Fuori Gioco

16 giugno 2010

Ho la netta sensazione che anche quest’anno non troverò la squadra per l’inizio del campionato.
La cosa mi disturba molto perché non riesco a capire dove ho sbagliato e perché tutti i buoni risultati fatti in passato non mi permettono di trovare lavoro. Capisco che ci sono nuove generazioni di allenatori molto bravi e preparati ma, come in tutti i campi, penso che l’esperienza abbia ancora un suo valore.
Sicuramente l’errore che ho fatto in passato è stato di non essere molto diplomatico e poco incline alle pubbliche relazioni. Errori gravissimi per il sistema moderno, non solo calcistico. La conoscenza e i rapporti con le persone giuste aiutano senza dubbio.
L’essere intransigenti e magari un po’ troppo integralisti sull’etica, la professionalità e l’onestà intellettuale sono presi come difetti. Tutto questo fa parte della sfera non tecnica e quindi la mia è stata solo una disamina di quello che mi sembra di vedere in questo sistema ma, a dire la verità, non mi tocca più di tanto.
La  personalità e il carattere, che mi hanno aiutato a ottenere ottimi risultati, non si possono cambiare a 60 anni anche se è giusto modificarli per smussare quei difetti caratteriali che oggi non si possono più avere con una generazione totalmente diversa.
Ma la cosa che mi fa imbestialire è che si pensa che siamo vecchi tatticamente e nell’interpretazione del calcio moderno.
Chi mi conosce sa benissimo che se ho un pregio è quello di essere corretto e obiettivo nei giudizi.
Vedo calcio da 40 anni, ho allenato a tutte le latitudini e in tutte le situazioni ambientali, ho usato tutti i moduli esistenti (anche se con nomi diversi dagli attuali), ho sperimentato, con il mio preparatore, sistemi di allenamento all’avanguardia (15 anni fa mi dicevano che ero un pazzo perché allenavo più la forza della potenza aerobica ).
Nel 2000 alla Samp ho introdotto la Zona come sistema alimentare, ho vinto 3 campionati e sono andato in UEFA con l’Empoli. Nella mia carriera ventennale di tecnico  ho fatto esordire decine e decine di giovani promesse e devo sentirmi dire che sono vecchio calcisticamente e che non sono adatto al calcio moderno a differenza dei giovani allenatori che hanno una mentalità vincente e sono propensi allo spettacolo. Non posso accettare questa classificazione. Posso accettare di non allenare perché ci sono allenatori giovani che hanno dimostrato le loro capacità con risultati importanti facendo giocare le squadre in modo efficace e anche spettacolare, ma non posso sentirmi dire che non sono all’altezza di esprimere il gioco MODERNO perché ho idee antiche.
Forse chi giudica dovrebbe conoscere meglio il modo di allenare di noi vecchi allenatori.
Il possesso palla, le partitine a tema, l’insegnare la tecnica individuale e di gruppo, le tattiche,  sia difensive che offensive e l’importanza determinante della parte psico-fisica, la gestione dei giocatori e del campionato fanno parte del nostro bagaglio costruito in tanti anni di GAVETTA.
La domanda che mi frulla di più nella testa è:”Perché se non siamo adatti ora, nel momento in cui ci sono problemi grossi chiamano noi? Come mai siamo adatti a risolvere situazioni difficili e non siamo capaci ad iniziarne più facili?” Siamo il paese delle contraddizioni,su questo non ci sono dubbi.
Comunque l’età una cosa importante te la da, è la pazienza e la capacità di sapere riflettere e accettare i cambiamenti sapendo che, alla fine, la tua esperienza servirà.

Gigi Cagni

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