La gestione del gruppo

1 dicembre 2009

Fra le componenti più importanti, per fare rendere al meglio il lavoro dell’allenatore, la primaria è senz’altro quella di riuscire ad instaurare un feeling solido con i giocatori. L’esperienza vissuta da giocatore con allenatori di ogni tipo, la tua personalità e il tuo carattere, il gruppo che hai a disposizione (e cioè la sua composizione in riferimento all’età media più l’obiettivo da raggiungere)e l’ambiente in cui operi, sono gli elementi che ti devono fare optare e scegliere il comportamento più adatto. Fermo restando che devi avere dei principi basilari in cui credi, il resto deve essere impostato con l’elasticità necessaria per riuscire a plasmare al meglio le situazioni che si creano durante l’attività che non sono, chiaramente, prevedibili. La cosa più bella e che secondo me succede solo nel calcio, proprio perché le componenti di imprevedibilità sono molteplici, è che si può vincere o perdere con squadre diverse avendo lo stesso comportamento. Quindi è determinante riuscire nel più breve tempo possibile, preferibilmente in preparazione, a capire quale sarà il rapporto più giusto che si dovrà avere con i giocatori, mettendo in preventivo le variabili date dai periodi diversi nell’arco del campionato legate assolutamente ai risultati. Sapendo che, quando entri nello spogliatoio per la prima volta, ogni giocatore ti fa la radiografia e che quindi hai 25-28 giudici che ti analizzano, per prima cosa devi essere CREDIBILE e instaurare un rapporto di fiducia con loro. Come si fa?Semplice: ESSERE SE STESSI. Come ho detto prima si può vincere in tutti i modi, non c’è una regola, però la sensibilità e l’intuizione dell’allenatore sono determinanti perché si può essere allo stesso tempo, in periodi diversi naturalmente, dittatoriali o permissivi e ottenere comunque quello che si vuole. Sonetti mi diceva sempre che la cosa più giusta era LA DEMOCRAZIA DITTATORIALE. Oggi vedo le cose in modo diverso perché è l’esperienza che me lo fa fare.  Devi tenere conto anche che le generazioni cambiano, la società civile cambia, il linguaggio cambia e il mondo del calcio non può rimanerne fuori, quindi un minimo ti devi adeguare con la consapevolezza che riuscirai comunque a ottenere quello che vuoi. Ciò non vuol dire snaturarti ma realizzare il tuo progetto miscelando i vari comportamenti. Entrando nello specifico, ho iniziato facendo il dittatore con regole ferree e ho vinto, poi piano piano il periodo dittatoriale, che c’è sempre, è diminuito nell’arco dell’annata calcistica mischiandosi, a seconda delle esigenze, a quello più democratico e i risultati sono venuti comunque. Penso che quello che DICI è importante ma quello che TRASMETTI, in qualsiasi modo lo fai, lo sia di più.

Gigi Cagni