L’evoluzione della preparazione precampionato


Augurando a tutti i visitatori del Blog un felice Natale oggi vi parlo dell’evoluzione della preparazione nel precampionato.
Una cosa continuamente in evoluzione nel calcio, è sicuramente la preparazione fisica. Basti pensare che una volta lo stretching era determinante sia nel riscaldamento pre-allenamento o gara sia come recupero alla fine di uno sforzo. Oggi si è scoperto che, se non in casi specifici, è addirittura deleterio. Quando ho iniziato a fare l’allenatore, fine anni ottanta, ho portato sul campo tutte le mie esperienze vissute da giocatore avendo avuto allenatori di grande spessore e studiosi della preparazione come Sonetti. Tutto quello che nei primi anni, senza l’ausilio del preparatore, ho fatto fare ai miei giocatori, era il frutto di esperienze personali e quindi sapevo quelle che potevano essere le conseguenze delle esercitazioni che avrei proposto. I primi anni sono stati veramente di sperimentazione e di continui cambiamenti, non tanto sui mezzi usati, ma sulla loro quantità e distribuzione sia nella preparazione precampionato che nella programmazione nell’arco del campionato. Poi ho avuto la fortuna di incontrare il Prof. Ambrosio , che è tutt’ora mio collaboratore, che mi ha fatto comprendere l’importanza della QUALITA’ delle esercitazioni prediligendola alla QUANTITA’. Mi spiego meglio, anche lui era d’accordo con me sul fatto che fosse più importante la forza (esplosiva, reattiva, veloce )della potenza aerobica, di cui si faceva abuso a quei tempi, visto che erano entrati nel calcio i preparatori atletici e venivano tutti dal fondo. Solo che io arrivavo da una generazione che portava in allenamento, il corpo e la mente al massimo sforzo tutti i giorni, con la convinzione che in gara la fatica sarebbe stata inferiore (non ti facevano mai bere, anche in estate se non dopo 45’, proprio per simulare la partita). Quindi ho usato questi metodi nei primi anni caricando tantissimo nella prima parte della preparazione per poi diminuire dopo le prime gare ( in cui i giocatori erano imballatissimi )e di nuovo ricaricare nel periodo di SOSTEGNO INVERNALE, ancora imballati per 2 o 3 gare, e arrivare alla fine con carichi inferiori che mi permettevano di terminare in crescendo. Quindi, avevo dei periodi iniziali e in mezzo alla stagione in cui subivo l’avversario fisicamente perché la squadra era imballata. Così anno dopo anno abbiamo modificato le quantità nei periodi, finché non abbiamo trovato la miscela giusta che ci ha permesso di avere un rendimento quasi costante per tutta la stagione. Però le partite erano meno, si iniziava più tardi il campionato, le esigenze degli sponsor (che non erano tanti e la televisione non era così preponderante) non erano prevaricanti e la programmazione delle amichevoli poteva essere fatta con più gradualità per categoria e importanza. Oggi è tutto più ristretto perché ci sono esigenze di immagine superiori, la televisione sborsa molti soldi e quindi impone situazioni molto diverse di un tempo perciò ci si è dovuti adeguare . Per cui anche la preparazione precampionato ha avuto un’evoluzione non tanto nei mezzi, ma nell’impostazione dei periodi. C’è da dire che ci sono più soste, quella Natalizia è più lunga e quindi si devono programmare mini cicli sin da subito, dovendo giocare anche gare importanti dopo poco la partenza per il ritiro, con l’aggiunta viaggi stressanti. Se te ne danno il tempo e si accettano prestazioni non sempre brillanti, si possono programmare anche questi tipi di situazioni con buoni risultati. L’unica vera incognita sono gli infortuni, perché se stressi troppo in fretta la muscolatura non ancora pronta, è molto probabile che alla lunga possa accadere di incorrere nell’infortunio. Per sopperire a questo bisognerebbe che i calciatori arrivassero in ritiro con un minimo di preparazione fatta alla fine della loro vacanza, e dovrebbero anche capire che il loro corpo è come una macchina che ha bisogno di BENZINA PULITA per rendere al meglio. Tutti gli sport sono diventati più atletici e quindi è determinante essere a conoscenza dei mezzi più idonei, assieme ai tempi giusti, per fare rendere al meglio gli atleti, sapendo anche che il calciatore è un atleta atipico come lo sono le posture e i movimenti che fa in una gara. Se i calciatori avessero le conoscenze basilari sulle componenti più importanti per avere sempre la propria muscolatura pronta agli sforzi a cui è sottoposta, probabilmente sarebbero più longevi, con meno infortuni muscolari e il nostro lavoro sarebbe facilitato.
Auguri.A presto

Gigi Cagni

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12 Responses to L’evoluzione della preparazione precampionato

  1. gianpietro ha detto:

    salve MISTER
    la mia opinione e’ che oramai dobbiamo PENSARE che ogni giocatore dovrebbe essere una micro unita’ all’interno del sistema squadra.
    in questo modo L’ATLETA dovrebbe formare uno staff personale(PAGATO DALLO STESSO)) composto da preparatore -fisioterapista e motivatore in modo da trovarsi con la squadra solo per preparare tatticamente la partita in programma. Questo serve sia per rendere il giocatore responsabile di ogni fase della sua vita calcistica (GIOCATORE COME SINGOLA AZIENDA)sia al MISTER per lavorare in campo principalmente sulla parte TECNICO – TATTICA DURANTE IL PRECAMPIONATO MA NON SOLO.
    PER ESEMPIO IL MICROCICLO VEDRA’ OGNI GIOCATORE LAVORARE CON IL PROPRIO STAFF ( PARTE FISICA )NEI PRIMI GIORNI DELLA SETTIMANA MENTRE ( ES.DAL MERCOLEDI )GLI STESSI CON IL MISTER SI TROVERANNO TUTTI AL CAMPO X IL LAVORO TATTICO IN FUNZIONE DELLA PARTITA IN PROGRAMMA LA DOMENICA SUCCESSIVA

    • gigi ha detto:

      Vedrai che si realizzerà perchè è l’esigenza del calcio e del gicatore moderno.Magari io non la vedrò da allenatore in attività ma succederà….. è inevitabile.

  2. potacchione ha detto:

    auguri mister di Buon Natale.
    Come qualcun altro nei precedenti commenti, anche io credo che i giocatori vadano preparati mentalmente. Allenare una squadra è un problema di ottimizzazione, le variabili sono tante, l’aspetto fisico è solo una di esse. Dal punto di vista atletico il suo post è stato molto chiaro e illuminante, ma dal punto di vista psicologico? Mi piacerebbe leggere in futuro un suo articolo a riguardo.
    Non sono un addetto ai lavori ma credo che, se non si vuole lasciare nulla al caso, gli obiettivi siano quelli di massimizzare il rendimento di ciasun giocatore preso singolarmente e il rendimento del giocatore all’interno del gruppo. Dal punto di vista psicologico sono problemi differenti e immagino vadano affrontati con precise strategie. Immagino anche che le dinamiche di gruppo non siano lasciate al caso, ma è solo una mia supposizione.
    Vede, siamo tutti esperti di calcio quando siamo al bar, i media parlano di calcio in continuazione, ma di fatto le banalità che ci raccontano alimentano la nostra ignoranza verso questo fantistico sport che tutti amiamo e di cui conosciamo poco.
    Magari un giorno parliamo anche della classe dei giornalisti sportivi che parlano di calcio!
    Grazie per il blog, ne abbiamo bisogno.

    • gigi ha detto:

      Non sei un addetto ai lavori ma di gestione del gruppo ne sai qualche cosa sicuramente, perchè hai sottolineato un aspetto determinante.Difatti quando parlo di preparazione uso sempre il termine PSICO-FISICO perchè senza l’allenamento psicologico non puoi far rendere nessun atleta al meglio e quindi farò sicuramente un articolo specifico su questo.Ciao

  3. giovanni alicino ha detto:

    ciao mister colgo l’occasione per farle gli auguri di buone festività e per esprimere la mia opinione a riguardo.Il calcio moderno è ormai divenuto molto fisico e atletico per cui la preparazione e la programmazione non possono non tenerne conto…penso che lo stretching non sia affatto deleterio perchè aiuta l’elasticità muscolare!oltre alla preparazione fisica poi è altresi necessaria una di tipo psicologica visto che il “dio pallone” è oggi un fenomeno mediatico con tutte le pressioni che ne conseguono!allenare la mente prima che il corpo è fondamentale perchè in fondo tutto parte dal cervello…mi spiego:un calciatore con buoni piedi ma senza idee potrà segnare al massimo solo su calcio piazzato,un calciatore con ottime idee ma piedi “normali” può far girare la squadra a suo piacimento!

    • gigi ha detto:

      Sono d’accordo sul discorso dell’allenare alle pressioni e quindi valutare il giocatore non soltanto tecnicamente ma sopratutto alle sue qualità psicologiche.Per quanto riguarda lo stretching informati perchè è uno studio nuovo che ha stabilito che,sopratutto,dopo l’allenamento è pericoloso perchè vai ad allungare muscoli stressati e quindi la soluzione migliore è stare 10′ con le gambe alzate a riposo e recuperi prima.

  4. stefano ha detto:

    Ciao mister!
    mi permetto di darti del tu.
    Volevo innanzitutto augurarti buon Natale e farti i complimenti per la tua nuova iniziativa.
    Grande Gigi e forza Genoa.

    Stefano

  5. Marco Cipriani ha detto:

    Mister prima di tutto Auguri, poi sono d’accordo con lei quando dice che i metodi di allenamento sono migliorati, ma oggi mi sembra che le squadre a parte il Barcellona puntino a corazzate con difensori e sopratutto centrocampisti di quantita’ + che di qualita’..di conseguenza tutti corridori pronti a fermare l’avversario piu’ che a cercare di costruire.!!! quindi tante volte si vedono incontristi che corrono 90 minuti dietro a tutto e a tutti, e alla fine lo spettacolo ne risente! Ormai anche i fuoriclasse anno fisici statuari…(solo Messi è un discorso a parte).Ibra,Kaka’,Ronaldo..ecc quindi la tecnica senza fisico e allenamento al giorno d’oggi secondo me serve a poco…!!! Saluti Mister…!!!

    • gigi ha detto:

      Purtroppo questa è stata l’evoluzione,o l’involuzione,di tutti gli sports.Per quanto riguarda il calcio il problema si è accentuato da quando, anche nei settori giovanili,si rincorre il risultato e gli allenatori vogliono scimmiottare i loro colleghi professionisti prediligendo la tattica e la preparazione fisica alla tecnica individuale.Ultima cosa i ragazzi non giocano più nè per strada e nemmeno negli oratori,liberi di esprimere la loro fantasia.Ciao

  6. Marco Boletta ha detto:

    Caro Gigi,
    buon Natale,sono d’accordo dei metodi di allenamento migliorati ma i tanti infortuni soprattutto nelle squadre che fanno le Coppe Europee non sono dovuti a
    troppe partite.Secondo me bisognerebbe riportare la serie A a 16 squadre con la serie B con due gironi
    sempre da 16,con le prime promosse mentre le seconde
    spareggiano per la terza promozione.E’ d’accordo?
    Cordialmente
    Marco

    • Gigi ha detto:

      Che certe squadre giochino troppo è indubbio ma come mai giocatori come Zanetti non si fanno mai male(infortuni muscolari naturalmente)?Forse sarebbe opportuno spiegare a molti quali sono le regole che dovrebbe seguire il GRANDE PROFESSIONISTA.Per quanto riguarda la composizione dei campionati il tutto è molto legato all’aspetto economico che guida ormai il calcio e quindi i contratti televisivi.Secondo me per divertirci un anno bisognerebbe togliere le retrocessioni senza stress di classifiche, rifacendo gli stadi e previlegiando lo spettacolo e gli spettatori.

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