Il management

23 novembre 2009

Sul finire della mia carriera di giocatore cominciai a prendere appunti e spunti da tutti gli allenatori, miei e di altre squadre, in grado di trasmettermi  insegnamenti che ritenevo mi sarebbero serviti  una volta diventato un loro collega. Li seguivo in tutto, da ciò che trasmettevano a livello mediatico al loro comportamento nel dirigere la squadra sul campo. Mi piaceva pensare e confrontare tutto quello che vedevo fatto da altri e riviverlo in prima persona, simulando mentalmente quali sarebbero potuti essere i miei comportamenti nella stessa situazione. La cosa che dovevo decidere come obiettivo primario era senz’altro il sistema di gioco e, come ho già detto in un’altra occasione, sapevo che se avessi avuto i giocatori adatti sicuramente avrei giocato con il 4-3-3. Devo anche precisare che occorre avere elasticità mentale per valutare le qualità dei giocatori messi a disposizione dalla società, prima di decidere il sistema di gioco più adatto da fare applicare. Fortunatamente avevo giocato quasi tutti i sistemi o comunque li avevo affrontati sul campo da avversario. Con orgoglio posso dire di avere giocato in due società soltanto(9 anni nel Brescia e 9 nella Sambenedettese), esserne stato il capitano e leader, perciò nel mio DNA calcistico avevo la mentalità aziendalista e la conoscenza dell’importanza di costruire un gruppo di giocatori compatto per il raggiungimento di un obbiettivo comune .Tutto questo ha fatto sì che, intrapresa la carriera di allenatore, il mio obbiettivo primario fosse sempre quello di applicare tutte queste mie esperienze con la convinzione che solo così avrei potuto raggiungere risultati importanti. Oggi, dopo 20 anni di carriera da allenatore, dove ho avuto la fortuna di vivere tutte le situazioni tattiche, in circostanze positive e negative di ogni tipo, posso affrontare ogni problema che mi si presenti con la competenza necessaria per trovarne la soluzione. Consapevole che c’è stata un’evoluzione nel ruolo dell’ allenatore, non solamente tattica ma soprattutto di un contesto economico sociale diverso e che quindi,  è necessario adeguare anche il proprio modo di interpretare questo ruolo. La mia convinzione è che, nel contesto attuale , sono pochi gli allenatori che possono costruire la squadra con i propri principi tattici ma al contrario devono essere sempre più bravi a fare rendere al meglio il materiale che gli viene messo a disposizione. Ecco perché è determinante sapere come insegnare tutti i sistemi di gioco ma soprattutto trovare la soluzione più adatta alle esigenze della società che ti ingaggia. Penso che ci stiamo avvicinando sempre più all’allenatore manager che, sia in base ai progetti economici che a quelli riguardanti i traguardi da raggiungere sul campo, sappia come soddisfare queste esigenze. In questo nuovo contesto, comunque, sono sempre più convinto che certi VALORI non debbano mai mancare per ottenere risultati importanti.

Gigi Cagni


L’ Alimentazione

19 novembre 2009
 
 
 
 

Barry Sears

Se penso che prima della partita mangiavamo: risotto alla parmigiana, filetto con spinaci, purè di patate e come frutta prugne cotte..come facevamo a non vomitare? La risposta me la danno sempre i miei giocatori che mi dicono : ANDAVATE A 2 ALL’ORA . Potrà essere anche vero ma se avessimo avuto le conoscenze di oggi il nostro rendimento, già buono, sarebbe stato senz’altro migliore. Questa premessa è per introdurre un argomento che mi sta molto a cuore e cioè L’ALIMENTAZIONE nell’ambito calcistico. Ho sempre pensato che nel calcio moderno, molto più atletico di un tempo, la condizione psicofisica sia determinante per una migliore prestazione tecnico tattica. Il nostro corpo è come una macchina dotata di un motore che va alimentato con la BENZINA più pura possibile per una migliore resa. Nel periodo della “preparazione precampionato” uno degli argomenti più importanti della mia programmazione è l’insegnamento di una corretta alimentazione. Nel 2000 il mio preparatore mi ha fatto conoscere un medico di Brescia studioso dell’argomento e seguace della sperimentazione del dott. Sears, inventore del sistema alimentare denominato ZONA. Ho immediatamente intuito che poteva essere un’arma in più per raggiungere quello che tutti gli allenatori vorrebbero ottenere e cioè il miglior rendimento dei propri giocatori. Detto fatto,nel primo anno della Samp , con la super visione del dott. Romano Aronne, ho sperimentato questo sistema (anche su di me naturalmente)e ho avuto dei risultati eccezionali. Per dovere di informazione, provata con dati statistici, infatti l’ho adottata per sei volte in diverse squadre ottenendo uno straordinario risultato: ZERO INFORTUNI MUSCOLARI nei 40 giorni della prima parte di precampionato. La cosa più difficile è stato far accettare che si potesse correre e rendere fisicamente anche senza i CARBOIDRATI contenuti nella pasta e nei farinacei ma bensì prendendoli dalla frutta e dalla verdura. Non ho mai imposto, se non in preparazione, questo sistema perché penso che ognuno sia libero di scegliere, ma lo scopo era di dimostrare che con quel sistema fosse veramente possibile non intossicare il proprio corpo e rendere di più. Ed anche se la scelta futura dei ragazzi fosse stata diversa, l’ importante era far loro capire che è la QUALITA’ e non LA QUANTITA’ a fare la differenza. La fortuna della conoscenza delle cose , purtroppo, viene sfruttata da pochi giocatori oggi. Se l’avessi avuta io avrei giocato non fino a 38 anni ma chissà quanto ancora. Su questo argomento come su quelli specifici della preparazione atletica e del portiere, potrete avere risposte più dettagliate dai componenti del mio staff con domande sul mio blog.

 Gigi Cagni

 

 


L’evoluzione del libero

16 novembre 2009

Scirea è stato uno dei più grandi in quel ruolo

Il ruolo del LIBERO era di grande importanza quando si giocava a uomo o misto e il pregio che assolutamente doveva avere era l’intuizione di come si sarebbe potuta svolgere l’azione avversaria. La sua posizione doveva essere sempre adatta per poter vedere al meglio la disposizione dei compagni e conforme a quello che era il movimento offensivo della squadra avversaria, quindi doveva possedere come seconda qualità determinante il saper COMANDARE la propria difesa. Correva molto perché doveva andare a chiudere o a raddoppiare anche sulle fasce, visto che lo stopper aveva il compito di seguire il proprio uomo. Il motivo per cui ho amato il 4-3-3 è perché molte volte, se coordinato bene, il centromediano metodista svolgeva quel tipo di lavoro di copertura permettendomi di riuscire a chiudere altri spazi importanti. Vi posso assicurare che comunque è stato divertente e di grande soddisfazione. Nella mia lunga carriera per le mie qualità di intuizione difensiva e di personalità sono riuscito a fermare tante azioni pericolose e ciò mi premiava come per aver segnato un gol. E’ chiaro che giocando con il libero staccato davi più profondità all’avversario quindi dovevi essere bravo ad accorciare o allungare, conforme a quella che poteva essere la strategia per te e per la squadra, da adottare in quel momento. La cosa era molto visibile e quindi di grande responsabilità per chi faceva quel ruolo e anche la differenza tra quelli bravi e quelli meno. Oggi il LIBERO non esiste più o quanto meno il libero che intendo io. Ci sono dei vantaggi palesi nel calcio moderno e cioè, corri meno, riesci a rimanere più corto, fai meglio il fuorigioco e partecipi di più alla fase offensiva. Mi sembra, però, che non ci siano più tanti leaders fra i centrali e difficilmente si vedono giocatori comandare e prendersi delle responsabilità. Mi sembra inoltre che manchino i principi fondamentali della fase difensiva, soprattutto dell’uno contro uno e della posizione sui cross dall’esterno, per mancanza di insegnamento DELLA MARCATURA A UOMO, ma questo è un altro discorso.

Gigi Cagni


Il mio modulo preferito

14 novembre 2009

Nel 1986 alla Sambenedettese arrivò come allenatore Giampiero Vitali (purtroppo morto qualche anno fa), lo conoscevo bene perché ero stato suo compagno di squadra nel ‘67 nel Brescia quando io, giocando nella primavera, partecipavo con la prima squadra alle partite amichevoli ed ero la sua riserva diretta essendo terzino sinistro come lui. Per questo a San Benedetto instaurammo immediatamente un ottimo rapporto di collaborazione sia in campo (ero il più vecchio e capitano) che nello spogliatoio. Mi piace ricordare che a quei tempi e in quel tipo di realtà succedeva spesso che tutti, compreso l’allenatore, si andasse a cena con le famiglie o che ci si ritrovasse sullo splendido lungomare a passeggiare, oppure a palleggiare in spiaggia. Queste divagazioni mi piacciono perché comunque, questi comportamenti influivano positivamente anche sul rendimento della squadra sul campo. Quell’anno fu per me determinante per quanto riguarda quello che avrei poi fatto come scelta tattica all’inizio della mia carriera da allenatore.
Quando per la prima volta giocai il 4-3-3, fu amore a prima vista, mai mi ero sentito così sicuro. Queste sensazioni si possono comprendere solo se si ha giocato a calcio e soprattutto da liberi, con delle responsabilità che vanno oltre a ciò che succede sul terreno di gioco.

bizona_5-5-5
 Per capire meglio quello che intendo bisogna immedesimarsi nel ruolo e pensare alla visuale che si ha davanti. La cosa peggiore, e quella che mette più apprensione, è quando si vedono degli spazi vuoti in mezzo al campo, e si ha immediatamente una sensazione di ansia perché non si capisce da dove può venire il pericolo, quando, invece, è determinante nella fase difensiva intuirne l’origine, ma soprattutto la finalizzazione per anticipare con l’intervento più utile l’azione dell’avversario. In questo sono determinanti il centromediano metodista e le due ali, cioè coloro che hanno il compito in tutte e due le fasi di mantenere gli equilibri. Non si pensi che io abbia poi scelto questo metodo perché ci si difende bene, infatti in realtà, anche la fase offensiva è altrettanto proficua, sempre mantenendo tutto il campo coperto e riuscendo sempre, sia attaccando sulle ali o per vie centrali , ad avere 3  giocatori a finalizzare. Tutti i metodi sono buoni, l’importante è che l’allenatore, per dimostrare che è il modulo a vincere o magari per una moda, non faccia giocare la squadra senza capire le caratteristiche dei propri giocatori costringendoli così a fare cose non adatte. Un vecchio allenatore (Guido Mazzetti) diceva due principi per lui fondamentali prima della gara ponendo due domande, la prima: ”Fa più male uno schiaffo o un cazzotto?” lo diceva allargando o stringendo le dita della mano paragonando la squadra alla mano stessa. La seconda : ”Se fate un errore in meno a testa quanti errori in meno sono in una gara?….Sembrano stupidaggini ma queste due frasi dette così racchiudevano tutto il senso di quello che doveva essere il nostro comportamento in campo.

 Gigi Cagni


Le vostre prime domande

10 novembre 2009

Iniziano ad arrivare le prime domande e subito il Mister ha trovato lo spunto per svilupparle in un nuovo articolo. Qui sotto riporto testualmente le domande poste da Gabriele di Empoli.

Mi stima in percentuale, secondo la sua esperienza, l’importanza della coesione, affiatamento di un gruppo? Insomma tra un grande gruppo unito, un gruppo mediamente unito e un gruppo in guerra, a fine stagione quanti punti ci sono di differenza?
Potrebbe pubblicare Tesi presentata al termine del Corso Master per l’abilitazione ad allenatore professionista di prima categoria? Oggi scriverebbe le stesse cose?
Se cambierebbe qualcosa è perché è cambiato lei o perché è cambiato il calcio?

Negli anni antecedenti la legge Bosman c’era un modo completamente diverso di gestire lo spogliatoio e cioè, all’allenatore bastava essere gestore della parte tecnico tattica e dare un minimo di regole, per il resto ci pensavano i giocatori con la loro qualità e personalità. Non c’erano contratti lunghi (quasi tutti annuali) e perciò era interesse di ogni elemento della squadra dare il massimo per la causa comune. Quindi poteva succedere che nello spogliatoio si odiassero, ma quando andavano in campo lottavano tutti per la stessa causa. Oltretutto in ogni squadra c’erano uno o più leaders che aiutavano l’allenatore sia in campo che fuori. Oggi è molto più difficile perchè le componenti esterne che influiscono sul singolo (che è diventato una piccola impresa in una impresa più grande che muove capitali enormi) sono così tante che se l’allenatore non riesce, sostenuto da una società forte, a mantenere l’ affiatamento del cosiddetto GRUPPO unito,difficilmente si possono ottenere risultati importanti. La cosa che più manca nella maggior parte delle squadre sono proprio i leaders sia tecnici che morali; i giocatori sono molto più professionali ma difficilmente escono da questa sfera per prendersi responsabilità nei confronti di chiunque.

Per quanto riguarda la seconda parte delle domande mi hai portato a rivivere tempi splendidi (non per i risultati ottenuti ma perché era l’inizio della mia avventura come allenatore di squadre professionistiche) e ad andare a rivedere la mia tesi di Coverciano fatta nel ‘ 90. L’argomento era: DIARIO DI LAVORO SVOLTO DAL PIACENZA Serie C1 girone A dal 21/7 al 15/9 del 1990. Quindi, parlava della preparazione precampionato. Con orgoglio e presunzione devo dire che, della parte atletica ho cambiato poco, allora ad adottare certi tipi di mezzi eravamo davvero in pochi (più avanti pubblicherò alcune pagine dei miei diari e così potrete giudicare) e in seguito ho solo modificato le quantità ma non i mezzi. Invece, della parte tecnico tattica,fortunatamente, ho modificato continuamente (mantenendo certi principi basilari in cui credo)attraverso le esperienze personali o i confronti con persone amanti del calcio come me, anche se non necessariamente allenatori. Questa è la parte che mi è piaciuta di più, il mio accrescere, giorno per giorno, la conoscenza dello sviluppo del gioco del calcio sapendo che non sarei mai arrivato alla fine. Perché è così vario e imprevedibile, ed il numero  delle  situazioni che ne influiscono lo svolgimento così alto, che alla fine non ci arrivi mai. Non cambierei niente di quello che ho fatto sul campo perché è attraverso tutte quelle decisioni, giuste o sbagliate,che ho maturato esperienze in grado di arricchirmi e darmi soddisfazioni, ma anche amarezze(che se prese bene arricchiscono di più e fortificano).Oggi è di moda e molto giornalistico parlare di numeri, e va benissimo, ma alla fine che determinano i risultati sono sempre gli equilibri delle due fasi di gioco, la condizione psicofisica, le qualità dei singoli e lo spirito di squadra che l’allenatore deve riuscire ad imprimere. Il calcio è cambiato solo nella rappresentazione ma non nella sua natura.

Gigi Cagni


Il mio Staff

9 novembre 2009

Per completezza d’informazione voglio presentarvi anche i miei due collaboratori con cui, tramite questo blog, potrete interagire e fare domande specifiche riguardanti i loro ruoli e quindi le conoscenze delle materie di cui si occupano nell’ambito dello Staff. Tengo a precisare che un’ allenatore senza dei collaboratori validi e professionali, oltre che a giocatori con buone qualità tecniche e una società forte, non potrebbe vincere niente. Per quanto riguarda la preparazione fisica è da 20 anni al mio fianco il Prof. Alberto Ambrosio con cui ho iniziato nella primavera del Brescia. Profondo conoscitore dei mezzi per sviluppare al meglio tutti i tipi di forza che vengono utilizzati dal calciatore nella gare e per tutto il periodo del campionato (se volete conoscere meglio le sue teorie e lo sviluppo di esse, leggete il libro in vendita in internet andando sulla bacheca del blog). L’altro importante collaboratore è Fabrizio Lorieri, allenatore specifico dei portieri e consigliere tattico. A questo punto però, non posso dimenticare in questa presentazione, colui che ha fatto lo stesso ruolo di Lorieri per 15 anni permettendomi di arrivare a grandi successi soprattutto a Piacenza e cioè GianNicola Pinotti che, con grande onestà professionale quando ha capito di non riuscire più a reggere lo stress di questo mestiere si è ritirato consigliandomi  come successore Lorieri. Vi posso assicurare che è stata una fortuna  potere lavorare con queste persone che sono state determinanti non soltanto per la riuscita nei successi sportivi ma anche per la mia crescita come uomo.

Gigi Cagni


Prime impressioni

8 novembre 2009


Dopo qualche settimana dall’ inizio dell’esperimento le cose sembra stiano prendendo la strada che vorrei per ottenere i risultati che mi ero prefisso. Anche se la fase di sperimentazione ma sopratutto di preparazione fatta dal ragazzo di mia figlia M.P., con l’aiuto dei miei figli Luisa e Fabio, non è ancora conclusa, mi sembra che il blog stia prendendo corpo. La cosa che mi sta a cuore però è che il tutto mi servirà esclusivamente per PARLARE DI CALCIO,di tutti gli argomenti che riguardano la sfera tecnico tattica,fisica,psicologica e di gestione visti e vissuti nella mia quarantennale esperienza di professionista prima da calciatore e poi da allenatore. Non sarò disponibile a giudicare azioni fatte da altri o inerenti ad argomenti diversi da quello che ho nominato prima. Ho accettato di aprire questo blog solamente per la voglia di parlare e interagire con persone che hanno il desiderio, come me, di aumentare la propria conoscenza sulla inesauribile e affascinante materia calcistica.

Spero proprio funzioni come io desidero, altrimenti sarà stata comunque una bella esperienza entrare nel mondo di internet.

 A presto.

Gigi Cagni


Prima panchina…primi ritiri

8 novembre 2009

Nel ’87, conclusasi la mia esperienza alla Sambenedettese dopo 9 anni,  tornai a Brescia pensando di appendere gli scarpini al chiodo. In attesa di iniziare il corso di seconda categoria per diventare allenatore professionista, sentendomi bene fisicamente, chiesi al responsabile del settore giovanile del Brescia di potermi allenare con loro. Mi fu concesso e quindi andai in ritiro con la Primavera e rimasi aggregato al gruppo per qualche mese fino a che venni chiamato a novembre dall’Ospitaletto in C1, squadra che cercava un giocatore esperto in difesa per dare una mano ad un gruppo giovane. Ma questa è un’altra storia che forse un giorno racconterò. La premessa era per fare capire il motivo per cui l’anno dopo mi venne proposto di allenare la Primavera del Brescia da Umberto Cervati, figlio del Cavaliere Cervati, il Presidente che mi aveva permesso di iniziare a fare il professionista a 17 anni. Accettai volentieri ed iniziai la mia unica esperienza da tecnico di un settore giovanile. Quando chiesi informazioni sul come ci saremmo spostati per andare in ritiro mi fu risposto: “con le macchine dei genitori”…“CON LE MACCHINE DEI GENITORI? MA STATE SCHERZANDO!!ritiro

Era inconcepibile che i genitori accompagnassero i figli in ritiro, parliamo di ragazzi di 17-18 anni. Proibii che i parenti facessero visita nella prima settimana di ritiro e diedi il premesso solo per la domenica  pomeriggio dopo l’ allenamento. Quando tornammo ad allenarci in città all’antistadio, iniziò la processione dei genitori al campo, addirittura qualcuno con tutta la famiglia, per esempio il papà del portiere si metteva dietro la rete per dispensare consigli al proprio figlio. Non potevo accettare una cosa di questo tipo quindi impedii ai genitori di venire al campo e feci chiudere le porte. La cosa più divertente e gratificante fu l’applauso di gioia che mi fecero i ragazzi nello spogliatoio, non ne potevano più nemmeno loro. Quindi, cari GENITORI di ragazzi dei settori giovanili, se non riuscite a comprendere l’ importanza di lasciare liberi i ragazzi di esprimersi ed essere guidati solo dall’ allenatore, il  mio consiglio spassionato è: “STATE A CASA!”

Gigi Cagni

firma


Esultanze dopo un gol

5 novembre 2009

Oggi abbiamo chiesto al Mister cosa ne pensa dei modi più o meno pittoreschi di esultanza dopo un gol, soprattutto dopo aver visto questo video proveniente dal Regno Unito.

“Già quando allenavo il Piacenza, ed era venuta la moda del trenino e di altri diversi modi di esultare, istintivamente, con ancora la mentalità del calciatore, mi sembrava una cosa un po’ irriguardosa e antisportiva nei confronti dell’avversario. Mi spiego meglio perchè bisogna sapere con che tipo di mentalità noi siamo cresciuti. L’insegnamento datoci dai nostri “MAESTRI” era si di essere agonisticamente grintosi e decisi sull’avversario, ma estremamente corretti per quanto riguardava le regole morali (non scritte) del rispetto dell’avversario stesso. L’esultare sul gol correndo e urlando la propria gioia e andare ad abbracciare i propri compagni (senza baciare anelli, dare calci ai cartelloni, farsi rincorrere dai propri compagni per centinaia di metri prima di essere “AGGUANTATI”o altro ….) era l’espressione massima, e giusta per me, di esternare la propria gioia sempre mantenendo il rispetto sportivo nei confronti di tutti anche degli spettatori avversi.

Bari: Il famoso trenino

Però poteva accadere poi, questa magari meno giusta, che se qualche calciatore faceva cose, diciamo antisportive secondo quel codice irridendo l’avversario, poteva essere che riceveva un “TRATTAMENTO” diciamo antisportivo come il suo.
I tempi cambiano e quindi anche le abitudini, di conseguenza anche il calcio ha avuto un’evoluzione (tecnica senzaltro di valori sicuramente meno) data soprattutto dalla televisione e da tutto un indotto che ha fatto si di stravolgere un po’ i comportamenti e le abitudini dei calciatori. Non voglio rivangare e dire che una volta era meglio ma sono convinto che ci possa essere una via di mezzo per rendere questo splendido sport ancora un po’ più pieno di valori sportivi che lo farebbero sicuramente amare di più e riportarlo sulle dimensioni di civiltà più consone a un paese che vuole evolversi.”

Gigi Cagni    



“Ospite” dal Pep

4 novembre 2009

. . . . Finale di CHAMPIONS a Roma, Manchester Utd-Barcellona, come sempre, solo a guardare l’incontro (preferisco così perchè i commenti continui, vedendo le partite con altri, mi danno fastidio specialmente quando ho l’esigenza di guardare la gara come lavoro, a meno che non ci sia mio figlio, che mi conosce benissimo e che parla solo alla fine del primo tempo e nell’analisi finale) che è stato degno delle aspettative ma magari non nel pronostico visto che la favorita non era certamente la squadra di Guardiola. Fatta la premessa vengo a descrivere la conseguenza di quello che è stato il mio pensiero e la mia emozione più forte alla fine dell’incontro: SONO ALLA PRESENZA DI UNO DEI PIU’, SE NON IL PIU’, BRAVO ALLENATORE DEL MONDO. Questa considerazione è stata istintiva per quello che avevo visto e cioè la sua bravura nella preparazione tattica della gara ma,sopratutto,della lettura della gara stessa “DURANTE” che è la dote migliore per un allenatore. Aggiungo che mi ha anche impressionato lo stile di stare in piedi nell’area tecnica senza fare atti inconsulti e senza isterismi con gli arbitri ma solo per dare consigli, o ordini, conforme a quello che serviva.Pep Guardiola E’ scattato in me il desiderio di conoscerlo e vedere come lavora, così, 15 gg fa con i miei due collaboratori, siamo andati a Barcellona per constatare se il mio istinto non mi aveva tradito. Siamo rimasti 4gg che hanno compreso, la gara vinta con il Saragoza per 6 a 1, e i due giorni successivi in cui ha fatto anche la preparazione tattica della partita del mercoledi di Coppa del Re.Non voglio dilungarmi troppo perche questo è il primo approccio con quello che potrebbe diventare una grande opportunità per me e cioè: INTERAGIRE ATTRAVERSO IL MIO BLOG PER PARLARE DELLA COSA CHE AMO PIU’ AL MONDO(escludendo la famiglia naturalmente)e cioè “IL CALCIO”.
Vedremo se quello che tutti mi dicono è vero e cioè che internet è il futuro.

A presto.

Gigi Cagni