Esultanze dopo un gol

5 novembre 2009

Oggi abbiamo chiesto al Mister cosa ne pensa dei modi più o meno pittoreschi di esultanza dopo un gol, soprattutto dopo aver visto questo video proveniente dal Regno Unito.

“Già quando allenavo il Piacenza, ed era venuta la moda del trenino e di altri diversi modi di esultare, istintivamente, con ancora la mentalità del calciatore, mi sembrava una cosa un po’ irriguardosa e antisportiva nei confronti dell’avversario. Mi spiego meglio perchè bisogna sapere con che tipo di mentalità noi siamo cresciuti. L’insegnamento datoci dai nostri “MAESTRI” era si di essere agonisticamente grintosi e decisi sull’avversario, ma estremamente corretti per quanto riguardava le regole morali (non scritte) del rispetto dell’avversario stesso. L’esultare sul gol correndo e urlando la propria gioia e andare ad abbracciare i propri compagni (senza baciare anelli, dare calci ai cartelloni, farsi rincorrere dai propri compagni per centinaia di metri prima di essere “AGGUANTATI”o altro ….) era l’espressione massima, e giusta per me, di esternare la propria gioia sempre mantenendo il rispetto sportivo nei confronti di tutti anche degli spettatori avversi.

Bari: Il famoso trenino

Però poteva accadere poi, questa magari meno giusta, che se qualche calciatore faceva cose, diciamo antisportive secondo quel codice irridendo l’avversario, poteva essere che riceveva un “TRATTAMENTO” diciamo antisportivo come il suo.
I tempi cambiano e quindi anche le abitudini, di conseguenza anche il calcio ha avuto un’evoluzione (tecnica senzaltro di valori sicuramente meno) data soprattutto dalla televisione e da tutto un indotto che ha fatto si di stravolgere un po’ i comportamenti e le abitudini dei calciatori. Non voglio rivangare e dire che una volta era meglio ma sono convinto che ci possa essere una via di mezzo per rendere questo splendido sport ancora un po’ più pieno di valori sportivi che lo farebbero sicuramente amare di più e riportarlo sulle dimensioni di civiltà più consone a un paese che vuole evolversi.”

Gigi Cagni