Il ritiro


Il ritiro, quando le cose non vanno bene, è una panacea che viene usata solo in Italia. Lo si fa esclusivamente per soddisfare il desiderio dei tifosi che, nel momento in cui la squadra non funziona, pensano sia perché i giocatori non fanno la vita da atleti, ma quando i risultati sono buoni concedono agli stessi di fare quello che vogliono, come uscire in discoteca e stare in giro tardi la notte. Le contraddizioni che ci sono nella gestione delle squadre in Italia sono molteplici ma questa è la più eclatante. Chissà perché alla fine si debbano sempre trovare degli ALIBI ai giocatori invece di metterli davanti alle loro responsabilità. Ve lo dice chi per anni a S.Benedetto del Tronto, negli ultimi due tre mesi di campionato era costretto a emigrare fin dal giovedì in altri lidi. Il tutto perché c’era un gruppo di tifosi, se così si potevano chiamare,che non permetteva di fare allenamento in tranquillità. Solo da noi sei costretto ad allenarti con la Digos a presidiare il campo. Forse sarebbe più opportuno educare i nostri atleti ad imparare come si deve fare questo mestiere per non creare situazioni incontrollabili, magari si potrebbe tornare a pronunciare la parola SACRIFICIO con cognizione di causa. Fare il calciatore oggi è sicuramente più difficile perché il calcio moderno è più atletico e per rimanere a certi livelli per tanto tempo – vedi Zanetti dell’Inter – devi fare una vita con delle regole ferree per  alimentazione e il ricupero fisico specialmente dopo ogni massimo sforzo, per esempio la partita di campionato. Con i ritiri forzati difficilmente risolvi situazioni di difficoltà di risultati. Proprio perché ne ho fatti tanti posso affermare, con cognizione di causa, che non sono sicuramente il rimedio più efficace per fare cambiare le cose, altrimenti sarebbe facile per tutti, nel momento in cui le cose non funzionano andare in ritiro e far tornare i risultati positivi. Come al solito la verità sta nel mezzo e cioè, solo in casi estremi e in situazioni particolari, potrebbe essere un rimedio efficace, ma non IL RIMEDIO. Costringere una squadra ad andare in ritiro è una sconfitta del sistema perché non è certamente un elemento della gestione su cui costruire qualche cosa di solido e duraturo. Se si arriva a questo vuol dire che si è sbagliato molto nelle componenti più importanti. Il mio sogno è sempre stato quello di arrivare ad essere come nel Football Americano e cioè che ogni giocatore si debba gestire singolarmente nella preparazione atletica e l’allenatore debba fare solo la parte tecnico tattica, anche perché, essendo pagati profumatamente per rendere al massimo ,hanno nei loro contratti delle penali onerose in caso non si attengano a comportamenti consoni alla vita da atleta. Non credo sia utopia pensare a un futuro del nostro calcio senza RITIRI con giocatori più responsabilizzati e una tifoseria senza eccessi.

Gigi Cagni

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11 Responses to Il ritiro

  1. pasquale fezza ha detto:

    sig.Cagni ho sentito che lei è uno dei candidati a subentrare ad Antonio Conte all’Atalanta (premetto che per me è un vero piacere vedere una tale persona di nuov0 in panchina),NON SO SE VISTI I TIFOSI CHE CI TROVIAMO AD AVERE A BERGAMO,UNA PERSONA CON DEI COSì ALTI VALORI COME LEI LE CONVENGA. ASPETTANDO GLI EVENTI LE AUGURO LE COSE MIGLIORI A LEI ED ALLA SUA FAMIGLIA ELA PREGO ALL’OCCASIONE DI ESTENDERLI AL GRANDEEEEEEEEEE STEFANO BORGONOVO

  2. Daniele ha detto:

    Ciao Mister premetto sono un tuo grande estimatore, tifo Lazio ma sono di Firenze e sono venuto molte volte ad Empoli essendo la squadra del cuore della mia ragazza per ad ammirare il tuo calcio, alle volte venivo anche agli allenamenti proprio perchè essendo un giovane allenatore ritengo di non aver mai visto una gestione del gruppo come lo fai te.
    Dalle partitelle a “pressione” alla cura degli schemi, il problema secondo me è che i nostri giovani vanno sempre piu’ verso una direzione sbagliata, quindi tante volte il ritiro punitivo diventa quasi un rimedio non ci sono altre soluzioni un pò come quando il babbo dà uno scapaccione al figlio proprio perchè non è piu’ sostenibile la situazione.
    Già all’età degli allievi il sabato sera si trovano ragazzi che bivaccano per la città sapendo di avere una cpnvocazione la mattina presto, quindi il modello che ogni giocatore si gestisca la propria vita mi pare pultroppo molto lontano dalla nostra filosofia di vita, anche perchè i pochi modelli che ci sono i vari Maldini-Del Piero non vengono piu’ apprezzati o meglio sono molto piu’ apprezzati i vari Ronaldo, Adriano loro sono i veri fenomeni

    • gigi ha detto:

      Come ho detto sono d’accordo nel farlo in casi estremi ma non deve essere LA SOLUZIONE.Per quanto riguarda i giovani è la società che è cambiata e di conseguenza anche nel calcio c’è stato questo cambiamento dovuto a tanti fattori,ma siccome siamo in tanti ad avere ancora un concetto giusto dei valori vedrai che,con pazienza,riusciremo a fare tornare questo sport nei binari giusti.Ciao

  3. Attilio ha detto:

    Caro gigi, io sono un tuo grande estimatore…e questo pezzo sul ritiro è davvero ottimo e ti chiedo un consiglio, in futuro(ora ho solo 17 anni) vorrei allenare perché i miei idoli sono Jose Mourinho, Giovanni Trapattoni e soprattutto tu, e quindi vorrei provare questo mondo fantastico che ho potuto provare solo ai videogiochi. Come mi consiglieresti di iniziare la mia carriera di allenatore? Mettendo in conto che a calcio non ho mai giocato ma ho l’ho solo seguito con grande attenzione.

    • gigi ha detto:

      Il tempo lo dirà se potrai essere un buon allenatore,non avere giocato non sarà un limite se riuscirai a trasmettere con passione le tue idee e non ti lascerai travolgere dagli eventi negativi.In bocca al lupo e Buon Natale.

  4. marco ha detto:

    Buon giorno Gigi… ma il calcio è ancora uno sport? il ritiro è un momento tecnico-tattico e di aggregazione importantissimo ma deve essere l’allenatore a deciderlo liberamente, e non obbligato da dirigenza e tifosi! le forzature e la mancanza di professionalita dipende anche dalla cultura di scarso livello sportivo che vige nell’ambiente, e dell’ignoranza! complimenti per il blog!

    • gigi ha detto:

      Hai colto nel segno parlando di MOMENTI DI AGGREGAZIONE che non sono più visti come tali e quindi non ha senso viverli.Farlo capire è sempre più difficile anche perchè le società sono ancora troppo condizionate dai media e dai tifosi.Grazie per i complimenti.

  5. Nerone ha detto:

    Le dirò, sono d’accordo a metà.
    A metà perché questo discorso, fatto da Lei, è giusto, perché, (anche) da calciatore, Lei è sempre stato un professionista serio, che in campo dava il 110%, durante la settimana lavorava con la massima professionalità, e la sera non si vedeva mai in giro per discoteche e locali a fare la bella vita.

    Purtroppo, però, esistono discreti giocatori che credono di essere fenomeni, che durante la settimana fanno il giro dei night, che in campo, se sudano, è perché fa molto caldo. Sono convinto che in alcuni casi una certa pressione dell’ambiente (con conseguente ritiro) possa loro giovare, per far capire loro che in campo e fuori si deve solo dare il massimo.

    Certo, la “nostra” San Benedetto è una piazza piuttosto calda (e ancor di più in quegli anni), ma voglio fare un piccolo esempio odierno: la Samb, sprofondata in Eccellenza, pur avendo una squadra ammazza-campionato, ha iniziato con varie sconfitte e brutte partite. All’ennesima sconfitta (in casa) i tifosi sono andati dietro alla tribuna per… far capire ai giocatori che bisognava dare di più (eufemismo 🙂 ). Il presidente Spina (tifoso anch’esso) ha messo i giocatori in fila dietro ai cancelli chiusi per far vedere in faccia i tifosi e far sentire i loro (nostri) “consigli”; poi partenza per il ritiro. Bene, da quel momento in poi è stata una sequenza di vittorie che ci hanno portato ieri a raggiungere la vetta e a recuperare i 10 punti di distacco che avevamo.
    La prova provata che le vittorie sono merito di contestazione + ritiro non esiste (potrebbe essere maggior amalgama, maggiore assimilamento degli schemi, ecc.), però…

    Ripeto, per il professionista serio sembra non avere senso perché dà sempre e comunque il massimo, ma per molte “fighette” potrebbe essere importante, soprattutto a livello psicologico.

    • gigi ha detto:

      Difatti nell’articolo dicevo che qualche volta può essere utile ma non la soluzione dei problemi.Secondo me se una squadra reagisce “A CONSIGLI AMICHEVOLI”e ai ritiri vuol dire che si è sbagliato prima.
      Buon Natale e Anno Nuovo a tutti.

  6. Rocha ha detto:

    Sono d’accordo, sarebbe molto bello avere una tifoseria più responsabilizzata e calciatori maturi capaci di autogestirsi maggiormente. Però non sono molto ottimista al riguardo, mica è facile ragionare con alcuni pseudo-tifosi. E purtrtoppo mica tutti i calciatori sono come Bergomi, Maldini o Tommasi.

    • Gigi ha detto:

      Invece bisogna essere ottimisti perchè quello che sta accadendo non può portare alla crescita e all’evoluzione ma alla fine di una degenerazione del sistema,non può durare.

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