata girandosi completamente invece di restare in posizione frontale attiva , perché, non finirò mai di ricordarlo, la palla in arrivo sia diretta in porta sia nei passaggi tra avversari va sempre aggredita, attaccata, “parata”, in una parola non deve se possibile passare, filtrare mai.

      • gigi ha detto:

        In questo momento la cosa più difficile è dare un minimo di vigoria fisica che è calata. Se hai una squadra così giovane è difficile mettere a posto la parte tattica.In questo momento devi dare certezze e, non ultima, può essere quella che l’importante è fare il risultato lavorando eslusivamente su quegli errori che hai accennato tu.

    • gigi ha detto:

      Spero bene per la panchina e ti ringrazio.Per quanto riguarda l’Empoli le cose eccezzionali le aveva fatte prima,l’essere la squadra più giovane lo devi pagare prima o poi,meglio adesso perchè sia Aglietti che i giocatori dovranno trarre insegnamento per il futuro.A tutte le squadre capita il momento no,con umiltà bisogna saperne uscire.Con l’aiuto della società e del pubblico che a Empoli non mancano.In bocca al lupo.

  4. moreno ha detto:

    Gigi,a brescia hanno scelto beretta,volevo sapere da lei se pensa sia stata una saggia decisione e cosa pensa dell’allenatore appena subentrato,grazie millle.

    • gigi ha detto:

      Ho difficoltà a dare un giudizio sereno perchè sono stato in lizza con lui fino alla fine.Però rispetto la scelta e spero riesca a salvare la squadra.

  5. Simone ha detto:

    E’ da almeno 15 anni che sogno mister Gigi Cagni sulla panchina del Brescia.
    Stimo moltissimo Beppe Iachini, uomo dai valori umani e sportivi encomiabili. Ma, purtroppo per lui, la squadra ha bisogno di una svolta..Spero che per una volta COrioni si ricordi di mister Cagni…E’ possibile mister che il mio sogno si avveri?

    • gigi ha detto:

      Se dovesse cambiare sarei felice di tornare a indossare indumenti del Brescia dopo che ho indossato la maglia per 14 anni.

  6. Giorgio ha detto:

    Mister, qui a Bergamo abbiamo un grosso problema, che si chiama Stefano Colantuono.
    Allenatore di una mediocrità sconcertante, che propone un calcio patetico ed è assolutamente incapace di valorizzare i giovani che la società gli ha messo a disposizione. Arrogante con i tifosi che, a differenza sua, hanno a cuore le sorti della Dea, indisponente verso qualunque tipo di critica,sempre pronto a trovare degli alibi alle pessime figure che fa fare all’Atalanta in giro per l’Italia e, da ieri, anche in casa nostra.
    Del resto sono cose che lei stesso avrà potuto osservare di persona, dal momento che le voci che circolano a Bergamo parlano di alcune sue apparizioni in tribuna. Colantuono sta distruggendo l’Atalanta e tutti gli sforzi fatti in estate da una dirigenza che più di così non poteva fare per tornare subito in serie A. Ha cambiato tre moduli nelle ultime tre partite, si aggrappa a un giocatore come Doni che ha fatto la storia dell’Atalanta ma che quest’anno ne doveva essere il valore aggiunto, non il punto di forza. Sbaglia sistematicamente delle sostituzioni ovvie a qualunque tifoso, schiera giocatori fuori ruolo, non trasmette grinta alla squadra. Un dato su tutti: da agosto a dicembre, l’Atalanta non ha mai recuperato un risultato, è andata sotto cinque volte e ha perso cinque volte.
    Mi auguro di leggere al più presto un titolo di giornale che la annuncia come nuovo tecnico dell’Atalanta. Lei merita molto di più di vedere le partite dalla nostra scomoda tribuna. In bocca al lupo!

    • giorgio pivotti ha detto:

      Atalanta vs Livorno 0 2: evitabile il primo gol di Pagano.
      Non è solo questione di settore giovanile cui spesso si fa riferimento per giustificare che ai giovani calciatori non s’insegna come deve essere effettuata l’opposizione fisica sui tiri diretti in porta o sui passaggi terminali tra avversari prima che la palla entri in rete.
      Se un allenatore di serie A conosce il problema dei gol evitabili derivanti dal mancato rispetto della posizione frontale attiva, PFA, ma non interviene con opportune esercitazioni per dire ai suoi giocatori che sulle palle in arrivo, come sul tiro vantaggio da fuori area di Pagano, non bisogna girarsi bensì mantenere la visione del gioco e “parare” il tiro non con la schiena o peggio ancora se ignora o non da importanza a questi errori tattici difensivi, allora vale il detto “chi è causa del suo mal pianga se stesso”.
      Mentre il secondo gol era imparabile per corsa più veloce di Pagano rispetto all’esterno destro dell’Atalanta in lento recupero.
      Le panchine si giocano, si mantengono anche conoscendo come prevenire i gol evitabili, è bene che lo si sappia specialmente chi, e mi auguro tra questi mister Cagni, prenderà il posto dei traballanti allenatori di Serie B e A.

      • gigi ha detto:

        Ti sei dimenticato anche come si fa la barriera e come ci si deve comportare sulle palle inattive.Comunque spero di poterle insegnare in fretta quweste cose.

    • gigi ha detto:

      Crepi e grazie per la stima.

  7. Antonio ha detto:

    Scotta più che mai la panchina di Beppe Iachini a Brescia. “E’ confermato se inizia a vincere”, ha testualmente detto alla stampa il presidente Corioni. Se le “rondinelle” non dovessero dunque riuscire a battere il Genoa, si cambia. E il favorito per la sostituzione è Franco Colomba, giubilato dal Bologna prima dell’inizio del campionato. Ci sono voci anche su Novellino, Beretta e il “mister di casa” Gigi Cagni.C’è qualcosa di vero in questo mister?Spero nella sua chiamata…lei è un grande allenatore che merita questi palcoscenici!un forte in bocca al lupo Antonio.

  8. Cristian ha detto:

    Volevo fare un intervento a riguardo di calcio organizzato o in mano alla giocate….credo che se hai dei campioni le loro giocate aiutano a vincere non ci sono dubbi…..nel calcio di Del Neri ritengo che ci sarebbe spazio per la fantasia….sulle fasce, alla ricerca del dribbling e cross…..immaginiamo di poter mettere in una squadra di Del Neri giocatori come Donadoni, Giggs, Overmars, Lentini…..oppure giocatori più contemporanei con queste caratteristiche…..credo che si vedrebbe la fantasia a finalizzare una precisa situazione tattica ricercata, ovvero arrivare al cross…..

    • gigi ha detto:

      Non a caso hai nominato giocatori di altri tempi,a parte Giggs,ed è il motivo per cui non esiste più l’ala di quel tipo perchè,da ragazzini gli si impone la tattica precludendo la fantasia.

      • Cristian ha detto:

        E come ha detto lei in un altro post, i giocatori stessi sminuiscono il giocare sulla fascia…però qualcuno ancora c’è….bisogna farli emergere…

        • gigi ha detto:

          Sarò ripetitivo ma deve cambiare la mentalità del tifoso e del sistema.Se il risultato diventa determinante e unico obbiettivo,non vai lontano.

  9. Davide ha detto:

    Buonasera mister non centra tanto con l’articolo di riferimento però mi farebbe piacere cosa ne pensa lei dell’esonero dal genoa di mister gianpiero gasperini ? secondo lei è stata una manovra azzeccata ?sarà duro il compito di ballardini per prendere le redini della squadra ? Grazie dell’attenzione mister

    • gigi ha detto:

      Non posso entrare in merito dell’esonero perchè è una cosa troppo delicata e riguarda il rapporto tra il presidente e l’allenatore.Per Ballardinio sarà un compito non facile anche perchè viene dopo un’allenatore che ha vinto tanto.

  10. Nuario ha detto:

    Caro Mister Cagni, Cari Amici,
    le argomentazioni da me esternate in risposta al “post” del Mister sono state estremizzate. Io non disdegno l’organizzazione, la ricerca dell’equilibri tattico, la “democrazia metodologica” applicata al calcio. Non credo di aver espresso valutazioni mirate all’anarchia… L’organizzazione, nel calcio come nel lavoro o nella vita, è un aspetto preminente ma la sua esasperazione può diventare un male assoluto. Mi spiego: io collaboro con la Scuola Calcio del mio pesino (seguo la Categoria “Giovanissimi Provinciali) e sono costretto ad arrangiarmi con il “materiale umano ” che ho a isposizione. Devo adattare il sistema di gioco alle caratteristiche dei ragazzi, devo cercare di farli divertire in libertà, dando loro un ordine tattico in relazione alle loro inclinazioni. Ci sono Mister che ossessionano anche i ragazzini con rigidi insegnamenti tattici. Il problema di fondo è che la tattica collettiva o di reparto è importante, ma la tattica individuale è di vitale importanza.. Cosa vuoi che mi importi se la mia squadra ha una linea difensiva pulita, se i miei difensori fanno una diagonale perfetta e poi non sanno contrastare nell’uno contro uno, non sanno marcare l’uomo, non sanno quando temporeggiare e quando accorciare? Per me allenare vuol dire innanzitutto allenare la mente, sollecitare la determinazione, rintuzzare gli stimoli, preparare alle singole dinamiche situazionali. Questo per dire che i calciatori non sono dei soldatini sciocchi o dei puledri da addestrare ma dei PORTATORI SANI di talento, di fantasia, di qualità e capacità. Per me un allenatore deve essere bravo ad individuare il sistema di gioco maggiormente consono alle caratteristiche del gruppo e maggiormente funzionale all’esaltazione delle stesse. Con tutto il rispetto per Del Neri, per la sua professionalità e per il suo calcio, se tutti gli allenatori propendessero per il prevalere dell’organizzazione esasperata sull’esaltazione della metodologia applicata alla tecnica, ci troveremmo con i vari PASTORE, SNEJIDER, DIEGO, etc. a giostrare nell’anonima posizione di esterni di centrocampo.. Se tutti giocassimo con quel grigio 4-4-2 avremmo un calcio monotematico e monocorde..

    • giorgio pivotti ha detto:

      Se ci sono giovani allenatori come te che sanno esprimersi cosi bene nell’insegnare il calcio soprattutto sotto l’aspetto della tattica individuale anche con una proprietà di linguaggio, di termini superiore, che va oltre la capacità ricettiva delle risorse umane a disposizione, giovanissimi provinciali, allora non mi possono più accampare scuse del tipo “.. certi errori difensivi sono il frutto della mancanza d’insegnamento della tattica calcistica individuale nel settore giovanile.”
      E al pari tuo, pur non avendo dati alla mano perché il calcio lo vivo un po’ dall’esterno, in modo personale ricorrendo ai media per analizzarlo ed esaminarlo, sono convinto che ci sono tanti altri tuoi colleghi che non trascurano il calcio, l’ insegnamento dei fondamentali secondo la moderna metodologia maieutica.
      Il concetto di tattica individuale che nei più giovani riveste un carattere ed una importanza primaria
      rispetto a diagonali, schemi, linee alte o basse per il fuorigioco e simili, unito al gesto tecnico più naturalmente acquisibile dal calciatore nelle sue diverse manifestazioni, è compito dell’allenatore farlo recepire con l’individuazione, la spiegazione, la collocazione situazionale in campo della sua modalità esecutiva.
      Evidentemente non posso che concordare con te dato che da molto tempo mi occupo dei gol evitabili causati dal mancato possesso, comprensione e gestione del movimento o gesto tattico individuale da cui dipendono.
      Mi riferisco al calciatore che in difesa non aggredisce la palla in arrivo stando in posizione frontale attiva, PFA, si disunisce girandosi, oppure, praticando la Zona, concede libertà all’avversario, non lo marca con il CVA, per attaccare invece il corridoio di transito del tiro o per andare sulla palla in via privilegiata, per la linea, come è successo ieri con il Cesena che ha fatto tremare la Juventus con il suo gol propiziato dagli errori tattici commessi dalla difesa lasciando indisturbato Jimenez, solo davanti alla porta, e prima chi dal fondo gli ha fatto l’assist vincente.
      Del Neri o gli altri che non vogliono rinunciare alla difesa Zona in via prioritaria, pura, rigida se alla fine della partita come ieri riesce lo stesso a vincere, non c’è dubbio che il risultato gioca a suo favore non per il sistema di gioco difensivo adottato ma per l’organico a sua disposizione e la scarsa levatura dell’avversario di turno per giunta penalizzato dall’arbitro.
      Però raggiungere i traguardi prefissati è tutt’altro, a meno che non si dimostri di essere chiaramente, inconfutabilmente superiori al resto degli avversari, cosa ipotetica nel calcio moderno specialmente nel nostro campionato, nel senso che bisogna valutare se la continuità nel giocare a Zona rende il percorso lineare o finisce con l’intralciare, rendere più difficile fino a pregiudicare gli obiettivi da conseguire.
      Nella stagione 1999/2000 la stessa Juventus ha perso lo scudetto giocando contro il Perugia per il gol evitabile di Calori sul cui tiro debole, visivamente controllabile, Montero si è avvitato con una torsione alla palla in arrivo lasciandola sfilare e dando di fatto lo scudetto alla Lazio.
      La PFA e la Difesa Elastica supportata dal controllo visivo attivo hanno come loro elemento fondamentale il gesto tattico individuale sottostante per cui il suo insegnamento oltre a risolvere il problema dei gol evitabili non mortifica la creatività, l’interpretazione del gioco da parte del calciatore che così si sente svincolato da troppi schemi precostituiti, validi di massima sul piano didattico ma in pratica limitativi spesso della sua fantasia.

      • moreno ha detto:

        Queste cose in SERIE A non hai il tempo…è un calcio che brucia TUTTO,ora va di moda esonerare senza capire…figurarsi se IL MISTER ha tempo per far immagazzinare concetti (tra l’altro giusti)a gente che mastica campionati da anni a grandi livelli.Sono d’accordo con Mister Cagni,c’è fretta e quindi le PRORITà sono altre…sembra facile a spiegare,,,si sa benissimo che il difensore se non si gira e da il massimo del corpo nel ribattere a più possibilità di intercetto e altrre cose similari tipo Controllo attivo…ecc eccc…ma sono altre le cose che fanno andar male o bene una squadra.Infatti la preoccupazione di un mister oggi ingaggiato non è “ce la farò a far capire le cose”..ma “quanto tempo mi lasciano lavorare?”….
        Questa è la realtà….Così facendo i presidenti destabilizzano i mister..pensa alle squadre che stanno in ritiro con un mister…spiega le cose…si confrontano…si migliorano in allenamento e alla domenica alla prima o seconda BRUTTA sconfitta viene esonerato..arriva uno nuovo che NULLA ha fatto con i giocatori e ..VINCE!!!allora dove sta la verità…

        • giorgio pivotti ha detto:

          Per me il tuo “allora dove sta la verità.. “ è un assist che non posso non raccogliere e sfruttare al meglio.
          Secondo me la verità o il concetto è questo in estrema sintesi.
          Non so quali siano per te le altre priorità e mi piacerebbe saperlo, io sono certo di una cosa che se vengo o meglio sento di correre il rischio di essere esonerato perché la squadra non fa punti e perde a causa dei gol evitabili aldilà delle altre presunte priorità, da parte mia concentrerò ogni sforzo per far capire e ci vuole poco perché semplice da assimilare e comprendere, quello che ritengo in quel momento sia la causa principale, delle sconfitte, dei non punti, e quindi anche ai calciatori navigati, a maggior ragione se masticano di calcio come giustamente dici tu, farò di tutto per “imporre” le mie idee, convinzioni, i miei suggerimenti, le mie indicazioni affinché certi errori di tattica individuale non siano ripetuti ma corretti e, se possibile, del tutto eliminati.
          A questo punto la responsabilità per la mancanza di ascolto, di applicazione motivata da una presunta, ingiustificata impossibilità di modificare comportamenti cristallizzati da parte dei giocatori non può che ricadere su di loro, e quindi voglio vedere se alla luce di una reciproca, pacata presa di coscienza, di consapevolezza delle due problematiche che riguardandomi hai anche tu citato, i giocatori si rifiutano, adducendo motivi pretestuosi, di mettere in atto le corrette soluzioni testate e proposte dall’allenatore, al limite cogliendo l’opportunità di spiegarle anche quando c’è la presenza del presidente o del direttore sportivo.
          Un allenatore se intuisce, è conscio del fatto che può venire esonerato se non vede realizzate le sue idee, il suo credo sulle tattiche individuali, cercherà con i dovuti modi basati sulla correttezza nella scala del reciproco rispetto, di convincere i suoi uomini della fondatezza e concretezza delle sue affermazioni sui correttivi tattici da adottare. Al riguardo sono altrettanto persuaso che otterrà il suo scopo indipendentemente da giocatori giovani o avanti con gli anni.
          Per cui non credo al calcio che brucia tutto, non ti da tempo e non ti lascia lavorare come vuoi, a patto che tu abbia le idee chiare e precise su ciò che devi fare.

          • moreno ha detto:

            D’accordo con quanto esposto da te…ma non esiste SOLO ED ESCLUSIVAMENTE la casistica dei gol evitabili…questo intendevo dire….allora secondo me il mister farà bene a dare infarinatura anche di questo aspetto..ma soprattutto si deve focalizzare su aspetti difensivi(come difendersi in sostanza)e come attaccaccare.Semplicemente,ma che NOI mister sappiamo di fondamentale importanza.Quindi tattica di reparto soprattutto.Poi ci sono gli aspetti basilari che purtroppo i problemi stanno a monte(incapacità di far nascere nuovi forti difensori)perchè tutti oramai a difendere a zona..ma oramai sono pochissimi quelli che sanno MARCARE.Io ritengo invece molto più utile insegnare COME MARCARE per esempio…

            • gigi ha detto:

              Se andate sui sistemi di gioco ci sono le linee guida della fase difensiva.Quella del singolo è troppo difficile scritta ed è il motivo per cui insisto sugli allenatori del settore giovanile.

        • giorgio pivotti ha detto:

          E’ un altro assist il tuo troppo invitante per lasciarmelo scappare, per darti la mia risposta quando poni la domanda, importante, COME MARCARE? E’ un argomento tattico difensivo in senso lato, della fase di non possesso palla, che studio da parecchio tempo, che mi ha portato a formulare, ad elaborare la mia idea, convinzione di come deve essere insegnata e praticata la marcatura sull’avversario. Qui per ragioni di spazi dovrò essere giocoforza sintetico ma se vuoi saperne di più rinvio tutti al mio articolo pubblicato su l’Allenatore dell’Aiac n.1/2010 dove metto a confronto e ne rilevo le differenze tra Difesa Elastica e difesa a Zona anche con la grafica delle figure, fatto presente che la difesa a uomo vecchia maniera, anni cinquanta è improponibile, superata e fuori tempo.
          Per me marcare il diretto avversario significa trovarsi, muoversi per essere sempre al posto giusto nel momento giusto in modo da neutralizzarlo, annullarne la pericolosità quando dovesse ricevere o meglio essere destinatario del passaggio intervenendo sull’anticipo, sul contrasto fisico, sull’eventuale uno contro uno da una mia presa di posizione che mi garantisce con buoni margini di sicurezza il successo della mia azione di difensore o difendente.
          Detto ciò è naturale chiedersi ora come la marcatura va effettuata sull’uomo di riferimento per avere i risultati sperati, ovvero non dargli scampo che spesso è sinonimo di lasciarlo libero, impropriamente si parla di “dimenticarlo”.
          La mia marcatura si basa sul concetto “vedo l’avversario quindi lo marco” il che significa che per attuare il suo controllo è necessario ricorrere ad un gesto tattico, non tecnico, che è quello di girare la testa, muovere lateralmente il capo senza soluzioni di continuità più o meno rapidamente a secondo della pericolosità dell’avversario, rapportata alla sua posizione in campo o dentro l’area di rigore, puntando l’attenzione, fissando ora il portatore di palla che poi detta il passaggio, tiro o cross, ora il diretto avversario che in una situazione dinamica, statica sarebbe troppo facile marcarlo, si muove per cercare spazio, per svincolarsi dal controllo, dalla marcatura.
          La visione dell’azione personale del portatore di palla consente al difensore di capire, intuire lo sviluppo del gioco, dell’ultimo passaggio mentre quella dell’attaccante che si posizione o si muove di conseguenza mi permette di controllarlo in via prioritaria cercando sempre di stare nella giusta presa di posizione, il che vuol dire stare dietro la sua linea, tra lui e la porta a distanza variabile, elastica tenendo conto conto, valutando la sua collocazione in campo, distanza dalla porta.
          Come si costruisce, si favorisce la corretta presa di posizione per marcare in sicurezza l’avversario?
          Ripeto, ricorrendo ad un gesto tattico che raramente si vedere fare dai calciatori, quello di alternare la visuale passando l’attenzione dal portatore di palla all’attaccante e viceversa con un movimento laterale del capo di cui non si parla mai, neanche quando si chiama in causa riferendosi alla marcatura la visione periferica che è limitativa, solo fotografica, istantanea se non accompagnata da tale movimento.
          Tutto questo discorso su come MARCARE nel calcio moderno mi ha portato a pensare, ad elaborare un nuovo sistema difensivo adatto al calcio moderno, che ho chiamato Difesa Elastica supportata al controllo visivo attivo, di cui ho formulato la relativa regola che non posso fare a meno di riportare qui sotto, anche perché non mi risulta che regola analoga sia stata formulata per esplicitare la difesa a Zona.
          “Nuovo, moderno sistema tattico difensivo che consiste nel marcare il diretto avversario, alle spalle, da parte del difensore centrale e, stando in posizione laterale interna, leggermente arretrata, da parte dei difensori esterni, quando la palla giocata è frontale alla porta; quando viene giocata sulle fasce, i diretti avversari sono marcati, alle loro spalle, dal difensore esterno, di fianco da quello centrale e di lato interno dall’altro difensore opposto, stando tutti leggermente arretrati e a distanza variabile sempre più stretta dentro l’area di rigore, con l’accortezza di mantenere queste prese di posizione previo controllo visivo attivo, muovendo lateralmente il capo in rapida successione sul portatore di palla e sul diretto avversario, per tenere d’occhio l’azione in corso e quindi valutare e decidere in tempo reale quanto stare vicino o staccato, quale distanza prendere (concetto di elasticità) nella marcatura dell’avversario per poterlo contrastare, anticipare, affrontare alla pari nell’uno contro uno, chiudere previa copertura; la tattica del fuorigioco, derivato del gioco a zona, non si presta alla difesa elastica e pertanto non va ricercata a priori, salvo che il diretto avversario, tentando di proporsi nello spazio, non venga a trovarsi in posizione nettamente irregolare rispetto alla linea difensiva.”
          Sulla casistica dei gol imparabili bisognerebbe aprire un altro capitolo.
          So di essermi allungato ma anche di essere stato esaustivo nell’interesse non tanto mio quanto di chi si è posta la domanda iniziale siano essi allenatori del settore giovanile come non.
          Cordiali saluti.

        • gigi ha detto:

          La verità stà nella scelta iniziale dell’allenatore,deve essere fatta dopo averlo scelto con la CONVINZIONE che è quello giusto e non perchè è CONSIGLIATO dai diversi AMICI.

    • Marcello ha detto:

      Io mi sento d’accordo con te, anche per quanto riguarda il post precedente. Io credo che nei settori giovanili sia basilare far giocare i ragazzini, lasciar liberare la loro fantasia, lascirli divertire e nel frattempo cercare di insegnargli le cose basilari. Una volta che avranno appreso queste saranno liberi di camminare sulla loro strada. Per quanto riguarda i due allenatori e il loro tipo di gioco io credo che ci debba essere un’organizzazione, un’idea base da seguire eche tutti devono applicare. Ma è chiaro che quando in squadra hai gente che sa giocare la palla, che ti sa inventare il colpo ad effetto bè è una gran soddisfazione vederli giocare.A suo tempo vedevi Van Basten, maradona, oggi vedi Messi, CR7, Dihno, Ibra e gli altri che hai citato. Ecco io credo che sia sbagliato cercare di ingabbiarli in schemi e limitare la loro idea di calcio. Il calcio è uno spettacolo e la gente vuole anche divertirsi. ALtrimenti che calcio grigio avremmo. Poi ha ragione il Mister purtroppo in Italia conta il risultato, per lo spettacolo se ne riparla. La Juve non potrebbe certo permettersi si ripetere la scorsa stagione.

    • gigi ha detto:

      Continua così.

      • Cristian ha detto:

        Mister senza retrocessioni e quindi anche senza promozioni….come gratificherebbe chi vince un campionato di B e non viene in A?

        • gigi ha detto:

          Con premi a classifica o altri incentivi da studiare.Nel frattempo costruire stadi nuovi,non ci sarebbero scontri fra tifosi,esordio di molti giovani,niente tatticismi e quindi uno spettacolo più qualitativo.Lo hanno fatto molti anni fa in America per il Basket in crisi ed è andata bene.

          • Cristian ha detto:

            Sarebbe interessante approfondire….Lei sicuramente può dare spunti che chi non ha mai vissuto dal di dentro non può dare….credo ragionando che si potrebbe anche praticare tra i dilettanti…..per eliminare un po di anomalie e far emergere chi veramente merita……

            • gigi ha detto:

              Il problema più grosso è quello economico e quindi bisogna risolverlo.Di conseguenza ripristinare l’etica e la meritocrazie,si può fare.

  11. Scanu Mirco ha detto:

    Salve mister, come al solito lei coglie in pieno ogni volta il nocciolo della questione, ad ogni inizio stagione i presidenti puntano, per moda o probabilmente perchè ci credono vermente, su tecnici giovani, a volte completamente privi di esperienza (vedi Ferrara), con la speranza di ripetere le gesta di Guardiola al Barça, ma non tutti hanno la fortuna di avere alle spalle una società sana come lo spagnolo, e puntualmente alle prime difficoltà, perchè è chiaro che nel corso della stagione ce ne siano, vanno in confusione è vengono “bruciati”, e questo è davvero un peccato, perchè basterebbe costruire la carriera a piccoli passi ed esperienza su esperienza, partendo dalle giovanili, ma purtroppo ora si vuole tutto e subito, non ci accontentiamo di gestire un gruppo di giovanissimi ma vogliamo subito la grande vetrina, è come se finite le scuole medie saltassi le superiori per andare direttamente all’ università, impossibile, per quanto bravo sia stato alle medie non avrò mai le basi e le conoscienze per affrontare l’ università, e credo che nel calcio sia la stessa cosa, gente come lei, Zeman, Ranieri, Reja, Delneri, Guidolin, Delio Rossi e chi più ne ha più ne metta, affrontando un percorso del genere, giovanili serie D o C poi B e A, ha incamerato esperienze e formato un bagaglio che va dal tecnico al comportamentale che in ogni momento e soprattutto in quei periodi della stagione particolari, non potrà che essere di aiuto.
    In conclusione non mi trova d’ accordo neanche l’ ingaggio da parte dell’ Under21 di Ciro Ferrara, in relazione al discorso che stiamo affrontando, avrei di gran lunga preferito che su quella panchina fosse stato collocato Francesco Rocca, un allenatore con tanta esperienza, carisma e passione.
    Con la speranza di non averla annoiata, le ribadisco i ringraziamenti per questa fantastica opportunità che ci fornisce e la saluto.

    • gigi ha detto:

      Il mio intervento sull’argomento era solo per sottolineare il fatto che bisogna tornare alla MERITOCRAZIA in tutti i campi,altrimenti saremo sempre un passo indietro.

  12. moreno ha detto:

    Innanzitutto colgo l’occasione per fare i complimenti al suo blog che permetterà un confronto con uno dei più preparati tecnici italiani in circolazione.Sono d’accordissimo con quanto da lei esposto e aggiungerei anche altri validissimi mister di fascia B che meriterebbero maggior risalto come Sannino e Mondonico.Saluto con la speranza che tenga aggiornato al massimo questo meraviglioso blog e le auguro una panchina al più presto!!MOreno.

    • Cristian ha detto:

      Attilio Tesser……tranquillità e seranità…..parla una volta sola…durante l’allenamento non urla mai….basta un piccolo richiamo, un gesto….

    • gigi ha detto:

      Lo spero anche io,ciao.

      • Cristian ha detto:

        Mister ho capito cosa intende per urlare quando serve durante l’allenamento…..io intendo l’urlare per trasmettere ai giocatori le proprie idee e nozioni…..l’urlare che stressa intendo..non so se mi riesco a far capire..

  13. stratos ha detto:

    bello l’articolo, bravo lei … stia pronto che la panchina è vicina … no la Cina, la panchina ….

  14. Nuario ha detto:

    Caro Mister Cagni,
    mi complimento per un “post” che rappresenta un’attenta chiave di lettura del calcio del nostro tempo. Troppi cattedratici, in giro per campi, tribune, redazioni, salotti televisivi, ritengono, a torto, di detenere l verità assoluta e pontificano, credendo che il calcio sia una scienza esatta.. Tale, invece, non è in ragione, soprattutto, di tante variabili imponderabili. Premettendo di essere felicissimo per un profesionista stimatissimo come Reja, mi permetta qualche remora su Del Neri. Lei, in riferimento all’evolversi di una partita di calcio, fa riferimento a due principali e fondamentali attitudini che bisogna possedere a livello tecnico-tattico-situazionale: la conoscenza della fase difensiva e quella della fase offensiva. Le squadre di Del Neri (fatta eccezione per il Chievo che seppe distinguersi per praticare un calcio sbarazzino, frizzante, leggero, quasi garibaldino)sono quanto di più scontato possa esserci in uesta magnifica pratica sportiva. Difesa bassa, distanze giuste, reparti stretti, attacco degli spazi e sfruttamento della profondità sulle corsie esterne, ricerca sistematica delle punte o, in seconda battuta degli esterni alti. Si parla di un allenatore che, da sempre, ha asservito il talento all’esasperante organizzazione, i fuoriclasse al suo sistema di gioco.. Mi chiedo: dov’è lo spazio per l’inventiva, per il brio, per l’irrazionalità, per il fraseggio? Il calcio è nche, se non soprattutto, ben altra cosa… Per fortuna!

    • gigi ha detto:

      Vedi,quello che non metti in conto è il fatto che Gigi allena la Juve.Cosa voglio dire,non hai il tempo di costruire,ora,devi vincere.Anche il Chievo ha avuto difficolta all’inizio.Guarda caso Reja ha la squadra dall’anno scorso quando è subentrato a Ballardini.Comunque la pochezza del nostro calcio è troppo legata al risultato.

    • christian iotti ha detto:

      Ciao Nuario,permettimi di non essere assolutamente in linea con il tuo pensiero e con il tuo modo di apprezzare il calcio.Il Calcio e’ e deve essere organizzazione,equilibrio.L’allenatore e’ la figura preposta a a dare alla squadra queste qualita’,ed e’ sacrosanto impedire l’anarchia tattica,il libero arbitrio di trequartisti restii a qualsiasi proposta non preveda l’utilizzo della palla,poi ben vengano i calciatori di talento,ma e’ chi ha talento che deve metterlo al servizio del collettivo e non viceversa,il bravo allenatore e’ quello che riesce a trasmettere le proprie conoscenze alla squadra riuscendo a farla agire come lui vuole,il bel calcio e’ vedere una squadra muoversi in campo come una macchina perfetta,quando si nota che la squadra e’ continuamente alla ricerca dei movimenti provati e riprovati e curati nei minimi dettagli durante la settimana.Li’ emerge il lavoro dell’allenatore.,e nelle squadre di Del neri cio’ si tocca con mano.Se invece a te entusiasma di piu’ una giocata di un singolo,un colpo di tacco o una serpentina di un giocatore di 30 metri palla al piede,rispetto la tua idea,ma il calcio e’ un’altra cosa.Ciao.

      • giorgio pivotti ha detto:

        Nuario e Christian Iotti avete espresso due modi diversi di pensare, di valutare, di apprezzare il calcio che a mio avviso nella realtà giocata non sono mai cosi distinti, separati e lontani come sembra emergere dalle vostre risposte essendo le due facce della stessa medaglia dove l’una non può fare a meno dell’altra. Quindi nella squadra, nella partita convivono sempre più o meno due anime, da una parte la metodologia tattica e strategica opera diretta della capacità dell’allenatore di saper leggere il gioco e sopratutto di mettere in pratica la sua esperienza nel dettare le linee guida ai giocatori per migliorare al massimo l’intesa del gruppo, dall’altra la creatività e la fantasia, unite all’estro che riescono a dare al gioco spettacolarità, divertimento ed emozioni che solo un calciatore fuori dagli schemi è in grado di offrire per sua natura.
        Fatta questa precisazione, ciò che meriterebbe invece maggiore attenzione, concentrazione per capire il calcio sotto l’aspetto tattico, tecnico e quindi per arrivare a giudicare la bravura o meno di un allenatore è rappresentato dai gol realizzati, da come vengono segnati nella fase terminale esecutiva, dall’analisi e dalla ricerca delle cause, degli errori commessi dalla difesa allo scopo di correre ai ripari e trovare le soluzioni giuste per prevenirli.
        I gol non sono tutti uguali quanto a casistica, ci sono quelli imparabili e quelli evitabili che hanno la caratteristica di poter esser studiati ed elusi avendo un denominatore causale comune, la difesa a Zona, in linea per il fuorigioco, per la posizione, per l’attacco spazio-palla, per la non marcatura se non in via subordinata, e l’ormai annosa questione dei difensori che non rispettano la PFA.
        L’Empoli, già allenato dal mister Cagni, oggi ha buttato al vento i tre punti su calcio piazzato del Padova perché la barriera e altri due difensori si sono girati senza effettuare regolare opposizione fisica frontale, attiva. Il Crotone viene sconfitto 1 0 dal Pescara sempre con un gol evitabile uguale al precedente con il difensore che si avvita, stesso discorso per Triestina vs Atalanta 01.
        Zambrotta e Nesta sono i responsabili dei due gol del Real Madrid perché invece di marcare il diretto avversario servito di taglio restano fermi sperando in un improbabile quanto controproducente tentativo di fuorigioco legato al gioco a zona. Il calcio è fatto anche di questo tipo di analisi sui gol che spesso vengono trascurate, non analizzate a fondo, in maniera più competente come al contrario potrebbe avvenire in questo blog.
        Cordiali saluti.

        • gigi ha detto:

          Devo dire che ho perso lo stimolo di parlare di questo argomento per un semplice motivo,NON C’E’SOLUZIONE.Sono sempre più convinto che se non si cambia registro nei settori giovanili sarà sempre più difficile trovare difensori di qualità.Oggi,l’allenatore professionista,non ha il tempo di insegnare i fondamentali,e non sarebbe nemmeno giusto,perchè ha troppe cose da fare e il giocatore si sentirebbe professionalmente sminuito se tu lo tenessi,a fine allenamento,a insegnargli i fondamentali.Io stò cercando di fare capire questa cosa quando vado agli incontri con gli allenatori.

      • gigi ha detto:

        Dipende qual’è l’obbiettivo che la società e l’allenatore si prefiggono all’inizio.

  15. Alberto ha detto:

    Carissimo Mister, leggo nuovamente con piacere nuovi post che mi fanno pensare sempre di più perchè non ci sia ancora una panchina disponibile dove poterla far lavorare nuovamente, incrocio sempre le dita!
    Io di mister Reja ho ancora i ricordi di quando allenava il Cosenza in serie B e sfiorava la promozione con Marulla centravanti e capitano di una squadra dove giocava anche il povero Catena, morto in un incidente stradale e promessa del calcio italiano di più di 20 anni fa. Secondo me già allora mostrava un calcio moderno, non solo lui, anche lei al Piacenza e tanti altri allenatori più o meno fortunati. Lippi tra l’altro, in quel periodo allenava il Cesena o la Lucchese se non sbaglio. O anche Orrico, che per qualche strana alchimia, l’anno che fu all’Inter non me lo dimenticherò mai! Tutti i giornali parlavano del suo WM o Sistema, che mio padre, grande tifoso interista, mi spiegava essere come uno dei primi sistemi di gioco importanti dell’epoca, con l’importanza del centromediano metodista o della mezz’ala o dell’ala sinistra, con esempi tipici dell’epoca, come ‘Veleno’ Lorenzi, o i centravanti alla Nyers, o i famosi danesi della Juve, Hansen su tutti. Orrico resta per me un simbolo dell’epoca dei nuovi allenatori. I giovani, e sempre per paragone prenderò Guardiola, hanno avuto la fortuna di ritrovarsi grandi campioni che hanno fatto solo quello che sapevano fare, giocare a calcio, e anche bene tante volte. Ma oltre a questo, c’era bisogno di grande psicologia, e forse sempre lui, con Ibrahimovic non ha avuto molta fortuna, visto che il calciatore, forse possiede un carattere troppo ribelle per i meccanismi spagnoli. L’allenatore bravo, credo che non possa essere ne giovane ne esperto, ma umile ed intelligente nel capire e soprattutto assecondare le esigenze del presidente, subendone anche le conseguenze soprattutto… E mi riferisco a casi come il mio Palermo(e mi spiace anche per Sabatini) ma vedo messo male anche il Napoli e probabilmente anche la Fiorentina, tra le big. Escludo il Milan, che anche quest’anno finirà con Allegri e cambierà l’anno dopo. Un esonero anticipato significherebbe perdita di credibilità nei tifosi. A meno che non ci sia un’uscita prematura dalla champions…
    Ma è davvero così difficile allenare?
    Arrivederci a presto Mister!

    • gigi ha detto:

      Diciamo che non è facile ma,come ho detto nell’articolo,la difficoltà più grossa,solo in Italia succede,è l’esposizione mediatica che influisce molto sui singoli e sulle società.Ecco perchè l’esperienza diventa determinante sopratutto quando perdi,quando vinci sono bravi tutti.

  16. fabiuz ha detto:

    Molto bello anche l’ articolo di Garlando

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