Prima panchina…primi ritiri


Nel ’87, conclusasi la mia esperienza alla Sambenedettese dopo 9 anni,  tornai a Brescia pensando di appendere gli scarpini al chiodo. In attesa di iniziare il corso di seconda categoria per diventare allenatore professionista, sentendomi bene fisicamente, chiesi al responsabile del settore giovanile del Brescia di potermi allenare con loro. Mi fu concesso e quindi andai in ritiro con la Primavera e rimasi aggregato al gruppo per qualche mese fino a che venni chiamato a novembre dall’Ospitaletto in C1, squadra che cercava un giocatore esperto in difesa per dare una mano ad un gruppo giovane. Ma questa è un’altra storia che forse un giorno racconterò. La premessa era per fare capire il motivo per cui l’anno dopo mi venne proposto di allenare la Primavera del Brescia da Umberto Cervati, figlio del Cavaliere Cervati, il Presidente che mi aveva permesso di iniziare a fare il professionista a 17 anni. Accettai volentieri ed iniziai la mia unica esperienza da tecnico di un settore giovanile. Quando chiesi informazioni sul come ci saremmo spostati per andare in ritiro mi fu risposto: “con le macchine dei genitori”…“CON LE MACCHINE DEI GENITORI? MA STATE SCHERZANDO!!ritiro

Era inconcepibile che i genitori accompagnassero i figli in ritiro, parliamo di ragazzi di 17-18 anni. Proibii che i parenti facessero visita nella prima settimana di ritiro e diedi il premesso solo per la domenica  pomeriggio dopo l’ allenamento. Quando tornammo ad allenarci in città all’antistadio, iniziò la processione dei genitori al campo, addirittura qualcuno con tutta la famiglia, per esempio il papà del portiere si metteva dietro la rete per dispensare consigli al proprio figlio. Non potevo accettare una cosa di questo tipo quindi impedii ai genitori di venire al campo e feci chiudere le porte. La cosa più divertente e gratificante fu l’applauso di gioia che mi fecero i ragazzi nello spogliatoio, non ne potevano più nemmeno loro. Quindi, cari GENITORI di ragazzi dei settori giovanili, se non riuscite a comprendere l’ importanza di lasciare liberi i ragazzi di esprimersi ed essere guidati solo dall’ allenatore, il  mio consiglio spassionato è: “STATE A CASA!”

Gigi Cagni

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